TikTok ammette: l’app è stata usata per spiare i giornalisti

TikTok ammette: l’app è stata usata per spiare i giornalisti

TikTok ha ammesso di aver utilizzato la propria app per spiare alcuni giornalisti, nell’intento di rintracciare le loro fonti. Le informazioni sono state consultate dai dipendenti di ByteDance, la società madre cinese di TikTok e sono stati utilizzate per tracciare i movimenti fisici dei giornalisti. Il revisore interno capo dell’azienda, Chris Lepitak, che guidava il team coinvolto nell’operazione, è stato licenziato, mentre il suo manager con sede in Cina, Song Ye, si è dimesso.

La nuova versione dei fatti

L’iniziativa, che ha preso di mira, tra gli altri, l’ex giornalista di BuzzFeed Emily Baker-White e la giornalista del Financial Times Cristina Criddle, non ha avuto successo, ma ha portato almeno quattro membri del personale con sede negli Stati Uniti e in Cina ad accedere impropriamente ai dati, secondo un’e-mail dal consigliere generale di ByteDance Erich Andersen riportata dal Guardian. Tutti e quattro sono stati licenziati. I funzionari dell’azienda hanno affermato che stanno adottando ulteriori misure per proteggere i dati degli utenti.

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In particolare, l’amministratore delegato di ByteDance Rubo Liang, il manager diretto di Song Ye, ha dichiarato di essere “profondamente deluso. La fiducia pubblica, nella costruzione della quale abbiamo profuso enormi sforzi, sarà significativamente minata dalla cattiva condotta di alcuni individui… Credo che questa situazione servirà da lezione a tutti noi”.

ByteDance e TikTok avevano inizialmente rilasciato smentite categoriche delle accuse quando le pratiche erano state segnalate per la prima volta dal New York Times. La società aveva affermato di “non poter monitorare gli utenti statunitensi nel modo suggerito dall’articolo” della testata e ha aggiunto che TikTok non è mai stato utilizzato per “prendere di mira” alcun “membro del governo degli Stati Uniti, attivista, personaggio pubblico o giornalista”. Tali affermazioni sono ora riconosciute come false.

Il Financial Times ha dichiarato che “spiare i giornalisti, interferire con il loro lavoro o intimidire le loro fonti è del tutto inaccettabile. Indagheremo su questa storia in modo più approfondito prima di decidere la nostra risposta formale.

La portavoce di BuzzFeed News, Lizzie Grams, ha affermato che la società è stata profondamente turbata dal rapporto, affermando che mostrava “un palese disprezzo per la privacy e i diritti dei giornalisti e degli utenti di TikTok”.

Giovedì scorso Forbes ha riferito che ByteDance ha rintracciato diversi giornalisti della testata, inclusi alcuni che in precedenza lavoravano per BuzzFeed “come parte di una campagna di sorveglianza segreta” volta a scoprire la fonte delle fughe di notizie. Randall Lane, chief content officer di Forbes, lo ha definito “un attacco diretto all’idea di una stampa libera e al suo ruolo fondamentale in una democrazia funzionante”.

Le possibili conseguenze nello scenario americano

Il caso potrebbe aumentare la pressione che TikTok sta affrontando a Washington da parte dei legislatori e dell’amministrazione Biden per una serie di problemi di sicurezza sui dati degli utenti statunitensi. Questa settimana il Congresso dovrebbe infatti approvare un disegno di legge per vietare ai dipendenti del governo di scaricare o utilizzare l’applicazione sui propri dispositivi di proprietà del governo, e più di una dozzina di…

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Gartner: nel 2023 la spesa It del government sfiorerà i 600 miliardi

Gartner: nel 2023 la spesa It del government sfiorerà i 600 miliardi

La spesa It delle organizzazioni governative metterà in moto a livello globale un giro d’affari di 588,9 miliardi di dollari nel 2023. Si parla dunque di un aumento del 6,8% rispetto a quanto registrato nel corso del 2022. A dirlo è Gartner.

Puntare alla total experience degli utenti

“Le organizzazioni governative stanno continuando a modernizzare l’It legacy e a investire in iniziative che migliorano l’accesso ai servizi digitali sulla spinta delle richieste dei collaboratori, che cercano sempre più esperienze equivalenti alle interazioni con i clienti sperimentate online nel settore privato”, spiega Daniel Snyder, Director Analyst di Gartner. “Il framework Total Experience (Tx), che aiuta le agenzie a gestire le interazioni tra dipendenti e cittadini, sta consentendo la trasformazione e rimarrà tra i principali motori della spesa It nel 2023″.

