Futuro24: Spazio, l’Europa rilancia
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Futuro24: Spazio, l’Europa rilancia
Antartide, avaria per la rompighiaccio italiana Laura Bassi
17/12/2024
Andrea Bettini / Rainews
Due astronauti cinesi della missione Shenzhou-19 hanno stabilito un nuovo record per la più lunga attività extraveicolare nello spazio.
Cai Xuzhe e Song Lingdong hanno completato una ‘spacewalk’ di 9 ore e 6 minuti all’esterno della stazione orbitante cinese Tiangong battendo il precedente record di 8 ore e 56 minuti, stabilito nel marzo 2001 dagli astronauti americani James Voss e Susan Helms sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Ad aiutare gli astronauti le tute “Feitian” di seconda generazione, in grado di sostenere più a lungo la permanenza all’esterno, riferisce l’Agenzia spaziale cinese (CMSA).
Durante l’attività extraveicolare, Cai Xuzhe e Song Lingdong, con l’aiuto di un braccio robotico, hanno installato alcuni dispositivi di protezione dai detriti spaziali e ispezionato le strutture esterne.
Le operazioni sono state effettuate con l’assistenza dall’astronauta Wang Haoze dall’interno della stazione e il supporto del centro di controllo sulla Terra.
La missione Shenzhou-19 è partita il 30 ottobre con tre astronauti a bordo – tra cui la terza donna astronauta cinese e la prima donna ingegnere ad andare nello spazio.
I tre rimarranno sulla Tiangong per la durata prevista della missione che è di sei mesi.
Questa settimana partiamo dai risultati dei Game Awards 2024, gli Oscar del videogiochi. A stravincere è stato Astrobot, piccolo capolavoro di casa Playstation che con i suoi riferimenti alla vecchia scuola di Super Mario ha unito passato e futuro, sorpassando titoli dai budget ben più consistenti. Non solo statuette però: durante la kermesse ci sono stati annunci e trailer, purtroppo ancora una volta causa di polemiche stantie sulle protagonisti femminili di alcuni titoli. Ne parliamo con Fabrizia Malgieri, ricercatrice alla IULM di Milano e giornalista, presente all’evento in quanto giurata. Con Lorenzo Fantoni facciamo invece un tuffo nel passato, con la riedizione dello ZX Spectrum, macchina casalinga che consentiva di divertirsi ma anche di imparare, grazie alla programmazione in Basic. In chiusura, con Mattia Pianezzi, le immagini evocative di Monument Valley 3, puzzle game “escheriano” arrivano al terzo capitolo.
Altri Mondi è la rubrica a cura di Dario Marchetti che ogni settimana su RaiNews24, rainews.it e RaiPlay esplora il multiverso videoludico (e non solo).
Il telescopio spaziale James Webb ci regala un’altra immagine stupefacente che racchiude al suo interno una nuova intrigante scoperta: una giovane galassia risalente agli albori dell’Universo e che gli astronomi hanno chiamato Firefly Sparkle perché i suoi scintillanti ammassi di stelle assomigliano a insetti bioluminescenti.
L’importanza di Firefly Sparkle, scrivono i ricercatori in uno studio pubblicato su Nature il 12 dicembre, sta nel fatto che ha una massa simile a quella che avrebbe potuto avere la nostra Via Lattea nel momento in cui si stava formando.
Il telescopio Webb di NASA/ESA/CSA ha individuato e “pesato” la galassia che risale a quando l’universo aveva intorno al 5% della sua età attuale, circa 600 milioni di anni dopo il Big Bang.
Firefly Sparkle ha una massa pari a circa 10 milioni di stelle delle dimensioni del nostro Sole e ha come vicine altre due galassie relativamente piccole, soprannominate Firefly-Best Friend e Firefly-New Best Friend.
Le altre galassie che Webb ha individuato in questo periodo così precoce della storia dell’Universo sono decisamente più “grosse”. Firefly Sparkle brilla di 10 ammassi stellari, ognuno dei quali è stato esaminato dai ricercatori in modo molto dettagliato.
“Non pensavo che sarebbe stato possibile osservare una galassia che esisteva così presto nell’Universo in così tante componenti distinte”, ha detto Lamiya Mowla del Wellesley College in Massachusetts, una delle firme dello studio, “All’interno di questa minuscola galassia stanno accadendo tantissime cose, tra cui molte fasi diverse di formazione stellare”.
