Futuro24: aerei e inquinamento, come ridurre le emissioni
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Starship è andata perduta durante il rientro nell’atmosfera. Il razzo di SpaceX, progettato per i viaggi verso la Luna e Marte, era partito alle 14,25 italiane dal sito di Starbase nel sud del Texas per il suo terzo test di volo.
La società di Elon Musk ha confermato di aver perso il contatto con la nave spaziale circa un’ora dopo il decollo mentre scendeva verso la Terra quando si trovava a circa 65 chilometri sopra la zona prevista per l’ammaraggio nell’Oceano Indiano.
A bordo di Starship non c’erano né persone né satelliti.
Gli obiettivi del test
L’anno scorso due voli di prova si erano conclusi entrambi con esplosioni di sicurezza pochi minuti dopo il lancio. Questa volta sia Starship sia il razzo Super Heavy sono andati più lontano dei tentativi precedenti e sono riusciti alcuni degli esperimenti previsti durante il volo.
Questo terzo test aveva, infatti, obiettivi più ambiziosi rispetto ai precedenti, tra cui “l’accensione riuscita di entrambi gli stadi, l’apertura e la chiusura del portellone per il rilascio dei satelliti, una simulazione del trasferimento di propellente, e la prima riaccensione in assoluto di un motore Raptor nello spazio e il rientro controllato di Starship”.
L’obiettivo principale era portare la nave spaziale a velocità orbitali (oltre i 28.000 chilometri all’ora) cosa che sembra riuscita. Sono state completate anche le prove di trasferimento del propellente e di apertura e chiusura del portellone anche se gli ingegneri di SpaceX aspettano di verificare i dati per capire se abbiano avuto effettivamente successo.
“La navicella è stata persa. Quindi niente splashdown oggi”, ha detto Dan Huot di SpaceX. “Ma è incredibile vedere quanto siamo andati avanti questa volta”.
Le cogratulazioni dalla Nasa
Nonostante l’esito finale, sono arrivate a SpaceX le cogratulazioni dalla Nasa: “Volo di prova riuscito!” ha scritto sulla X l’amministratore capo dell’agenzia spaziale americana, Bill Nelson. Nonostante sia andata perduta durante il rientro, come ha dichiarato la stessa SpaceX, la Starship ha infatti portato a termine la maggior parte delle prove previste nel test.
“L’astronave è salita nel cielo. Insieme, attraverso Artemis, stiamo facendo passi da gigante per riportare l’umanità sulla Luna e poi guardare a Marte”, ha scritto ancora Nelson riferendosi al programma internazionale di esplorazione spaziale.
L’entusiasmo di Musk
In precedenza, durante il volo, Elon Musk si era congratulato con il suo team con un post su X: “SpaceX ha fatto molta strada”.
La compagnia aerospaziale fondata esattamente 22 anni fa puntava a far tuffare lo stadio superiore del razzo nell’Oceano Idiano, a est del Madagascar, circa un’ora dopo il lancio, mentre la zona di ammaraggio prevista per le prime due missioni era localizzata nell’Oceano Pacifico, vicino alle Hawaii.
Questo test era importante anche per capire l’effettiva riutilizzabilità della nave spaziale, una caratteristica che secondo Musk inaugurerà una rivoluzione nel volo spaziale.
I precedenti
La terza prova arrivava dopo i due voli di aprile e novembre 2023. Anche questi non erano andati esattamente come previsto. Nel primo test i due stadi del razzo, il più grande e potente mai costruito, con un’altezza di 122 metri e 33 motori che generano quasi 7,5 milioni di chilogrammi di spinta, non si sono separati correttamente e il volo si è concluso dopo soli quattro minuti, quando Starship è stato fatto esplodere per motivi di sicurezza.
A novembre erano stati registrati progressi: la separazione degli stadi è avvenuta con successo, ma prima che il secondo stadio potesse raggiungere l’orbita sono stati persi i contatti ed è stato quindi fatto nuovamente esplodere circa 12 minuti dopo.
“Abbiamo perso la navicella 28. Come ci aspettavamo, abbiamo perso i dati un paio di minuti fa. Non abbiamo avuto notizie dalla nave fino a questo momento e quindi il team ha comunicato che la nave è stata persa. Quindi niente splashdown oggi, ma ancora una volta è incredibile vedere quanto siamo andati avanti questa volta”.
Così Dan Huot di SpaceX ha annunciato la conclusione del terzo test di volo di Starship mentre si avvicinava al suo obiettivo, un ammaraggio nell’Oceano Indiano, circa un’ora dopo il lancio dal sito di Starbase nel sud del Texas.
