Euro digitale: Bce e Nexi progettano la soluzione del futuro

Euro digitale: Bce e Nexi progettano la soluzione del futuro

La Banca centrale europea ha scelto Nexi per sviluppare un prototipo di soluzione front-end per pagamenti con euro digitale. Dopo aver aderito all’invito alla manifestazione di interesse lanciato ad aprile dalla Bce nell’ambito della fase di analisi relativa all’euro digitale, Nexi è stata scelta come una delle cinque aziende – tra le 54 che avevano risposto – che forniranno prototipi di soluzioni front-end per testare diversi casi d’uso nei pagamenti.

Verso un euro digitale efficiente, inclusivo e sostenibile

Nei prossimi mesi un gruppo di lavoro dedicato e multidisciplinare di esperti Nexi lavorerà a stretto contatto con il project team per l’euro digitale della Banca centrale europea per studiare una soluzione tecnica front-end per i pagamenti con euro digitale presso i negozi fisici, mettendo a disposizione l’esperienza distintiva di Nexi nel settore dei servizi per l’accettazione dei pagamenti. Nexi è stata coinvolta in diversi gruppi di lavoro a livello europeo sin dall’inizio della fase di analisi da parte della BCE, con l’obiettivo di sostenerne le iniziative volte a progettare un euro digitale efficiente, inclusivo e sostenibile in grado di essere complementare agli attuali sistemi di pagamento.

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“Siamo orgogliosi di essere stati scelti per sostenere la Bce in un progetto così strategico per l’Europa”, dichiara Roberto Catanzaro, Chief strategy & transformation officer del gruppo Nexi e membro del Digital euro market Advisory group. “Intendiamo offrire il meglio del know-how di Nexi nel settore dei pagamenti digitali e, nello specifico, delle soluzioni Merchant per guidare l’innovazione nel panorama europeo dei pagamenti “.

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Smart working, lavoratori più produttivi: la spinta dalla digitalizzazione

Smart working, lavoratori più produttivi: la spinta dalla digitalizzazione

In soli sei mesi di smart working parziale (2/3 giorni a settimana), oltre 300 dipendenti di 11 aziende hanno evitato spostamenti per oltre 700mila km, pari a più di 17 giri dell’equatore, ed emissioni di CO2 pari a quelle assorbite in un anno da una foresta di 32 ettari. Ma non solo: hanno risparmiato costi, tempo (-14.000 ore di spostamento casa-lavoro) e guadagnato in benessere e qualità della vita. Tanti anche i benefici per le aziende, che hanno così dipendenti più sereni, collaborativi e produttivi. L’enzima alla base del successo è la gestione manageriale a supporto di una profonda trasformazione organizzativa e digitale. 

Sono i risultati del progetto “Smart & Value”, nato dalla partnership tra Stantec e Dilium con il Sustainability & Circular Economy Lab, in collaborazione con l’Università di Bologna e Manageritalia Emilia-Romagna.

“Smart&Value ha dimostrato che lo smart working si può misurare: grazie a Stantec e alle aziende partecipanti abbiamo aperto una finestra su un mondo intuibile, ma di fatto sconosciuto – spiega Rebecca Levy Orelli, Professoressa Associata Dipartimento Scienze Aziendali Università di Bologna e responsabile scientifico Sustainability & Circular Economy Lab – E misurare ci permette di conoscere e di prendere decisioni per il futuro delle aziende e della collettività”.

Le aziende coinvolte

L’iniziativa ha coinvolto 11 aziende del territorio bolognese e di altre parti d’Italia (AlmaLaureaSrl, Autogrill, Copma Crif, Daiichi Sankyo, Enav, Eni, Epta, PittaRosso, Sisal e Würth Italia) per un totale di oltre 300 dipendenti, che per sei mesi si sono impegnate a misurare il proprio modello di smart working in termini di impatto di Co2 nell’atmosfera, km percorsi, tempi di viaggio, costi per i dipendenti e per l’azienda e produttività. Emergono così chiaramente i molti benefici del lavoro agile, che impatta non solo sui singoli lavoratori e sulle aziende, ma sull’intera collettività.

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Risorse Umane/Organizzazione

Benefici in termini di costi, tempo e, naturalmente, qualità della vita: lavorando in smart working, i dipendenti hanno risparmiato i costi di carburante, pedaggi, parcheggi, di alcune spese per la gestione familiare (baby-sitter) e quasi 14.000 ore di spostamenti casa-lavoro (6,7 anni). Tempo e soldi dedicati invece alla famiglia, al benessere, allo sport e anche alla formazione. I lavoratori si sono detti soddisfatti anche del proprio lavoro: il 37% degli intervistati si è detto meno stressato, il 25% più concentrato e il 7% più creativo; solo il 4% preferisce lavorare sempre in ufficio. Non mancano, i benefici per le imprese: i reparti hr delle aziende hanno rilevato un miglioramento della produttività, del lavoro per obiettivi, e delle competenze digitali delle persone. Anche la digitalizzazione delle procedure e dei modelli organizzativi è migliorata, insieme all’uso degli spazi e alla gestione dei costi.

