Il 2023 è stato determinante per l’azienda totalmente italiana attiva nel mercato delle telecomunicazioni e dell’Information Technology, anno segnato da importanti acquisizioni che hanno portato il gruppo Sielte a consolidare oltre 700 milioni di euro, rafforzando la leadership in Italia e proseguendo con la diversificazione.
Un’azienda a 360 gradi per il mercato delle Tlc
Il gruppo Sielte è composto da aziende diversificate nel business, le cui attività spaziano dalla costruzione delle infrastrutture di rete, alla progettazione e realizzazione di appalti integrati, ai data center, alla sicurezza fisica e informatica, passando per lo sviluppo delle applicazioni e le forniture tecnologiche, per concludere con i contact center tecnici, dove Sielte impiega oltre 1.000 risorse dirette.
Siamo riusciti a creare l’unica azienda presente in Italia in grado di coprire a 360 gradi tutto il mercato delle telecomunicazioni, un partner ideale per gli operatori e la pubblica amministrazione per affrontare e gestire il processo di trasformazione digitale.
Il rafforzamento nel segmento trasporti e la spinta al digitale
Nel 2023 Sielte ha consolidato il suo posizionamento nel mondo dei trasporti, completando l’acquisizione della Società BitFox e la creazione di Sielte Trasporti, creando un player di mercato solido e strutturato, con un budget di produzione nel 2024 di oltre 40 milioni.
Sempre nel 2023 è stata completata l’acquisizione della società Met (Middle Est Telecomunicazioni) che ha permesso al gruppo di radicare la sua presenza in Sicilia ed in Trentino-Alto Adige, oltre al processo di diversificazione della società controllata Be On, attiva adesso anche nel comparto delle digital solutions.
2024 al rialzo: crescita controllata e sostenibile
Prevediamo un 2024 in ulteriore crescita, sia organica, attraverso il consolidamento della nostra posizione di leader del mercato delle infrastrutture di rete, e la nostra sempre più importante presenza nel mercato delle soluzioni digitali, che attraverso ulteriori acquisizioni mirate per rafforzare la nostra presenza nel mercato della pubblica amministrazione e proseguiremo con una crescita controllata e sostenibile, con particolare attenzione ai razionali economici e finanziari che hanno sempre contraddistinto Sielte come una delle aziende più solide del comparto.
La strategia del 2024 prevede ulteriori acquisizioni e razionalizzazioni delle attività operative, operazioni sulle quali l’azienda conferma di essere costantemente al lavoro, con l’obiettivo di ricercare efficienza nel difficile mercato infrastrutturale fisso e mobile, e crescita nei settori diversificati e a valore, dove Sielte è ormai stabilmente presente. Importante sarà anche il processo di valorizzazione del Consorzio NextHera, società che nel 2024 si avvicinerà ai 100 milioni di fatturato, oltre che allo sviluppo del business di tutte le aziende controllate.
Nel 2025 si celebrano i 100 anni
Nel 2025 festeggeremo i 100 anni della nostra azienda e lo faremo con la consapevolezza di aver creato una realtà che, grazie alla diversificazione del business e alla struttura di gruppo, sarà in grado di superare i grandi picchi di attività che ci aspettano nei prossimi anni e le contrazioni che naturalmente dovremo gestire una volta indirizzate le attività connesse al Pnrr.
Accelerare nella roadmap verso gli smart building su scala europea, rendendo più efficace l’attuazione dell’attestato di prestazione energetica, il cosiddetto “Ape”, integrandolo in prospettiva con i requisiti richiesti allo Smart readiness index, il cosiddetto “Sri”, parametro che misura la predisposizione all’intelligenza degli edifici. È questo l’obiettivo del progetto Tunes, finanziato dall’Unione europea, che vede la partecipazione in prima linea, per l’Italia, di Enea, insieme ad altra sei agenzie per l’energia comunitarie e a centri di ricerca come l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. A coordinare il progetto è la società tedesca Empirica.