Futuro24: nuove reti iperveloci per la ricerca
La “vista” del telescopio spaziale Euclid è leggermente calata a causa di un sottilissimo strato di ghiaccio, dello spessore di poche decine di nanometri, che si è formato sulle sue lenti e che proviene dall’umidità atmosferica assorbita durante le fasi di assemblaggio sulla Terra.
È la conclusione a cui è giunto il team di scienziati che nei mesi successivi al lancio, avvenuto nel luglio 2023, ha osservato una piccola ma progressiva diminuzione della luminosità delle stelle misurata dallo strumento di bordo “VIS” (Visible Instrument).
Il problema che sta affrontando Euclid, missione dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) nata per studiare l’espansione dell’universo, la materia oscura e l’energia oscura, è un problema comune nei veicoli spaziali dopo il lancio.
L’acqua assorbita dalle diverse componenti durante l’assemblaggio viene gradualmente rilasciata, favorita dal vuoto dello Spazio. Nel freddo gelido queste molecole tendono ad attaccarsi alla prima superficie che incontrano, e quando atterrano sulle ottiche del telescopio, possono causare problemi.
Mischa Schirmer, scienziato della calibrazione per il consorzio Euclid, spiega: “Alcune stelle nell’Universo variano nella loro luminosità, ma la maggior parte è stabile per molti milioni di anni. Quindi, quando i nostri strumenti hanno rilevato un debole e graduale declino dei fotoni in arrivo, abbiamo capito che non erano loro, ma noi”.
Per ovviare a questo problema, subito dopo il lancio è stata effettuata una “operazione di degassamento”, durante la quale il telescopio è stato riscaldato da appositi dispositivi di bordo e dall’esposizione solare. In questo modo la maggior parte delle molecole d’acqua è sublimata, ma una parte considerevole, assorbita dal materiale multistrato dell’isolamento, è sopravvissuta.
Mentre continuano le operazioni scientifiche di Euclid, gli scienziati hanno elaborato un piano per mitigare l’impatto del ghiaccio sugli strumenti. L’opzione più semplice sarebbe quella di effettuare di nuovo il “degassamento”, portando la temperatura interna dai circa 140 gradi sottozero ai più “miti” -3. L’ottica si pulirebbe ma il riscaldamento provocherebbe l’espansione dei materiali dell’intera struttura che poi, raffreddandosi, potrebbe causare la perdita dell’allineamento ottico con conseguente fase di ricalibrazione che dura settimane.
“Per raggiungere gli obiettivi scientifici di Euclid”, spiega il direttore di volo di Euclid Andreas Rudolph, “inclusa la realizzazione di una mappa 3D dell’Universo osservando miliardi di galassie fino a 10 miliardi di anni luce, in più di un terzo del cielo, la missione deve essere particolarmente stabile, temperatura compresa”.
Per limitare gli sbalzi termici, quindi, il team procederà per gradi, riscaldando uno specchio alla volta e misurando successivamente la percentuale di luminosità recuperata. L’obiettivo è anche quello di individuare quale area del telescopio è stata maggiormente interessata dal fenomeno, in modo da intervenire rapidamente se in futuro il problema dovesse ripresentarsi.
“Sono estremamente curioso di scoprire dove si sta accumulando questo ghiaccio d’acqua e come funzionerà il nostro piano”, conclude Mischa.
La Cina ha lanciato un nuovo satellite per fornire servizi di comunicazione Terra-Luna, ha riferito l’agenzia di stampa statale Xinhua.
Il lancio di “Queqiao-2”, avvenuto alle 08:31 ora locale da Wenchang con un vettore Long March-8, segna un passo in avanti per le future missioni di esplorazione lunare del gigante asiatico, inclusa la raccolta di campioni dal lato nascosto della Luna.
Dopo 24 minuti di volo, il satellite si è separato dal razzo entrando nell’orbita di trasferimento prevista, con un perigeo (passaggio più vicino alla Terra) di 200 chilometri e un apogeo (passaggio più lontano) di 420.000 chilometri.
La missione avviene cinque giorni dopo che il Centro di lancio satellitare di Xichang, nel sud-ovest della Cina, ha annunciato il mancato raggiungimento dell’orbita di altri due satelliti destinati alla Luna, a causa di un’anomalia nello stadio superiore del razzo.
L’obiettivo dei satelliti DRO-A e DRO-B era di testare tecnologie di comunicazione laser nello spazio profondo, considerate essenziali per i futuri piani del Paese asiatico in materia spaziale.
La Cina prevede di lanciare nella prima metà di quest’anno la sonda lunare Chang’e 6, una missione che mira a raccogliere campioni dal lato nascosto della Luna e che dipenderà dal satellite Queqiao-2 per le comunicazioni.
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