La società di cloud computing Oracle è in trattative per acquistare la società di It attiva nel comparto medicale, secondo quanto riferisce il Wall Street Journal. L’affare potrebbe aggirarsi sui 30 miliardi di dollari. L’operazione potrebbe portare a Oracle una serie di skill migliorare i propri servizi cloud basati sull’intelligenza artificiale, aumentando la sua nel settore sanitario. Se l’accordo si realizza, sarà il più grande deal di sempre per Oracle che ha un valore di mercato di oltre 280 miliardi di dollari ma soprattutto, sempre secondo l’analisi del Wsj, potrebbe diventare una delle più grandi acquisizioni del 2021.
Cerner è maggior venditore di software di cartelle cliniche «elettroniche» negli Stati Uniti dopo Epic Systems Corp. Nel 2019 aveva fatto di Amazon Web Services il proprio fornitore di cloud di riferimento specificando che insieme stavano collaborando su servizi di Ai per le aziende sanitarie. Oracle e Cerner non hanno risposto immediatamente alla richiesta di commento di Reuters.
Giovedì, 16 Dicembre 2021 Giorgetti:”E’nella giusta traiettoria del Pnrr” È stato sottoscritto oggi a Palazzo Piacentini, alla presenza del ministro Giorgetti e del sottosegretario alla Transizione ecologica Vannia Gava, un protocollo d’intesa tra Unione Italiana Food, Giflex e UCIMA per avviare una collaborazione finalizzata a rendere gli imballaggi flessibili in plastica, utilizzati dalla filiera alimentare, più riciclabili e sostenibili.
“È un progetto che approccia in maniera corretta la sfida della sostenibilità ambientale delle nostre aziende e che si pone nella giusta traiettoria del Pnrr“, ha dichiarato il ministro Giorgetti che aggiunge: “il Mise favorisce, in collaborazione con le università, il trasferimento tecnologico dalla ricerca alle imprese“.
L’obiettivo del protocollo è recuperare e riciclare circa 50.000 tonnellate di materie plastiche da destinare advertisement un secondo utilizzo ipotizzando, come target di partenza, un recupero e riciclo del 50% di imballaggi flessibili raccolti.
Sono previsti tavoli tecnici che studieranno soluzioni tecnologiche, da applicare sulle linee di produzione di packaging e su quelle confezionatrici, per rendere possibile l’utilizzo di nuovi materiali e migliorare i sistemi automatici di selezione e pretrattamento dei rifiuti di imballaggi in plastica ed evitare che vengano inviati in discarica o all’incenerimento.
Hanno firmato il protocollo Paolo Barilla, vicepresidente di Unione Italiana Food, Alberto Palaveri, presidente di Giflex e il vicepresidente di UCIMA Riccardo Cavanna.
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È la 36esima delle 44 totali che saranno attive entro la fine del prossimo anno. La sesta negli ultimi due mesi. L’apertura della Cloud Region italiana di Oracle, con una facility alimentata al 100% con energia rinnovabile ubicata nell’area di Milano, ha diversi significati e fra questi c’è sicuramente il fatto che si tratta di un’importante passo in avanti della strategia di sviluppo della società americana nel nostro Paese. Una tappa che riflette le nuove esigenze legate alla sovranità dei dati dei clienti (in ottemperanza alle normative europee e nazionali sulla privacy), ma anche l’accelerazione dell’adozione del cloud evidenziata dai crescenti investimenti effettuati dalle aziende in questa “tecnologia” e la sempre più impellente necessità di risorse informatiche scalabili, flessibili e sicure per affrontare la sfida della trasformazione digitale.
