Musk, il social X fuori controllo: rischia una maxi multa

Musk, il social X fuori controllo: rischia una maxi multa

X vìola le norme del Digital Markets Act (Dsa). La Commissione Ue ha riscontrato violazioni nelle aree legate ai dark pattern, che sono interfacce studiate per indurre gli utenti a compiere azioni indesiderate, alla trasparenza della pubblicità e all’accesso ai dati da parte dei ricercatori.

“A nostro avviso, X non rispetta la legge sui servizi digitali nei settori chiave della trasparenza, utilizzando modelli oscuri e quindi fuorviando gli utenti, non fornendo un adeguato archivio pubblicitario e bloccando l’accesso ai dati per i ricercatori – spiega la vicepresidente esecutiva per Un’Europa pronta per l’era digitale, Margrethe Vestager – La legge sui servizi digitali è imperniata sulla trasparenza e siamo determinati a garantire che tutte le piattaforme, compresa X, rispetti la legislazione dell’Ue.

I risultati premilinari dell’indagine Ue

Sulla base di un’indagine approfondita che comprendeva, tra l’altro, l’analisi dei documenti interni della società, colloqui con esperti e la cooperazione con i coordinatori nazionali dei servizi digitali, la Commissione ha formulato constatazioni preliminari di non conformità su tre aspetti:

  • X progetta e gestisce la propria interfaccia per gli “account verificati” con la “spunta blu ma dato che chiunque può abbonarsi per ottenere lo status “verificato”, gli utenti non possono essere adeguatamente informati sull’autenticità degli account e ai contenuti con cui interagiscono. “Esistono prove di malintenzionati – si legge nella nota diffusa da Bruxelles – che abusano degli account verificati per ingannare gli utenti”.
  • In secondo luogo, X non rispetta la trasparenza in materia di pubblicità, in quanto non fornisce un archivio pubblicitario consultabile e affidabile, ma utilizza caratteristiche di progettazione e barriere di accesso che rendono il database inidoneo a fini di trasparenza nei confronti degli utenti. In particolare, il modello adottato non consente la vigilanza sui rischi derivanti dalla distribuzione di pubblicità online.
  • Infine X non fornisce ai ricercatori l’accesso ai suoi dati pubblici così come stabilito dal Dsa e utilizza procedure poco chiare per l’accesso alle Api.

“X ha ora il diritto di difesa, ma se la nostra opinione sarà confermata, infliggeremo ammende e richiederemo cambiamenti significativi”, evidenzia Thierry Breton, commissario per il Mercato interno.

Cosa rischia X

Le conclusioni preliminari non pregiudicano l’esito dell’inchiesta: X può esercitare il suo diritto di difesa, esaminando i contenuti nel fascicolo d’indagine della Commissione e rispondere per iscritto ai rilievi.

Se il parere preliminare della Commissione dovesse essere infine confermato, la Commissione adotterà una decisione definitiva di non conformità che accerti che X vìola gli articoli 25, 39 e 40 della legge sui servizi digitali. La decisione potrebbe comportare sanzioni pecuniarie fino al 6% del fatturato mondiale di X a cui verrà chiesto di adottare misure ad hoc per superare le criticità. La decisione di non conformità potrebbe anche far scattare un periodo di vigilanza rafforzato per garantire il rispetto delle misure che il social intende adottare per porre rimedio alla violazione. La Commissione può inoltre imporre penalità di mora per costringere una piattaforma a conformarsi.

Source

Cybersecurity “embedded” per l’IoT: l’italiana Exein incassa 15 milioni

Cybersecurity “embedded” per l’IoT: l’italiana Exein incassa 15 milioni

Si chiude con successo un round di finanziamento Serie B da 15 milioni di euro per Exein, azienda italiana attiva nella cybersecurity embedded per dispositivi IoT. Il round è stato guidato da 33N, un investitore specializzato in cybersecurity e software per infrastrutture, con la partecipazione di Partech. Hanno partecipato anche gli investitori esistenti United Ventures, eCapital, e Future Industry Ventures (un fondo Redstone/Sbi).

Il nuovo capitale sosterrà i piani di crescita globale di Exein in Europa, Stati Uniti e Asia, con l’apertura di un nuovo ufficio a Taipei per rafforzare la sua presenza nel mercato asiatico. L’azienda prevede inoltre di raddoppiare il proprio organico entro il prossimo anno.

