Dalla cyber AI all’ambient computing: ecco a cosa devono pensare le aziende nel 2022

Dalla cyber AI all’ambient computing: ecco a cosa devono pensare le aziende nel 2022

Privacy e sicurezza dei dati, ma anche la blockchain e gli strumenti di automazione dei processi e delle attività informatiche. E ovviamente le applicazioni legate all’intelligenza artificiale. Sono i temi che riassumono le tendenze a livello tecnologico che impatteranno maggiormente sulle aziende e i dipartimenti It nel corso del 2022 secondo Deloitte. La nuova normalità, come spiegano i manager della società di consulenza, è il denominatore comune per cavalcare le opportunità di cambiamento all’insegna di innovazione, efficienza e competitività e di strutture organizzative (come la pandemia ha insegnato) che dovranno essere agili e resilienti.

Come potenziare e far evolvere l’organizzazione

Nell’arco dei prossimi 18-24 mesi, sempre più aziende cercheranno di sviluppare competenze per monetizzare i propri asset informativi e per raggiungere nuovi obiettivi di business facendo leva sui dati condivisi da terze parti. Le tecnologie di “privacy preserving computing” come la crittografia omomorfica saranno al centro dell’attenzione perché in grado di liberare tali asset dai tradizionali vincoli di privacy e sicurezza. Un’altra priorità sul tavolo di Cio e Ceo è il cloud: le aziende stanno cercando di “caricare” nella nuvola quanti più processi per ottenere maggiore efficienza ed entro due anni si prevede che un numero crescente di organizzazioni inizierà a sperimentare come le soluzioni cloud “verticali” (per cui Deloitte stima un mercato globale da 640 miliardi di dollari entro i prossimi cinque anni) potranno supportarle nel soddisfare i bisogni specifici del settore in cui operano. La blockchain, infine: superato l’iniziale scetticismo, la tecnologia dei registri distribuiti si sta diffondendo anche in azienda (e non solo del settore finanziario) grazie al salto in avanti compiuto in termini di velocità e usabilità e (soprattutto) alla crescente sua interoperabilità a livello di ecosistemi tech.

Come ottimizzare i processi e le risorse It

Parola d’ordine automazione: nei prossimi anni si registrerà un’accelerazione del processo di riduzione dei compiti manuali nella gestione di sistemi e architetture informatiche e nelle attività si sviluppo e deployment delle applicazioni. Le opportunità da cogliere per le aziende sono riconducibili secondo gli esperti alla possibilità di standardizzare e ottimizzare tre componenti chiave: le infrastrutture on-premise, il software e le applicazioni (gestendo un unico codice che a sua volta può governare aspetti dello sviluppo, della manutenzione, del funzionamento e della sicurezza di un’applicazione) e i meccanismi di automazione implementati tramite regole e grazie al machine learning. La sicurezza, anche nel 2022, rimarrà un tema prioritario per i Cio. A fronte del crescente numero di minacce rilevate e di possibilità di attacco, le tecnologie di intelligenza artificiale possono abilitare un approccio proattivo alla cybersecurity, automatizzando compiti gravosi in termini di tempo e permettendo agli addetti It di svolgere attività a maggiore valore. La diffusione della sensoristica e degli smart robot e il massivo uso degli algoritmi, inoltre, allargheranno il tradizionale stack tecnologico a una serie di nuovi dispositivi (sempre più client-facing e mission-critical) e asset fisici, richiedendo maggiori elevati livelli di affidabilità e uptime, così come nuovi strumenti, piattaforme e approcci per monitorare e gestire il loro corretto funzionamento.

Le tecnologie…

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Multiculturale e multicanale: così cambia la dieta digitale degli italiani

Multiculturale e multicanale: così cambia la dieta digitale degli italiani

«Se da un lato le piattaforme più mature restano ancora al centro delle abitudini di utilizzo quotidiano, dall’altro le persone sono attive su sei diverse piattaforme social ogni mese. Questo significa che quelle più tradizionali non per forza vengono sostituite o abbandonate, ma che gli utenti trascorrono il loro tempo su un ecosistema di canali diversificato perché ognuno di essi offre loro esperienze, benefici e opportunità diverse. Per comprendere cosa sta cambiando è necessario guardare oltre alla definizione classica di social», afferma Ottavio Nava, Regional Lead Eu Area e Ceo di We Are Social Italy and Spain.

