La Commissione europea potrebbe presto annunciare l’avvio di un’indagine su Microsoft. Secondo voci riferite dai media internazionali, infatti, l’Antitrust di Bruxelles potrebbe voler far luce sull’integrazione di Teams in Microsoft 365, per valutare se questa danneggi la concorrenza: un pericolo che a luglio 2020 era stato fatto presente da Slack, app di collaboration di Salesforce, con una denuncia.
La denuncia di Slack muoveva a Microsoft l’accusa di aver “integrato ingiustamente la sua app di chat e video Teams in Office“. L’introduzione di Teams risale al 2017, con una mossa palesemente mirata a conquistare una fetta del redditizio mercato della collaboration. Slack aveva quindi esortato il garante della concorrenza Ue a ordinare al gigante del software statunitense di separare Teams dalla Office Suit e di “venderlo separatamente a prezzi commerciali equi”.
Dalla Commissione segnali di un’imminente indagine Antitrust
La Commissione Ue a più riprese ha approfondito la questione cercando di reperire ulteriori informazioni, segno che si starebbe preparando il terreno per l’apertura di un’indagine formale da parte dell’Authority. In particolare, la Commissione starebbe esaminando l’interoperabilità e il pacchetto software di Microsoft, ma questa volta, rispetto a quanto fatto in un primo momento, in modo più dettagliato.
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Risorse Umane/Organizzazione
In Europa, negli anni passati, a Microsoft era già stata inflitta una multa di 2,2 miliardi di euro per casi riguardanti le cosiddette “vendite abbinate” e altre pratiche.
Twitter, si riparte. Di nuovo. Dopo il tumulto riorganizzativo del social – tra maxi-licenziamenti, account fake e emorragia di inserzionisti – Elon Musk annuncia per venerdì prossimo un altro cambiamento. Via all’assegnazione di spunte oro, grigio e blu per account verificati (“manualmente”, assicura il tycoom in un tweet) di aziende, governi e individui, rispettivamente.
Nuova strategia anti-caos
La strategia arriva all’indomani del caos provocato sulla piattaforma a seguito del moltiplicarsi di account falsi costringendo l’uomo più ricco del mondo a restituire il badge “ufficiale” ad alcuni utenti.
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Ad esempio, un utente che fingeva produttore di farmaci Eli Lilly and Co aveva twittato che l’insulina sarebbe stata gratuita, provocando un calo delle azioni della società e costringendola a scusarsi.
E ancora, le “turbolenze” hanno portato una serie di aziende, tra cui General Motors e United Airlines, a sospendere o addirittura ritirare gli annunci sulla piattaforma. La crescita degli utenti su Twitter, tuttavia, è ai massimi storici, secondo Musk.
Rimane l’abbonamento da 8 dollari
“Spunta oro per le aziende, grigio per i governi e spunta blu per gli individui (celebrità o meno). Doloroso, ma necessario” ha twittato Musk. Aggiungendo che gli account verificati verranno autenticati manualmente prima che venga attivato un controllo.
Il rinnovato servizio da 8 dollari al mese consentirà alle persone di avere un logo secondario più piccolo delle loro organizzazioni se verificato da loro, ha affermato in un altro tweet. “Ma la spiegazione più dettagliata arriverà la prossima settimana”.
Il ritardo del rilancio
La piattaforma di social media ha dobuto far slittare l’avvio della nuova formula a pagamento in attesa di nuove strategie per aumentare le entrate nel momento in cui si tenta di mantenere gli inserzionisti dopo aver acquistato la società il mese scorso per $ 44 miliardi.
Ma i guai per Elon Musk non arrivano solo dal perimetro interno della piattaforma. La chiusura della sede europea di Twitter a Bruxelles (i sei dipendenti del team hanno lasciato i loro incarichi a seguito dell’ultimatum inviato via mail dal Ceo) e il piano di taglio di 7.500 posti di lavoro preoccupa la Commissione europea. Nei giorni scorsi era stata la stessa vicepresidente Ue Margrethe Vestager a evidenziare che il nuovo modello di business appare “del tutto imperfetto”.
Un tribunale arbitrale di Mosca, in Russia, ha confermato la multa da 2 miliardi di rubli – circa 33 milioni di dollari – che era stata comminata nei confronti di Google dal Servizio anti-monopolio della Federazione, come “ritorsione” rispetto alla decisione dell’azienda di Mountain View di sospendere la visione di alcuni canali Youtube su territorio russo.
Yandex potrebbe lasciare la Russia
Lo ha riportato l’agenzia di stampa locale Ria Novosti, nelle stesse ore in cui il New York Times riporta la notizia che Yandex, una delle principali aziende tech locali, conosciuta come la “Google russa”, potrebbe presto lasciare il Paese, complicando quindi i piani di “rafforzamento della tecnologia russa, in alternativa a quella occidentale”, annunciati di recente da Vladimir Putin. La sua “sorella” Yandex Nv, con sede in Olanda, avrebbe infatti manifestato l’intenzione di lasciare la Russia a causa degli impatti negativi dell’invasione dell’Ucraina.