Gli smart building in Europa
L’Sri era stato introdotto come sistema facoltativo comune per gli stati membri dell’Unione europea nel 2018, con l’obiettivo di valutare la “predisposizione degli edifici all’intelligenza”. Il sistema si basava su una serie di parametri per esaminare la capacità degli edifici o delle unità immobiliari “di adattare il proprio funzionamento alle esigenze dell’occupante e della rete – si legge in una nota di Enea – nonché di migliorare l’efficienza energetica e la prestazione complessiva”.
La recente revisione della Direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia (Epbd) prevede che entro il 30 giugno 2027 la Commissione Europea prescriva l’applicazione dell’Sri per gli edifici non residenziali con una potenza nominale degli impianti termici superiore a 290 kW.
Le caratteristiche degli “edifici smart”
“Un edificio è smart se è efficiente, consuma meno e riesce a gestire gli impianti in maniera intelligente attraverso sistemi di building automation – spiega Biagio Di Pietra, responsabile del Laboratorio Enea Soluzioni Integrate per l’efficienza energetica – È smart se possiede soluzioni per la gestione ottimale del comfort termico, infrastrutture per l’autoconsumo di energia prodotta localmente, sistemi per il monitoraggio dei consumi e, soprattutto, se dialoga in maniera flessibile con la rete elettrica”.
Come funziona Tunes e il ruolo di Enea
Tunes, spiega Enea, è articolato in cinque aree di studio che vanno dall’aggiornamento di database e strumenti di calcolo per gli indicatori utilizzati nell’Ape alla possibile armonizzazione di Ape e Sri. In questo quadro Enea si è occupata nello specifico della gestione dei database e dello sviluppo dell’indice Sri, sfruttando l’esperienza acquisita nell’implementazione del Sistema Informativo sugli Ape (Siape) e negli studi e nelle ricerche indirizzate al sistema elettrico.
Nell’ambito del programma nazionale di Ricerca di Sistema Elettrico, Enea ha avviato diverse attività e prodotto con l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale un rapporto per valutare il potenziale di smartness del costruito esistente, si legge in una nota, applicando l’indice Sri a molteplici casi studio.
Condividere le buone pratiche di certificazione energetica
“Il progetto Tunes, presentato recentemente a Bruxelles nell’ambito di un evento organizzato da Enea – sottolinea Di Pietra – sarà uno strumento importante per condividere e diffondere le buone pratiche di Certificazione Energetica degli Edifici e dello Smart Readiness Indicator, individuando le policy più appropriate anche attraverso il coinvolgimento degli stakeholder di settore. Siamo convinti che integrare l’Sri nella certificazione Ape restituisca una fotografia più completa dei nostri edifici”.
Apple entra ufficialmente nell’era dell’intelligenza artificiale, e sceglie OpenAI come partner per dare vita a una piattaforma che ha l’obiettivo di aiutare gli utenti a personalizzare sempre più l’esperienza sui device della mela morsicata. Come? Creando in tempo reale contenuti stilizzati, con funzionalità che vanno dalla capacità di scrivere su schermo utilizzando la propria grafia a un’interazione più “umana” con Siri, passando per la possibilità di rimettere ordine alle proprie email e di controllare le app in modalità “lock” per evitare sgradite intrusioni.
Le novità Apple sono state presentate a Cupertino in occasione dell’edizione 2024 del Worldwide Developers Conference, dove il ceo Tim Cook, presentando la piattaforma denominata Apple Intelligence, ha parlato di “salto evolutivo”.
Le nuove funzionalità dei dispositivi
I telefoni e i tablet potranno essere usati come sempre, ma sono per l’appunto previste molte più funzioni che permetteranno di adattare e personalizzare i contenuti in base al contesto di utilizzo. I Genmoji, per esempio, sono nuove emoji generate tramite intelligenza artificiale, e accompagneranno l’avatar dell’utente per rendere le conversazioni più colorite e divertenti. Allo stesso tempo, in base all’argomento di conversazione, l’intelligenza artificiale può creare sul momento una storia mettendo insieme foto scattate in passato e attinenti quel tema, accompagnata da una base musicale a fare da colonna sonora. Novità anche per l’uso dell’iPadOs 18, che prevede la personalizzazione della trascrizione degli appunti: con Apple Pencil si potrà scrivere in digitale imitando la propria grafia, e il sistema correggerà lo stile anche quando la fretta prenderà il sopravvento. “Sarà sempre il tuo stile”, hanno spiegato a Cupertino, “ma solo più morbido e leggibile”.
