In aumento la domanda di servizi Tlc integrati: virata strategica per Deutsche Telekom

In aumento la domanda di servizi Tlc integrati: virata strategica per Deutsche Telekom

Deutsche Telekom ha annunciato il consolidamento delle sue attività wholesale nazionali e internazionali in un’unica entità: T Wholesale. Una mossa che ha l’obiettivo dichiarato di fornire ai clienti soluzioni semplificate, in grado di rispondere sia alle esigenze del mercato domestico sia a quelle espresse a livello globale, riflettendo la crescente domanda di servizi di telecomunicazione integrati.

“I nostri partner e clienti traggono vantaggio dal nostro orientamento internazionale e dalle sinergie che ci permetteranno di affrontare meglio le sfide di un mercato in rapida evoluzione”, spiega in una nota l’amministratore delegato Kerstin Baumgart. “Offriamo un portafoglio di prodotti da un’unica fonte, sia in Germania che a livello internazionale, creando un’esperienza di acquisto senza soluzione di continuità. Come sempre, rimaniamo impegnati in partnership sostenibili e collaborative con i nostri clienti”.

Il nuovo assetto del gruppo

L’organizzazione internazionale, che in precedenza operava sul mercato come Deutsche Telekom Global Carrier, e la divisione Wholesale di Telekom Deutschland GmbH, attiva a livello nazionale, sono state ora integrate nella divisione T Wholesale. Questo consolidamento riflette l’importanza che la società attribuisce alle operazioni wholesale e rafforza la posizione del gruppo nel settore. Inoltre, la divisione è in grado di affrontare al meglio la crescente tendenza all’internazionalizzazione.

La nuova struttura combina le competenze locali con un’ampia conoscenza internazionale, offrendo un supporto completo per questioni quali gli sviluppi transfrontalieri, le normative specifiche del mercato o l’accesso a livello sia regionale che globale. Per i clienti, si prevede che questi cambiamenti si traducano in processi ottimizzati e in una maggiore efficienza, con tempi di risposta più rapidi, offerte più competitive, una migliore qualità del servizio e risparmi sui costi.

Cambia la struttura, ma non l’offerta

Le aree wholesale di Deutsche Telekom servono oltre 250 fornitori e rivenditori di telecomunicazioni in Germania, oltre a più di 900 clienti e partner internazionali. Sia le divisioni nazionali che quelle internazionali hanno stabilito forti partnership, anche con i concorrenti, riconoscendo che la collaborazione è essenziale per espandere le infrastrutture e guidare la trasformazione.

Come T Wholesale, l’entità combinata continuerà a fornire i prodotti e i servizi che i clienti del gruppo ben conoscono. Si parla quindi di reti Ipx e in fibra ottica, elevati standard di sicurezza, connessioni punto-punto, un’ampia infrastruttura, connettività Ethernet e Mpls (Multiprotocol Label Switching), data protection, servizi di data center, banda larga wireless. L’organizzazione, infine, darà priorità ai progressi nella comunicazione digitale, nell’intelligenza artificiale, nelle Api di rete, nel 5G Standalone, nell’edge cloud e nelle partnership strategiche per accelerare l’innovazione futura.

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Tlc, Italia modello al top per la riconfigurazione degli asset

Tlc, Italia modello al top per la riconfigurazione degli asset

Il settore delle telecomunicazioni sta vivendo un periodo di profondi cambiamenti legati ai processi di trasformazione digitale delle imprese e alla crescita esponenziale nel consumo di connettività, che richiedono sempre più corposi investimenti nelle reti di nuova generazione, a partire dall’Ftth.

In questo scenario di cambiamento, la riconfigurazione degli asset degli operatori di Tlc con la separazione tra InfraCo (tipicamente costituite dalle infrastrutture e componenti legate all’offerta dei servizi wholesale) e ComCo (che generalmente includono le componenti attive e di distribuzione legate all’offerta dei servizi retail) genera potenzialmente un valore sostanziale per gli operatori. Ma i vantaggi di queste iniziative, dipendono da diversi aspetti tra cui i cambiamenti nel quadro regolamentare a seguito del venir meno della integrazione verticale.