Un nuovo approccio per la sicurezza IoT

Exein ridefinisce la sicurezza IoT con un approccio innovativo che sposta l’attenzione dalla rete ai singoli dispositivi. Integrando misure di sicurezza avanzate direttamente nel software dei dispositivi, Exein crea un vero e proprio “sistema immunitario digitale” per ogni dispositivo, garantendone la sicurezza in modo autonomo e proattivo. Questo metodo consente ai produttori di integrare facilmente robuste misure di sicurezza nei loro prodotti, proteggendo i dispositivi dalle minacce informatiche in continua evoluzione e garantendo la conformità alle normative globali sulla cybersecurity sempre più rigorose. Exein utilizza l’intelligenza artificiale avanzata nell’edge computing per migliorare la protezione, permettendo il rilevamento e la risposta alle minacce in tempo reale direttamente sul dispositivo. Questo innovativo impiego dell’AI assicura che le misure di sicurezza non solo siano avanzate, ma anche adattive e proattive, fornendo un robusto meccanismo di difesa su misura per le esigenze specifiche di ciascun produttore.

Dal 2018, Exein ha costruito solide partnership con attori chiave come Seco, Arm, Nvidia, Aws e Lattice Semiconductor. Questa rete in espansione ha permesso a Exein di ampliare la sua portata e il suo impatto sul mercato, con milioni di dispositivi già protetti dalla sua tecnologia all’avanguardia.

Focus sulla sicurezza “by-design”

“La sicurezza embedded è indispensabile – afferma Gianni Cuozzo, fondatore e ceo di Exein -. Viviamo in un mondo digitale dove i dispositivi connessi permeano ogni aspetto della nostra vita, dalle case alle automobili, dalle città alle infrastrutture critiche. Questa crescente interconnessione espone i sistemi a un panorama di minacce informatiche in continua evoluzione, rendendo la sicurezza embedded un elemento imprescindibile. Exein è consapevole di questa esigenza e offre soluzioni di sicurezza embedded avanzate e continue per i produttori di dispositivi connessi. Crediamo fermamente che la sicurezza “by-design” sia l’approccio più efficace per proteggere i dispositivi connessi e siamo orgogliosi del nostro metodo decentralizzato che garantisce la sicurezza intrinseca di ogni dispositivo. Sono entusiasta di ampliare la nostra presenza in Europa, Stati Uniti e Asia con la missione di rendere il mondo digitale più sicuro.”

Commentando l’investimento, Carlos Alberto Silva, Managing Partner di 33N, dichiara: “Il nostro investimento in Exein rappresenta un impegno concreto nel sostenere le aziende di cybersecurity più innovative in Europa e a livello globale. In un mondo dove il numero di dispositivi connessi cresce in modo esponenziale, soprattutto in settori ad alto rischio come…

Source

La statistica pronta per la sfida AI: language model by Fastweb

La statistica pronta per la sfida AI: language model by Fastweb

Lo sviluppo e la sperimentazione di metodologie basate sull’Intelligenza Artificiale per la produzione di informazione statistica sempre più accurata e volta a una maggiore comprensione dei fenomeni demografici, economici e sociali del nostro Paese sono gli obiettivi dell’accordo di collaborazione della durata di due anni sigliato fra Istat, Fastweb e l’Università degli Studi Internazionali di Roma (Unint).

Nell’ambito dell’intesa, Istat e Unint metteranno a disposizione statistiche già rese pubbliche in forma testuale che saranno utilizzate da Fastweb per l’allenamento di Miia (Modello Italiano Intelligenza Artificiale), il modello linguistico nazionale della società addestrato nativamente in lingua italiana, che costituirà la base sulla quale verranno sviluppate le applicazioni di AI e Gen AI facendo leva sulla potenza computazionale di NeXXt AI Factory, il supercomputer inaugurato da Fastweb qualche giorno fa.

Insieme per sviluppare soluzioni basate sull’AI

Grazie ad una governance trasparente del modello linguistico e all’utilizzo di dati italiani di qualità e nel pieno rispetto delle normative vigenti nazionali ed europee relative alla privacy e al copyright, Istat, Fastweb e Unint lavoreranno insieme per sviluppare soluzioni basate sull’Intelligenza Artificiale. Fastweb fornirà inoltre consulenza e formazione professionale in ambito AI per consentire al personale di Istat il pieno utilizzo delle nuove applicazioni.

