Cavi sottomarini, Unitirreno sulla Genova Landing Platform di Sparkle per l’accesso agli hub europei

Cavi sottomarini, Unitirreno sulla Genova Landing Platform di Sparkle per l’accesso agli hub europei

Unitirreno Submarine Cable System sceglie la Genova Landing Platform di Sparkle come approdo nel capoluogo ligure e punto di accesso verso il resto d’Europa del nuovo sistema di cavi sottomarini nel mar Tirreno. L’infrastruttura collegherà Genova e Mazara del Vallo, con diramazioni verso Roma, Olbia e la possibilità di espandersi ulteriormente in futuro, con l’obiettivo di migliorare le infrastrutture digitali italiane.

Grazie a questa scelta, si legge in una nota di Sparkle, Unitirreno ottiene un rapido accesso ai principali hub europei senza impatti sulla città e sull’ambiente e risparmiando i costi, i tempi e le complessità amministrative necessari per la creazione di un’infrastruttura di approdo proprietaria.

Il nuovo cavo

Il progetto di Uniterreno, partnership tra il Fondo Infrastrutture per la Crescita Esg, istituito e gestito da Azimut Libera Impresa Sgr, Unidata ed esperti del settore, è stato ideato con un’architettura “open cable system”, e conterà su una capacità trasmissiva di 480 terabit al secondo. Il nuovo cavo da 1030 kilometri, stando alla roadmap, entrerà in esercizio nel secondo trimestre 2025 e sarà lungo 1.030 kilometri.

La Genova Landing Platform di Sparkle

La piattaforma scelta da Unitirreno per l’approdo a Genova del proprio sistema di cavi sottomarini, prosegue il comunicato, è un’infrastruttura scalabile “progettata per garantire ai cavi sottomarini un approdo chiavi in mano, resiliente e sicuro sulla costa occidentale europea”.

Unitirreno non è il primo player a utilizzare questa infrastruttura, cui si appoggiano anche i sistemi Bluemed e BluRaman. Nello specifico, Unitirreno andrà a collegarsi con il Genova Digital Hub a Lagaccio, una struttura di colocation aperta e neutrale, punto di interconnessione con altri cavi sottomarini e reti terrestri europee, oltre che di Internet Exchange Point come Ge-DIX.

Un arricchimento per l’ecosistema digitale ligure

“Siamo orgogliosi di essere stati scelti da Unitirreno come partner di approdo sulla costa dell’Europa occidentale – afferma Enrico Bagnasco, amministratore delegato di Sparkle – Questo accordo arricchisce ulteriormente l’ecosistema digitale ligure e conferma la nostra Genova Landing Platform come alternativa di riferimento per altri cavi sottomarini che cercano un ingresso diversificato in Europa”.

Un’opportunità per ulteriori collaborazioni

“Siamo molto soddisfatti dell’accordo con Sparkle, che rappresenta non solo una garanzia in termini di affidabilità e sicurezza, ma anche un’opportunità per esplorare ulteriori collaborazioni in futuro – aggiunge Renato Brunetti, presidente e amministratore delegato di Unidata – Siamo convinti che questo accordo contribuirà in modo significativo allo sviluppo di un sistema di interconnessione sempre più avanzato, migliorando la qualità dei servizi e aprendo la strada a nuove innovazioni”.

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Digital transformation, bisogna reinventarsi continuamente: “Una lotta tenere il passo”

Digital transformation, bisogna reinventarsi continuamente: “Una lotta tenere il passo”

Il 76% dei dirigenti senior ritiene che l‘intelligenza artificiale generativa, le reti neurali e i gemelli digitali aumenteranno significativamente le probabilità di successo della trasformazione. Lo afferma il rapporto “Transforming the enterprise of the future” di Kpmg, secondo cui, sebbene i rapidi progressi tecnologici continuino a guidare i programmi di trasformazione aziendale, meno di un terzo (29%) dei leader ritiene che la propria preparazione in ambito tecnologico sia molto elevata.

“Nonostante le difficoltà – afferma Kpmg -, le aziende si stanno affannando per tenere il passo. Per la stragrande maggioranza di loro la trasformazione non è più episodica, ma uno stato di continua reinvenzione. La maggioranza (88%) delle imprese sta ora eseguendo due o più programmi di trasformazione, mentre oltre la metà (54%) ne sta eseguendo tre o più contemporaneamente“.

