Scienza al femminile: oggi è la “Giornata internazionale delle donne nella matematica”

Scienza al femminile: oggi è la “Giornata internazionale delle donne nella matematica”

Maryam Mirzakhani è stata la prima donna ad ottenere la prestigiosa medaglia Fields in matematica, il più ambito riconoscimento in questa disciplina, oltre che la prima persona di cittadinanza iraniana a ricevere tale premio. 

Proprio in occasione del giorno della nascita di Mirzakhani, ricorre questa giornata con lo scopo di celebrare le donne in matematica e ispirare le donne di tutto il mondo a onorare i loro risultati in matematica incoraggiando un ambiente di lavoro aperto, accogliente e inclusivo per tutti.

Tanti gli eventi in tutto il mondo per celebrare questa giornata: in Italia due di questi appuntamenti sono a Roma, organizzati rispettivamente dall’Università Tor Vergata e dalla Sapienza in collaborazione con l’Unione Matematica Italiana; gli altri quattro si dividono tra l’Università di Firenze, quella di Torino e le Università di Brescia e Padova.   

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Maryam Mirzakhani con la presidente sudcoreana Park Geun-hye durante il Congresso internazionale dei matematici 2014

Maryam Mirzakhani, morta nel 2017 a soli 40 anni per un tumore al seno, era docente all’Università americana di Stanford. Aveva dimostrato presto le sue capacità vincendo due medaglie d’oro alle Olimpiadi internazionali della matematica, nel 1994 e 1995. La sua ricerca, poi, si è svolta nell’ambito della geometria.  “Ho avuto un’infanzia felice, attorno a me le donne venivano incoraggiate a essere indipendenti e a perseguire i propri interessi – ha scritto in una sua breve autobiografia – Ricordo che guardavo programmi televisivi su donne ammirevoli e forti, come madame Curie e Helen Keller”. 

Ansa

Maryam Mirzakhani nel 2014 è stata la prima donna a vincere la Medaglia Fields, oltre che la prima persona di cittadinanza iraniana a ricevere tale riconoscimento. Nella foto il presidente sudcoreano Park Geun-hye posa con la matematica iraniana e altri vincitori durante la cerimonia di apertura del Congresso internazionale dei matematici 2014 a Seoul meridionale, Corea del Sud, 13 agosto 2014

La medaglia Fields le viene attribuita nel 2014: “Si tratta di un grande onore – Sarei felice se desse coraggio alle giovani scienziate e matematiche. Sono sicura che ci saranno altre donne che vinceranno questo tipo di premi nei prossimi anni”, aveva commentato Mirzakhani in quell’occasione, sul sito della facoltà in cui insegnava 

“Mirzakhani è un modello per tutti gli studenti”, disse Ingrid Daubechies, all’epoca presidentessa dell’Unione Matematica Internazionale e prima donna a ricoprire questo incarico. Daubechies, premio Wolf per la matematica 2023 è stata la prima donna a ricevere questo riconoscimento. 

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Carlo Rovelli: cancellato il mio intervento alla Buchmesse 2024

Carlo Rovelli: cancellato il mio intervento alla Buchmesse 2024

“L’Italia mi ha chiesto di rappresentarla alla cerimonia di apertura della Fiera del Libro di Francoforte, ma siccome ho osato criticare il ministro della Difesa, il mio intervento è stato cancellato”. 

A raccontare il retroscena e la sua interpretazione dei fatti è il fisico Carlo Rovelli, che nel suo intervento sul palco del concertone del primo maggio a Roma aveva parlato di una possibile escalation nella guerra in Ucraina attaccando, pur senza nominarlo, il ministro Guido Crosetto.

Rovelli rende nota su Facebook la lettera ricevuta da Ricardo Franco Levi, commissario straordinario del governo per la Buchmesse 2024 che vedrà l’Italia come ospite d’onore.

“Il clamore, l’eco, le reazioni che hanno fatto seguito al suo intervento al concerto del 1 maggio mi inducono a pensare, mi danno, anzi, la quasi certezza, che la sua lezione che così fortemente avevo immaginato e voluto per la cerimonia di inaugurazione della Buchmesse con l’Italia Ospite d’Onore diverrebbe l’occasione non per assaporare, guidati dalle sue parole, il fascino della ricerca e per lanciare uno sguardo ai confini della conoscenza, ma, invece, per rivivere polemiche e attacchi”, si legge nella lettera.

 

 “Ciò che più di ogni altra cosa sento il dovere di evitare – e di questo mi prendo tutta, personale la responsabilità – è che un’occasione di festa e anche di giusto orgoglio nazionale, si trasformi in un motivo di imbarazzo per chi quel giorno rappresenterà l’Italia. E non le nascondo la speranza che il nostro paese sia rappresentato al massimo livello istituzionale”, scrive ancora Levi. 

“Sono portato a pensare che lei per primo avrà immaginato gli scenari che le sue parole avrebbero aperto. Questo non vale, certo, ad attenuare il peso di questa lettera. Lettera che mai avrei voluto scrivere.

Spero, almeno, che possa contribuire a non farmi perdere la sua amicizia”, conclude il commissario, augurandosi di “poter presto leggere un nuovo libro” di Rovelli e magari incontrarlo “di persona”. 

Il suo intervento al concerto del 1 maggio

Il fisico Rovelli, che insegna in Francia all’Università di Aix-Marseille e si occupa della teoria della gravità quantistica a loop, ha scritto diversi libri di divulgazione scientifica, tra cui Sette brevi lezioni di fisica, bestseller internazionale tradotto in 41 lingue che ha venduto oltre un milione di copie. Il suo ultimo libro è I buchi bianchi.

