AI, Smith (Microsoft): “Servono protezioni contro i rischi”

AI, Smith (Microsoft): “Servono protezioni contro i rischi”

L’industria tecnologica deve essere attenta a non ripetere, nel momento dello sviluppo vertiginoso dell’intelligenza artificiale, gli stessi errori che commise quando iniziò l’epoca dei social network. A lanciare l’allarme è Brad Smith (nella foto), vice chair & president di Microsoft, nel suo speech durante il forum aziendale organizzato a Nuova Delhi, in vista del G20 che si svolgerà a settembre nella capitale indiana.

Ponderare i rischi e le criticità

Secondo la vision di Smith i progressi che il mondo della ricerca sta compiendo nel campo dell’intelligenza artificiale, tecnologia potenzialmente rivoluzionaria, portano con sé anche le preoccupazioni sulla eventuale disinformazione e sull’uso improprio che potrebbe esserne fatto. Preoccupazioni che finora, secondo l’analisi di Smith, non avrebbero ottenuto la giusta attenzione dal mondo degli sviluppatori, proprio come successe negli anni scorsi all’inizio dell’avvento dei social network.

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A quei tempi, sottolinea Smith, “L’industria tecnologica divenne un po’ troppo euforica riguardo a tutte le cose buone che i social media avrebbero portato al mondo – e ce ne sono state molte – senza pensare anche ai rischi. Dobbiamo essere lucidi, entusiasti delle opportunità, ma attenti, forse anche preoccupati, agli aspetti negativi. E dobbiamo costruire delle protezioni fin dall’inizio“.

I timori da scongiurare

Tra i timori più diffusi quando si parla delle possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale c’è quello che possano portare dosi massicce di disinformazione sul web o che possano avere conseguenze negative sul mercato internazionale del lavoro. Tutte qestioni che potrebbero essere scongiurate se, come sottolineato da Smith, si realizzerà un’aspettativa generalizzata del pubblico, “fiducioso che questa nuova tecnologia rimarrà sotto il controllo umano”.

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Supply chain: AI e robotica non bastano senza una strategia ampia

Supply chain: AI e robotica non bastano senza una strategia ampia

Durante il keynote di apertura del Gartner Supply Chain Symposium/Xpo Emea si è rilevato come le nuove tecnologie, dalla robotica intelligente all’intelligenza artificiale, hanno il potenziale per trasformare la funzione della supply chain, ma non riusciranno a risollevare i livelli storicamente bassi di produttività del lavoro se non saranno utilizzate come parte di una strategia più ampia.

Thomas Pocock, senior director, advisory della Supply chain practice di Gartner, ha evidenziato i dati dell’indagine sul mercato del lavoro globale di Gartner del primo trimestre del 2023, in cui sono stati intervistati 2.613 dipendenti per mostrare l’entità delle sfide della produttività del lavoro nella supply chain.

Dall’intervista è risultato che solo il 25% della forza lavoro della supply chain è pienamente impegnata, il turnover è del 33% più alto rispetto al periodo pre-pandemia e soltanto il 16% della forza lavoro della supply chain è disposta ad andare “oltre” nel proprio ruolo.  Pocock ha anche osservato che la tecnologia è solo una delle strategie da reinventare per invertire la tendenza alla produttività del lavoro nella supply chain e ha raccomandato ai chief supply chain officer (Csco) di riesaminare i loro approcci in tre aree chiave.

Integrare tecnologia e persone

L’introduzione di nuove tecnologie sul posto di lavoro deve essere progettata tenendo conto del rapporto uomo-tecnologia. Le organizzazioni devono creare opportunità di apprendimento reciproco, ovvero l’opportunità per i dipendenti di dare un senso sicuro alla nuova tecnologia e di vedere come essa incorpora il contributo umano. Gli investimenti nelle nuove tecnologie devono essere affiancati da investimenti equivalenti nella formazione della forza lavoro, nello sviluppo delle competenze e nella conoscenza.

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Gestire i talenti individuali

Le competenze molto richieste sono spesso già disponibili nelle organizzazioni della supply chain, ma sono intrappolate dalla natura rigida delle descrizioni delle mansioni. I Csco possono sbloccare un maggior numero di competenze e distribuire in modo flessibile i talenti dove sono necessari, suddividendo i progetti in attività e ricercando le competenze necessarie in tutta l’organizzazione e anche al di fuori di essa.

Riprogettare

Le organizzazioni possono sfruttare le situazioni di crisi e le opportunità di mercato per trovare nuove strutture organizzative più efficienti. La riprogettazione spontanea dei processi decisionali è avvenuta in molte aziende durante le prime interruzioni causate dal Covid ed ora questa riprogettazione può essere sfruttata in modo produttivo per costruire la resilienza di fronte a nuove sfide, come le persistenti condizioni di inflazione o i cambiamenti geopolitici.