Tlc, Arthur D. Little: “Tre i driver di successo”

Nel report “Telecomunicazioni, come superare l’esame regolatorio”, Arthur D. Little evidenzia come il settore necessiti di regolamentazioni bilanciate per favorire il consolidamento e l’innovazione, garantendo al contempo la competitività nei mercati wholesale e retail.

Sono tre, secondo gli esperti, le leve strategiche per il successo di queste operazioni:

  1. Il modello di separazione adottato, che può essere strutturale, legale o funzionale, con impatti significativi sulle dinamiche di mercato.
  2. Il Master Service Agreement (Msa), ovvero la definizione dei termini operativi e commerciali tra le entità separate.
  3. Il quadro regolamentare locale, che determina le condizioni per l’accesso all’ingrosso, la concorrenza infrastrutturale e la deregolamentazione delle offerte wholesale in fibra.

“In sintesi – spiega Elisabetta Cafforio, partner di Arthur D. Little Italia e autrice dello studio – mentre la beneficiaria immediata di una separazione è la ComCo in quanto non più soggetta ad obblighi regolamentari tipici di un operatore verticalmente integrato (iMargin Squeeze Test, Equivalence) risultando in una maggiore flessibilità commerciale, la deregolamentazione delle InfraCo viene valutata dalle Autorità competenti con riferimento alla regolamentazione vigente per gli operatori wholesale only”.

In Europa i recenti cambiamenti regolamentari puntano a supportare l’implementazione delle reti in fibra, incentivando gli approcci di riconfigurazione per promuovere lo sviluppo di reti ad altissima capacità (Vhcn) e preservare investimenti e concorrenza riducendo gli obblighi regolamentari ex ante e favorendo i processi di migrazione dal rame alla fibra ottica.

Italia esempio di riferimento

In questo quadro di profonda trasformazione l’Italia sta emergendo sempre più come un esempio paradigmatico nella separazione degli asset grazie alla recente riorganizzazione di Tim.

“Nell’ambito della riconfigurazione degli asset- sottolinea Cafforio – l’Italia rappresenta un esempio di riferimento, con la separazione tra rete e servizi condotta da Tim: il carve out di Netco in una società che non vede più Tim come shareholder ha determinato la nascita di un nuovo operatore Wholesale Only nel Paese, che ha interesse ad avere più retailers sulla sua rete”.

“Separare il business retail da quello di sviluppo e gestione delle reti può favorire l’ingresso di nuovi capitali nel settore da investire nelle reti di nuova generazione -commenta il partner di Adl Giancarlo Agresti, co-autore del report – tuttavia l’impatto della regolamentazione sugli scenari di riconfigurazione può variare notevolmente e richiede una valutazione attenta e…

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Pirateria online, la Lega punta a esentare le telco dalla responsabilità penale

Pirateria online, la Lega punta a esentare le telco dalla responsabilità penale

Prateria online, niente responsabilità penale per le telco. La Lega presenta un emenadamento al dl Giustizia, all’esame del Senato.

Cosa prevede l’emendamento

La proposta di modifica punta ad eliminare la responsabilità penale per i rappresentanti legali degli operatori di telecomunicazioni in caso di mancata segnalazione degli illeciti legati alla pirateria online. Si vuole sopprimere il riferimento ai “prestatori di servizi di accesso alla rete”, contenuto all’articolo 6-ter del dl Omnibus del 2024.

La norma in questione impone a una serie di soggetti di segnalare immediatamente all’autorità giudiziaria o alla polizia giudiziaria ogni illecito, fornendo tutte le informazioni disponibili. La norma “rappresenta un impianto sanzionatorio spropositato rispetto al ruolo svolto dagli operatori di telecomunicazioni e ha messo in discussione l’intero impianto normativo della legge Antipirateria”, si legge nella relazione illustrativa dell’emendamento.

Il decreto Omnibus

Lo scorso settembre le commissioni Bilancio e Finanze del Senato hanno dato il via libera a due emendamenti a firma dei senatori Dario Damiani (FI), Guido Quintino Liris e Antonella Zedda (FdI), riformulati, che puntano ad una stretta sulla pirateria tv.