I 5 ostacoli alla trasformazione digitale

La ricerca individua i cinque principali ostacoli che limitano la trasformazione digitale: mancanza di risorse, competenze o esperienza; resistenza degli stakeholder al cambiamento; resistenza degli stakeholder e dei dipendenti; obiettivi aziendali contrastanti; mancanza di fondi o business case poco chiaro.

Le 4 leve per liberare valore

Per liberare capacità e valore, il rapporto di Kpmg prevede che i performer migliori abbiano punti di forza in quattro aree.

Culture resilienti

Stabilire una cultura di fiducia, valori condivisi e allineamento alla visione strategica è la chiave per il successo della trasformazione e la resilienza organizzativa a lungo termine.

Maturità digitale

La ricerca rivela che le imprese digitalmente mature hanno maggiori probabilità di ottenere risultati migliori. Tuttavia, molte aziende non sfruttano appieno il valore dei loro dati, della loro tecnologia e delle loro persone. Due terzi dei dirigenti senior hanno valutato le loro fondamenta tecnologiche come non più che adeguate, mentre la maggior parte si aspetta che gli impatti della tecnologia sulla trasformazione aumentino nei prossimi uno o tre anni.

Allineamento dell’ecosistema dei partner

Le aziende leader stanno sfruttando le partnership per accelerare le strategie di go-to-market, superare le sfide della supply chain e superare le capacità tecnologiche. La ricerca mostra che solo un terzo dei dirigenti senior ritiene che il loro attuale ecosistema di partner sia fortemente allineato con i loro obiettivi di trasformazione. Guardando al futuro, questi leader si aspettano di investire di più nelle partnership piuttosto che nella creazione o nell’acquisto di tecnologia.

Forti capacità di orchestrazione

Circa il 60% dei dirigenti senior e dei responsabili di linea ritiene che l’adozione di tecnologie avanzate aumenterà le probabilità di successo della trasformazione.

Il rapporto sottolinea che le nuove tecnologie e gli estesi repository di dati stanno aiutando le aziende a creare maggiore valore. Questi e altri strumenti consentono una migliore allocazione delle risorse, analisi e approfondimenti dei dati, comprensione del cliente, gestione del rischio e innovazione di prodotti e servizi.

Un punto di svolta nella trasformazione digitale

“Siamo a un vero punto di svolta nella rivoluzione digitale – afferma Tash Moore, responsabile della trasformazione globale presso Kpmg International -. Le aziende possono capitalizzare su questo per creare e sbloccare un valore maggiore e ottenere un vantaggio competitivo, comprese le scelte deliberate su come vengono utilizzati…

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Sanità e liste d’attesa, Il potenziale del digitale è poco valorizzato

Sanità e liste d’attesa, Il potenziale del digitale è poco valorizzato

Nonostante le misure proposte a giugno nel Decreto-Legge e nel Disegno di Legge sulle liste d’attesa implichino l’utilizzo di strumenti e abilitatori digitali, il potenziale delle nuove tecnologie in Sanità non è ancora stato pienamente valorizzato per raggiungere lo scopo prefissato.

Lo sostiene Anitec-Assinform, l’associazione di Confindustria che rappresenta le principali aziende ICT operanti in Italia, che ha presentato un policy paper, intitolato “Il ruolo del digitale nella gestione delle liste d’attesa“, dove si analizzano le criticità dello scenario e si propongono nuove soluzioni – con use case dettagliati – per rendere più efficace lo snellimento delle code.

La dinamica degli investimenti, d’altra parte, conferma come il digitale sia una componente sempre più importante della filiera della salute. Secondo il Rapporto “Il Digitale in Italia 2024”, stilato sempre da Anitec-Assinform e presentato lo scorso 1° luglio, il valore del mercato digitale in Sanità si è attestato a 2.233,4 miliardi di euro nel 2023. In prospettiva il mercato si stima raggiungerà 3.220 miliardi nel 2027, con un tasso di crescita medio annuo 2023/2027 del 9,6%. Le tecnologie digitali offrono opportunità significative per agire sia sul fronte della domanda che dell’offerta di servizi sanitari. Sul fronte della domanda, in particolare, possono contribuire a valutare l’appropriatezza degli accessi e supportare i medici di base nella gestione dei pazienti. Rispetto all’offerta, invece, il digitale può aumentare la produttività e l’efficienza del sistema sanitario attraverso telemedicina, teleconsulto e telemonitoraggio.