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TikTok, il Garante Privacy chiede chiarimenti su accesso dati dalla Cina

TikTok, il Garante Privacy chiede chiarimenti su accesso dati dalla Cina

TikTok di nuovo sotto la lente del Garante privacy italiano per i potenziali legami della sua capogruppo cinese, ByteDance, con il governo di Pechino. L’Autorità, come si legge in una nota, ha chiesto informazioni a TikTok in merito alle dichiarazioni di un ex dirigente della società ByteDance, riportate da organi di stampa, relative ad un presunto accesso ai dati personali degli utenti da parte del partito comunista cinese.

TikTok e i presunti legami con Pechino

Il presunto legame tra le società cinesi e il governo di Pechino, un sospetto che ha colpito anche altre imprese, come Huawei – il caso, finora, più dibattuto da governi e media internazionali – è sempre stato negato dalle aziende della Cina.

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Ma, afferma l’autorità italiana che tutela la privacy, considerato che le notizie fanno riferimento ad una presunta comunicazione illecita di dati personali da parte di TikTok verso il partito comunista cinese (“attività esclusa con fermezza dalla società anche in occasione di recenti incontri istituzionali sul tema”), il Garante ha invitato il social network a fornire le proprie osservazioni su quanto riportato e sull’eventuale coinvolgimento di TikTok Technology nella trasmissione di dati di utenti anche italiani ed europei alle autorità governative cinesi.

Il riscontro all’Autorità dovrà pervenire entro 15 giorni dal ricevimento della richiesta.

TikTok prova ad accontentare l’Europa

Il Garante italiano è particolarmente attento sulle questioni relative alla tutela dei dati. Oltre allo stop alla piattaforma ChatGpt, è stato la prima organizzazione in Europa a vietare la società specializzata in chatbot Ai Replika, a imporre multe al produttore di software di riconoscimento facciale Clearview Ai e a limitare TikTok.

TikTok è da tempo osservato speciale anche dei regolatori europei, che ne hanno vietato l’uso ai dipendenti degli organi istituzionali dell’Ue. Anche per questo, la società cinese ha avviato il progetto Clover, con cui intende creare un’enclave europea autonoma per i dati degli utenti del Regno Unito e dello Spazio economico europeo, con in più Islanda, Liechtestein e Norvegia (See).

Il progetto, che vale 1,2 miliardi di euro, prevede una serie di misure innovative che verranno implementate per tutto l’anno in corso e fino al 2024 allo scopo di rafforzare il già esistente sistema di protezione dei dati e rispondere così alle preoccupazioni di Ue e Usa, come comunicato dalla stessa TikTok.   

Il “ban” negli Usa

Già durante l’amministrazione Trump gli Stati Uniti hanno messo sotto attento scrutinio le attività di TikTok in America e posto sotto controllo la sua gestione societaria. A marzo scorso, l’amministratore delegato di TikTok, Shou Zi Chew, ha testimoniato per la prima volta davanti al Congresso degli Stati Uniti, nel tentativo di evitare una messa al bando della piattaforma a livello federale o una vendita forzata, che Pechino intende evitare a tutti i costi.

I sospetti dei politici Usa sulla società cinese non si placano, tanto che nei giorni scorsi, lo Stato del Montana è diventato il primo della federazione Usa a vietare l’uso della app dei video brevi….

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Pirateria online: il 26% dei giovani italiani accede a contenuti illegali

Pirateria online: il 26% dei giovani italiani accede a contenuti illegali

Gli europei sono sempre più consapevoli dei rischi e delle conseguenze dell’acquisto di prodotti contraffatti e dell’accesso a contenuti da fonti illegali, eppure uno di loro su 3 (31 %) considera comunque accettabile acquistare dei fake quando il prezzo del prodotto originale è troppo elevato, un dato che sale a 1 persona su 2 (50 %) nel caso dei consumatori più giovani, di età compresa tra i 15 e i 24 anni.

Lo afferma un nuovo studio sulla percezione della proprietà intellettuale da parte dei cittadini (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO), pubblicato oggi dall’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo), secondo cui l’80 % degli europei – ma ben l’87% degli italiani – è convinto che i prodotti contraffatti siano il risultato delle attività di organizzazioni criminali e che l’acquisto di tali prodotti danneggi le imprese e l’occupazione. L’83 % degli intervistati in Europa, dato che sale al 90% in Italia, ritiene inoltre che si tratti di un comportamento non etico e due terzi lo considerano una minaccia per la salute e la sicurezza nonché per l’ambiente. E per quanto riguarda la pirateria, l’82 % degli europei concorda sul fatto che ottenere contenuti digitali da fonti illegali comporti un rischio di pratiche dannose, come truffe o contenuti inappropriati per i minori.