Intanto si incrementano i contenuti local original, ossia quei prodotti provenienti da Paesi anche molto lontani dal nostro la cui fruizione avviene direttamente in lingua originale. Un esperanto dei consumi che sta ridisegnando linguaggi, estetiche, culture. È il fenomeno sintetizzato da Squid Game. A spingere questa rivoluzione sono le tecnologie per sottotitoli, le traduzioni in tempo reale e gli algoritmi che cercano di massimizzare la diffusione dei contenuti senza distinzione di provenienza o lingua, come fa TikTok.

Nel tempo fragile della pandemia il gioco diventa una cosa seria. Delle oltre sei ore che si trascorrono online, una viene dedicata al gaming e quattro utenti su cinque dichiarano di giocare online su diversi dispositivi, con una spesa in crescita del 22%. È un fenomeno esteso, non solo circoscritto ai più giovani.

«Il gioco è diventato a tutti gli effetti la più grande piattaforma social esistente: lo dicono i numeri e lo dice il modo in cui le persone lo vivono. I periodi di restrizioni hanno accelerato la crescita, ma il traino è legato all’esperienza di gaming, che va oltre il mero gioco: i gamer socializzano, interagiscono con le community, condividono contenuti sulle proprie sessioni. I modelli “play to earn”, che consentono di guadagnare mentre si gioca, e l’implementazione di nuove tecnologie rendono l’esperienza immersiva, creativa e personalizzata», precisa Nava.

L’ecommerce tiene, con buona pace degli analisti che pronosticavano un’inevitabile flessione: più della metà degli italiani acquista beni di consumo online, in aumento del +7%. I social hanno un ruolo da amplificatore: un italiano su tre cerca informazioni su brand e prodotti attraverso questi canali. Intanto la partita si allarga al metaverso e al Web3, abbracciando quell’idea di rete proprietaria, trasparente, certificata. Siamo all’alba di una nuova rivoluzione?

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Governo approva decreto con misure su filiera automotive

Governo approva decreto con misure su filiera automotive

Venerdì, 18 Febbraio 2022

Giorgetti, “1 miliardo per prossimi 8 anni a sostegno riconversione filiera”

E’ stato approvato dal Consiglio dei ministri il decreto legge che, oltre a introdurre nuove misure per contrastare l’aumento dei costi dell’energia per imprese e famiglie, interviene a sostegno della riconversione della filiera industriale dell’automotive con un fondo da 1 miliardo di euro all’anno per i prossimi 8 anni.

“Abbiamo approvato un provvedimento per accompagnare il processo di  transizione di  un settore molto importante sotto l’aspetto manifatturiero, sia per quanto riguarda la produzione diretta che l’indotto”, ha dichiarato il ministro Giancarlo Giorgetti nel corso della conferenza stampa con il presidente del Consiglio Mario Draghi.

“L’intervento pubblico è importante – ha aggiunto il ministro – ma l’iniziativa da parte privata lo è di più. E quindi questo serve a convincere tutti i soggetti della filiera a investire e affrontare questa sfida con a fianco lo Stato”.

Giorgetti ha inoltre annunciato che a breve intende presentare, insieme al ministro della Transizione ecologica, “un decreto incentivi per l’acquisto di auto ecologicamente compatibili, non solo elettriche”, perché nella fase di transizione “dobbiamo considerare anche altre fonti, come l’ibrido”.

Nel decreto è stato inserito anche un fondo per promuovere la ricerca e lo sviluppo della tecnologia dei microprocessori, la riconversione dei siti industriali esistenti e l’insediamento di nuovi stabilimenti sul territorio nazionale, importante per la sua strategicità, e che si rivolge agli “investitori non solo stranieri ma già esistenti sul territorio nazionale, che dovranno essere competitivi e offrire componenti fondamentali non solo per l’automotive ma per tantissimi altri strumenti fondamentali”, ha sottolineato Giorgetti.

Per finanziare l’intero pacchetto di interventi sul settore industriale dell’auto e sui costi legati all’aumento dei costi energetici, il governo ha stanziato complessivamente circa 8 miliardi di euro.

In particolare, con lo stanziamento di 6 miliardi di euro dedicato alle misure per il contrasto al caro bollette vengono rinnovati e ampliati anche per il secondo trimestre dell’anno gli interventi a favore delle filiere produttive come l’annullamento degli oneri di sistema, la riduzione dell’Iva sul gas al 5%, il credito d’imposta delle spese elettriche per le imprese energivore, la restituzione degli extraprofitti da fonti rinnovabili, mentre viene rafforzato il bonus sociale elettrico e gas.

