Asstel, l’Ad di Vodafone Sabrina fra i vicepresidenti

Asstel, l’Ad di Vodafone Sabrina fra i vicepresidenti

Sabrina Casalta, Ad di Vodafone Italia, è stata nominata – su proposta del presidente Massimo Sarmi – vicepresidente di Asstel-Assotelecomunicazioni, associazione di rappresentanza industriale della filiera delle telecomunicazioni in Italia.

Il cambio al vertice in Vodafone Italia

La decisione del consiglio generale arriva a pochi giorni di distanza dalla nomina a interim di Sabrina Casalta alla guida dell’operatore, dopo l’uscita di Aldo Bisio annunciata a luglio ed effettivamente avvenuta il 15 novembre.

Sabrina Casalta, Cfo di Vodafone Italia, sarà amministratore delegato temporaneo di Vodafone Italia fino al completamento della transazione con Swisscom. Casalta è Cfo e membro del Comitato esecutivo di Vodafone Italia da febbraio 2022. Entrata in Vodafone nel 2012 dopo precedenti esperienze in consulenza, ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità in strategy, nelle direzioni commerciali e in customer operations.

La squadra di presidenza Asstel

A completare la squadra di presidente di Asstel i vice presidenti Massimo Canturi, Ad di Konecta Group, Gianluca Corti, Ad di Wind Tre, Luigi De Vecchis,presidente di Huawei Italia, Giuseppe Gola,Ad di Open Fiber, Pietro Labriola, Ad e direttore generale di Tim, Andrea Missori, Ad di Ericsson e Walter Renna, Ad di Fastweb.

L’ingresso di Concentrix Cvg Italy

Assotelecomunicazioni registra intanto un nuovo ingresso tra gli associati: si tratta di Concentrix Cvg Italy, che – come deciso dal Consiglio di presidenza, entrerà nell’associazione dal primo dicembre. Srl. L’adesione di questa impresa ad Asstel -afferma Massimo Sarmi – costituisce un rafforzamento della rappresentanza dell’Associazione nel mondo del Crm-Bpo e del suo impegno a promuovere soluzioni strutturali per lo sviluppo di queste attività”.

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Cavi sottomarini, Greenfield: “Il settore privato non può sostenere da solo i costi”

Cavi sottomarini, Greenfield: “Il settore privato non può sostenere da solo i costi”

I cavi di telecomunicazione sottomarini costituiscono la spina dorsale della connettività digitale globale e trasportano, secondo le stime, il 97-98% di tutto il traffico internet. Per questo è fondamentale non solo che siano robusti, resistenti, sicuri e ridondanti, ma anche che il settore pubblico intervenga per garantirne lo stato d’efficienza, sostenendone in parte i costi.

Cresce la domanda di infrastrutture sottomarine

Ne è convinta Elizabeth Sandström Greenfield, punto di contatto nazionale svedese per il programma Connecting Europe Facility (Cef) e Broadband Competence Office (Bco).

Con la crescita esponenziale del ruolo della comunicazione digitale e l’esigenza di una maggiore capacità e velocità di trasmissione dei dati, è essenziale aggiornare ed espandere questa infrastruttura vitale, allocando con cura le risorse che occorrono per mantenerla: in Europa si verificano circa 100 guasti ai cavi all’anno, che devono essere affrontati, osserva la stessa Sandström Greenfield,

La domanda di cablaggio sottomarino, inoltre, ha superato la disponibilità di imbarcazioni necessarie per i rilievi e l’installazione. Questa carenza, unita all’intensa concorrenza per lo spazio marino da parte di parchi eolici offshore, oleodotti e gasdotti e interconnettori elettrici, complica l’installazione dei cavi. La gestione degli ostacoli normativi per i nuovi progetti aggiunge ulteriore complessità. C’è poi la sfida della compressione dell’operatività, dato che la tempistica tipica richiesta dalla concezione al completamento di un nuovo cavo è di tre anni.

Il ruolo del programma Cef nel sostegno agli investimenti pubblici

“Il settore privato non può sostenere da solo i costi”, spiega Sandström Greenfield, secondo cui i finanziamenti pubblici devono svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere i progetti di cavi sottomarini, proprio come aiuta a fare il programma Connecting Europe Facility dell’Ue. La sola Svezia ha ottenuto finanziamenti Cef per sette progetti, quattro dei quali riguardano per l’appunto cavi sottomarini.