Acquisti intenzionali per l’11% degli italiani, meno della media Ue

Passando dalle convinzioni ai comportamenti concreti, l’11% degli italiani, contro il 13% degli europei, dichiara di aver acquistato intenzionalmente prodotti contraffatti negli ultimi 12 mesi. Tale dato sale al 26% per le persone di età compresa tra i 15 e i 24 anni, il doppio della media dell’Ue, mentre scende al 6% nella fascia di età tra i 55 e i 64 anni e al di sotto del 5% tra le persone di età pari o superiore ai 65 anni.
A livello nazionale, la percentuale di consumatori che hanno acquistato intenzionalmente prodotti contraffatti varia dal 24 % in Bulgaria all’8 % in Finlandia. Oltre alla Bulgaria, l’acquisto intenzionale di prodotti contraffatti è superiore alla media dell’Ue in Spagna (20 %), Irlanda (19 %), Lussemburgo (19 %) e Romania (18 %).

Prezzo inferiore all’originale la motivazione principale

Un prezzo inferiore dei prodotti originali rimane la motivazione menzionata con maggiore frequenza (43 %) per smettere di acquistare prodotti contraffatti. Anche il rischio di esperienze negative (prodotti di scarsa qualità per il 27 % delle persone, rischi per la sicurezza per il 25 % e sanzioni per il 21 %) rappresenta un fattore chiave per indurre i consumatori a desistere dall’acquisto di prodotti contraffatti.

Incertezza in aumento tra i consumatori 

Anche l’incertezza circa l’autenticità è in aumento. Quasi 4 europei su 10 (39 %) si sono domandati se il prodotto acquistato fosse contraffatto e, tra i giovani, la metà (52 %) ha espresso lo stesso dubbio. Anche le disparità tra gli Stati membri sono significative: mentre in Danimarca e nei Paesi Bassi circa un quarto dei consumatori (26 %) non ha la certezza dell’autenticità di quanto acquistato, tale cifra sale al 72 % in Romania.

Gli europei esprimono incertezza anche riguardo alla legalità delle fonti dalle quali…

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Consip, via alle gare Data management e Digital transformation: sul piatto 1,4 miliardi

Consip, via alle gare Data management e Digital transformation: sul piatto 1,4 miliardi

Al via due nuove gare Consip nell’ambito dell’offerta di contratti “pronti all’uso” per servizi strategici Ict finalizzati alla digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni. 

Il primo bando riguarda i Servizi applicativi di Data management e servizi di Pmo (ed.2), ed ha per oggetto servizi applicativi e professionali per la realizzazione di soluzioni informatiche di valorizzazione del patrimonio informativo delle PA e di modelli dati di supporto ai processi decisionali. Il secondo è relativo ai Servizi di Digital transformation (ed.2): oggetto sono i servizi per la definizione della strategia digitale delle PA, il disegno del modello e dei processi di erogazione dei servizi, la progettazione della transizione e l’affiancamento durante il processo di evoluzione

Un successo anche la prima edizione

Si tratta di due iniziative che, nella loro prima edizione, hanno registrato un forte apprezzamento da parte delle PA e un rapido esaurimento del valore contrattuale disponibile.

Smart Manufacturing e Industry 4.0: come “iniettare” intelligenza nei processi

Entrambe le gare sono collocate nell’ambito del Piano delle gare strategiche Ict, definito da Agid e dal Dipartimento per la Trasformazione digitale in attuazione del Piano triennale dell’informatica nella PA e possono essere utilizzate per gli acquisti funzionali alla realizzazione dei progetti del Pnrr.

Data management: bando da 1 miliardo di euro

L’Accordo quadro “Data management” – del valore di 1 mld/€ – è suddiviso in 6 lotti, di cui 3 dedicati ai servizi applicativi (uno per le Amministrazioni centrali e gli altri due per le PA del Nord e del Centro/Sud) e 3 dedicati ai servizi di demand e Pmo (anch’essi suddivisi fra PA centrali e PA locali del Nord e del Centro/Sud).
I lotti applicativi prevedono un ampio catalogo di servizi (sviluppo, gestione applicativa, manutenzione, valutazione e analisi dati, supporto specialistico etc..) – acquistabili e configurabili in funzione della complessità degli obiettivi dell’amministrazione – in 4 aree tecnologiche: “Data Warehouse e Business Intelligence”, “Big Data/Analytics”, “Open Data”, “Artificial Intelligence/Machine Learning”, con la possibilità di acquisire anche vari servizi accessori (gestione operativa, data entry, e-learning e assistenza virtuale, contact center, help desk).