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Sanità digitale, Assinter: “Sfida epocale, valorizzare le in house Ict”

Sanità digitale, Assinter: “Sfida epocale, valorizzare le in house Ict”

Oggi più che mai l’agenda politica dei prossimi anni determinerà in maniera irreversibile il futuro del nostro Paese, in un senso o nell’altro. Gli ingenti fondi messi a disposizione dal Pnrr rappresentano una straordinaria opportunità per la transizione digitale del Paese. Ma maggiori investimenti non sono sinonimo di maggiore qualità dei servizi. Le amministrazioni centrali stanno affrontando una sfida chiave per il progresso del sistema nazionale che richiede una visione politica e strategica di lunghissimo periodo.

PA digitale testa d’ariete

La strategia nazionale “Italia Digitale 2026” delinea scenari tanto ambiziosi quanto necessari. Diffondere l’identità digitale, assicurando che venga utilizzata dal 70% della popolazione; colmare il gap di competenze digitali, con almeno il 70% della popolazione che sia digitalmente abile; portare almeno il 75% della PA italiana a utilizzare servizi in cloud; avere non meno dell’80% dei servizi pubblici essenziali erogati online con il 100% delle famiglie e delle imprese italiane con reti a banda ultra-larga. Obiettivi questi per i quali le Istituzioni centrali dovranno poter contare su territori ricettivi e amministrazioni di prossimità in grado di garantire azioni coerenti. Ma la politica, i partiti, la Governance dovranno essere altrettanto presenti e coerenti. E a volte si ha l’impressione di un gap tra politica e tecnologia.

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Il ruolo di Assinter

Assinter intende dare il suo contributo. Rappresenta una realtà imprenditoriale e tecnologica importante: quella delle Società Ict a capitale pubblico in house providing di Regioni, Province Autonome, Comuni, Città Metropolitane e Ministeri. Recentemente abbiamo siglato un accordo tra tutti i soci per mettere a fattor comune infrastrutture, servizi Ict e competenze digitali delle singole in house. Una condivisione di esperienze, tecnologie e know-how per facilitare la trasformazione digitale in tutte le regioni evitando squilibri. Architetture, piattaforme – già patrimonio negli anni delle Società Ict pubbliche aderenti al network Assinter – potranno essere messe in comune tra tutte le regioni per migliorare l’efficacia e la qualità dei servizi a favore di cittadini, imprese ed enti pubblici. Volete due esempi: la messa in opera del Fascicolo sanitario elettronico in tutte le regioni del nord, del centro e del sud del paese; il passaggio al cloud e a tecnologie di sicurezza per i dati dei cittadini. Operando assieme possiamo farcela, diversamente il divario tra le regioni, i territori, aumenterà.

Vogliamo essere un unico network tecnologico stabile in grado di offrire servizi digitali pubblici e soluzioni concrete, già disponibili, operative e immediatamente al servizio delle politiche nazionali. Così renderemo possibile la messa a terra delle politiche nazionali, del Pnrr, in base alle specificità territoriali, locali. Diversamente non arriveremo con successo all’appuntamento del 2026, perché molte regioni resteranno indietro. E in questo sforzo aiuteremo anche il mercato, in particolare quello Ict, che troverà in noi non dei concorrenti ma un alleato sicuro per portare le tecnologie e servizi digitali ai cittadini e alle aziende. Assinter e le in House associate garantiscono già ora la coerenza d’azione raccordando progetti nazionali alle specificità territoriali e valorizzando le soluzioni…

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Capgemini battezza Invent, Raffaella Santoro alla guida

Capgemini battezza Invent, Raffaella Santoro alla guida

Capgemini lancia in Italia Capgemini Invent. La linea di business del gruppo in ambito strategia, design, innovazione e trasformazione sarà guidata da Raffaella Santoro, che ricoprirà il ruolo di Managing Director.