Il primo prevede che nel perimetro dei soggetti interessati dalla eventuale sospensione dell’Agcom vengono ricompresi, oltre ai prestatori di servizi di accesso alla rete, i “fornitori di servizi di Vpn e quelli di Dns pubblicamente disponibili ovunque residenti e ovunque localizzati“. Mentre il secondo prevede che “i prestatori di servizi di accesso alla rete, i soggetti gestori di motori di ricerca e i fornitori di servizi della società dell’informazione, ivi inclusi i fornitori e gli intermediari di vpn (virtual private network) o comunque di soluzioni tecniche che ostacolano l’identificazione dell’indirizzo IP di origine, gli operatori di content delivery network, i fornitori di servizi di sicurezza internet e di Dns distribuiti, che si pongono tra i visitatori di un sito, e gli hosting provider che agiscono come reverse proxy server per siti web” debbano segnalare “immediatamente” all’autorità giudiziaria o alla polizia giudiziaria le condotte penalmente rilevanti di cui siano venuti a conoscenza e un ‘punto di contatto’ per le comunicazioni. L’omissione della segnalazione e della comunicazione sono “puniti con la reclusione fino ad un anno”. Si applica inoltre l’articolo sui ‘delitti informatici e trattamento illecito di dati’ che prevede sanzioni.

Nella versione riformulata della prima proposta, si prevede inoltre che i prestatori di servizi di assegnazione di numeri Ip, il Registro italiano per il country code Top level domain (cctld.it), i prestatori di servizi di registrazione di nome a dominio per i cc tld diversi da quello italiano e per i nomi a Generic Top level domain (gtld) provvedono periodicamente a riabilitare la risoluzione dei nomi di dominio e l’instradamento del traffico di rete verso gli indirizzi Ip bloccati, quando siano passati almeno sei mesi dal blocco e tali indirizzi non risultino utilizzati per finalità illecite. Si prevede inoltre che l’Agcom, per garantire il corretto funzionamento del processo di oscuramento degli Fqdn e degli indirizzi Ip, ordini la riabilitazione della risoluzione Dns dei nomi di dominio e lo sblocco dell’instradamento del traffico di rete verso gli indirizzi Ip bloccati…

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Meta, indagati due ex manager per frode fiscale in Italia: evasione da 877 milioni

Meta, indagati due ex manager per frode fiscale in Italia: evasione da 877 milioni

La Procura di Milano ha chiuso una inchiesta che per la prima volta in Italia affronta il tema del peso finanziario e fiscale dei dati degli utenti sui social network. Dalle indagini è scaturita un’ipotesi nei confronti di due manager di Meta, con al centro delle accuse l’omessa dichiarazione e il mancato pagamento tra il 2015 e il 2021 dell’Iva per un totale di oltre 877 milioni di euro.

Questa, per lo meno, è la ricostruzione dei pm Giovanna Cavalleri, Giovanni Polizzi, Cristian Barilli, titolari del fascicolo a carico di Gareth Lambe e di Maria Begona Fallon Farrugia, due director del gruppo in Italia: il primo dal 2015 al 2018 e l’altra dal 2019 al 2021.

Allo stato attuale la società non è indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. L’inchiesta riguarda l’attività di raccolta, con intento commerciale, dei dati forniti dagli utenti in fase di attivazione degli account senza che gli stessi siano stati informati adeguatamente e anzi enfatizzando la gratuità del servizio.

La tesi dell’accusa

In base agli accertamenti – inizialmente disposti dalla Procura europea e poi, per una questione di competenza, coordinati dai pubblici ministeri milanesi e affidati, nel 2023, al Nucleo di Polizia Economico Finanziario della Gdf in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate – Meta Platforms Ireland Limited, già Facebook Ireland Ltd, attraverso Facebook e Instagram, avrebbe offerto “servizi digitali agli utenti” italiani “in cambio dell’acquisizione e gestione per fini commerciali dei dati personali” di ciascuno e “delle informazioni inerenti relative interazioni sulle piattaforme”. In sostanza, si ritiene ci sia una permuta tra beni differenti e che, in quanto tale, debba essere soggetta all’Iva e quindi vada tassata.