Apple Intelligence potrà poi raggruppare le e-mail per temi o per fonte di invio, ma anche offrire una sinossi a messaggi con contenuti molto lunghi. Ridisegnata pure l’applicazione Foto, che è stata ristrutturata in modo da semplificare la ricerca alle immagini che popolano la memoria dello smartphone. Inoltre iOs 18 prevede molte possibilità di personalizzare e controllare la privacy. Le app più delicate possono essere “nascoste” a utenti esterni, oppure avere accesso con formule meno immediate, tipo riconoscimento facciale, touch o password, per evitare sgradite intrusioni.
La partnership con OpenAI
Apple ha anche annunciato che, in collaborazione con OpenAI, integrerà ChatGpt all’iPhone e ad altri dispositivi entro fine anno. Il ceo della società specializzata in soluzioni di intelligenza artificiale generativa, Sam Altman, era d’altra parte presente all’evento di Cupertino. “Apple integrerà ChatGpt nelle esperienze di iOS, iPadOS e macOS, consentendo agli utenti di accedere alle funzionalità di ChatGpt – compresa la comprensione di immagini e documenti – senza dover passare da uno strumento all’altro”, si legge nell’annuncio pubblicato sul sito di OpenAI.
“Anche Siri può attingere all’intelligenza di ChatGpt quando è utile. Agli utenti Apple viene chiesto prima di inviare domande a ChatGpt, insieme a documenti o foto, e Siri presenta direttamente la risposta. Inoltre ChatGpt sarà disponibile negli strumenti di scrittura di Apple, per aiutare gli utenti a generare contenuti per qualsiasi argomento. Gli utenti possono anche utilizzare gli strumenti per le immagini di ChatGpt per generare immagini…
Più risorse per il mercato italiano del venture capital: prende il via FoF VenturItaly II di Cdp Venture Capital Sgr, il nuovo fondo di fondi che investe in gestori di Vc nazionali. Con target di raccolta di 500 milioni di euro e dimensione massima fissata a 700 milioni, FoF VenturItaly II concentrerà la propria azione su fondi dedicati all’investimento in imprese a elevato tasso di innovazione in tutti i settori tecnologici, inclusi quelli di interesse strategico nazionale tra cui, ma non solo, transizione energetica, aerospazio, salute e agritech.
Il primo closing vale già 475 milioni ed è stato sottoscritto dagli anchor investor Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) per un importo di 375 milioni (attraverso il fondo istituito tramite decreto interministeriale del 26 luglio 2022 che disciplina le modalità di investimento delle risorse stanziate del decreto-legge 121 del 2021 in materia di sostegno al venture capital), e da Cdp Equity (Gruppo Cdp) per ulteriori 100 milioni.
Grazie a queste risorse FoF VenturItaly II è già operativo.
FoF VenturItaly II: più risorse per l’innovazione
Il nuovo fondo dei fondi è promosso da Cdp Venture Capital in continuità con il predecessore FoF VenturItaly, prima iniziativa di fondo di fondi lanciata nel 2020 che ha completato con successo l’attività di allocazione su 19 fondi di venture capital italiani, di cui oltre la metà gestiti da team di nuova generazione. Significativo è l’effetto leva generato sul mercato, pari a 3 volte le risorse sottoscritte da Cdp Venture Capital nei fondi sottoscritti, essendo tali fondi target riusciti ad attrarre un’ampia base di investitori.
Il nuovo FoF VenturItaly II sarà gestito dai due Responsabili Simona Corno e Roberto Parrella, all’interno team di investimento che si occupa di attività di fondi di fondi in Cdp Venture Capital guidato dalla Senior partner Cristina Bini.
