La società in una nota chiarisce che ad essere stata coinvolta nel sabotaggio della rete Ka-Sat è l’omonima americana che fornisce servizi satellitari a banda larga. “Siamo del tutto estranei alla vicenda, nessun disservizio per gli oltre 700mila clienti in Europa”
Pagamenti elettronici, cloud e cybersecurity. Sono queste le tecnologie più adottate dalle Pmi italiane che nel periodo 2018-2021 hanno “accelerato” del 9% nel processo di digitalizzazione. Ma ancora non basta. Lo rivela uno studio di PidOsserva, l’Osservatorio nazionale dei Punti Impresa Digitale – le strutture istituite dalle Camere di commercio nell’ambito del Piano nazionale impresa 4.0 – secondo cui resta però elevata la quota di imprese ancora poco digitalizzate. La gestione tradizionale dei processi aziendali e l’utilizzo di strumenti digitali di base domina infatti ancora nel 45% dei casi (rispetto ad oltre il 60% del 2018).
Il processo di digitalizzazione 2018-2021
All’inizio della pandemia le Pmi hanno puntato soprattutto sul cloud, per sostenere il lavoro dei dipendenti in smart working, e sui pagamenti elettronici per soddisfare la domanda crescente dei consumatori confinati nelle mura domestiche. Progressivamente, però, hanno volto l’attenzione alla cybersecurity, investimento che si sta rivelando quanto mai strategico nel contesto attuale.
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Alla base dell’analisi effettuata da Unioncamere e Dintec, le risposte che tra il 2018 e il 2021 oltre 40mila imprese hanno fornito a “Self i4.0”, il test di autovalutazione della maturità digitale.
Il gap fra Mezzogiorno e Centro-Nord
“La pandemia, con le restrizioni che ne sono derivate, ha accelerato la corsa degli imprenditori all’utilizzo del digitale. Sono quasi 450mila le imprese aiutate dai Pid delle Camere di commercio in questo percorso di innovazione ed i risultati cominciano a vedersi: il livello di maturità digitale delle nostre imprese è aumentato di circa il 9% rispetto al periodo pre-Covid – sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli –. E’ ancora marcata, però, la distanza tra le aree del Paese: le regioni del Mezzogiorno hanno una maturità digitale inferiore di oltre 10 punti percentuali rispetto a quelle del Centro-Nord. Un gap che dovrà essere ridotto anche grazie ai progetti del Pnrr”.
Mobile payment la tecnologia più diffusa
Tra le tecnologie abilitanti per restare operativi anche da remoto, adottate dalle imprese, la più diffusa è stata quella relativa ai pagamenti mobili attraverso internet utilizzata oggi dal 41,3% delle imprese che nel 2020 si collocava al 3° posto; al secondo posto segue il cloud – al 1° posto nel 2020 – (pari al 39,1%) e al terzo posto la cybersecurity – 4° posto nel 2020 – crescendo progressivamente di importanza (pari al 35,8% degli utilizzi). Rispetto al 2018, le imprese che utilizzano il cloud e i pagamenti elettronici sono aumentate di 8 punti percentuali; quelle che si avvalgono di strumenti di cybersecurity e che hanno avviato un e-commerce di 9 punti.
Ancora troppo pochi i “campioni” digitali
“I risultati del lavoro dei Pid cominciano a vedersi – si legge in una nota -: i più abili con le nuove tecnologie, ovvero i “Campioni digitali” e gli “Esperti”, cioè coloro che applicano con successo i principi dell’Impresa 4.0, sono aumentati di oltre 7 punti percentuali, passando dal 9,78% del 2018 al 17% del 2021.
Gli “Specialisti”, che corrispondono a coloro che hanno digitalizzato buona parte dei processi, sono…
“Sebbene non siano esposte come le nazioni europee, le nazioni asiatiche, grandi e piccole, che si stanno ancora riprendendo dal Covid-19, sentiranno senza dubbio gli effetti di ricaduta delle sanzioni economiche sulla Russia, così come l’industria Ict in Asia/Pacifico. Idc si aspetta che le sanzioni , la carenza di materie prime e l’aumento dei prezzi di petrolio, gas e altri beni essenziali alimenterà le pressioni inflazionistiche e danneggerà le catene di approvvigionamento che supportano l’elettronica di consumo regionale e le industrie di produzione di semiconduttori e distribuzione”.
Lo afferma Chris Marshall, Avp di Idc Asia Pacifico, alla luce dell’analisi “Guerra Russia-Ucraina: impatti e implicazioni per i fornitori e gli acquirenti Ict” pubblicata nei giorni scorsi da Idc, società globale di ricerche di mercato, consulenza ed eventi in ambito IT e innovazione digitale. La nota di mercato riassume le opinioni degli analisti regionali di Idc per fornire una prima interpretazione l’impatto della guerra Russia-Ucraina per i fornitori Ict e gli acquirenti di tecnologia dell’Asia/Pacifico, per aiutarli ad adattarsi e reagire alle condizioni di mercato in rapida evoluzione.
