Il Piano Mattei per l’Africa si concretizza con azioni di scambio professionale rivolte ai paesi africani: merito della collaborazione tra Sielte e la società campana Talenti, nata proprio con l’intento di collaborare con i Paesi africani per rendere i giovani protagonisti dei processi di innovazione e transizione digitale per il Paese.
Laboratori ed esperienze professionali
Le attività di cooperazione destinate ai giovani prevedono la formazione nei laboratori ed esperienze professionali pratiche grazie al supporto delle aziende partner, che al termine del periodo di preparazione valuteranno l’inserimento delle risorse nei loro cicli di produzione. L’obiettivo è quello di integrare nuovi lavoratori in Italia e rafforzare gli investimenti nella grande trasformazione digitale del Paese.
Far fronte alle nuove esigenze del mercato tlc
“In un momento storico in cui diventa sempre più difficile trovare manodopera qualificata, siamo felici di poter collaborare con Talenti Srl Agenzia per il Lavoro per creare questo programma di formazione. Il Piano Mattei rappresenta un’importante opportunità di cooperazione con i paesi africani e per reperire forza lavoro e far fronte alle nuove esigenze del mercato delle telecomunicazioni, con l’obiettivo di dare una significativa accelerazione al processo di trasformazione digitale dell’Italia. Ringraziamo Talenti per la collaborazione e tutti i membri del team per il loro supporto. Non vediamo l’ora di vedere i ragazzi all’opera per la costruzione di un futuro più innovativo e sostenibile” commenta Salvatore Turrisi, Presidente di Sielte.
Investire su nuove generazioni e forza lavoro
Ad oggi il 98% dei giovani selezionati e formati nei precedenti progetti transnazionali di Sielte lavora presso diversi cantieri presenti nel Centro-Nord e l’obiettivo è quello di continuare a rafforzare questi programmi di formazione, investendo su nuove generazioni e lavoratori da assumere interessati alla filiera telecomunicazioni.
IIl Consorzio Italia Cloud, organismo che raggruppa le aziende italiane attive nella filiera del Cloud computing, ha inviato un contributo scritto alle Commissioni I e IX della Camera dei Deputati nell’ambito dell’esame del recepimento della direttiva NIS2 per assicurare un elevato livello comune di cybersicurezza nell’Unione. Obiettivo: promuovere e proteggere la filiera nazionale.
Nel documento il Consorzio analizza gli scenari di rischio attuali che impongono un elevato livello di sicurezza cibernetica nell’ambito dell’Unione Europea. A causa dalle recenti tensioni geopolitiche, emerge con chiarezza come stia aumentando sensibilmente la minaccia cibernetica e il numero di attacchi nei diversi settori produttivi e degli enti pubblici, anche in Italia. Il Consorzio ritiene che, nel breve termine, andrebbe ponderato meglio il rischio di affidare i dati strategici nazionali a fornitori di tecnologie estere nel settore del cloud computing.
Eliminare la dipendenza da tecnologie extraeuropee
Nel documento, il Consorzio procede indicando che il perdurante contesto di conflitto tra Stati sta mostrando l’alto rischio di fare affidamento su pochi fornitori critici esteri in un’economia globalizzata. Per questo motivo, gli operatori oggi si oppongono ad accordi esclusivi con un singolo fornitore e il Consorzio Italia Cloud suggerisce di ridurre la dipendenza da prodotti o servizi extraeuropei, al fine di sviluppare un’economia interna della conoscenza capace di potenziare le regole sulla cybersicurezza.
Focus su “Giurisdizione e Territorialità” dei provider
Entrando poi nel merito dell’analisi d’impatto dell’art. 26 su Giurisdizione e Territorialità delle entità che rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva Nis2, il Consorzio sottolinea l’importanza di porre maggiore attenzione al tema della fornitura di servizi di cloud computing in Italia da parte di un soggetto considerato sotto la giurisdizione di un altro Stato membro o i cui sistemi informativi e di rete siano ubicati sul territorio di altri Stati membri, ma i cui servizi siano disponibili sul territorio nazionale italiano.
Rischio di “forum shopping”
Le criticità che potrebbero emergere sono varie poiché la Direttiva si limita a prevedere un coordinamento tra Autorità europee preposte che mantengono poteri di vigilanza a livello locale. Il rischio indicato dal Consorzio è che potrebbe verificarsi il caso noto come “forum shopping”, ovvero la scelta della sede principale da parte dell’operatore sulla base di ragioni opportunistiche al fine di garantirsi una giurisdizione più vantaggiosa.