“In un contesto dove la sanità è sempre più digitale e interconnessa, le tecnologie innovative offerte dall’industria ICT rappresentano uno strumento potente per affrontare il problema delle liste d’attesa, offrendo soluzioni innovative sia per il governo della domanda che per il miglioramento dell’offerta di servizi sanitari”, commenta Massimo Dal Checco, presidente di Anitec-Assinform. “La sfida sta nell’introdurre queste tecnologie in modo strategico, integrato e su larga scala, guardando ai processi nel loro insieme per identificare e correggere inefficienze, squilibri e punti critici lungo l’intera catena di erogazione dei servizi sanitari”.

Non bastano le tecnologie, occorre un approccio olistico

Prima di ogni altra cosa, evidenzia il report di Anitec-Assinform, è fondamentale riconoscere che le lunghe liste d’attesa sono un fenomeno complesso che va affrontato con un approccio olistico, intervenendo sull’intera catena che congiunge domanda e offerta di prestazioni. Le cause del problema legato alle liste di attesa sono in ultima istanza da ricercare nei processi del sistema sanitario, per questo occorre un’attenta e profonda analisi dei processi al fine di poter attivare delle politiche adeguate a indirizzare questo fenomeno.

Sul versante della domanda, come accennato, il digitale può giocare un ruolo chiave nella riduzione degli accessi impropri. L’ultima indagine condotta da Fadoi (Federazione delle Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti) ha fatto emergere che, in media, tre ricoveri su 10 si sarebbero potuti evitare con una migliore presa in carico dei pazienti da parte dei servizi territoriali e che il 20% dei ricoveri impropri in Pronto Soccorso è di natura sociale più che sanitaria. L’implementazione di servizi digitali per la gestione automatizzata degli appuntamenti, la comunicazione con i pazienti e l’effettuazione di prestazioni di…

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Giustizia, lobby, media. La Ue: “Accelerare sulla digitalizzazione”

Giustizia, lobby, media. La Ue: “Accelerare sulla digitalizzazione”

Nel complesso, in un anno, l’Italia ha compiuto “alcuni ulteriori progressi nel proseguire gli sforzi per migliorare ulteriormente il livello di digitalizzazione per i tribunali penali e le procure“. Ci sono stati “alcuni ulteriori progressi nell’adozione di norme globali sui conflitti di interessi”, ma “nessun progresso nell’adozione di un regolamento sul lobbismo per istituire un registro”. Lo riporta la comunicazione sullo Stato di diritto 2024, diffusa ieri dalla Commissione europea, dopo la rielezione di Ursula von der Leyen.

Le raccomandazioni della Commissione europea

Per la Commissione, inoltre, in Italia non si è registrato “nessun ulteriore progresso nell’affrontare in modo efficace e rapido la pratica della canalizzazione delle donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche e per l’introduzione di un unico registro elettronico per le informazioni sul finanziamento dei partiti e delle campagne elettorali”.

Il giudizio è simile anche per quanto riguarda il “processo legislativo di riforma e dell’introduzione di garanzie per il regime della diffamazione, la tutela del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, tenendo conto delle norme europee“. Nessun ulteriore progresso, poi,”nel proseguire gli sforzi per istituire un’istituzione nazionale per i diritti umani, tenendo conto dei principi di Parigi delle Nazioni unite”.

Date queste premesse, la Commissione raccomanda all’Italia di “continuare gli sforzi per migliorare ulteriormente il livello di digitalizzazione dei tribunali penali e uffici delle procure“, nonché di “adottare la proposta legislativa pendente sui conflitti di interessi e di adottare norme sul lobbying, istituendo un registro operativo”.

