Giudici: «Non solo venture capital, ora l’investitore crowd scommette sulle Pmi»

Giudici: «Non solo venture capital, ora l’investitore crowd scommette sulle Pmi»

«C’è stata una forte accelerazione dovuta in gran parte al coinvolgimento di aziende più strutturate, non solo le startup» racconta Dario Giudici, ceo di Mamacrowd. La piattaforma di equity crowdfunding – che detiene una quota del 37% del mercato crowd in cui si investe in quote societarie di aziende – punta a chiudere l’anno con 55 milioni di raccolta, oltre i quadruplo rispetto ai 13 del 2020. La piattaforma – gestita da SiamoSoci – supererà quest’anno i 100 milioni dall’inizio delle attività e nel settembre scorso ha superato i 100mila utenti iscritti.

Il trend di crescita

Dopo un paio di mesi di difficoltà nel 2020 per lo stop della pandemia, la piattaforma ha proseguito il trend di crescita. «Il crowdfunding viene visto sempre di più come un canale primario, non solo nel mondo del venture capital, ma da parte di aziende più strutturate nel processo di crescita che vogliono utilizzare questo strumento per proporsi al mercato. Si tratta perlopiù di piccole e medie imprese con una storia di 7-10 anni e che hanno dei progetti di crescita anche nei business più tradizionali, dove ci sia comunque un’innovazione di prodotto o di processo» spiega Giudici. L’obiettivo dei 55 milioni di raccolta entro fine anno è a portata di mano considerando che nel periodo gennaio-ottobre 2021 sulla piattaforma sono stati raccolti 49 milioni (erano dieci nello stesso periodo del 2020).

L’ingresso di Azimut

Mamacrowd è partecipata indirettamente da Azimut Holding, gruppo indipendente italiano nel settore del risparmio gestito. «Come noi Azimut punta a rendere questo tipo di investimenti accessibili a tutti – aggiunge Giudici – Azimut ha anche lanciato, attraverso la nostra piattaforma, il fondo Alicrowd con il quale investe in startup. È una formula che trova molto riscontro, perché è una ulteriore validazione della bontà delle aziende che scegliamo e dà un certo grado di confidenza agli investitori privati rispetto ad aziende su cui sta investendo un soggetto come Azimut».

Sostenibilità, medicale, immobiliare

Per quanto riguarda i trend si conferma l’interesse per il mondo della sostenibilità (Lifegate, raccolti 2 milioni, Be Green Tannery, con 400 mila euro), il medicale (Prometheus, 1 milione), l’e-commerce (Yokabè, 1, 9 milioni e Fessura 1,6 milioni), il food (Orapesce con 1.2 milioni, Etilika, 1,1 milioni e Jamin con 660mila euro. Continua l’interesse per l’immobiliare. Dopo aver raccolto 2,7 milioni con il progetto G311 a Milano l’anno scorso, ora Mamacrowd sta per lanciare una raccolta (obiettivo tra i 450mila e 550mila euro) per un progetto di Creare Group per un edificio residenziale di lusso a Milano, vicino a porta Venezia.

Gli obiettivi per il 2022

Per l’anno prossimo la piattaforma si pone tre obiettivi:

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Manovra: le misure per le imprese

Manovra: le misure per le imprese

Venerdì, 29 Ottobre 2021 Rifinanziate Nuova Sabatini, Contratti di Sviluppo e

Fondo di Garanzia Nel disegno di legge di bilancio approvato dal Consiglio dei ministri sono state introdotte, su proposta del ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, misure per la crescita e il sostegno delle imprese che hanno l’obiettivo di favorire la competitività del sistema produttivo del Paese anche attraverso investimenti innovativi legati alla transizione digitale e green.

In particolare, a sostegno delle imprese sono state rifinanziate: la Nuova Sabatini con 900 milioni di euro complessivi dal 2022 al 2026, i Contratti di Sviluppo con 450 milioni per il 2022 e il Fondo di garanzia con un incrementato complessivo di ulteriori 3 miliardi fino al 2027.