Da piattaforma a ecosistema : la rivoluzione dell’intelligent enterprise

Amministrazione/Finanza/Controllo

Oltre a migliorare l’esperienza e il coinvolgimento dei cittadini, una strategia di migrazione coerente aiuterà i governi a migliorare le competenze digitali e l’alfabetizzazione della loro forza lavoro fornendo strumenti e approcci moderni per ridurre l’attrito dei processi. La mancata creazione di una solida strategia Tx, d’altra parte, genera colli di bottiglia imprevisti, portando al rischio di ritardi del servizio ed esperienze deludenti.

Le aree di intervento

Per il 2023, dunque, Gartner prevede che la spesa It del government aumenterà in tutti i segmenti tranne quello dei dispositivi, in quanto gli utenti finali estenderanno la vita utile dei device acquistati all’inizio della pandemia. Il software sarà il segmento con la crescita più rapida, seguito dai servizi It e dai servizi interni.

Iniziative come la migrazione dei servizi al cloud, la modernizzazione delle applicazioni e il rafforzamento della sicurezza della rete sono tra le principali priorità di innovazione su cui le istituzioni si concentreranno per migliorare il coinvolgimento e la soddisfazione del pubblico.

I Cio, in particolare, daranno la precedenza a un migliore utilizzo dei dati e alla digitalizzazione in tutte le organizzazioni, coerentemente con i risultati delle indagini svolte finora: secondo il Gartner Cio and Technology Executive Survey del 2023, infatti la trasformazione digitale, l’utilizzo efficace dei dati e la modernizzazione della tecnologia sono le tre principali priorità dei Cio governativi.

Le priorità e le sfide dei Cio

“La realizzazione di queste priorità dipende dalla definizione di una visione digitale condivisa a livello di organizzazione e dall’integrazione di tale visione nelle strategie a livello aziendale”, dice Apeksha Kaushik, Principal Analyst di Gartner. “In linea con queste priorità, aumenteranno gli investimenti nella sicurezza informatica, nella modernizzazione delle applicazioni, nelle piattaforme cloud, nelle tecnologie di integrazione come l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico e negli strumenti di business/data analytics“.

Allo stesso tempo, i Cio dovranno affrontare sfide come la variazione delle aspettative degli stakeholder e lo sviluppo di piani d’azione di conseguenza. “I Cio del government dovranno misurarsi con i timori connessi alla trasformazione digitale con specifici obiettivi di missione. Devono lavorare a stretto contatto con i dirigenti governativi per garantire una comprensione condivisa della visione, della tabella di marcia e del collegamento alle priorità mission-critical“, chiosa Kaushik.

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Cybersecurity e digital skill, ecco il piano digitale del Friuli Venezia Giulia

Cybersecurity e digital skill, ecco il piano digitale del Friuli Venezia Giulia

Formazione digitale di cittadini e rafforzamento della cybersecurity. Sono i pilastri del nuovo programma triennale per lo sviluppo dell’Ict, dell’e-government e delle infrastrutture telematiche per il 2023-2025 approvato dalla Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia . “In merito al primo obiettivo – ha spiegato l’assessore regionale ai Sistemi informativi, Sebastiano Callari – lavoriamo affinché la grande parte della popolazione, ma almeno il 40 per cento dei nostri cittadini, da qui al 2026 riceva un minino di alfabetizzazione digitale sia attraverso i Centri digitali diffusi già attivati da Insiel, sia attraverso i Comuni nella formazione diretta ai dipendenti”.

Focus sulla cybersecurity

Rafforzare la sicurezza informatica è l’altra urgenza, come dimostrato dal recente attacco subito dal Comune di Gorizia, rimasto isolato per settimane. “L’attacco è stato alla fine risolto, ma ha evidenziato l’enorme problema della diffusione della criminalità organizzata nelle reti digitali e la necessità di rendere il sistema il più resiliente possibile. Nessuno – ha aggiunto Callari – sarà mai al sicuro del tutto, come dimostrano i casi di violazione a agenzie statunitensi dotate di sistemi assai sofisticati di difesa, ma la prevenzione attraverso un solido sistema integrato regionale permetterà di aumentare la resilienza contro gli hacker”.