Invece i rappresentanti di Meta, per “evadere l’imposta”, non avrebbero presentato “le dichiarazioni relative” a sette anni. A riprova di ciò, nel capo di imputazione, vengono valorizzate due tabelle, tra cui uno “schema di sintesi” che spiega come “il valore economico dei servizi digitali offerti dalla società” vada individuato in funzione “delle spese sostenute dal soggetto passivo per l’esecuzione dei servizi” stessi. Nella prima tabella viene indicato, per esempio, che solo nel 2021 Meta ha realizzato oltre un miliardo di euro di ricavi in Italia. E che su una base imponibile di quasi 4 miliardi di euro, tra 2015 e 2021, l’imposta sul valore aggiunto (il 22%) evasa in totale è di oltre 877 milioni. Inoltre si evince che la presunta frode è passata dagli oltre 48 milioni di euro del 2015 agli oltre 221 milioni del 2021.

Come ha sottolineato in una nota il procuratore di Milano Marcello Viola, “la natura non gratuita dei servizi offerti” negli anni passati è “già stata affermata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, dal Tar del Lazio, oltre che da autorevole dottrina, e ha trovato riscontro nelle attività ispettive della Guardia di Finanza, negli atti dell’Agenzia delle Entrate e infine nelle risultanze dell’indagine penale”.

La risposta di Meta

Non è così per la società di Mark Zuckerberg. “Siamo fortemente in disaccordo con l’idea che l’accesso da parte degli utenti alle piattaforme online debba essere…

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Software industriali, ecco i trend chiave che plasmeranno il settore

Software industriali, ecco i trend chiave che plasmeranno il settore

Nel 2023, il mercato globale del software industriale ha raggiunto il valore di 146 miliardi di dollari, e volerà a 355 miliardi entro la fine del decennio, con un cagr del 13,5%. A dirlo è il report “Industrial Software Landscape Report 2024-2030”, pubblicato da IoT Analytics, secondo cui le soluzioni infrastrutturali e i servizi cloud rappresentano la categoria di software industriale in più rapida crescita.

In questo ambito Microsoft ha guadagnato la quota maggiore di mercato complessiva dal 2021, mentre Oracle, Synopsys e Cadence Design Systems si sono distinte nel segmento “software per la catena del valore industriale”. L’implementazione di soluzioni SaaS costituisce la principale priorità commerciale, mentre l’intelligenza artificiale e l’AI generativa sono al top of mind per quanto riguarda il tema dell’innovazione.

Ma queste sono solo alcune delle evidenze emerse dal rapporto, che ha messo in luce sette trend che caratterizzeranno il settore nel medio termine.

Crescono le soluzioni per infrastrutture e servizi cloud

La categoria dei software per infrastrutture e servizi cloud industriali raggiungerà i 32,7 miliardi di dollari nel 2023. I servizi cloud continuano a essere il principale motore del mercato, in quanto i produttori spostano i principali carichi di lavoro software nel cloud e adottano soluzioni SaaS. Il cloud sta inoltre iniziando a emergere come luogo privilegiato per l’analisi dei dati di produzione e l’intelligenza artificiale, come diversi ceo dei principali provider, a partire da Oracle e Microsoft, hanno più volte evidenziato negli scorsi mesi.

Aumenta il valore dei software per la gestione del ciclo di vita del prodotto

Se si analizza il segmento dei software della catena del valore principale, la categoria delle piattaforme Plm ha registrato la crescita più rapida tra il 2021 e il 2023, con un cagr del 13,6%. E sebbene si preveda un ulteriore incremento per i software per la gestione del ciclo di vita del prodotto, nei prossimi anni il segmento Electronic Design Automation (Eda) potrebbe sorpassarli. L’aumento della quota di Eda è dovuto all’inizio di un nuovo superciclo di chipset AI, in cui le aziende utilizzano il software Eda per progettare e simulare questi nuovi chip ad alta potenza.

Microsoft sugli scudi

Come accennato, in questo settore la regina è Microsoft, che nel 2023 ha detenuto una quota del 13% del mercato globale del software industriale, con un aumento di due punti percentuali rispetto alla quota del 2021. A guidare la performance di Redmond nel mercato del software industriale sono stati i suoi servizi cloud Azure utilizzati in scenari industriali e manifatturieri, in linea con la crescita della categoria delle infrastrutture e dei servizi cloud (anche altri servizi cloud come Aws e Google hanno registrato guadagni considerevoli). Una recente analisi di IoT Analytics ha rilevato che Microsoft è inoltre in testa nella corsa all’intelligenza artificiale e all’intelligenza generativa erogate via cloud.