Sono stati inoltre istituiti al Mise due Fondi, per la transizione industriale e per i lavoratori delle PMI in crisi:

  • Il Fondo per la transizione industriale, con una dotazione di 150 milioni di euro dal 2022, ha l’obiettivo di favorire l’adeguamento del sistema produttivo nazionale alle politiche europee in materia di lotta ai cambiamenti climatici attraverso agevolazioni alle imprese finalizzate alla realizzazione di investimenti per l’efficientamento energetico, per il riutilizzo per impieghi produttivi di materie prime e di materie riciclate, nonché per la cattura, il sequestro e il riutilizzo della CO2;
  • Il Fondo per i lavoratori in crisi, con una dotazione complessiva di 600 milioni di euro (200 milioni per l’anno 2022, 200 milioni per l’anno 2023 e 200 milioni per l’anno 2024), destinato a favorire l’uscita anticipata dal lavoro, su base convenzionale, dei lavoratori dipendenti di piccole e medie imprese in crisi, che abbiano raggiunto un’età anagrafica di almeno 62 anni.

Tra gli altri interventi approvati nella manovra anche l’esonero contributivo per i datori di lavoro privati che assumono con contratto a tempo indeterminato lavoratori subordinati, indipendentemente dalla loro età anagrafica, che provengono da imprese in crisi.

Previsto anche un incremento delle risorse a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese e la proroga dei crediti d’imposta per investimenti 4.0 in ricerca e sviluppo, transizione ecologica e innovazione tecnologica.

Rinviato al 1 gennaio 2023 l’entrata in vigore della sugar e plastic tax.

Per Alitalia, è stata prorogata fino al 2023 la cassa integrazione per i lavoratori coinvolti nella procedura di in amministrazione straordinaria, mentre è stato esteso al 2022 il rimborso dei biglietti che i passeggeri non hanno potuto utilizzare per la cessazione dell’attività della compagnia aerea, già previsto con il fondo da 100 milioni già in funzione per il 2021.

Per maggiori informazioni

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Digitale, l’Italia risale nella classifica europea: progressi sulle reti, ritardi nelle competenze

Digitale, l’Italia risale nella classifica europea: progressi sulle reti, ritardi nelle competenze

Un’Italia che scala la classifica. Ma che resta ancora nella parte bassa. E più che sulla dotazione infrastrutturale, questa volta la bacchettata della Ue arriva sul capitale umano sul quale «l’Italia è significativamente in ritardo rispetto ad altri paesi dell’Ue» registrando «livelli di competenze digitali di base e avanzate molto bassi». L’edizione 2021 dell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) – il report annuale dà contezza dello stato di salute digitale fra i Paesi della Ue – vede l’Italia al 20esimo posto fra i 27 Stati membri, in risalita dal 25esimo posto dell’edizione precedente. Sono lontanissimi i battistrada Danimarca, Finlandia e Svezia. Dietro all’Italia invece ci sono Cipro, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Grecia, Bulgaria e Romania a chiudere.

IN RECUPERO SUL DIGITALE

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Cosa guardare dunque? Ai cinque posti guadagnati o al fatto che l’Italia è comunque fra i Paesi indietro rispetto alla media Ue? Sono due facce della stessa medaglia, in fondo, che emergono da un report che consegna, in generale su scala europea, un messaggio «positivo, tutti i Paesi dell’Ue hanno compiuto progressi per diventare più digitali e più competitivi, ma si può fare di più», è il commento della vicepresidente esecutiva della Commissione Ue, Margrethe Vestager aggiungendo che «stiamo lavorando con gli Stati membri per garantire che gli investimenti chiave vengano effettuati tramite il Recovery». Il quadro generale, si legge nel report, comunque «è misto e, nonostante una certa convergenza, il divario tra i leader dell’Ue e quelli con i punteggi Desi più bassi rimane ampio. Nonostante questi miglioramenti, tutti gli Stati membri dovranno compiere sforzi concertati per raggiungere gli obiettivi 2030 stabiliti nel Decennio digitale europeo».

Quanto all’Italia, commenta la sottosegretaria al Mise, Anna Ascani, la risalita in classifica «premia gli sforzi che stiamo facendo nel processo di digitalizzazione del Paese». A ogni modo «rimane ancora molto da fare». Nel 2021 la Commissione ha adeguato il Desi affinché rispecchiasse le due principali iniziative politiche che avranno un impatto sulla trasformazione digitale nella Ue: il dispositivo per la ripresa e la resilienza e la bussola per il decennio digitale. Da qui l’analisi fatta su quattro “capitoli”, anziché cinque come nelle altre edizioni (che in genere erano partorite a giugno), per dati che ancora non comprendono l’effetto della spinta del Covid sul digitale. Il riferimento è infatti il 2020 e quindi, su questo versante, l’appuntamento è al Desi 2022.