“Grazie alla collaborazione avviata con Istat e Unint avremo a disposizione una fonte di dati preziosa per addestrare il nostro modello linguistico e sviluppare le applicazioni del futuro” ha dichiarato Walter Renna, amministratore delegato di Fastweb. “Gli accordi e le collaborazioni con enti di ricerca, aziende e pubbliche amministrazioni costituiscono un tassello fondamentale della nostra strategia con la quale vogliamo tracciare la via italiana dell’Intelligenza Artificiale, garantendo in ogni momento alle aziende e alle pubbliche amministrazioni la sicurezza e il controllo dei loro dati”.

Collaborazione pubblico-privato

“La collaborazione fra settore pubblico e privato è essenziale per guidare l’innovazione e garantire che i progressi tecnologici siano di servizio per il più ampio interesse pubblico” ha dichiarato Massimo Fedeli, direttore del Dipartimento per lo sviluppo di metodi e tecnologie per la produzione e diffusione dell’informazione statistica (Dirm). Mettere insieme le risorse di Istat, Unint e Fastweb consentirà di guidare lo sviluppo di applicazioni avanzate di AI dedicate al contesto italiano. Questa partnership riveste per noi in Istat carattere strategico, di ulteriore valorizzazione delle statistiche già rese pubbliche e a disposizione di tutti. Siamo favorevoli a collaborazioni che abbiano come obiettivo prioritario la ricerca, che perseguiamo da sempre con passione e competenza”.

“L’intelligenza artificiale rappresenta una sfida cruciale per il nostro Paese. Una sfida che va affrontata adeguando l’innovazione tecnologica alle peculiarità del nostro sistema industriale, alle sue esigenze e alle sue fonti di vantaggio competitivo”, conclude Alessandro De Nisco, professore ordinario di management e marketing e direttore del Dipartimento di scienze umanistiche e sociali internazionali dell’Università degli studi internazionali di Roma (Unint). “Il mondo accademico ha un’enorme responsabilità, e oggi più che mai è chiamato a co-creare conoscenza con le istituzioni e le imprese nazionali. Questa collaborazione si colloca nell’ambito delle attività di ricerca svolte dal nostro Ateneo nel campo della digitalizzazione…

Source

Intelligenza artificiale, una bolla come quella delle dot-com degli anni Novanta?

Intelligenza artificiale, una bolla come quella delle dot-com degli anni Novanta?

L’intelligenza artificiale è un’innovazione che sta galvanizzando i mercati fino ad assumere le proporzioni di una bolla speculativa? In parte sì: esattamente come accaduto negli Anni ’90 con l’entusiasmo per la nascita delle aziende su internet, le dot-com, anche l‘Ai è una bolla che continua a gonfiarsi, trainando il mercato azionario statunitense verso picchi record. L’ascesa proseguirà fino a portare l’indice S&P 500 a 7.000 nel 2025 (oggi è intorno a 5.500), ma anche all’esplosione della bolla, proprio come accaduto nella fase dot-com. Lo scrivono gli esperti di Capital Economics in un’analisi che parte dall’osservazione dell’andamento del titolo di Nvidia.

Il chipmaker ha sfondato la capitalizzazione di 3.000 miliardi di dollari, portandosi in vetta all’indice S&P, ma ha anche perso il 18% del suo valore nell’ultima settimana di giugno, bruciando in Borsa 550 miliardi di dollari. Ora il prezzo viaggia a circa il 12% del valore in meno rispetto al massimo toccato a metà giugno (il prezzo delle azioni di Nvidia è comunque raddoppiato nell’ultimo anno e l’azienda resta la terza tra i colossi Usa per capitalizzazione di mercato).

Rivoluzione Ai: dalla “bolla” alla trasformazione pervasiva

Gli analisti di Capital Economics osservano che gli investitori di Nvidia sono storicamente inclini a investire nelle innovazioni prima che queste siano in grado di portare benefici pervasivi nell’economia reale.

Infatti, le implicazioni dell’Ai sui mercati sono un fenomeno separato dai suoi impatti macroeconomici. Questi ultimi sono innegabili, ma, come in ogni rivoluzione tecnologica, esiste un lasso di tempo che separa l’arrivo dell’innovazione dalla trasformazione pervasiva che genera nella società.