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Sanità, parola d’ordine: interconnessione

Il piano punta anche all’interconnessione delle strutture sanitarie. “A livello nazionale si sta discutendo della possibilità di connettere tutti gli istituti sanitari attraverso una fibra ultraveloce: in Friuli Venezia Giulia questa è già una realtà e quindi in regione si punta ad un’implementazione della potenza fino ad arrivare a 10 Giga. L’obiettivo – ha spiegato l’assessore – è quello di preparare il sistema a supportare il trasferimento di dati molto pesanti, come immagini di diagnostica computerizzata e immagini radiologiche, che oggi hanno difficoltà  a viaggiare sulla rete”.

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Pagamenti digitali, Olivetti si allea con Nexi

Pagamenti digitali, Olivetti si allea con Nexi

Pagamenti digitali, spunta l’asse Olivetti-Nexi. La società specializzata nell’IoT che opera nell’ambito di Tim Enterprise, e  la PayTech  annunciano l’avvio di una collaborazione in ambito tecnologico e commerciale.

Gli obiettivi dell’intesa

Grazie all’accordo, le due società metteranno a fattor comune le rispettive competenze per arricchire l’offerta di sistemi di cassa evoluti Olivetti con le soluzioni di pagamento digitale Nexi. Insieme le due aziende condivideranno un percorso per lo sviluppo e la commercializzazione di soluzioni fiscali e di pagamento integrate per il mercato retail. È prevista, inoltre, una collaborazione commerciale per la diffusione delle soluzioni Nexi attraverso la rete di vendita Olivetti, che conta oltre 300 business partner tra dealer e distributori e una presenza capillare su tutto il territorio nazionale.

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Valorizzare i registratori di cassa

La partnership tra Olivetti e Nexi, sancita dalla firma di un protocollo d’intesa, consentirà di valorizzare la complementarità tra pagamenti al dettaglio e sistemi di cassa con l’obiettivo di accelerare la diffusione dei pagamenti elettronici. Grazie alle nuove soluzioni gli esercenti (merchant) potranno sottoscrivere un’unica offerta per dotarsi di un registratore di cassa evoluto e di un servizio di pagamento digitale, oltre a migliorare la gestione quotidiana del business beneficiando di un servizio integrato in grado di offrire un’esperienza d’acquisto sicura e veloce.

Il mercato dei pagamenti digitali in Italia

L’annuncio della collaborazione arriva in un momento in cui la corsa ai pagamenti digitali sta contagiando anche Pmi e micro-imprese italiane in-store. Secondo l’Osservatorio Visa l’89% dei merchant si attende una prevalenza di pagamenti digitali in-store nell’arco di 3-4 anni. Tra i vantaggi individuati, aumento dei volumi (26%), velocità di accredito (24%), protezione dalle frodi e risarcimento in caso di truffa o rapina (21%), maggior facilità nell’accettare pagamenti da turisti stranieri (21%).

Gli utenti non si affidano più esclusivamente alle carte per i pagamenti elettronici: smartphone e wearable sono sempre più utilizzati, il 66% degli esercenti rileva un sostanziale aumento nell’uso di questi device da parte della propria clientela, connesso a un contestuale incremento delle soluzioni contactless anche per i pagamenti con carta.

l trend trova conferma nelle dichiarazioni raccolte presso la popolazione, con il 68% degli italiani intervistati che dichiara di aver utilizzato più spesso negli ultimi anni la carta in modalità contactless per pagare i propri acquisti. Tra le soluzioni tecnologiche che potrebbero ulteriormente facilitare la diffusione dei pagamenti digitali le soluzioni Tap To Phone: il 73% dei non user si dichiara interessato nel prossimo futuro ad adottarlo, ricevendo così i pagamenti direttamente tramite il proprio smartphone.

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Covid, addio all’app Immuni: stop dal 31 dicembre

Covid, addio all’app Immuni: stop dal 31 dicembre

Addio all’app Immuni. Dal 31 dicembre sarà dismessa la Piattaforma unica nazionale per la gestione del Sistema di allerta Covid-19 e la relativa applicazione, lanciata nel giugno del 2020 per allertare le persone entrate in contatto stretto con altre risultate positive al coronavirus pandemico. Lo comunica il ministero della Salute, precisando che dalla stessa data “verrà interrotto ogni trattamento di dati personali effettuato” dal dicastero “ai sensi dell’articolo 6 del decreto legge 30 aprile 2020, n. 28, convertito con modificazioni dalla legge 25 giugno 2020, n. 70”.