“Necessario “anticipare e reagire”
Secondo gli analisti, l’impatto dell’attuale conflitto tra Russia e Ucraina “è di vasta portata” e avrà conseguenze sull’Asia/Pacifico a breve e forse a lungo termine”. Sulla base di questa evidenza, si prevede “che sia i fornitori che gli acquirenti di Ict probabilmente enfatizzeranno la spesa relativa alla tecnologia per la resilienza digitale e la gestione del rischio”.
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“Data la natura fluida della guerra”, Idc raccomanda quindi alle aziende “di creare piani d’azione che consentano loro di anticipare e reagire alle potenziali interruzioni che ne derivano, come interruzioni della catena di approvvigionamento, carenza di chip, aumento dell’inflazione e minacce alla sicurezza informatica. L’impatto degli eventi può cambiare rapidamente. Sfruttare la tecnologia per la resilienza dovrebbe essere in cima all’agenda”, chiarisce Sandra Ng, Group vice president e General manager di Idc Asia/Pacific.
Il trend dei sistema di pagamenti digitali “dilazionati” si estende anche ai pagamenti per la Pubblica amministrazione. PayPal annuncia infatti la disponibilità del servizio “Paga in 3 rate” sulla piattaforma web pagoPA. Il nuovo sistema permette ai cittadini italiani di frazionare il costo in 3 rate, entro due mesi, al momento del pagamento verso la Pubblica amministrazione. Il tutto senza interessi né tariffe di ritardo.
Servizi pubblici, accesso online per il 79% di italiani
Secondo un’indagine realizzata nel febbraio 2022 dall’Istituto Piepoli, il 79% degli italiani utilizza regolarmente o saltuariamente i canali digitali per accedere ai servizi pubblici, principalmente per il pagamento delle tasse. Attraverso questa funzionalità, PayPal punta ad offrire una maggiore flessibilità ai cittadini italiani e non solo per i loro acquisti online, ma anche per i pagamenti quotidiani come quelli effettuati per gas, elettricità o la pubblica amministrazione.
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Attualmente il servizio è disponibile solo nella versione web e consente agli utenti di scegliere di dilazionare i propri pagamenti come previdenza sociale, tasse e bolli auto.
PayPal: “Democratizzare i servizi finanziari”
“Negli ultimi tre anni abbiamo assistito a una crescente adozione dei pagamenti online per le bollette, il bollo auto, la pubblica amministrazione. Consentire ai cittadini una maggiore flessibilità e scelta per le proprie spese quotidiane, mette in luce la nostra missione di democratizzare i servizi finanziari – spiega Maria Teresa Minotti, Country Director di PayPal Italia –. Siamo orgogliosi di abilitare questo servizio in Italia e di osservare un rapido cambiamento e l’adozione dei servizi digitali in ambito finanziario”.
Ecco come funziona
Una volta raggiunta la pagina di checkout e scelto PayPal come strumento di finanziamento, si viene trasferiti sul proprio wallet PayPal, dove si trova l’opzione “Paga in 3 rate”. PayPal ha lanciato in Italia il servizio Paga in 3 rate a dicembre 2021, consentendo ai consumatori italiani di dividere la propria spesa in tre rate mensili di uguale importo per una cifra compresa tra € 30 e € 2.000, senza interessi né tariffe di ritardo.
Quando si sceglie di pagare con “Paga in 3 rate”, il primo acconto avviene al momento del checkout e i due successivi rispettivamente uno e due mesi dopo. Il pagamento in 3 rate è soggetto all’approvazione di PayPal e alle relative condizioni.
Export digitale e vendite online al centro dell’accordo biennale siglato tra l’Italian Chamber of Commerce in Singapore (l’Iccs) e Promos Italia (agenzia nazionale delle Camere di commercio), che punta a promuovere il business italiano sui mercati di Singapore, Malesia, Indonesia e Myanmar.
L’accordo, si legge in una nota, “ha un alto valore strategico nel contesto geopolitico in rapida evoluzione che vede Singapore e il Sud Est Asiatico assumere un nuovo ruolo per l’ulteriore sviluppo internazionale del Made in Italy”.
Singapore fra i top investor in Italia
Nel prossimo triennio le esportazioni di prodotti italiani a Singapore sono attese in crescita del 10%. La Città-Stato è già oggi tra i 50 top investors in Italia e rientra tra quei mercati strategici ad alto reddito medio e con un sistema politico ed economico stabile di particolare interesse per le Pmi e aziende italiane. Sono molteplici i comparti con maggiori potenzialità di crescita nell’area. Tra questi spiccano le aziende del settore macchinari, elettronica, chimica, farmaceutica e design.
Il ruolo di AI e data analytics per il mercato dell’online FOOD delivery
L’accordo prevede una molteplicità di azioni volte a sviluppare le opportunità di collaborazione e di business Italia-Singapore; tra le altre, sessioni di matching da remoto tra buyers singaporiani qualificati e produttori italiani; iniziative di informazione e formazione per l’accompagnamento delle imprese Made in Italy nel sud est asiatico; accordi con player singaporiani di primo piano per la promozione dell’export digitale e delle vendite sui canali online.