In linea con gli obiettivi del Pnrr, a Roma si chiede anche di “affrontare in modo efficace e rapido la pratica di canalizzare le donazioni politiche attraverso fondazioni e associazioni e di introdurre il registro unico elettronico dei partiti e delle informazioni sul finanziamento delle campagne” elettorali. Si chiede anche di “proseguire l’iter legislativo del progetto di riforma della diffamazione, la tutela del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, evitando ogni rischio di impatti negativi sulla libertà di stampa, in modo che tenga conto delle norme europee”. Si raccomanda anche di garantire che “siano in atto regole o meccanismi per fornire ai media di servizio pubblico mezzi adeguati per l’adempimento del loro mandato di servizio pubblico e per garantirne l’indipendenza”. Infine, si chiede di “intensificare gli sforzi per istituire un’istituzione nazionale per i diritti umani”.

Per la Bei occorrono maggiori finanziamenti all’innovazione

Per raggiungere questi obiettivi, d’altra parte, è necessario iniettare capitali a sostegno dell‘innovazione. E secondo la Banca europea per gli investimenti la leadership tecnologica, a livello europeo e non solo italiano, richiede maggiori finanziamenti in questo senso.

Un nuovo studio della Bei, intitolato “The scale-up gap: financial market constraints holding back firms in the European Union”, afferma che maggiori investimenti in queste imprese sono fondamentali per la capacità dell’Ue di essere all’avanguardia tecnologica e di competere a livello globale.

Secondo il documento, colmare il divario di finanziamento per le imprese in scala consentirebbe di compiere progressi significativi in settori quali la tecnologia verde, l’intelligenza artificiale e l’informatica quantistica.

Le dimensioni e la profondità limitate dei mercati dei capitali dell’Ue ostacolano la capacità delle imprese innovative di raccogliere…

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Vodafone, è l’Africa l’asset della crescita. Dai conti sparisce l’Italia

Vodafone, è l’Africa l’asset della crescita. Dai conti sparisce l’Italia

Vodafone chiude il primo trimestre fiscale del 2025 con ricavi a oltre 9 miliardi (+2,8%). Le revenue provenienti dai servizi risultano in crescita del 5,4% a 7,46 miliardi grazie soprattutto a un continuo e forte incremento nei mercati di Turchia e in Africa. L’utile operativo per il periodo che va da aprile a giugno segna un boom del 42,9% a 1,5 miliardi di euro: merito soprattutto della plusvalenza di 0,7 miliardi di euro derivante dalla cessione del 18% di Indus Towers, che ha lasciato a Vodafone una partecipazione del 3,1%. L’EbitdaaL rettificato è in crescita del 5,1% a 2,68 miliardi.

Nella nota che descrive gli highlights della trimestrale, si legge che “nell’esercizio finanziario chiuso al 31 marzo 2024, in conformità con gli International Financial Reporting Standards, abbiamo aggiornato la nostra rendicontazione finanziaria per riconoscere che Vodafone Spagna e Vodafone Italia sono discontinued operations”. I risultati delle attività dismesse sono stati quindi esclusi dalla rendicontazione di settore del gruppo.

Focus sui servizi: il traino dell’Africa

Passando ai servizi Vodafone Business, i ricavi sono cresciuti del 2,6% (+5,4% nel quarto trimestre), con un impatto sull’andamento dei progetti in Germania e nei mercati di Irlanda, Portogallo, Romania, Grecia, Repubblica Ceca e Albania (‘Other Europe’).

La crescita dei ricavi da servizi in Africa, come detto, è rimasta forte, pari al 10%, ed è stata sostenuta dagli aumenti di prezzo in Sudafrica e dal continuo e positivo slancio commerciale in Egitto.

Vodafone ricorda poi di aver ceduto, a luglio, un’ulteriore quota del 10% in Oak, la partnership che controlla Vantage Towers, per 1,3 miliardi. La prima tranche di riacquisti di azioni per 500 milioni di euro è quasi completata. La seconda tranche inizierà a breve, segnala l’azienda, che conferma la guidance per il 2025, con un Ebitdaal rettificato di circa 11 miliardi di euro e un free cash flow rettificato di almeno 2,4 miliardi di euro.