“La solidità dell’infrastruttura finanziaria del venture capital passa soprattutto attraverso la presenza di una pluralità di gestori che possano garantire visione di lungo periodo alle nuove imprese innovative e dalla creazione dei campioni nazionali a livello internazionale. In questo settore, l’intervento di Cdp Venture Capital ha generato finora un processo virtuoso sul mercato, con FoF VenturItaly, creando addizionalità tra risorse pubbliche e private a disposizione dei gestori nazionali e allo stesso modo stimolando anche l’intervento di operatori esteri al fianco degli italiani nel finanziamento di aziende tech, attraverso l’azione del FoF Internazionale”, commenta Agostino Scornajenchi, Amministratore delegato e direttore generale di Cdp Venture Capital.
Il nuovo piano industriale di Cdp Venture Capital
In continuità con questa strategia, Cdp Venture Capital ha orientato parte degli obiettivi del Piano industriale 2024-2028, allocando 3,3 miliardi di euro su investimenti di tipo “indiretto”, ha indicato ancora l’Ad Scornajenchi, a supporto di fondi di venture capital di terzi generati dalla nascita di nuovi operatori del venture capital e di sostegno agli esistenti.
Cdp Venture Capital è una Sgr partecipata al 70% di Cdp Equity e al 30% da Invitalia. Investe sulla nuova generazione di imprenditori, per riconquistare il ruolo propulsivo in tutti i campi creativi dell’economia italiana, della scienza e della…
Composto da membri del consiglio e dirigenti, fra cui il Ceo Sam Altman, il Safety and Security Committee avrà 90 giorni per valutare i processi e le misure di salvaguardia relative allo sviluppo avanzato dell’AI e consulterà anche esperti esterni. Svilupperà inoltre raccomandazioni per potenziali miglioramenti e i risultati saranno presentati all’intero consiglio di OpenAI prima di essere resi pubblici. “Accogliamo con favore un forte dibattito in questo momento importante”, scrive OpenAI in un post ufficiale.
Al via l’addestramento di Gpt-5
OpenAI ha intanto iniziato l’addestramento del nuovo modello di AI generativa che dovrebbe essere chiamato Gpt-5 e che avvicinerebbe la tecnologia all’Agi, un’intelligenza artificiale generale in grado di raggiungere un livello di comprensione e ragionamento simile a quello umano o addirittura superiore.
La formazione del nuovo comitato di sicurezza arriva sulla scia delle recenti fuoriuscite di dirigenti che hanno alimentato preoccupazioni sulle priorità di sicurezza di OpenAI. E’ andato via Jan Leike che è stato subito cooptato dalla rivale Anthropic ma anche Ilya Sutskever, uno dei dirigenti che a novembre scorso mise in discussione il ruolo di Sam Altman. Nei giorni in cui i manager hanno lasciato, è anche scoppiata la polemica tra Scarlett Johansson e OpenAI: l’attrice, diventata un simbolo dell’IA dopo il film Her, ha acusato la società di aver clonato la sua voce per la nuova versione di ChatGpt.
Anche Altman fra gli aderenti al Giving Pledge
Sam Altman e il marito Oliver Mulherin, intanto, hanno aderito al Giving Pledge, l’appello lanciato da Warren Buffett e Bill Gates ai Paperoni d’America a destinare almeno il 50% dei propri averi a iniziative filantropiche. In una lettera aperta Altman e Mulherin rendono omaggio al “duro lavoro, la genialità, generosità e dedizione per migliorare il mondo di molte persone che hanno costruito l’impalcatura della società che ci ha permesso di arrivare fin qui”.
Buffett e Gates avevano avuto l’idea del Giving Pledge nel 2009 durante una cena top secret a New York con il sindaco della Grande Mela Michael Bloomberg e la star della tv Oprah Winfrey. Valutato all’epoca 47 miliardi di dollari, Buffett aveva dato l’esempio impegnandosi a liquidare prima della morte il 99% del suo capitale donandolo in opere di beneficenza. Il tutto si era poi concretizzato l’anno dopo in un vertice newyorchese della filantropia complice anche il finanziere David Rockefeller. Da allora le adesioni si erano moltiplicate: tra i tanti avevano sottoscritto l’impegno George Lucas, Ted Turner e, una decina di anni fa, il ceo di Apple Tim Cook, quest’ultimo pronto a donare i suoi averi in beneficenza, dopo aver provveduto a tutte le spese per l’educazione di un nipotino.