Sono inclusi nell’accordo anche programmi di collaborazione tra le Pmi e la promozione del turismo con flussi da Singapore verso l’Italia e conseguente valorizzazione delle risorse economiche e di attrattività del Made in Italy sul territorio nazionale.
Sudest asiatico mercato strategico
“L’accordo con Promos Italia rappresenta un ulteriore tassello nell’ottica del rafforzamento dei ponti di collegamento commerciali e economici tra l’Italia e la città Stato di Singapore – dice Giacomo Marabiso, Managing Director della Camera di Commercio Italiana a Singapore. – La partnership valorizza le potenzialità del Made in Italy nell’era delle sanzioni economiche alla Russia e rafforza il legame e le opportunità di sbocco del business italiano nell’Area Asean, Regione che conta oltre 660 milioni di abitanti, con economie dinamiche e in forte espansione”.
Si stima infatti che nel 2022 e 2023 il Pil della Regione crescerà del 5.2% annuo. L’importanza della Regione a livello internazionale è confermata anche da alcuni importanti eventi che avranno luogo nel 2022 come il G20 in Indonesia. “L’Area Asean – spiega Marabiso – rappresenta quindi un mercato di elezione per l’internazionalizzazione e la crescita futura del Made in Italy”.
Export italiano, previsto incremento del 10% in 3 anni
“L’accordo sottoscritto rappresenta un’ulteriore leva per favorire il business delle nostre imprese a Singapore, uno dei mercati più interessanti e promettenti per il Made in Italy – spiega Alessandro Gelli, Direttore di Promos Italia – Sono i dati a testimoniarlo: nel prossimo triennio, infatti, si prevede un incremento del 10% dell’export italiano, in particolare per prodotti dei settori macchinari, elettronica, chimica, farmaceutica e design”.
Nel corso del 2020 – anche per rispondere alle limitazioni ai viaggi conseguenti alla…
Conto alla rovescia per l’avvio dei contratti di sviluppo. A partire dalle ore 12 di lunedì 11 aprile le imprese potranno presentare domanda di agevolazione per gli investimenti nelle filiere industriali strategiche e innovative, attraverso lo strumento che ha a disposizione risorse complessive pari a circa 3,1 miliardi di euro.
E’ quanto stabiliscono i decreti del Ministero dello sviluppo economico che rendono operativi gli interventi del ministro Giancarlo Giorgetti previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), al fine di sostenere la competitività del sistema produttivo con la realizzazione di progetti su tutto il territorio nazionale.
Entrando nel dettaglio al sostegno di investimenti nelle filiere produttive strategiche sono destinati 750 milioni di euro per favorire progetti legati alla digitalizzazione, all’innovazione e competitività del made in Italy nei settori: automotive, agroindustria, design, moda e arredo, microelettronica e semiconduttori, metallo ed elettromeccanica, chimica e farmaceutica. Di queste risorse almeno il 40% agevolerà progetti da realizzare nelle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
“Con l’avvio di questi bandi il Mise raggiunge nei tempi uno dei più importanti traguardi fissati nel Pnrr, perché sono ridisegnati e potenziati i Contratti di sviluppo molto apprezzati dal mondo delle imprese – spiega Giorgetti – Si tratta di uno strumento fondamentale che crea sviluppo e occupazione e noi intendiamo metterlo a disposizione di tutti gli imprenditori che vogliono utilizzarli per un nuovo percorso di crescita. Abbiamo inoltre chiesto alla ministra Carfagna di anticipare e sbloccare ulteriori fondi per i Contratti di sviluppo per renderli immediatamente disponibili e far partire più velocemente altri progetti al Sud”.
“Sostenere gli investimenti produttivi in questa fase – sottolinea il ministro – risponde non solo alla necessità di gestire l’impatto economico e sociale della transizione digitale e green ma anche gli effetti del conflitto in Ucraina sulle nostre filiere industriali. Dobbiamo pertanto accelerare su tutte quelle misure pensate per rafforzare la competitività delle imprese, in particolare quelle del settore manifatturiero, assicurando così all’Italia e alla Ue l’autonomia strategica”.
Un miliardo di euro è invece dedicato al rafforzamento degli investimenti sulle principali filiere della transizione ecologica, incentivando programmi di ricerca e innovazione nonché i processi di riconversione industriale attraverso la costruzione di Gigafactory nel settore delle batterie, a cui verranno destinati 500 milioni della dotazione finanziaria, mentre per le tecnologie dei pannelli fotovoltaici e per l’industria eolica saranno rispettivamente destinati 400 milioni e 100 milioni.
I progetti d’investimento che verranno finanziati dal Mise dovranno infatti rafforzare le imprese appartenenti alle filiere strategiche, aumentando la produttività, l’autonomia strategica e l’occupazione. Oltre alle risorse del Pnrr lo strumento dei Contratti di sviluppo potrà contare sul rifinanziamento stabilito dalla legge di Bilancio per gli anni dal 2022 al 2026, pari a una dotazione complessiva di 1.370.000.000 euro.
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