Introdotte anche misure per portare a un livello di riempimento di almeno il 90% le capacità disponibili di stoccaggio, per potenziare in modo strutturale le produzioni di gas sul territorio nazionale, nonché accelerare le installazioni degli impianti delle rinnovabili. Previste inoltre risorse agli enti locali e alle regioni per fronteggiare i rincari delle bollette anche degli ospedali.

Su richiesta del ministro Giorgetti sono stati stanziati 100 milioni di euro a favore di impianti sportivi e piscine che sono stati particolarmente colpiti sia da emergenza Covid che dall’impatto dei costi dell’energia.

Nel decreto è stato infine inserito un pacchetto di norme su bonus edilizi e superbonus al 110%, in cui si prevede sia un rafforzamento delle sanzioni, al fine di evitare un uso distorto dell’incentivo, ma anche un ampliamento fino a tre volte della possibilità di cedere il credito tra istituti vigilati e con la presenza di un codice identificativo.



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Digital transformation, due imprese su tre hanno aumentato gli investimenti

Digital transformation, due imprese su tre hanno aumentato gli investimenti

L’assunto, certificato da diversi studi, è conclamato: la pandemia ha aumentato in modo accelerato l’adozione di tecnologie digitali da parte delle imprese per adattare organizzazione (con lo smart working), modelli di business e infrastrutture esistenti al nuovo contesto economico globale. Non sorprende, quindi, che gli investimenti in tecnologie abbiano mostrato su scala globale tassi di crescita particolarmente sostenuti.

Uno studio della società di analisi Markets and Markets, per esempio, ci dice che la spesa per la digitalizzazione in ambito aziendale passerà da 521 a 1.250 miliardi di dollari entro il 2026, con un incremento composito annuo del 19% e una crescita complessiva che (in tutto il periodo) sfiora il 140%.

Un recente report di McKinsey (“The new digital edge: Rethinking strategy for the postpandemic era”) ha rilevato invece come il 65% delle aziende abbia aumentato i fondi dedicati alla digitalizzazione (recuperando il budget necessario attraverso tagli alle risorse in altri comparti) e solo il 7% li abbia diminuiti. Poco meno di due aziende su tre, recita lo stesso studio, è consapevole del fatto che entro la fine del 2023 dovrà pensare a un nuovo modello di business digitale per rimanere economicamente profittevole e solo l’11% non cambierà invece il proprio modo di operare sul mercato.

La situazione in Europa

Nel Vecchio Continente il livello di adozione delle tecnologie digitali in ambito business è in ritardo rispetto agli Stati Uniti: la sintesi arriva da uno studio della European Investment Bank diffuso poche settimane fa, secondo il quale la media europea si attesta al 65% al cospetto del 71% che possono esibire le imprese statunitensi. Interessanti, rimanendo da questa parte dell’oceano, alcune peculiarità: se certo non sorprende che la rivoluzione digitale sia guidata dai Paesi nordici (Danimarca, Olanda e Finlandia, in testa alla classifica con una penetrazione del digitale nelle aziende superiore all’80%) è oggettivamente curioso constatare che le nazioni tradizionalmente più importanti a livello economico fatichino più del previsto. E il discorso vale per Germania, Francia, Regno Unito e anche Italia.

Italia con la “zavorra” delle Pmi e il jolly dei fondi del PNRR

La Penisola si attesta infatti solo al 19esimo posto del ranking esteso a 28 nazioni europee con un tasso di digitalizzazione delle aziende pari al 62,6%, una percentuale al di sotto della media europea ma di poco migliore rispetto a quella di Francia (62,5%) e Regno Unito (61,3%).

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PMI: Giorgetti, 678 milioni per investimenti su tecnologie 4.0 e risparmio energetico

PMI: Giorgetti, 678 milioni per investimenti su tecnologie 4.0 e risparmio energetico