I lotti di supporto prevedono servizi di project management e supporto al monitoraggio (per la verifica dei servizi applicativi erogati), change management (supporto metodologico, progettuale e gestionale per il cambiamento organizzativo della PA), demand management (per la raccolta e strutturazione delle esigenze progettuali e di evoluzione dei processi) customer satisfaction (per la misurazione della soddisfazione dell’utente finale).

L’iniziativa prevede, per ciascun lotto, l’aggiudicazione di un Accordo quadro – della durata di 18 mesi – a più operatori economici, con un meccanismo di suddivisione del massimale in quote e tranche tra gli aggiudicatari. Ciascuna amministrazione potrà stipulare con l’aggiudicatario così individuato contratti esecutivi della durata di 60 mesi per i servizi applicativi e 48 mesi per i servizi di demand & Pmo. Il termine per la presentazione delle offerte è previsto entro le ore 16 del 5 settembre 2023

Digital transformation: bando da 400 milioni di euro

L’Accordo quadro “Digital transformation” – del valore di 400 mln/€ – è suddiviso in 8 lotti, di cui 5 dedicati ai servizi…

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Banda ultralarga e 5G abilitatori del metaverso industriale

Banda ultralarga e 5G abilitatori del metaverso industriale

Anche sul metaverso, chi parte prima sarà avvantaggiato: gli early adopters industriali della nuova tecnologia di realtà virtuale potranno registrare una riduzione del 15% de Capex, un incremento del 10% della sostenibilità e un miglioramento del 9% della sicurezza rispetto alle aziende che ancora si trovano nella fase di pianificazione. Quasi tutti (94%) coloro che devono ancora iniziare il loro viaggio nel metaverso pianificano di farlo nei prossimi due anni. È quanto afferma uno studio di Nokia ed Ey.

Esaminando lo stato attuale del mondo aziendale e del metaverso industriale, lo studio “The metaverse at work”, che ha intervistato 860 leader aziendali in sei paesi, mostra che il metaverso industriale riuscirà con ogni probabilità a soddisfare se non a superare le aspettative.

Metaverso, valore aziendale reale

Le aziende sono già convinte che il metaverso abbia potenzialità di business: solo per il 2% è una “moda” o un fenomeno “mediatico”. Tutte le altre affermano che il metaverso industriale sta creando un valore aziendale sostanziale. Il 58% delle aziende con piani futuri legati al metaverso ha già implementato o sperimentato almeno un caso d’uso relativo al metaverso.

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In media, l’80% di coloro che hanno già implementato casi d’uso del metaverso ritiene che tali casi d’uso avranno un impatto significativo o trasformativo sull’attività aziendale. Quasi tutti gli intervistati (96%) osservano come, mescolando casi d’uso fisici e virtuali, il metaverso offra funzionalità innovative aggiuntive che consentiranno loro di accelerare l’implementazione, l’adozione e la monetizzazione dell’Industria 4.0 per la loro azienda.

Più strumenti per formazione e R&D

In termini geografici, gli Stati Uniti (65%), il Regno Unito (64%) e il Brasile (63%) sono attualmente all’avanguardia quando si tratta di aver implementato o testato almeno un caso d’uso del metaverso industriale o aziendale. La media in Germania è del 53% mentre l’Asia Pacifico è meno avanzata (Giappone, 49%; Corea del Sud, 49%).

Quanto ai casi d’uso che le aziende si aspettano avranno il maggior valore trasformativo, gli intervistati hanno individuato il potenziale più elevato nell’uso della realtà estesa per la formazione dei nuovi assunti e l’upskilling o aggiornamento delle competenze dei dipendenti, mentre tre dei quattro settori intervistati hanno indicato l’uso della ricerca e sviluppo virtuale come applicazione dal maggior potenziale per il miglioramento della progettazione di prodotto e dei processi.

Metaverso, la “nuova” Industria 4.0

Quanto alle tecnologie a supporto dei casi d’uso del metaverso, le aziende citano la necessità di un’infrastruttura adeguata e solide capacità analitiche. Gli intervistati hanno attribuito la massima importanza ai principali fattori abilitanti tecnici che sono fondamentali per l’implementazione concreta, ovvero cloud computing (72%), Ai/Ml (70%) e connettività di rete (68-70%). Data la necessità di ulteriori competenze tecniche interne, in questa fase le aziende si affidano a una serie di partner per colmare le lacune in termini di capacità e implementazione dei casi d’uso.

Vincent Douin, Executive director, Business consulting and business transformation, Ernst & Young, ha dichiarato: “I metaversi industriali e aziendali sono realtà, questo studio mostra il chiaro interesse per queste…

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