Una nuvola locale per gestire i dati critici dentro i confini italiani
Con il battesimo della Cloud Region milanese, Oracle offrirà dunque alle aziende e a quelle di grandi dimensioni in particolare (come ATM-Azienda Trasporti Milanese, Trenord, Banca Mediolanum, Unicoop, Iccrea Banca, Sisal, Cerved Group) e agli enti della Pubblica Amministrazione (come Inail) una “piattaforma” locale con le prestazioni e l’affidabilità del cloud di Oracle su scala globale. Il suo compito? Migrare e gestire nella nuvola tutti i carichi di lavoro, dai servizi IaaS (con Oracle Cloud Infrastructure) a quelli di tipo SaaS, Software as a Service (con le applicazioni Oracle Cloud), sfruttando le capacità di un’infrastruttura di seconda generazione e una dorsale di rete dedicata (che connette fra di loro le varie Cloud Region) e gestita in modo centralizzato.
La trasformazione digitale passa dal cloud
L’imprinting che ha dato all’annuncio anche Jae Evans, Chief Information Officer di Oracle a livello mondiale, intervenuta in collegamento all’evento di presentazione, è del resto inequivocabile. «La Cloud Region di Milano – ha spiegato la manager in una nota – è un’importante pietra miliare nella nostra espansione globale e risponde alla precisa domanda di mantenere i dati dei nostri clienti all’interno dei confini italiani, fornendo loro la sicurezza necessaria per eseguire le applicazioni critiche sulla nostra infrastruttura cloud». La scelta di aprire in Italia, come facilmente immaginabile, è frutto della strategia corporate di Oracle ma risponde anche alle pressioni esercitate in questi anni dal management italiano ed è, di fatto, la naturale conseguenza della radicata presenza della multinazionale californiana nella macchina della PA e in settori chiave come il finance. “In Italia – ha confermato in proposito Fabio Spoletini, SVP Cloud e South Emea Cloud Leader – abbiamo un enorme parco installato e siamo totalmente convinti che per affrontare e completare con successo una vera trasformazione digitale sia necessario spostare gli ambienti mission critical sul cloud, assicurando scalabilità, prestazioni, costi competitivi, compliance e, ovviamente, la totale protezione del dato. Portando innovazione nella componente di processo, non a livello di hardware”.
Autonomous database e applicazioni cognitive
In Oracle la chiamano “la terza onda” e sono convinti di essere il vendor tecnologico ideale per fare da trade union dal mondo legacy a quello della nuvola e…
Trasformare qualsiasi oggetto in un dispositivo intelligente in grado di scambiare informazioni in tempo reale, migliorando i flussi produttivi e l’efficienza dei processi aziendali. L’Internet of Things è fra le componenti più importanti del processo di digital transformation che hanno intrapreso imprese e istituzioni per reinventare i propri modelli di business e servire al meglio i propri clienti/utenti; la sua adozione è, non a caso, in forte e costante crescita.
Secondo un’indagine della GSMA, l’Associazione che riunisce i principali operatori di telecomunicazione mobile a livello mondiale, entro il 2025 saranno oltre 25 miliardi i dispositivi IoT attivi nel mondo, per un valore di mercato stimato di 1,1 trilioni di dollari e un aumento di produttività nei settori industriali calcolabile in circa 400 miliardi di dollari, circa lo 0,3% del Pil mondiale. L’importanza che riveste l’IoT nei progetti di trasformazione digitale è testimoniata dai numerosi benefici che questa tecnologia può generare in termini economici, ambientali e di prevenzione del rischio per le aziende (private e della PA) e i consumatori finali.
L’Internet of Things incrementa e ottimizza la produttività aziendale perché consente di trasmettere i dati raccolti dai dispositivi “connessi” e di trasformarli in informazioni utili per velocizzare i processi decisionali, aumentare l’efficienza degli addetti e garantire maggiore sicurezza. I suoi ambiti di applicazione spaziano dalle attività industriali a quelle di logistica per arrivare all’energia: nel manifatturiero, per esempio, le soluzioni IoT abilitano la comunicazione fra macchinari e apparati differenti e la raccolta dei dati di produzione in tempo reale, creando i presupposti per realizzare fabbriche intelligenti e con livelli di efficienza elevati, riducendo al contempo i costi operativi e i tempi di fermo.