Tom McMahon, fondatore di McMahon Design & Management, conferma che “i finanziamenti Cef sono estremamente utili per aiutare a sviluppare i progetti di cavi sottomarini e per poterli portare avanti a un ritmo molto più veloce”, sottolineando che queste risorse hanno fatto “un’enorme differenza” per il progetto del sistema Pisces, che collega la costa occidentale dell’Irlanda a Portogallo, Francia e Spagna.

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5G, le reti neutral host “battono” quelle standalone: -47% di costi operativi

5G, le reti neutral host “battono” quelle standalone: -47% di costi operativi

I neutral host networks rappresentano una soluzione più ecologica ed economica per lo sviluppo delle reti 5G rispetto ai sistemi standalone. A dirlo è un’indagine di Abi Research commissionata da Boldyn Networks, secondo cui questi ambienti riducono i consumi energetici del 38% e i costi operativi fino al 47% rispetto alle architetture tradizionali.

Lo studio, basato su simulazioni reali a New York e Roma, è uno dei primi nel suo genere e propone i neutral host networks (Nhn) come modello efficace per affrontare le sfide del settore delle Tlc.

Lo scenario di mercato

In un momento in cui operatori e fornitori di servizi di comunicazione sono chiamati a rispondere delle loro azioni in tema di sostenibilità ambientale e responsabilità sociale, i dati della ricerca evidenziano come il modello di condivisione delle reti Nhn riduca significativamente sia l’impatto ambientale che i costi legati alla densificazione delle reti 5G.

La crescente domanda di rete e le frequenze più elevate utilizzate per la tecnologia 5G richiedono una maggiore densificazione dei siti delle stazioni base per supportare l’espansione delle reti 5G. Questo comporta costi aggiuntivi per la costruzione e la manutenzione di nuovi siti, oltre a un impatto negativo sulle reti elettriche nazionali. Mentre gli operatori di telecomunicazioni continuano a lavorare per realizzare un futuro sempre più interconnesso, i modelli di condivisione delle reti offrono per l’appunto nuove opportunità.

I vantaggi dei neutral host networks nelle aree urbane

Nei contesti urbani ad alta densità, per esempio, Abi Research prevede che l’utilizzo di Nhn per il dispiegamento di small cell 5G possa generare risparmi energetici fino al 20% e riduzioni dei costi del 40% rispetto alle implementazioni individuali e indipendenti.

Nei contesti urbani, si prevedono risparmi energetici netti compresi tra il 27% e il 33%, mentre i risparmi sui costi arrivano al 47%.

Nelle aree suburbane, invece, i risparmi energetici netti previsti variano tra il 35% e il 38%, mentre i costi risultano inferiori del 47% rispetto alle tradizionali implementazioni di small cell 5G.

I risparmi sui costi e sull’energia sono determinati dalla consolidazione delle apparecchiature telecom e dalla condivisione dei costi di installazione dei siti, che comprendono, ma non si limitano a, radio small cell, fibra e scavi per l’alimentazione, manutenzione dei siti e affitti dei siti.

Le necessità di apparecchiature small cell sono notevolmente ridotte negli ambienti Nhn, con una diminuzione di circa il 40% nel numero di small cell distribuite nelle aree urbane ad alta densità, e circa il 47% in quelle suburbane.

I risparmi totali aumentano significativamente nei scenari di deployment Greenfield rispetto a quelli Brownfield, principalmente grazie alla consolidazione dei costi Capex per il dispiegamento della fibra per il backhaul e delle attrezzature per l’alimentazione.

La prospettiva per un 5G più sostenibile

“Il modello di rete collaudato dell’industria di Abi Research indica che ci sono vantaggi significativi in termini di costi, energia ed efficienza nel considerare un neutral host rispetto a un’implementazione tradizionale della rete”, spiega in una nota Dimitris Mavrakis, Senior Research Director di Abi Research. “La modellazione delle reti a New York e Roma mostra risparmi sui costi e…

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Pirateria online, il Tribunale di Roma condanna Cloudfare

Pirateria online, il Tribunale di Roma condanna Cloudfare

Il Tribunale Ordinario di Roma, Sezione XVII Civile, ha emesso una sentenza che ordina a Cloudflare, una delle principali società statunitensi operanti nel settore internet, di interrompere immediatamente la fornitura di servizi a portali pirata come GuardaSerie. La decisione è stata presa in seguito al ricorso d’urgenza presentato da Rti, società del gruppo Mediaset, che ha denunciato l’attività illecita del sito.