Chi cresce nel mercato dei software per la value chain: Oracle, Synopsys e Cadence

Per quanto riguarda le aziende che hanno guadagnato più quote nel mercato del software per la catena del valore dal 2021, si sono distinte Oracle, Synopsys e Cadence Design Systems (queste…

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Tecnologie 4.0, gli investimenti delle medie imprese del Sud più alti che nel Centro Nord

Tecnologie 4.0, gli investimenti delle medie imprese del Sud più alti che nel Centro Nord

La digitalizzazione fa crescere la forza del tessuto imprenditoriale del Mezzogiorno italiano: nel 2023 il fatturato medio delle medie imprese del Sud è aumentato del 2,7%, contro un calo del 3,6% di quelle del Centro-Nord, mentre l’export è salito del 4,4%, a fronte di una diminuzione del 2,1% delle altre. A fare la differenza sono anche gli investimenti nelle tecnologie 4.0 avviati o programmati entro il 2026 dall’87,3% delle medie imprese del Mezzogiorno (contro l’82,1% delle altre). È quanto emerge dal rapporto “La competitività delle medie imprese del Mezzogiorno tra percezione dei rischi e strategie di innovazione” realizzato dall’Area Studi di Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere.

“I dati confermano un interessante dinamismo del Sud che va sostenuto, anche incoraggiando il cammino intrapreso dalle medie imprese che si stanno rivelando un importante motore di sviluppo economico”, ha affermato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “Tuttavia, preoccupano l’eccesso di burocrazia che rischia di ostacolare il percorso di crescita del Mezzogiorno e le difficoltà di trovare i profili adeguati a cavalcare la complessità delle sfide dei nostri tempi, a partire dall’intelligenza artificiale”.

Medie imprese del Sud, la digitalizzazione mette lo sprint

La realtà produttiva della media impresa nel Meridione conta 431 società manifatturiere di capitali a controllo familiare, ciascuna con una forza lavoro compresa tra 50 e 499 unità e un volume di vendite tra i 17 e i 370 milioni di euro. Nel 2023 a loro produttività è cresciuta del 33,4% rispetto al 29,1% del resto d’Italia e la competitività è aumentata di 26 punti percentuali (contro +13,9 p.p. nelle altre aree), con un incremento significativo della forza lavoro (+29,6% vs +22,3%). Anche per l’anno in corso le medie imprese del Sud prevedono di raggiungere un incremento intorno al 2% del proprio giro d’affari e delle esportazioni, in contrapposizione ad un calo atteso da quelle del resto d’Italia rispettivamente dell’1,5% e del 4%.

L’87,3% delle medie imprese del Mezzogiorno ha investito nel triennio 2021-2023 e/o investirà nel triennio 2024-2026 in tecnologie 4.0, contro l’82,1% di quelle del Centro Nord. La principale spesa in questo ambito è rivolta alla digitalizzazione dei processi, che riguarda il 78,9% delle medie aziende al Sud e l’85,5% di quelle del Centro-Nord. Seguono lo sviluppo di sistemi gestionali avanzati e/o di produzione additiva (55,3% nel Mezzogiorno, 57,4% altrove), l’ottimizzazione di magazzino e logistica (52,6% vs 45,3%) e il potenziamento della cybersecurity (50% vs 45,5%).

Investimenti in Ai per il 41%, transizione green per il 66%

Nei prossimi tre anni, il 41,3% delle medie imprese meridionali inizierà ad utilizzare l’intelligenza artificiale (contro il 37,5% del resto d’Italia), non solo per migliorare le attività, ma anche per realizzarne di nuove e più innovative.

Meno accentuato appare, invece, il passo verso la transizione green. Il 66,6% delle imprese del Mezzogiorno ha investito o investirà nel periodo considerato in sostenibilità e più dell’80% lo farà puntando sulle tecnologie per energie rinnovabili in linea con le altre aree del Paese.

“La vitalità del nostro Mezzogiorno è testimoniata dal raddoppio,…

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