“Quando un Paese come l’Italia affida i dati critici a operatori esteri extraeuropei – prosegue Michele Zunino -, anche nel caso in cui fossero in partnership con operatori locali ma con la sede stabile in un altro Stato Membro, occorrerà valutare fin da principio che potrebbe perderne il controllo. Per sempre”.
Valorizzare le imprese italiane attive nel cloud e cybersecurity
Per migliorare la difesa cibernetica e la dipendenza tecnologica da prodotti…
Sabrina Paladini è la Chief people and transformation officer del gruppo Digital360. Tra le sue responsabilità c’è la guida della struttura deputata ad assicurare la coerenza e l’implementazione dei purpose e dei valori aziendali. In una fase evolutiva importante per il Gruppo, la nuova struttura guidata da Sabrina Paladini si occuperà inoltre di definire i sistemi di performance management e performance measurement, di pianificare la selezione e lo sviluppo delle persone, di costruire piani di crescita e valorizzazione del potenziale di dipendenti e collaboratori, di gestire l’employer branding e la comunicazione interna, di stabilire strumenti di collaborazione e piani di formazione.
Il curriculum di Sabrina Paladini
Sabrina Paladini è in Digital360 dal 2022, da quando cioè il gruppo ha acquisito la maggioranza di Methodos Group, società in cui era vice president, cofounder, socia e responsabile di Methodos France. Paladini ha svolto un ruolo di primo piano nel processo di internazionalizzazione dell’azienda a partire dal 2008, occupandosi tra le altre cose della creazione del primo team cross-cultural.
Nel corso della sua carriera ha potuto contare su diverse esperienze internazionali, affiancando brand del lusso, dei servizi e della tecnologia in progetti complessi di cultural change management.
Un nuovo tassello per la crescita
“Sono felice di dare il benvenuto nel nuovo incarico a Sabrina Paladini – afferma Massimo Luca Arioli, Ceo di Digital360 – certo che la sua esperienza di successo sarà un fattore strategico di crescita per la nostra azienda. Digital360 negli ultimi anni è cresciuta ad un tasso annuo medio superiore al 40% grazie ad una strategia organizzativa centrata sulle persone, l’integrazione di imprenditori e dei loro team, la valorizzazione culturale della diversità”.
“Abbiamo affidato la nuova struttura dedicata a questo percorso a un’imprenditrice e manager con esperienza consolidata al fianco di multinazionali italiane e globali eccellenti – prosegue Arioli – Il Gruppo oggi è l’unione ideale fra imprenditori, manager e professionisti che credono nelle relazioni generative e nel ruolo dell’innovazione digitale combinata con la sostenibilità, per creare sia valore economico per il mercato che valore sociale e culturale per la comunità. La nuova struttura guidata da Sabrina Paladini concorrerà a questi obiettivi, investendo sugli individui e sul loro potenziale e mettendo a loro disposizione strumenti innovativi come quelli basati su AI”.
Un gruppo di professionisti votato all’innovazione
“Ho avuto la fortuna di partecipare come imprenditrice alla crescita di Digital360 e appartenere a una community di persone impegnate in modo concreto a trasferire sia all’interno dell’organizzazione, verso i dipendenti, sia all’esterno, verso tutti gli stakeholder, i benefici dell’innovazione tecnologica su cui lavorano – sottolinea Paladini – Si tratta di un gruppo multigenerazionale e multiculturale, con attitudine alla ricerca costante, che ha saputo attrarre professionisti e giovani talenti intorno a un modello di business originale e a valori importanti, legati alla costruzione di una società futura equa e inclusiva”.
“Ho accolto con entusiasmo la nomina da parte del Consiglio di Amministrazione perché vedo un ambiente sensibile al cambiamento – conclude – un terreno fertile per creare nuove iniziative che stimolino gli individui e li aiutino a…
Superano le aspettative degli analisti i risultati finanziari per il secondo trimestre del 2024 annunciati da Alphabet, la holding a cui fa capo Google. I ricavi sono cresciuti del 14% rispetto all’anno precedente, raggiungendo gli 85 miliardi di dollari, mentre l’utile netto è salito del 28,6%, attestandosi a 23,62 miliardi di dollari. L’utile per azione adjusted è stato di 1,89 dollari, superiore alle previsioni di 1,84 dollari. La crescita è stata trainata principalmente dai settori Search e Cloud.