I primi segnali che la rivoluzione Ai ha iniziato a toccare alcune aree di investimento economico negli Stati Uniti ci sono, ma occorre che il cambiamento si osservi in modo coerente e anche in altri Paesi. Capital Economics continua a pensare che l’aumento di produttività generato dall’Ai sarà significativo (fino a +1,5% l’anno negli Usa, molto meno in Europa), ma si vedrà solo nella seconda metà del decennio.

Il ciclo dell’hype dell’intelligenza artificiale

L’Ai starebbe dunque seguendo il ciclo dell’hype illustrato da Gartner, proseguono gli analisti: al momento siamo vicini al picco di “aspettative gonfiate”, almeno per quel che riguarda l’impatto macroeconomico dell’intelligenza artificiale. Ciò suggerisce che presto entreremo in una fase di scetticismo che culminerà nel pessimismo e che potrebbe coincidere con lo scoppio della bolla sul mercato azionario. Anzi, per Capital Economics “scoppierà sicuramente”, perché questo è il l’andamento tipico delle innovazioni che scatenano entusiasmo e ottimismo. Può accadere per trend che non hanno alcun seguito, ma è successo anche per tecnologie che hanno cambiato il mondo.

Sarà così per l’Ai: i vantaggi di produttività diventeranno alla fine evidenti e dallo scoppio della bolla emergerà “una vasta infrastruttura che aiuterà a diffondere i benefici di questa tecnologia nell’economia globale“, scrivono gli analisti.

Allora la rivoluzione Ai sarà non più un hype o una bolla sul mercato, ma la nuova forma di una trasformazione digitale pervasiva. Fino alla prossima grande disruption tecnologica.

Source

Cybersecurity, Piantedosi: “Essenziale al pari della forza militare ed economica”

Cybersecurity, Piantedosi: “Essenziale al pari della forza militare ed economica”

“Lo sviluppo di capacità nel settore della sicurezza informatica è divenuto un aspetto essenziale delle prerogative di uno Stato, al pari della sua forza militare ed economica. Garantire l’inviolabilità delle infrastrutture informatiche non aumenta soltanto il livello di sicurezza di un Paese, ma favorisce anche la fiducia, l’innovazione e la crescita economica”. Lo ha sottolineato il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, partecipando alla Farnesina alla “Conferenza Nazionale per la creazione di un ecosistema di cyber capacity building”.

L’evento ha visto anche la presenza del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, e del Direttore Generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale Bruno Frattasi.

Dar vita a un ecosistema di livello internazionale

Dopo la sessione istituzionale, la conferenza si è sviluppata con interventi dei rappresentanti delle principali istituzioni coinvolte, aziende ed enti accademici attivi nel campo della cybersicurezza, con l’obiettivo di dar vita a un ecosistema capace di operare a livello internazionale, in un’ottica di “promozione del saper fare italiano, di approfondimento di priorità operative e geografiche, di sviluppo di partenariati pubblico-privato, conferendo operatività alla proiezione del sistema cyber italiano ed europeo”, spiega la nota ufficiale del Ministero degli Esteri.

Rafforzare la sinergia tra enti pubblici e privati

“Di fronte alle crescenti minacce alla nostra sicurezza in ambito cibernetico, il Governo è fortemente impegnato in un’azione volta a rafforzare la sinergia tra enti pubblici e privati, mondo accademico e centri-studio” ha commentato Tajani, che ha evidenziato come l’obiettivo principale sia favorire una maggiore proiezione internazionale dell’Italia in un settore di rilevanza strategica, in attuazione della Strategia Nazionale di Cybersicurezza.

Focus sulle iniziative di Cyber Capacity Building

Le politiche di sicurezza cibernetica sono divenute prioritarie nelle agende politiche di governi e organizzazioni internazionali in considerazione dei profondi mutamenti geopolitici e della rapida trasformazione digitale degli assetti economico-produttivi. In tale contesto, assumono particolare rilievo le iniziative di Cyber Capacity Building (Ccb), volte al trasferimento di capacità e competenze verso Paesi terzi.

Cybersicurezza e reati informatici: in Gazzetta Ufficiale la legge

Intanto è stata pubblicata in Gazzetta la legge del 28/06/2024 numero 90, in vigore dal 17 luglio, che introduce una serie di disposizioni per il rafforzamento della cybersicurezza nazionale e la prevenzione dei reati informatici, al fine di migliorare la resilienza delle infrastrutture pubbliche e private italiane, nonché a coordinare meglio le risposte agli incidenti cibernetici.  La normativa si concentra sul rafforzamento della resilienza delle PA e del settore finanziario, la sicurezza delle banche dati degli Uffici giudiziari e il contrasto ai reati informatici.