Il problema del capitale umano

La parte più “zoppicante”, come detto, è quella sul capitale umano. Qui l’Italia è al 25esimo posto con un 42% di persone tra i 16 e i 74 anni con «perlomeno competenze digitali di base» contro un 56% nella Ue. Anche andando alle «competenze digitali superiori a quelle di base» l’Italia è al 22% contro un 31% nella Ue.

Andando alla connettività, il report della Commissione sottolinea che «l’Italia ha compiuto alcuni progressi in termini sia di copertura che di diffusione delle reti di connettività, con un aumento particolarmente significativo della diffusione dei servizi di connettività che offrono velocità di…

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Approvato piano di rilancio location industriale di Torino

Approvato piano di rilancio location industriale di Torino

Domenica, 31 Ottobre 2021 165 milioni per investimenti in filiera automobile e aerospazio Con 165 milioni di euro prende il via il piano di riconversione e

riqualificazione produttiva dell ‘area di crisi industriale del territorio di Torino, che ha tra i principali obiettivi strategici il rilancio delle filiere dell ‘vehicle e dell’ aerospazio. E ‘quanto prevede l’Accordo di programma tra Ministero dello Sviluppo

economico, Regione Piemonte, Comune di Torino, Anpal, Ice e Invitalia, approvato dal ministro Giancarlo Giorgetti.”È la dimostrazione che il governo non fa mancare il suo supporto per la ripresa

economica ed è attento a tutte le misure necessarie per una piena applicazione del PNRR”, dichiara il ministro Giorgetti che aggiunge:”Continueremo a fare la nostra parte, collaborando con tutte le parti, affinché questa rinascita del Paese diventi una realtà e non sia solo una bella frase”. Gli investimenti sono finalizzati a rilanciare l’area di crisi industriale del territorio di Torino attraverso la creazione

di due Hub di eccellenza per la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico nei settori automotive e aerospazio. Il centro di ricerca applicata e trasferimento tecnologico per l’automotive e la mobilità sostenibile sarà realizzato nel distretto produttivo di Mirafiori, dove verranno avviate attività in sinergia con il Centro di Competenza Production 4.0, mentre il centro per l’aerospazio sarà realizzato nell’ location torinese di Corso Marche, nelle vicinanze di alcune delle sedi delle principali aziende leader nel settore: Leonardo e Thales. Prevista inoltre l’attivazione di contratti di sviluppo e accordi di innovazione per sostenere investimenti produttivi nella filiera della componentistica automotive e dell’aerospazio, ma anche la trasformazione digitale e green della componentistica che potrà contare sui 50 milioni di euro destinati alle agevolazioni previste dalla legge 181/89 sulla riconversione e riqualificazione delle aree di crisi industriale. L’obiettivo è incentivare le attività di ricerca, sviluppo e innovazione delle imprese che puntano a realizzare produzioni ad alto valore tecnologico e di interesse per il mercato, nonché a favorire l’occupazione anche attraverso il reimpiego dei lavoratori dell’location di crisi. Al tal proposito, verranno avviati sia piani per la riqualificazione delle competenze dei lavoratori sia programmi specifici dedicati alla formazione di studenti, laureandi, professionisti e tecnici. Per monitorare l’attuazione degli interventi previsti nell’Accordo di programma è stato costituito un gruppo di coordinamento e controllo presso il Ministero dello Sviluppo economico. Source

Chip shortage: ecco perché (anche secondo Intel) la Ue deve investire nei semiconduttori

Chip shortage: ecco perché (anche secondo Intel) la Ue deve investire nei semiconduttori

IIl problema è noto: c’è carenza (grave) di componentistica elettronica e basta chiedere ai costruttori di auto per farsi un’idea della portata di un problema che, dopo essersi manifestato all’indomani del primo lockdown, nella tarda primavera del 2020, ha assunto nei mesi successivi una dimensione globale e trasversale a molti settori. Mancano chip, sensori e memorie che fanno funzionare centraline, computer e apparecchiature di vario genere e da questa situazione non se ne uscirà molto presto. Molti addetti ai lavori, compreso il Ceo di St Microelectronic, Jean-Marc Chery, parlano del 2023, ma è difficile a detta degli esperti stabilire (oggi) una data certa perché la situazione è ancora parecchio volatile e differente fra industry e industry e fra mercati e mercati.