“La nostra ottima performance in questo trimestre evidenzia la forza costante nella ricerca e nel Cloud. Stiamo innovando a ogni livello dell’AI stack”, dichiara Sundar Pichai, ceo di Alphabet. Il settore Cloud, in particolare, ha registrato ricavi trimestrali superiori ai 10 miliardi di dollari per la prima volta, con un utile operativo di 1 miliardo di dollari.
Tuttavia, i risultati di YouTube sono stati deludenti, con ricavi pari a 8,66 miliardi di dollari, al di sotto delle aspettative di 8,93 miliardi di dollari. Anche i ricavi pubblicitari hanno mostrato un rallentamento, crescendo dell’11,1% rispetto al 13% del trimestre precedente, per un totale di 64,62 miliardi di dollari.
Fallita l’acquisizione di Wiz
Un altro punto critico è stato il fallimento dell’acquisizione da 23 miliardi di dollari della startup israeliana di cybersicurezza Wiz. Se il deal fosse andato in porto, sarebbe stata la più grande acquisizione di sempre di Mountain View: un’operazione che avrebbe permesso al gigante tech di avvicinarsi ai concorrenti Microsoft e Amazon nei servizi cloud. Una fonte vicina al top management di Wiz ha citato, tra le cause del fallimento dell’operazione, i dubbi espressi dall’antitrust e dagli investitori, ma si parla anche di problemi di sicurezza informatica causati dall‘attacco di CrowdStrike che ha avuto ripercussioni globali in vari settori.
Google però non si scoraggia: “Continuiamo a cercare opportunità che ci consentano di diversificare il nostro portafoglio e continueremo a farlo”, afferma il Cfo di Alphabet, Ruth Porat.
Rilancio su Waymo
Parallelamente, Alphabet ha annunciato un nuovo round di investimenti da 5 miliardi di dollari nella sua unit dedicata alle auto a guida autonoma, Waymo. Questo investimento pluriennale è stato presentato da Ruth Porat durante la call sugli utili del secondo trimestre. “Il nuovo round di finanziamento consentirà a Waymo di continuare a costruire la principale azienda mondiale di guida autonoma,” ha affermato.
Waymo ha registrato un aumento dei ricavi a 365 milioni di dollari nel trimestre, rispetto ai 285 milioni di dollari dell’anno precedente, ma le perdite sono aumentate a 1,13 miliardi di dollari rispetto agli 813 milioni di dollari dello stesso periodo dell’anno scorso. Sundar Pichai ha sottolineato che Waymo offre 50.000 viaggi a pagamento settimanali, principalmente a San Francisco e Phoenix, e ha completato 2 milioni di viaggi fino ad oggi.
Focus sull’Intelligenza artificiale
Alphabet ha anche messo in evidenza i suoi progressi e investimenti nell’intelligenza artificiale. “Stiamo innovando a ogni livello dell’AI stack,” ha dichiarato Pichai. La società ha sottolineato il suo impegno a lungo termine nelle infrastrutture e nei team di ricerca interni, che la posizionano bene per…
FibreConnect e Open Fiber hanno unito le forze in una partnership strategica per accelerare la digital transformation delle imprese italiane, in particolare quelle situate nelle Aree Industriali e Artigianali (AIA). FibreConnect, operatore indipendente che offre servizi di connettività ad alte prestazioni in modalità wholesale only, e Open Fiber, il più grande operatore wholesale only di fibra ottica Ftth in Europa, mirano a potenziare la copertura della banda ultralarga, ottimizzando gli investimenti e accelerando lo sviluppo della rete.
Un accordo strategico per il futuro digitale delle pmi
La collaborazione tra i due operatori consentirà di aumentare significativamente la copertura offerta ai rispettivi clienti Isp (Internet Service Provider), permettendo loro di raggiungere un numero maggiore di distretti industriali e produttivi. Questo accordo è di particolare rilevanza per il contesto economico italiano, dove il tessuto produttivo è composto da circa 5 milioni di Piccole e Medie Imprese (Pmi), per oltre il 70% localizzate in Aree Industriali e Artigianali situate al di fuori dei centri urbani.