Il team italiano di Capgemini Invent

Capgemini Invent, si legge in una nota, sarà basata a Roma e Milano e offrirà il suo portafoglio completo di servizi includendo, quelli di Intelligent Industry ed Enterprise Transformation. “Porterà valore aggiunto ai clienti presenti nel Paese dando forma alla loro agenda in materia di trasformazione digitale e fornendo loro gli strumenti per identificare il futuro del loro business e per implementarlo su scala con il supporto di altre realtà del Gruppo”. Il team comprende strategist, data scientist, product ed experience designer, esperti di brand e tecnologie, e porta già con sé un bagaglio di solide esperienze nei settori Financial Services, Manufacturing, Consumer, Products and Goods, Retail & Luxury, e Telecommunications. L’intenzione è quella di espandersi ulteriormente e crescere a livello locale anche in altri settori.

18 Ottobre 2022 – 15:00

Aumentare soddisfazione, fedeltà e scontrino del cliente retail – Soluzioni efficaci per migliorare

Manifatturiero/Produzione

“Siamo orgogliosi di espandere ulteriormente la nostra presenza nella regione con il lancio del nostro portafoglio completo di servizi targato Capgemini Invent. Il nostro obiettivo è quello di rafforzare il posizionamento strategico di Capgemini sul mercato per accelerare i percorsi di trasformazione digitale e sostenibile dei nostri clienti”, commenta Cyril Garcia, Ceo di Capgemini Invent e membro del Group Executive Board. “Sono molto lieto di dare il benvenuto a Raffaella Santoro che ricoprirà il ruolo di Managing Director di Capgemini Invent in Italia. Non vedo l’ora di lavorare assieme a lei per realizzare le nostre ambizioni di business e i nostri piani di crescita nel Paese”.

La mission di Raffaella Santoro

Raffaella Santoro ha alle spalle oltre 22 anni di esperienza in strategia e business development, trasformazione digitale, sales e marketing, ed è stata alla guida dei programmi di crescita e trasformazione di società come Ferrero, McKinsey & Company e Nokia.

“L’Italia sta sperimentando un forte percorso di crescita sostenuto dai continui progressi tecnologici e dalla digitalizzazione”, dichiara la manager. “Le aziende hanno bisogno di un partner strategico come Capgemini che le aiuti ad abbracciare questo cambiamento, a identificare le opportunità, a dare forma a nuove strategie, ad articolare un piano e a implementare un’agenda per raggiungerlo. La combinazione di customer engagement, trasformazione digitale e ottimizzazione dei processi aziendali consentirà alle organizzazioni di raggiungere le proprie ambizioni di business e di sostenibilità. Sono orgogliosa di avere l’opportunità di guidare e far crescere il team di Capgemini Invent in Italia e di supportare i nostri clienti nei loro percorsi di trasformazione digitale end-to-end”.

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Twitter, assist a Musk da ex agente Cia: “80% account è fake”

Twitter, assist a Musk da ex agente Cia: “80% account è fake”

I profili sui social potrebbero essere nella maggior parte falsi: nel caso di Twitter, al centro di un contenzioso con Elon Musk che ha ritirato l’offerta di acquisito del social media, è plausibile che oltre l’80% degli account siano fake – e non è affatto l’unico caso. Lo sostiene Dan Woods, ex agente Cia addetto alle operazioni informatiche ed esperto del traffico bot, ovvero dei click automatizzati che partono da un programma software e non da una persona.

Al centro della controversia legale fra Twitter e Musk “troneggia il tema del traffico di bot, che conosco bene. Sulla base di questa esperienza posso affermare che il traffico di bot di Twitter è quasi certamente molto più consistente di quanto è stato pubblicamente dichiarato, anzi, forse è maggiore persino di quanto si creda internamente all’azienda”, scrive Woods evidenziando che “considerando il volume e la velocità raggiunti dalle tecnologie di automazione, la sofisticazione dei bot per cogliere nuove opportunità di profitto e la relativa mancanza di contromisure che ho riscontrato nella mia ricerca, posso giungere a una sola conclusione: con ogni probabilità, più dell’80% degli account Twitter sono in realtà bot”. E aggiunge: “In tutta onestà, credo che la situazione sia probabilmente simile a quella di tutte le organizzazioni che, pur essendo bersaglio di bot dannosi o indesiderati, non utilizzano le migliori tecnologie per eliminarli”.

L’acquisizione di follower è un incentivo al cybercrime

Negli ultimi sei anni Woods ha guidato un team di data scientist nell’analisi delle interazioni web per identificare i bot, le applicazioni a cui si rivolgono e i loro obiettivi. In media, ogni giorno, circa 2 miliardi di transazioni vengono analizzate dall’infrastruttura di Bot Defense di F5 che poi informa centinaia di aziende, che operano in tutti i settori, di quale sia il loro traffico bot.