GuardaSerie è accusato di aver pubblicato, senza autorizzazione, video di programmi televisivi famosi come “Amici di Maria de Filippi”, “Ciao Darwin”, “Grande Fratello”, tra gli altri. Le indagini tecniche hanno rivelato che il sito, grazie ai servizi forniti da Cloudflare, è riuscito a cambiare ripetutamente le estensioni del dominio, eludendo così i controlli e le sanzioni imposte dall’AgCom. Questo stratagemma ha reso difficile l’identificazione dei server pirata e ha permesso la creazione di un catalogo indicizzato di contenuti audiovisivi piratati, facilitandone il download e lo streaming.

Le presunte responsabilità di Cloudfare

I giudici romani hanno ritenuto Cloudflare complice nell’attività illecita di diffusione di tali programmi, di cui Mediaset detiene i diritti esclusivi. Oltre a dover cessare immediatamente la collaborazione con i portali pirata, Cloudflare è stata condannata a pagare una multa di 1.000 euro per ogni giorno di ritardo nell’osservare le disposizioni del tribunale.

Mediaset ha accolto con favore il provvedimento, che si allinea a una serie di sentenze emesse dai tribunali di Roma e Milano, che rappresentano un importante passo avanti nella tutela del diritto d’autore e nella lotta contro la pirateria online, fenomeno che mette a rischio il valore economico e i posti di lavoro del settore.

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Tech transfer, la Ue pronta a cambiare le regole: focus sulla concorrenza

Tech transfer, la Ue pronta a cambiare le regole: focus sulla concorrenza

L’Antitrust Ue si prepara a cambiare le regole per il trasferimento tecnologico. La Commissione europea ha pubblicato oggi un documento di lavoro che riassume i risultati della sua valutazione del regolamento di esenzione per categoria per il trasferimento di tecnologia e delle linee guida di accompagnamento sull’applicazione dell’articolo 101 del trattato agli accordi di trasferimento di tecnologia.

Gli elementi chiave del documento

Dal testo emergono difficoltà pratiche nell’applicazione di una delle due soglie di quota di mercato per i settori tecnologici mentre per quanto concerne i “pool” tecnologici – gli accordi di trasferimento di tecnologia riguardano la concessione in licenza di tecnologia e possono essere bilaterali o multilaterali – alcune parti ritengono che le condizioni previste non garantiscano sempre che solo i “pool” conformi beneficino del cosiddetto “porto sicuro” (chi non raggiunge la soglia stabilita non incorre in violazione antitrust). Alcune parti ritengono che la Commissione dovrebbe fornire indicazioni sulla valutazione del diritto della concorrenza dei gruppi di negoziazione delle licenze, vale a dire gruppi di implementatori di tecnologie che negoziano insieme le licenze tecnologiche.

La valutazione sull’impatto della revisione

La Commissione avvierà ora la fase di valutazione dell’impatto della revisione per esaminare i problemi identificati con l’obiettivo di “rivedere le norme in vigore entro la data di scadenza delle norme attuali”, si legge in una nota Ue.

L’obiettivo della valutazione era raccogliere prove sul funzionamento delle attuali norme per stabilire se lasciarle scadere, prolungarne la durata o rivederle. Alla luce dei risultati della valutazione, la Commissione avvierà ora una valutazione d’impatto per esaminare le opzioni per una revisione delle norme, indica la nota comunitaria. Gli obiettivi delle norme attuali “rimangono pertinenti, vale a dire esentare per categoria solo gli accordi di trasferimento di tecnologia pro-concorrenziali e fornire certezza giuridica alle aziende che desiderano stipulare tali accordi”.

Tuttavia Bruxelles indica che “potrebbero essere migliorata in alcune aree per aumentare la certezza giuridica e riflettere i recenti sviluppi del mercato”.