La visione strategica di Della Valle

“Continuiamo a registrare una forte crescita dei ricavi in Africa e in Turchia, mentre il calo dell’inflazione rallenta la crescita dei ricavi in Europa e accelera la crescita dell’EbitdaaL del gruppo”, commenta la numero uno di Vodafone, Margherita Della Valle. “I ricavi da servizi per il gruppo sono cresciuti del 5,4%, anche se in Germania abbiamo registrato un calo previsto dei ricavi da servizi, a seguito dell’impatto della modifica della legge sulla televisione. Negli ultimi mesi abbiamo annunciato la fase finale della riduzione della nostra partecipazione in Vantage Towers al 50% per 1,3 miliardi di euro e abbiamo avviato il nostro programma di riacquisto di azioni per 2 miliardi di euro dopo la vendita della Spagna. Continuiamo a portare avanti le nostre transazioni in Italia e nel Regno Unito e la più ampia trasformazione di Vodafone, incentrata sull’esperienza del cliente, sulla crescita del business e sull’esecuzione operativa in Germania. Le azioni che stiamo intraprendendo ora garantiranno prestazioni migliori e sosterranno la trasformazione”.

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GenAI, si smorza l’entusiasmo: rischi e costi crescenti

GenAI, si smorza l’entusiasmo: rischi e costi crescenti

Il rapporto con la GenAI si evolve e si fa più maturo: pare sia giunto il tempo di un approccio meno emotivo e più strategico. A confermarlo sono almeno tre studi: il primo, di Sda Bocconi School of Management per Assosoftware, rivela fra le altre cose che oltre il 60% delle aziende che fa capo all’associazione di Confindustria dichiara di investire solo tra lo 0 e il 5% del proprio fatturato in intelligenza artificiale, frenata dal bisogno di competenze adeguate e da un atteggiamento di cautela verso la nuova frontiera tecnologica, mentre un’analisi di Capgemini fa emergere la necessità di “rivolgere l’attenzione a ciò che genera realmente valore”. Un report Lucidworks, infine, evidenzia che le stime di spesa per il 2024 sono scese al 63% dal 93% di un anno fa: a preoccupare sono soprattutto i costi di implementazione e i rischi di “allucinazioni” che minerebbero l’attendibilità delle risposte.

Sda Bocconi per Assosoftware: regna la prudenza

Secondo la ricerca “L’Intelligenza Artificiale nei software gestionali” condotta da Sda Bocconi School of Management sulla base di una survey tra le imprese che fanno parte di AssoSoftware, l’associazione di Confindustria che rappresenta le aziende dell’IT che realizzano software gestionali, oltre il 60% delle aziende dichiara di investire solo tra lo 0 e il 5% del proprio fatturato in Intelligenza Artificiale, e appena l’1% destina più del 30% ad applicazioni legate all’AI.

Questa prudenza può essere letta in due modi: da un lato evidenzia la necessità di competenze adeguate, dato che l’adozione dell’AI implica la formazione del personale, l’adattamento dei processi esistenti e la ridefinizione delle strategie di business; allo stesso tempo c’è un tema di incertezza e di complessità nell’applicare le nuove tecnologie che impone di muoversi con cautela per tener conto delle nuove normative e regolamenti, oltre che di inedite questioni di etica, privacy e di sicurezza, mai affrontate prima.

“Lo studio mette anche in luce che, per riuscire a sfruttare appieno le potenzialità dell’AI, non basta accompagnare le aziende e sostenere i lavoratori, soprattutto quelli più giovani, ad affrontare con formazione e strumenti adeguati le sfide della trasformazione digitale – dichiara il Presidente di AssoSoftware Pierfrancesco Angeleri -. Bisogna infatti promuovere lo sviluppo di applicazioni software nazionali che trasferiscano i benefici delle tecnologie AI nelle attività quotidiane, in modo quasi trasparente all’utente. Solo sostenendo le pmi e le startup nazionali attive nel software e nelle nuove tecnologie l’Italia riuscirà a diventare un paese all’avanguardia nel campo dell’AI”.

“La principale preoccupazione delle aziende legata all’impatto dell’AI non è la perdita di lavoro, indicata solo nel 15% dei casi, bensì la dipendenza da strumenti informatici sviluppati in altri Paesi e non trasparenti, che è segnalata da oltre il 60% delle imprese intervistate – aggiunge Severino Meregalli, Associate Professor of Practice di Sda Bocconi School of Management -. Dallo studio emerge in modo chiaro che la complessità dell’AI non può essere governata direttamente dall’utente finale ma deve essere necessariamente intermediata da esperti del settore, quali le software house, che…

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