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Nel caso di Twitter un incentivo fondamentale ai fake è l’acquisizione di follower. Oggi si pensa che più follower si hanno, più interessante è il profilo e i suoi tweet, e, in effetti, gli account con il maggior numero di follower tendono a essere i più influenti.

L’obiettivo di amplificare l’influenza degli account è il punto chiave che fa sì che questo modello possa diventare interessante anche per il cybercrime. Immaginate la risonanza che si potrebbe ottenere attraverso il controllo automatizzato di milioni di account Twitter che interagiscono con gli account, reali, di personaggi pubblici e privati cittadini. È probabile che questo attragga attori nazionali altamente motivati e dotati di risorse virtualmente illimitate.

Il mercato degli account e dei retweet falsi

Su Internet sono disponibili innumerevoli servizi (in particolare nei mercati del dark/deep web) che offrono account Twitter, follower, like e retweet a pagamento.

“A scopo di ricerca ho provato questi servizi su un account Twitter da me creato”, scrive Woods. “Per meno di 1.000 dollari il mio account oggi conta quasi 100.000 follower. Una volta ho voluto twittare una completa idiozia pagando i follower perché la ritwittassero. Lo hanno fatto da account con nomi come “TY19038461038”, e seguono anche…

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Gender pay gap, la filiera delle Tlc: “Urgente ridurre il divario”

Gender pay gap, la filiera delle Tlc: “Urgente ridurre il divario”

I dati riportati nello studio dell’Osservatorio sull’empowerment femminile di The European House – Ambrosetti parlano chiaro: il “gender pay gap” ha un impatto economico annuo fino a 11.200 miliardi di dollari nei Paesi del G20. Un divario retributivo che si attesta mediamente al 14,1% in Ue e che è variato solo in minima parte nell’ultimo decennio. In Italia il divario è ancora più ampio circa il 20% in più per gli uomini.

“Il divario di trattamento economico tra donne e uomini nel mondo del lavoro, nel nostro Paese, è davvero preoccupante, e questi dati ritraggono una situazione non più rinviabile – commenta la direttrice di Asstel, Laura Di Raimondo – Siamo, da tempo, impegnati a promuovere e valorizzare l’occupazione femminile con l’obiettivo di favorire le condizioni per permettere alle donne il raggiungimento di una giusta parità salariale e parità di carriera”.

Bisogna dunque evitare che le donne siano penalizzate sia dentro sia fuori la sfera lavorativa. “La Filiera Tlc e l’associazione sono promotori di molte iniziative: in sede di rinnovo del contratto nazionale e con l’adesione al manifesto per l’occupazione femminile promosso da Valore D, ad esempio – sottolinea Di Raimondo – Le imprese sono consapevoli dell’importanza della parità di genere per la competitività dell’Italia. Per questo siamo convinti che vadano anche implementate politiche volte ad aumentare l’accesso femminile alle materie Stem al fine di rispondere ai cambiamenti che l’innovazione tecnologica chiede al mondo del lavoro”.

L’Osservatorio sull’empowerment femminile

L’analisi di European House – Ambrosetti stima che chiudere il gender pay gap e raggiungere lo stesso tasso di occupazione tra uomini e donne potrebbe generare un impatto economico annuale fino a 11,2 trilioni di dollari nei Paesi G20 più la Spagna – pari al 14% del PIL del G20. Per raggiungere l’obiettivo del tasso di occupazione, dovrebbero essere impiegate 432,9 milioni di donne in più.

Agricoltura 4.0: cresce del 20% e conferma un grande potenziale di sviluppo

Oggi, nonostante gli sforzi compiuti da molti Paesi in questo campo, persiste nel globo una generale mancanza di meccanismi di valutazione e di accountability per quanto riguarda l’empowerment femminile. In questo contesto, l’Osservatorio, le cui attività sono state accompagnate dai Governi italiano e spagnolo, punta a misurare i progressi nel campo dell’empowerment femminile e a sistematizzare le best-practice – concentrandosi sul principio di accountability e sulla misurazione degli impatti sociali, economici e culturali.

I risultati finali del Women’s Empowerment Progress Index 2022 mostrano la Francia al primo posto, seguita da Australia e Spagna, con India, Indonesia e Arabia Saudita posizionate in fondo – anche se caratterizzate da un alto livello di dinamismo. In questo quadro, l’Italia si colloca al quinto posto con un punteggio di 90,9 su 100. Uno dei punti di forza del Paese è la quota di seggi occupati da donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa (pari al 38,8% contro una media del G20 più la Spagna del 25,0%), anche grazie all’attuazione della Legge Golfo-Mosca; mentre un basso tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro (54,7% contro il 59,3% medio) e una limitata…

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