Futuro24: IAC 2024, Milano capitale mondiale dello spazio
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Quattro astronauti sono tornati sulla Terra venerdì dopo una permanenza di quasi otto mesi nella stazione spaziale, prolungata da un problema alla capsula Boeing e dall’uragano Milton.
La capsula SpaceX che trasportava l’equipaggio è ammarata prima dell’alba nel Golfo del Messico, appena al largo della costa della Florida, dopo essersi sganciata dalla Stazione Spaziale Internazionale a metà settimana.
I tre americani e un russo avrebbero dovuto rientrare due mesi fa ma il loro ritorno a casa è stato ritardato dai problemi alla nuova capsula Starliner della Boeing, che è tornata vuota a settembre per problemi di sicurezza.
Poi è arrivato l’uragano Milton, seguito da altre due settimane di venti forti e mare agitato.
SpaceX aveva lanciato i quattro – Matthew Dominick, Michael Barratt e Jeanette Epps della NASA e Alexander Grebenkin della Russia – a marzo.
I loro sostituti sono i due piloti collaudatori dello Starliner Butch Wilmore e Suni Williams, la cui missione è passata da otto giorni a otto mesi, e due astronauti lanciati da SpaceX quattro settimane fa.
Questi quattro rimarranno lassù fino a febbraio.
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Il post
La sonda Hera, con tanta tecnologia italiana a bordo, è stata lanciata come previsto da Cape Canaveral in Florida, nonostante la minaccia dell’uragano Milton e le incertezze che fino all’ultimo hanno riguardato il suo lanciatore, il razzo Falcon 9 di Space X, dopo lo stop temporaneo ai voli determinato dal problema tecnico riscontrato durante il lancio della missione Crew 9 del 29 settembre.
Rispettando al minuto il cronoprogramma, la sonda è partita alle 16:52 ora italiana e alle 18:08 si è separata dal lanciatore, inviando dopo pochi minuti il suo primo segnale a Terra. È così iniziato un viaggio lungo due anni, che la porterà a compiere un sorvolo ravvicinato di Marte e della sua luna.
Il volo di HERA è iniziato. La sonda dell’Agenzia Spaziale Europea ha lasciato Cape Canaveral con un lancio da manuale, accompagnata fuori dall’atmosfera da un razzo Falcon 9 della compagnia privata SpaceX di Elon Musk.
Ha preso dunque il via una missione con un obiettivo da fantascienza: difendere la Terra dagli asteroidi pericolosi. Hera raggiungerà Dimorphos, una roccia spaziale già colpita due anni fa dalla sonda DART della NASA. Con i suoi strumenti di bordo e due piccoli cubesat studierà gli effetti di quell’impatto, consegnandoci i dati necessari per elaborare un piano da tenere nel cassetto e da usare in caso di necessità. Con Hera “Dimorphos diventerà l’asteroide meglio studiato della storia, il che è fondamentale, perché se un corpo di queste dimensioni colpisse la Terra potrebbe distruggere un’intera città”, ha commentato il direttore generale dell’ESA, Josef Aschbacher.
Festeggiano i tanti scienziati e tecnici coinvolti nella missione che hanno assistito dal vivo al lancio. A causa del maltempo e dell’avvicinarsi dell’uragano Milton, molti temevano di dover tornare in Europa senza vedere partire la loro sonda. Per un lancio spaziale però basta una schiarita al momento giusto e alle 10.52 del mattino, le 16.52 in Italia, le nubi più nere si sono fatte da parte e hanno lasciato passare la sonda europea. “La sonda è sempre stata in buone condizioni – racconta Ian Carnelli dell’ESA, il responsabile della missione – Abbiamo monitorato le condizioni meteo ogni cinque minuti. C’è stata grande tensione fino alla fine. Il lancio è stato fantastico e tutta la telemetria che ci sta arrivando è nominale”.
Al progetto partecipano 18 paesi. Considerevole il contributo italiano, sia dal punto di vista scientifico sia da quello industriale. L’Istituto Nazionale di Astrofisica è responsabile dello strumento Vista, un sensore per l’analisi delle polveri, e collabora con altri due strumenti: lo spettrometro Aspect e la termocamera a infrarossi Tiri. In prima linea anche l’Università di Bologna in un esperimento di radio scienza. Per la parte industriale, Thales Alenia Space ha realizzato importanti equipaggiamenti per le telecomunicazioni, Leonardo ha fornito i pannelli fotovoltaici, OHB Italia ha realizzato dei sistemi di bordo, Avio delle componenti per la propulsione, TSD Space la Spacecraft monitoring Camera. Uno dei due cubesat della missione, chiamato Milani, è stato realizzato dall’italiana Tyvak. “La partecipazione italiana alla missione – commenta il presidente dell’ASI Teodoro Valente, è frutto ancora una volta di una collaborazione virtuosa tra scienza e tecnologia che fa confermare il nostro Paese ai vertici in questo campo”.
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