L’intervista

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Il telescopio James Webb guarda dentro gli anelli della stella Fomalhaut: ci sono pianeti?

Il telescopio James Webb guarda dentro gli anelli della stella Fomalhaut: ci sono pianeti?

Utilizzando i potenti occhi del telescopio James Webb gli astronomi sono riusciti a scoprire nuovi preziosi dettagli dei tanti oggetti e polveri che circondano la stella Fomalhaut (distante 25 anni luce da noi) e che lasciano ipotizzare la presenza di un sistema planetario. Forse proprio il pianeta fantasma Fomalhaut-b, sulla cui reale esistenza ci sono da sempre molti dubbi.

I nuovi dati sono stati presentati nello studio guidato da András Gáspár, dell’Università dell’Arizona a Tucson, e pubblicato sulla rivista Nature Astronomy.

Tra le stelle più luminose del cielo notturno, Fomalhaut è da anni al centro di un animato dibattito scientifico, sin da quando nel 1983 il telescopio spaziale Iras osservò quel che secondo molti erano i segni inequivocabili della presenza di un disco circumstellare, ossia polveri e detriti al cui interno erano presenti pianeti in formazione.

Nel 2008 alcuni ricercatori riuscirono a osservare un puntino luminoso che venne identificato come un pianeta, il primo ad essere mai stato fotografato in modo diretto nella luce visibile. Ma quell’interpretazione venne contestata da molti astronomi, tra cui anche Gáspár, in quanto il presunto pianeta non era invece visibile in altre lunghezze d’onda.

Le nuove immagini del James Webb mostrano un anello esterno già noto, considerato analogo alla fascia di Kuiper, e una stretta fascia intermedia mai vista prima, che potrebbe essere modellata dall’influenza gravitazionale di pianeti sconosciuti, che suggerisce la presenza di un pianeta nell’intervallo tra le fasce. 

La cintura intermedia appena scoperta è disallineata rispetto alla cintura esterna. Secondo gli autori, potrebbe essere l’origine di una nube di polvere precedentemente nota, generata da una collisione. Le immagini rivelano anche una grande nube di polvere all’interno dell’anello esterno, potenzialmente creata da un’altra collisione. “Le strutture delle fasce detritiche, il loro allineamento e le prove di eventi di collisione suggeriscono che Fomalhaut è circondato da un sistema planetario dinamicamente attivo”, ha dichiarato Andràs Gàspàr.

Nasa/Jwst

I dischi attorno alla stella Fomalhaut

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Com’è giunta l’acqua sulla Terra? Il telescopio James Webb trova indizi su una cometa

Com’è giunta l’acqua sulla Terra? Il telescopio James Webb trova indizi su una cometa

Il telescopio spaziale James Webb di Nasa, Esa e Csa ha consentito un’altra svolta scientifica a lungo ricercata, questa volta per gli scienziati che studiano il sistema solare e indagano le origini dell’acqua che ha reso possibile la vita sulla Terra. 

Usando lo strumento NIRSpec (Near-Infrared Spectrograph) di Webb, gli astronomi hanno confermato per la prima volta la presenza di acqua, sotto forma di vapore, attorno a una cometa nella fascia principale degli asteroidi – situata tra l’orbita di Marte e quella di Giove – dimostrando che l’acqua del sistema solare primordiale può essere conservata come ghiaccio in quella regione.

Nasa/Esa/Csa

Cometa 238P/Read fotografata dal telescopio James Webb

Tuttavia, il rilevamento riuscito dell’acqua comporta un nuovo enigma: a differenza di altre comete, la cometa 238P/Read non presenta anidride carbonica, che tipicamente costituisce circa il 10 percento del materiale volatile di questi oggetti e che può essere facilmente vaporizzata dal calore del Sole. 

Il team scientifico ha avanzato due possibili spiegazioni per questo mistero. Una possibilità è che la cometa Read avesse anidride carbonica quando si è formata, ma l’abbia persa a causa delle temperature calde. “Essere nella fascia degli asteroidi per molto tempo potrebbe farlo: l’anidride carbonica vaporizza più facilmente del ghiaccio d’acqua e potrebbe fuoriuscire per miliardi di anni”, ha spiegato l’astronomo Michael Kelley dell’Università del Maryland e autore principale dello studio. In alternativa, ha detto, la cometa Read potrebbe essersi formata in una sacca particolarmente calda del sistema solare, dove non era disponibile anidride carbonica.

Webb Telescope

Spettro di emissioni della cometa Read

Gli scienziati hanno a lungo ipotizzato che il ghiaccio d’acqua potesse essere preservato nella fascia più calda degli asteroidi, all’interno dell’orbita di Giove, ma la prova definitiva era sfuggente – fino ad oggi. “In passato abbiamo visto oggetti nella fascia principale con tutte le caratteristiche delle comete, ma solo con questi precisi dati spettrali di Webb possiamo dire che è sicuramente l’acqua ghiacciata che sta creando quell’effetto”, ha spiegato Kelley.

“Il nostro mondo pieno d’acqua, brulicante di vita e unico nell’universo per quanto ne sappiamo, è qualcosa di misterioso – non siamo sicuri di come tutta quest’acqua sia arrivata qui”, ha commentato Stefanie Milam, Webb Deputy Project Scientist for Planetary Science e coautrice dello studio pubblicato sulla rivista Nature che riporta la scoperta.

“Comprendere la storia della distribuzione dell’acqua nel Sistema Solare ci aiuterà a comprendere altri sistemi planetari e se potrebbero essere sulla buona strada per ospitare un pianeta simile alla Terra”, ha aggiunto.

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