Machine learning e Cloud computing rischiano di esser trasferite all’estero
“Il board ha iniziato un processo strategico di revisione delle opzioni di ristrutturazione della proprietà e della governance dell’azienda, alla luce degli sviluppi geopolitici”, si legge in un comunicato della stessa Yandex Nv. Opzioni che prevederebbero appunto anche lo sviluppo di divisioni internazionali dell’azienda “al di fuori della Russia”, o il “disinvestimento dagli altri business del Gruppo Yandex”. Secondo quanto riportato dal Times, Yandex Nv sposterebbe le sue tecnologie più promettenti – tra cui vetture con pilota automatico, machine learning e servizi di cloud computing – al di fuori della Russia.
Meta finisce nella lista delle organizzazioni estremiste di Mosca
Crescono, insomma le tensioni tra Mosca e i giganti del tech. Non solo Google ma anche Meta: il ministero della Giustizia russo ha infatti aggiunto Meta, la Big Tech proprietaria di Facebook, alla lista delle organizzazioni estremiste. A riportarlo è il quotidiano Kommersant. Una notizia che a sua volta arriva a pochi giorni dalla risoluzione del Parlamento europeo, che ha riconosciuto la stessa Russia come “Stato sponsor del terrorismo”. La frattura tra Mosca e Mark Zuckerberg – fondatore di Meta – si era aperta nel marzo 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina. Allora, un tribunale russo aveva concluso che Meta fosse impegnata in “attività estremiste”. Di conseguenza, aveva limitato l’accesso a Facebook e Instagram, ma non a WhatsApp, come parte di una campagna contro le piattaforme di social media occidentali.
200 milioni di euro per gli investimenti in Europa. A tanto ammonta il finanziamento che la Banca Europea per gli Investimenti (Bei) ha concesso a OVHcloud. La linea di credito dimostra la determinazione della Bei nel voler sostenere attivamente i player digitali europei. Un impegno, questo, perfettamente in linea con le priorità dell’Ue che mirano all’autonomia strategica nel campo delle nuove tecnologie.
Risorse finanziarie complementari per un settore chiave
Questo primo finanziamento a favore di un player di soluzioni cloud è destinato a sostenere l’espansione di OVHcloud in Europa, dove si sta affermando come modello per un ecosistema cloud aperto, reversibile, trasparente e federato, promuovendo allo stesso tempo la piena e completa sovranità degli utenti sui propri dati. All’interno di un mercato in piena espansione, OVHcloud intende accelerare la sua distribuzione a livello internazionale con l’apertura di 15 nuovi datacenter per servire nuovi mercati e aree geografiche entro la fine del 2024, dimostrando così i progressi portati avanti in termini di sviluppo sostenibile. In particolare, 10 di questi 15 nuovi siti saranno aperti in Europa nei prossimi 24 mesi.
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Questo supporto contribuisce attivamente agli sforzi intrapresi dai decisori pubblici europei volti al rafforzamento dell’autonomia strategica dell’Europa nelle sue infrastrutture digitali, e in particolare nelle attività chiave di ricerca & sviluppo e produzione in un mercato che entro il 2027 potrebbe superare quello delle telecomunicazioni.
“Che si tratti di software o hardware, l’innovazione è al centro del dna della nostra azienda e guida ogni singola azione in nome di un approccio sostenibile, aperto e trasparente – spiega Michel Paulin, ceo di OVHcloud – Questo ulteriore margine finanziario offerto dalla Bei è un contributo alla roadmap strategica del Gruppo e ci permetterà di promuovere un cloud che rispetti i nostri valori europei in modo più rapido, più elevato e più forte”.
“Il cloud è l’elemento fondamentale per la digitalizzazione di tutti gli aspetti della nostra vita economica e sociale – spiega il vicepresidente della Bei, Ambroise Fayolle – Contribuendo al finanziamento dei player più innovativi d’Europa, la Bei risponde perfettamente a quelle che sono le priorità politiche europee: aumentare la nostra competitività e promuovere la nostra sovranità tecnologica. Questo prestito di 200 milioni di euro al leader europeo del settore è una chiara dimostrazione dell’impegno che l’Europa sta profondendo nel mettere le competenze digitali al servizio della nostra autonomia strategica.”