Lo “shortage” di chip, questo è certo, non ha però solo fermato catene di assemblaggio e rallentato ordini e consegne del prodotto finito ma ha messo anche sotto i riflettori il grado di dipendenza dell’economia europea dai semiconduttori “made in Asia”. L’urgenza di investire a livello Ue in un vero e proprio ecosistema, che superi l’empasse di una produzione locale limitata e che cancelli il rischio di perdere una sovranità tecnologica vitale per mantenere competitività a lungo termine, è conclamata. Lo è nei numeri e nei tempi, lo è a livello di infrastrutture e lo è naturalmente in termini di accesso ai talenti Stem per fare ricerca e sviluppo.

LA CAPACITÀ PRODUTTIVA DI CHIP

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La domanda di chip “evoluti” raddoppierà entro il 2030

Un nuovo report realizzato dalla società di consulenza Kearney per conto di Intel, che il Sole 24 Ore ha visionato in anteprima, ha fatto per l’appunto luce sull’attuale scenario e cercato di trovare delle risposte di lungo termine. Mettiamo a fuoco innanzitutto un dato, quello della domanda di semiconduttori tecnologicamente più avanzati (basati cioè su tecnologia di processo dai 10 ai 5 nanometri): questa raddoppierà nella Ue entro il 2030 con un tasso di crescita annuo del 15% per arrivare a coprire il 43% di una torta che vale poco meno di 80 miliardi di dollari.

All’aumentare dei consumi dei chip più evoluti (memorie quindi escluse), l’Unione Europea difficilmente saprà però rispondere in modo adeguato in assenza di un cambio di passo sostanziale. Basti pensare che nel 2000, come si legge chiaramente nel rapporto, il Vecchio Continente deteneva quasi il 25% della capacità produttiva mondiale di semiconduttori e oggi questa percentuale è scesa all’8%. Ancora peggiore è il dato relativo ai chip “leading-edge”, con una quota di mercato precipitata in 20 anni dal 19% allo zero mentre quelle di Sud Corea e Taiwan sono decollate, rispettivamente, dall’8 al 18% e dal 17 al 40%.

Cosa fare per invertire la tendenza

Rivitalizzare l’ecosistema dei chip in Europa, e quello dei chip basati su tecnologie all’avanguardia in modo particolare, è quindi il passo necessario per recuperare terreno e generare sostanziali benefici di natura economica. Gli obiettivi, almeno sulla carta, sono chiari: la Ue ha l’ambizione di raddoppiare la propria fetta di mercato…

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Giorgetti autorizza investimento in Puglia da 66 milioni su fotovoltaico

Giorgetti autorizza investimento in Puglia da 66 milioni su fotovoltaico

Martedì, 02 Novembre 2021 Il ministro:”

E’un progetto valido da sostenere e valorizzare” Il ministro Giancarlo Giorgetti ha autorizzato l’accordo di sviluppo industriale presentato dalla società Midsummer Italia per la realizzazione in Puglia a Modugno (Bari) di attività di ricerca e produzione di impianti e moduli fotovoltaici tecnologicamente innovativi.

Sono previsti investimenti per circa 66,3 milioni di euro, di cui 64,7 milioni agevolabili, a sostegno dei quali il Ministero dello sviluppo economico mette a disposizione 37,29 milioni.

La realizzazione dell’investimento consentirà un incremento occupazionale di 79 lavoratori, di cui 59 addetti per il progetto di sviluppo industriale e 20 per il progetto di ricerca industriale.

Accompagnare le imprese a nascere ma anche a investire per creare lavoro è la strada scelta dal Mise nel valutare i progetti industriali da sostenere con gli incentivi“, dichiara il ministro Giorgetti che aggiunge: “L’investimento in Puglia nel settore del fotovoltaico presenta tutte le caratteristiche di una opportunità da cogliere e valorizzare anche perché punta a realizzare prodotti innovativi e di qualità, a differenza di quelli provenienti dalla Cina che finora hanno invaso il mercato delle rinnovabili. La sfida della transizione green si vince anche puntando su questi progetti validi“.

In particolare sono previsti due progetti nel sito pugliese: il primo di investimento industriale per la realizzazione di una nuova unità da dedicare alla produzione di celle solari con tecnologia cigarettes (Copper, Indium, Gallium e Selenium) e moduli fotovoltaici a movie sottile; il secondo di ricerca industriale e sviluppo sperimentale per la realizzazione di moduli fotovoltaici con celle CIGS.



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