Viene previsto un Nucleo per la cybersicurezza con la possibilità di convocare rappresentanti di enti rilevanti, come la Direzione nazionale antimafia, la Banca d’Italia e altri, per affrontare questioni di particolare rilevanza.

L’Agenzia assume il ruolo di Autorità nazionale per la cybersicurezza, coordinando soggetti pubblici e privati per assicurare la sicurezza e la resilienza cibernetiche a livello nazionale.

 

Source

GenAI, Nvidia nel mirino dell’Antitrust francese: “Competizione a rischio”

GenAI, Nvidia nel mirino dell’Antitrust francese: “Competizione a rischio”

L’autorità Antitrust francese potrebbe essere la prima al mondo a indirizzare accuse formali al produttore americano di chip Nvidia per presunte pratiche anticoncorrenziali nella catena del valore dell‘intelligenza artificiale generativa: lo riporta Reuters in base a indiscrezioni raccolte da persone vicine agli ambienti del regolatore francese.

L’Autorité de la concurrence starebbe preparando un’indagine contro il più grande produttore mondiale di chip dopo aver effettuato nel settembre 2023 dei controlli a sorpresa nell’industria del cloud computing e in seguito a una consultazione pubblica nel settore dell’Ai generativa, da cui è scaturito un report che descrive lo stato della competitività del settore. Il documento sottolinea che il settore della GenAi rischia, tra l’altro, un abuso di posizione dominante da parte delle aziende che forniscono i chip.

GenAi, Nvidia nel mirino dell’Antitrust francese

In particolare, l’Antitrust francese teme la dipendenza del settore dal software Cuda per la programmazione dei chip di Nvidia.

Come si legge nel report dell’Autorità francese, il regolatore “rileva diversi rischi potenziali come la fissazione dei prezzi, le restrizioni alla produzione, le condizioni contrattuali sleali o i comportamenti discriminatori”. Inoltre, le società sentite durante le consultazioni dell’antitrust, hanno espresso “preoccupazioni per la dipendenza dell’industria dal software di programmazione dei chip Cuda di Nvidia (l’unico ambiente perfettamente compatibile con le Gpu che sono diventate indispensabili per il calcolo accelerato)”. Infine, anche i recenti annunci di investimenti di Nvidia in fornitori di servizi cloud specializzati in Ai, come Coreweave, destano preoccupazioni”.

L’Antitrust francese assicura che continuerà a monitorare con attenzione il settore.

Catena del valore dominata dalle big tech

Il report analizza l’intero mercato della GenAi, che è composto di più attori che l’Antitrust ha messo sotto la lente. Ci sono i giganti del digitale che sono presenti sull’intera catena del valore, ovvero Alphabet e Microsoft, mentre Amazon, Apple, Meta e Nvidia sono presenti solo in parti di essa. Ci sono poi gli sviluppatori del modelli di GenAi, spesso delle startup, come Anthropic, HuggingFace, Mistral Ai e OpenAi, e dietro i quali ci sono spesso gli investimenti delle big tech, come Microsoft per OpenAi e Google e Amazon per Anthropic. A monte dell’industria ci sono i fornitori di componenti, tra cui in primo piano Nvidia, e i provider del cloud computing. Tutti questi settori sono collegati e gli stessi colossi spesso coprono più parti della catena del valore.

Il report sottolinea anche come l’ingresso nel settore sia strettamente legato alla disponibilità sia di grandi potenze di calcolo che di enormi quantità di dati. Fondamentale anche la capacità di effettuare ingenti investimenti. Questi fattori alzano le barriere per i nuovi entranti e rendono la GenAi un’industria potenzialmente concentrata tra le big tech.

“I colossi del digitale beneficiano dei vantaggi legati alla loro integrazione verticale, alle economie di scala e agli effetti di rete di natura cumulativa, perché i dati degli utilizzatori permettono di affinare continuamente i loro modelli e proporre nuovi servizi”, scrive l’Autorité.

I rischi di abuso e le raccomandazioni

Sono otto i grandi rischi che il regolatore vede sul mercato della GenAi: rischio di abuso nelle…

Source