Da un punto di vista delle infrastrutture tecnologiche, un progetto IoT si traduce in un’esplosione di dati che si muovono rapidamente tra dispositivi remoti e impianti spesso distribuiti in diversi Paesi. La connettività gioca dunque un ruolo chiave e centrale per il successo dell’Internet of Things in quanto deve garantire un flusso costante di informazioni, tracciabile e monitorabile in ogni istante: con l’avvento delle reti mobili 5G e delle SIM Machine to Machine (M2M) di ultima generazione, i tempi di latenza devono essere ancora più contenuti per portare beneficio e precisione dai processi aziendali. Le imprese che operano a livello internazionale, con sedi all’estero o con asset in mobilità (pensiamo alle industrie dei trasporti o al settore della logistica), necessitano di gestire un gran numero di dispositivi e di moduli M2M assicurandosi un flusso dati costante tra questi stessi dispositivi e l’ambiente cloud che ospita le applicazioni.
Sparkle, uno dei top player a livello mondiale nella connettività mobile e abilitatore di servizi roaming a valore aggiunto, affronta queste esigenze mettendo a disposizione delle aziende multinazionali un servizio IoT “as a Service” che garantisce la gestione di completa dei dispositivi in mobilità nel mondo assicurando la connettività globale, la raccolta e l’analisi di tutti i flussi dati. La soluzione IoT di Sparkle è “plug & play” perché permette alle aziende multinazionali di essere immediatamente…
Mercoledì, 15 Dicembre 2021 Pubblicato in Gazzetta Ufficiale È stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto interministeriale del ministro Giancarlo Giorgetti che rende operativo il Fondo impresa femminile.
L’obiettivo della misura è quello di incentivare la partecipazione delle donne al mondo delle imprese, supportando le loro competenze e creatività per l’avvio di nuove attività imprenditoriali e la realizzazione di progetti innovativi, attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati.
Il Fondo Impresa femminile è istituito con un finanziamento iniziale di 40 milioni di euro.
Il progetto è inserito tra le linee di intervento del Ministero dello sviluppo economico nel Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, che prevede complessivamente 400 milioni a sostegno dell’imprenditoria femminile.
Con un successivo provvedimento ministeriale saranno indicati i termini di apertura per la presentazione delle domande attraverso cui richiedere le agevolazioni.
La meccatronica italiana punta allo spazio. È stato con un progetto in questo promettente ambito che Davide Vignotto, dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Trento, si è aggiudicato la quindicesima edizione del Premio Italiano Meccatronica, il concorso del Gruppo Meccatronico di Unindustria Reggio Emilia in collaborazione con Nòva – Il Sole 24 Ore, co-organizzato da Community, nato per promuovere la cultura della tecnologia meccatronica nei diversi settori dell’industria meccanica nazionale.
Il presidente di Unindustria Reggio Emilia Fabio Storchi e il presidente del Gruppo Meccatronico Alberto Rocchi hanno consegnato il riconoscimento – un premio pari a 5.000 euro – in occasione dell’incontro di fine anno degli imprenditori “2022 – Capitale umano e digitalizzazione”, che si è tenuto ieri sera a Reggio Emilia.
Il Comitato scientifico del Premio ha indicato Davide Vignotto quale vincitore spiegando che «il lavoro realizzato nel corso del dottorato (il più elevato livello di istruzione universitaria), riguarda un campo di ricerca particolarmente complesso e affascinante quale quello dei sensori di volo nell’ambito di uno dei più ambiziosi progetti spaziali del futuro relativo ad un osservatorio spaziale per rilevare le onde gravitazionali. Si tratta di una ricerca di frontiera di altissimo livello scientifico svolta in collaborazione con una primaria azienda europea del settore della Space Economy. La ricerca ha consentito di conseguire importanti risultati scientifici ma anche concrete ricadute applicative per la riprogettazione dei componenti analizzati».
Giunto alla sua quindicesima edizione, il concorso è stato aperto da quest’anno a progetti (tesi di laurea, dottorato di ricerca, pubblicazione scientifica o studio ad hoc) realizzati da laureandi e laureati di Dipartimenti meccatronici degli atenei nazionali in collaborazione con un’azienda.
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