“Adoro questa galassia scintillante con le sue luci natalizie che brillano quando l’Universo aveva appena 600 milioni di anni”, ha dichiarato a BBC l’astronoma Catherine Heymans.
All’allarme lanciato da tempo dagli scienziati sui super-batteri, microrganismi resistenti ai farmaci che già oggi provocano circa un milione di morti l’anno, oggi se ne aggiunge un altro legato a un nuovo rischio, altrettanto inquietante: quello per i batteri specchio.
Nel loro appello, pubblicato sulla rivista Science e supportato da un rapporto tecnico di 300 pagine, gli esperti osservano che simili microrganismi non sono ancora realtà, ma in futuro potrebbero rappresentare una seria minaccia per la salute globale, perché la loro struttura molecolare a specchio potrebbe non essere riconosciuta dalle difese immunitarie di umani e animali.
Stavolta, a chiedere di fermare le ricerche sui batteri specchio sono biologi, genetisti, immunologi, esperti di vita sintetica e biosicurezza. Ci sono perfino ricercatori che hanno lavorato per anni sui batteri specchio: il loro obiettivo era infatti utilizzarli come bio-fabbriche per produrre su larga scala farmaci innovativi che, in virtù della loro struttura molecolare speculare, non vengono eliminati velocemente dall’organismo e dunque possono avere un’azione più efficace contro malattie croniche e difficili da trattare.
Ora, però, dagli studi emergono nuovi dubbi in merito alla sicurezza di simili microrganismi sintetici perché, se sfuggissero di mano, potrebbero interagire con il resto del mondo in modi imprevedibili e incerti. Le difese immunitarie di esseri umani, animali e piante si basano infatti sul riconoscimento di specifiche forme molecolari presenti nei batteri invasori. Se queste forme fossero speculari, come nei batteri specchio, il riconoscimento sarebbe compromesso e molte difese potrebbero venir meno, lasciando gli organismi vulnerabili alle infezioni.
Inoltre i batteri specchio potrebbero eludere anche i loro predatori naturali, come fagi e protisti: la loro diffusione incontrollata negli ecosistemi finirebbe quindi per esporre esseri umani, animali e piante a un rischio continuo di infezione.
La ricerca sui batteri specchio mira a sviluppare nuove terapie per malattie croniche e difficili da curare. Finora, gli scienziati hanno creato grandi molecole speculari per studiarle più da vicino. Tuttavia, la realizzazione di un intero organismo specchio va oltre le conoscenze attuali. Un problema centrale è rappresentato dalla sicurezza. Come contenere organismi di questo tipo per evitare disastri ambientali e sanitari? Gli autori del rapporto sono chiari: “A meno che non emergano prove convincenti che la vita “specchio” non rappresenti un pericolo straordinario, crediamo che i batteri specchio non debbano essere creati, nemmeno con misure di biocontenimento ingegnerizzate.” Inoltre, i 38 scienziati chiedono che i finanziatori della ricerca dovrebbero chiarire che non sosterranno tali lavori.
Per prevenire una simile minaccia per la salute globale, gli scienziati chiedono di fermare le ricerche sui batteri specchio e di avviare un dibattito pubblico che coinvolga la comunità scientifica globale, i finanziatori delle ricerche e i decisori politici. Nel 2025 si prevede di organizzare vari eventi, anche all’Istituto Pasteur di Parigi, per esaminare i risultati del documento e discutere le misure che possono essere adottate per prevenire i potenziali rischi.
“Sebbene i batteri specchio siano ancora un concetto teorico e qualcosa che probabilmente non vedremo per qualche decennio, abbiamo qui l’opportunità di considerare e prevenire i rischi prima che si presentino”, afferma Patrick Cai dell’Università di Manchester, tra i firmatari dell’appello nonché esperto nel campo della genomica sintetica e della biosicurezza. “Questi batteri potrebbero potenzialmente eludere le difese immunitarie, resistere ai predatori naturali e sconvolgere gli ecosistemi. Aumentando la consapevolezza ora, speriamo di guidare la ricerca in un modo che dia priorità alla sicurezza per le persone, gli animali e l’ambiente”.
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