Le pmi italiane, infatti, spesso faticano a tenere il passo della transizione digitale e a competere agli stessi livelli delle imprese europee. Gli investimenti in ambito Ict in Italia sono trainati principalmente dalle grandi imprese, creando un divario significativo. La partnership tra FibreConnect e Open Fiber mira a colmare questo gap, offrendo alle pmi l’opportunità di accedere a connessioni in fibra ottica di alta qualità.
Benefici per i clienti e ottimizzazione degli investimenti
“La partnership siglata è di grande rilievo perché rappresenta un importante esempio di collaborazione: due operatori wholesale, che hanno tra i loro obiettivi principali lo sviluppo delle imprese sul territorio italiano, hanno scelto di collaborare e complementare le rispettive coperture,” ha commentato Renzo Ravaglia, ceo e Co-Founder di FibreConnect. “I nostri clienti potranno accedere alla copertura garantita da Open Fiber anche al di fuori delle aree industriali, così come i clienti di Open Fiber potranno accedere alla nostra copertura nelle aree industriali. Vogliamo mettere il maggior numero di imprese possibili nelle migliori condizioni per cogliere i vantaggi offerti dalla tecnologia e, di conseguenza, far crescere il proprio business.”
Stefano Mazzitelli, Direttore Mercato Business di Open Fiber, aggiunge: “Stringere accordi strategici come quello di oggi è essenziale per un’azienda come Open Fiber che ha l’obiettivo di diffondere in Italia la fibra ottica Ftth e la connettività ultrabroadband. La collaborazione con FibreConnect permetterà di ridurre i tempi di sviluppo della rete ultraveloce e di fornire, tramite i nostri operatori partner, la connettività Gigabit a un vasto bacino di aziende e industrie che necessitano delle tecnologie di ultima generazione per competere a livello globale”.
Un passo verso gli obiettivi europei e nazionali
L’accordo tra FibreConnect e Open Fiber si inserisce nel contesto delle iniziative volte a raggiungere gli obiettivi europei previsti dal Digital Compass e ripresi dalla Strategia Italiana per la banda ultralarga, nonché dal Piano Italia a 1 Giga finanziato dal Pnrr. Lo scopo di tali iniziative è l’implementazione di servizi per la connettività, oggi fondamentali per l’innovazione delle imprese italiane, che potranno…
L’aggiornamento difettoso del software di sicurezza di Crowdstrike che la scorsa settimana ha causato il crash dei computer alimentati dal sistema operativo Windows di Microsoft ha provocato danni per miliardi di dollari. E a pagare saranno soprattutto le compagnie di assicurazioni.
Una perdita media di 44 milioni per azienda
A fare un calcolo dei danni è Parametrix che ha stimato l’impatto sulle aziende americane Fortune 500 (escludendo Microsoft): l’impatto finanziario sarebbe di circa 5,4 miliardi di dollari. Calcolando che le polizze assicurative informatiche coprono fra il 10 e il 20% dei danni secondo Parametrix la perdita ammonta in media a 44 milioni di dollari, ma si va dai 6 milioni per le aziende manifatturiere ai 143 milioni di dollari per le compagnie aeree.
Il settore sanitario il più colpito con perdite per 1,9 miliardi, poi le banche a 1,1 miliardi e le compagnie aeree con 860 milioni.
Le compagnie assicurative nel guado
“La nostra analisi sul blackout di Crowdstrike mostra non solo l’entità possibile di un evento di perdita informatica sistemica, ma anche i suoi limiti – sottolinea Jonathan Hatzor, co-fondatore e ceo di Parametrix -. Ci dice di più sui modi in cui gli assicuratori possono diversificare i loro portafogli di rischio informatico per minimizzare i potenziali impatti del rischio informatico sistemico”.
Crowdstrike svela il “bu” che ha causato il caos
Crowdstrike ha intanto individuato il problema che ha causato il caos informatico: si è trattato di un bug nel meccanismo di controllo qualità, un difetto nel Falcon Sensor, la piattaforma che protegge i sistemi da software dannosi e hacker. Bug che ha costretto i computer con il sistema operativo Windows di Microsoft a crashare e mostrare la “Blue Screen of Death” (schermata blu della morte).
“A causa di un bug nel Content Validator, una delle due Template Instances ha superato la validazione nonostante contenesse dati di contenuto problematici,” spiega Crowdstrike in una nota.
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