Altman sarebbe valutato almeno due miliardi di dollari grazie a investimenti in startup e nella piattaforma Reddit. Il Giving Pledge non è un contratto legalmente vincolante: è piuttosto un impegno morale da parte dei…
Nasce a Milano la prima Public Cloud Local Zone di OvhCloud. Grazie all’acquisizione di Gridscale, detentore di una tecnologia innovativa, il Gruppo è ora in grado di garantire la disponibilità di servizi cloud in poche settimane, al servizio di nuove sedi internazionali. Oltre alle Local Zone precedentemente aperte a Bruxelles e Madrid, la nuova Local Zone di Milano offre ai clienti italiani nuove opzioni di accesso ai servizi di Public Cloud del Gruppo, con una latenza ridotta e una residenza locale dei dati. Nel pieno rispetto delle normative europee in materia di sovranità digitale e sicurezza, la nuova Local Zone si adatta alle rigorose politiche di sicurezza di settori critici come quello finanziario, bancario e governativo.
“La disponibilità odierna della Local Zone di Milano segna una data fondamentale negli investimenti di OVHcloud in Italia. D’ora in poi i clienti italiani potranno usufruire della Local Zone per contare su servizi ancora più sicuri, veloci ed efficienti per supportare il business a livello locale e la trasformazione digitale nell’ecosistema tecnologico italiano”, ha dichiarato John Gazal, Vice Presidente Sud Europa e Brasile di OvhCloud.
I benefici dell’Open & Trusted Cloud
La nuova Local Zone di Milano di OVHcloud offre ai clienti italiani il vantaggio dell’Open & Trusted Cloud del Gruppo e i benefici della residenza dei dati. Con una maggiore vicinanza al luogo in cui sono generati, richiesti e accessibili attraverso il Cloud, i clienti sono sicuri che i loro dati rimarranno entro i confini geografici regolamentati dalle normative locali o dalle politiche di sicurezza. Questo aspetto è particolarmente importante in settori quali la consulenza, i servizi finanziari e la sanità.
Le Local Zone assicurano anche una migliore latenza: ciò significa che i workload con servizi sensibili alla latenza, come l’analisi in tempo reale, i siti web di e-commerce, le Content Delivery Network (Cdn) per il replay e lo streaming di video, nonché il Cloud gaming, beneficeranno di tempi di risposta più rapidi, offrendo una migliore esperienza all’utente. Per la maggior parte dei clienti, le Local Zone di OvhCloud offrono latenze al millisecondo, consentendo casi d’uso come il Cloud gaming ad alte prestazioni con ritardi minimi.
Fino a 150 Local Zone entro il 2026
Le organizzazioni possono ora beneficiare delle funzionalità di Local Zone Public Cloud, tra cui Compute, Block Storage e Networking, compreso l’IP pubblico locale. Ulteriori servizi saranno rilasciati nei prossimi mesi grazie a un modello di sviluppo iterativo. I clienti potranno accedere in futuro a funzionalità quali Object Storage e Managed Rancher Service per la gestione Kubernetes multi-cloud.
Nel contesto di un mercato Cloud in crescita a livello globale, OVHcloud ha definito un piano di implementazione ambizioso per soddisfare la domanda di servizi Cloud nelle aree geografiche esistenti e in quelle nuove. Con l’obiettivo di aprire fino a 150 Local Zone entro il 2026, il Gruppo ha già inaugurato le region di Milano, Madrid, Bruxelles, Marsiglia e Dallas a cui seguiranno presto anche Amsterdam e Praga.
Disponibile da subito, la Local Zone di Milano è aperta e i clienti possono eseguire ed esporre…
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