Venerdì, 18 Febbraio 2022 Risorse da React-Eu e fondi coesione Il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti

ha istituito un nuovo routine di aiuti per sostenere con 678 milioni di euro gli investimenti delle piccole e medie imprese italiane nella realizzazione di progetti innovativi legati a tecnologie 4.0, economia circolare e risparmio energetico.E’quanto prevede il decreto firmato dal titolare del Mise che disciplina i finanziamenti garantiti dal programma d’investimento europeo React-Eu e dai fondi di coesione. “Da ministro dello sviluppo economico è mio dovere tutelare le imprese italiane, individuando tutte le risorse e gli strumenti necessari per sostenere gli investimenti in progetti innovativi che mirano anche a ridurre l’impatto energetico sui processi produttivi. E ‘questa un ‘altra importante linea d’azione da perseguire per fronteggiare, in un’ottica di medio e lungo periodo, il caro bollette”, dichiara Giorgetti. “La capacità del nostro sistema imprenditoriale di rimanere competitivo sui mercati-aggiunge il ministro-passa infatti dall’ammodernamento degli impianti attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie che, oltre a incrementare la produttività e migliorare la sostenibilità ambientale, devono favorire sviluppo e occupazione”. In particolare, i finanziamenti previsti dal nuovo program di aiuti sono destinati per circa 250 milioni agli investimenti da realizzare nelle regioni del Centro-Nord(Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto, Umbria e Province Autonome di Bolzano e di Trento), mentre circa 428 milioni sono previsti per quelli nelle regioni del Mezzogiorno(Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna). Di queste risorse, una quota pari al 25%è destinata ai progetti proposti dalle micro e piccole imprese.L’importo massimo agevolabile per ogni investimento innovativo non potrà essere superiore a 3 milioni di euro e dovrà favorire la trasformazione digitale dell’attività manifatturiera delle Pmi attraverso

l’utilizzo di tecnologie abilitanti individuate dal piano Transizione 4.0. Una particolare attenzione verrà rivolta ai progetti che puntano a favorire l’ economia circolare, la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico.Le imprese che richiederanno l’agevolazione non dovranno però aver effettuato, nei due anni precedenti la presentazione della domanda, una delocalizzazione verso uno stabilimento situato in un’altra parte dello Spazio Economico Europeo (SEE)che realizzi prodotti o

servizi oggetto dell’investimento, impegnandosi a non farlo anche fino ai 2 anni successivi al completamento dell’ investimento stesso.Le agevolazioni verranno concesse utilizzando le possibilità offerte dal Momentary structure comunitario.Il decreto è stato inviato alla Corte dei Conti per la registrazione. Le PMI interessate potranno presentare domanda nei termini e nelle modalità che verranno definite con un successivo provvedimento ministeriale. Source

Fondo GID, 6,5 milioni di euro a sostegno impresa FLO

Fondo GID, 6,5 milioni di euro a sostegno impresa FLO

Giovedì, 17 Febbraio 2022 Prima operazione avviata con il Fondo grandi imprese in difficoltà. Giorgetti, “Bene prima applicazione per azienda della filiera

del product packaging”< img src ="https://www.mise.gov.it/images/stories/giorgetti_con_elmetto_2.jpg"alt="Immagine decorativa"/ > Il Ministero dello Sviluppo economico ha autorizzato la concessione di un finanziamento agevolato di 6,5 milioni di euro a FLO Health spa di Fontanellato (Parma), storica azienda che produce stoviglie in plastica e bicchieri monouso per il mercato italiano ed europeo.

Si tratta della prima operazione avviata con il Fondo grandi imprese in difficoltà (GID) che dispone di 400 milioni di euro per sostenere il rilancio e la continuità dell’attività di aziende che operano sul territorio nazionale e si trovano per l’emergenza Covid in momentanea difficoltà economico-finanziaria.

Con questo strumento, introdotto con l’art. 37 del decreto sostegni e gestito per conto del Mise da Invitalia, viene finanziato il nuovo piano di investimenti dell’azienda FLO che punta a realizzare nuovi materiali sostenibili e linee produttive nel settore della plastica monouso e dei bicchieri in carta, nonché nello sviluppo del mercato delle capsule caffè compostabili.

“Il nostro obiettivo è far uscire dalle crisi le aziende che si trovano in una situazione di momentanea difficoltà anche a causa dell ‘em ergenza Covid”, dichiara il ministro Giorgetti. “Il Fondo speciale è stato introdotto – aggiunge – proprio con la finalità di accompagnare le aziende in un percorso di rilancio industriale che punta a salvaguardare la produttività e l’occupazione. Sono particolarmente soddisfatto – conclude Giorgetti – che la prima applicazione di questo strumento avviene per un’azienda appartenente advertisement una filiera industriale del packaging in cui il nostro Paese è leader ma che si trova a dover fronteggiare, oltre all’impatto del costo delle materie prime e dell’energia, una impostazione della normativa SUP (Single Use Plastic) a livello europeo che ne mette a rischio la sopravvivenza”.

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