Stop negli store online

La App Immuni, dunque, non sarà più disponibile negli store delle applicazioni mobile (Apple, Google, Huawei). E sugli smartphone dei cittadini che l’hanno installata – precisa il ministero – non funzionerà più per attivare e ricevere le notifiche di allerta di eventuale contatto stretto con altri utenti dell’applicazione per le finalità del contact tracing digitale. L’App Immuni, infine, non sarà più utilizzabile per acquisire le certificazioni verdi Covid-19 (i cosiddetti Green pass), ma solo per conservare quelle già acquisite. Sarà possibile recuperarle con gli altri strumenti online disponibili: App Io, Fascicolo sanitario elettronico oppure direttamente sul sito www.dgc.gov.it.

Attività in sicurezza: quali le ultime regole per un workplace sanificato e protetto?

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Cybersecurity, la Ue affila le armi. Ma la consapevolezza è la chiave di volta

Cybersecurity, la Ue affila le armi. Ma la consapevolezza è la chiave di volta

Sono oltre 15mila gli attacchi informatici gravi, ovvero con un impatto sistemico in diversi aspetti della società, della politica, dell’economia e della geopolitica, che si sono verificati dal 2011 ad oggi. Di questi, più della metà (8.285) ha avuto luogo negli ultimi 4 anni e mezzo, periodo in cui la media mensile è passata da 124 a 190, segno di una smisurata accelerazione delle minacce cibernetiche. Un’escalation inarrestabile: se confrontati con il primo semestre 2018, gli attacchi da gennaio a giugno 2022 hanno infatti fatto registrare un’ulteriore crescita del 53%, con 1.141 attacchi cyber gravi (+8,4% rispetto al primo semestre 2021) e un picco di 225 attacchi a marzo 2022, il valore più alto mai verificato.

E’ la preoccupante fotografia scattata dall’ultimo Rapporto Clusit Clusit, Associazione italiana per la sicurezza informatica che parla di “cambiamento epocale” nei livelli globali di cyber-insicurezza al quale tuttavia non è corrisposto un incremento sufficiente delle contromisure difensive.

Attacchi sempre più gravi

I ricercatori di Clusit hanno valutato e classificato anche i livelli di impatto dei singoli incidenti, sulla base di aspetti economici, sociali e relativi all’immagine e alle ripercussioni dal punto di vista geopolitico e hanno evidenziato che il trend di crescita degli attacchi riguarda anche la “qualità” degli stessi messa a punto dai cyber criminali, che agisce da moltiplicatore dei danni. Confermando una tendenza già evidente nel 2021, gli attacchi gravi con effetti molto importanti sono stati nel primo semestre 2022 il 45% del totale, mentre quelli con impatto “critico” arrivano nei primi sei mesi di quest’anno a rappresentare un terzo di tutti gli attacchi. Nel complesso, gli attacchi con impatto Critical e High sono stati il 78% del totale.

In testa alla classifica delle vittime in termini percentuali i “Multiple Targets”, rappresentando il 22% del totale. In termini di crescita percentuale seguono le categorie “Telecommunication” (+77,8%), “Financial-Insurance” (+76,7%), “News-Multimedia” (+50%), “Manufacturing” (+34%), “Other Services” (+30,8%) ed “Ict” (+11,5%), “Energy-Utilities” (+5,3%) ed “Healthcare” (+2,2%).

Il ruolo del Pnrr

Uno strumento fondamentale per affrontare le minacce informatiche e rendere il Paese più resiliente è rapprsentato dal Pnrr. All’interno della Missione 1 è previsto uno stanziamento di 620 milioni di euro per erigere un efficace sistema di protezione a fronte di un maggior ricorso all’uso del digitale.

I fondi resi disponibili dal Pnrr si riferiscono a interventi destinati a rendere più efficienti le difese digitali della Pubblica Amministrazione, al fine di assicurare ai cittadini e alle imprese servizi efficaci, in sicurezza e pienamente accessibili: infrastrutture, interoperabilità, piattaforme e servizi, e cybersecurity. L’obiettivo, viene detto esplicitamente, è rendere la PA la migliore “alleata” di cittadini e imprese, con un’offerta di servizi sempre più efficienti e facilmente accessibili.

Ma il Piano non si limita a “coprire” il perimetro dei sistemi pubblici. Implicitamente, delineando una strategia complessiva di digitalizzazione che riguarda anche le imprese, sottintende la necessità di ricorrere alla alla cybersecurity.

D’altra parte, non potrebbe essere altrimenti perché un maggiore ricorso al digitale, alle più moderne tecnologie di comunicazione e al cloud, come cita il Pnrr, prevede implicitamente una sempre più ampia ed efficace protezione delle…

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