I mercati tecnologici sono costituiti dai diritti tecnologici concessi in licenza e da altre tecnologie considerate intercambiabili dai licenziatari. Le parti interessate hanno anche suggerito di ampliare l’ambito delle norme per includere la concessione di licenze di dati o diritti sui dati, che hanno un’importanza crescente nell’economia digitale, e/o di fornire indicazioni su questo tema nelle linee guida Antitrust. Il porto sicuro per i pool tecnologici “ha generalmente funzionato bene”, evdienzia la Ue, dato che stabilisce le condizioni che, se soddisfatte, di solito garantiscono che il pool non violi le norme sulla concorrenza.

Tuttavia, si può fare meglio. “Alcune parti interessate ritengono che la Commissione dovrebbe fornire indicazioni sulla valutazione del diritto della concorrenza dei gruppi di negoziazione delle licenze, vale a dire gruppi di implementatori di tecnologie che negoziano insieme le licenze tecnologiche”, puntualizza Bruxelles.

Il nodo concorrenza

Il documento accende i riflettori anche sulla concorrenza, ricordando che l’articolo 101(1) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue) vieta gli accordi tra aziende che limitano la concorrenza. “Tuttavia, ai sensi del paragrafo 3 tali accordi possono essere dichiarati compatibili con il mercato unico – si spiega – a condizione che contribuiscano…

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Privacy, il Garante multa Foodinho (gruppo Glovo) per 5 milioni

Privacy, il Garante multa Foodinho (gruppo Glovo) per 5 milioni

Il Garante Privacy multa Foodinho, società del gruppo Glovo, per 5 milioni di euro per aver trattato illecitamente i dati personali di oltre 35mila rider. La decisione arriva a conclusione dell’istruttoria avviata d’ufficio dopo la morte di un rider in un incidente stradale nel 2022, durante una consegna. In quell’occasione un gruppo di informatici aveva denunciato sui mezzi d’informazione una serie di violazioni del Gdpr legate alla disattivazione dell’account della vittima, dalle quali l’inchiesta è partita d’ufficio. Foodinho era già stata multata nel 2021 dal Garante. Con il suo pronunciamento l’authority ha anche vietato “l’ulteriore trattamento dei dati biometrici dei rider utilizzati per la verifica dell’identità”, a partire dal riconoscimento facciale.

Gli esiti dell’istruttoria

Dalle indagini e dalle ispezioni effettuate con il supporto del nucleo speciale della Guardia di Finanza è emerso, tra l’altro, che fino ad agosto la piattaforma geolocalizzava i rider anche fuori dal loro orario di lavoro. “La piattaforma utilizzata dalla società, quando disattiva o blocca l’account – spiega l’authority – invia automaticamente un unico messaggio standard, che però non informa della possibilità di contestare la decisione e chiedere il ripristino dell’account”.

I trattamenti automatizzati dei dati

I Garante ha contestato inoltre alla società i trattamenti automatizzati dei dati dei rider, come nel caso del “sistema di eccellenza”, un punteggio che consente di prenotare con priorità il turno di lavoro, e il sistema di assegnazione degli ordini all’interno del turno. La piattaforma, sottolinea il Garante, non avrebbe adottato le misure previste dal Gdpr per l’utilizzo di sistemi automatizzati, “in particolare il diritto dei rider di ottenere l’intervento umano, di esprimere la propria opinione e contestare la decisione assunta attraverso il sistema”.

L’invio a terzi dei dati dei rider

L’istruttoria ha inoltre evidenziato come Foodinho, senza informare gli interessati, abbia inviato i dati personali dei rider, compresa la posizione geografica, a società terze. “I dati sulla geolocalizzazione, in particolare, sono inviati anche quando il rider non lavora, l’app è in background e, fino ad agosto 2023, anche quando l’app non era attiva”, si legge nella nota dell’authority.

Le prescrizioni

A conclusione delle indagini il Garante ha disposto che Foodinho riformuli i messaggi inviati ai rider in caso di disattivazione o blocco dell’account, e assicuri che le decisioni adottate dall’algoritmo siano verificate da operatori adeguatamente formati. Inoltre, la società dovrà attivare sul dispositivo dei rider una icona che indichi che il Gps è attivo e disattivarlo quando l’app è in background.

“Foodinho, infine – conclude il garante – dovrà adottare misure appropriate per evitare usi impropri e discriminatori dei meccanismi reputazionali basati sui feedback dei clienti e adempiere a quanto previsto dallo Statuto dei lavoratori in materia di controlli a distanza”.

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