Infrastrutture, tecnologie, talenti e R&D
Negli ultimi 12 mesi OVHcloud ha ampliato il suo portfolio di soluzioni IaaS e PaaS. Mentre l’accelerazione della sua crescita va di pari passo con l’implementazione di nuove offerte in grado di rispondere alle sfide tecnologiche più impegnative, il Gruppo prevede ora di spingere sulle competenze tecniche in settori come l’intelligenza artificiale, database, meccanismi di sicurezza e calcoli ad alta intensità.
Le nuove risorse disponibili grazie a questo finanziamento accresceranno le capacità di OVHcloud nei seguenti ambiti:
Accelerazione dell’R&D e del modello industriale: sviluppo di soluzioni ad alta densità, implementazione di nuove generazioni di rack di server e modernizzazione delle aree di…
In Italia i gamer appassionati di esports sono in tutto cinque milioni: 3,8 milioni di uomini, pari al 76% del totale, e 1,2 milioni di donne, il 24%. Con una differenza che salta subito agli occhi: gli uomini giocano in media fino a un’età di 24 anni, mentre la maggior parte delle donne è nella fascia tra i 18 e i 24 anni. E’ quanto emerge dalla ricerca “Female gamers vs male gamers“, realizzata da Soprism, società specializzata in ricerche di mercato e monitoring partner dell’Oies, per l’Osservatorio Italiano Esports.
La classifica delle Regioni
Suddividendo gli appassionati di Esports in base alle Regioni in cui risiedono, dalla ricerca emerge che la Regione che si caratterizza per la maggiore presenza di gamers uomini è il Veneto, mentre quelle con la maggiore concentrazione femminile sono Lazio e Sicilia. Lazio ed Emilia-Romagna sono infine le due dove la presenza di giocatori uomini e donne si equivale.
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Le preferenze dei gamers
Se si dovessero identificare le passioni comuni di giocatori e giocatrici appassionati di esport, dalla ricerca emerge che si tratta della passione per i cani, per la musica e i festival e per i nuovi business. Nel campo degli uomini prevale il segmento degli investitori, degli appassionati di attività all’aperto e di cultura, mentre in quello delle donne in prima fila compaiono le amanti dell’adrenalina, quelle che amano sposrtarsi in automobile e quelle che non amano la pubblicità.
I videogiochi più amati
Uomini e donne si differenziano anche per il titoli di videogiochi che preferiscono: l’universo maschile è appassionato di Fortnite (indicato dal 60% del campione maschile contro il 46% di quello femminile) e Fifa (citato dal 55% degli uomini e dal 39% delle donne). L’unico titolo che risulta essere più amato dagli uomini che dalle donne è World of Warcraft (56% contro 52%).
Piattaforme di streaming e social network
Se le principali piattaforme di streaming non evidenziano una differenza basata sul genere tra gli appassionati di esports, l’unica a dare un’indicazione in questo senso è Netflix, preferito dal 65% delle donne a fronte di un 50% di uomini. Quanto poi ai social, in testa alle preferenze dei gamers c’è Whatsapp, mentre tra quelli più “promettenti” per l’universo femminile la ricerca evidenza Snapchat.
“Nel Fintech l’Italia sta meglio, sta bene, ci sono tante aziende interessantissime, è giusto mettere un po’ di motore allo sviluppo di queste eccellenze”. Lo ha detto Alessandra Perrazzelli, vicedirettore generale della Banca d’Italia, intervenendo alla sessione plenaria conclusiva del Salone dei Pagamenti di Milano. Nell’occasione Perrazzelli ha presentato la nuova Call for Proposals del Fintech Milano Hub, il centro di innovazione di Bankitalia. Il contest dedicato alle startup del comparto selezionerà 10 startup per accompagnarle nel loro percorso di crescita. Il tema dell’edizione 2022 della call sarà laDlt (distributed ledger technology, tecnologia alla base della blockchain) a supporto dei pagamenti e dei servizi finanziari. “Sarà un lavoro impegnativo – aggiunge Perrazzelli – ci auguriamo di avere più progetti rispetto ai 40 della scorsa edizione”.
“Il ruolo che stiamo cercando di svolgere è di dialogo, per offrire un apporto sistemico alla progettazione tecnologica nell’ambito del mondo finanziario – prosegue Perrazzelli – Crediamo che nel nostro Paese ci sia un grande bisogno di lavorare insieme, di portare a fattore comune tutte le eccellenze che già esistono nel nostro territorio, non soltanto le aziende ma anche tutto il mondo dei finanziatori, degli investitori, dell’accademia e della ricerca. Ci poniamo al centro e cerchiamo di fare sistema per il bene del Paese, della nascita e della crescita sostenibile di nuove aziende”. Bankitalia, conclude Perrazzeli, “lavora su tanti altri tavoli, lo smart contract insieme alle Università di Roma e Milano, l’identità digitale, fondamentale per i servizi finanziari e bancari. L’Hub vuole essere una cassa di risonanza del nostro lavoro sui temi della digitalizzazione”.
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