Lo sciame delle Perseidi è attivo da circa tre settimane e in queste notti sta dando il meglio di sé, ma per godersi a pieno lo spettacolo bisognerà pazientare ancora un po’.
Quest’anno infatti il picco è previsto leggermente dopo, il 12 agosto, quando il cielo potrebbe essere attraversato anche da 100 scie luminose ogni ora. Inoltre la luna con la sua luce sta disturbando le osservazioni: ieri era piena mentre nelle prossime notti andrà gradualmente meglio.
Le perseidi sono piccoli granelli di polvere e ghiaccio lasciati nello spazio da una cometa chiamata Swift Tuttle. Ogni anno, in questo periodo, la Terra girando intorno al Sole li attraversa e loro bruciano nell’atmosfera, trasformandosi in stelle cadenti. Per osservarle bisogna guardare verso nordest, verso la costellazione di Perseo che dà loro il nome, a partire dalla tarda serata. Indispensabile, ovviamente, cercare cieli bui, con poco inquinamento luminoso. I lampioni illuminano le città ma purtroppo, come ben sappiamo, nascondono le stelle. Anche quelle cadenti
Agosto è per molti il mese delle stelle cadenti, le popolari Perseidi il cui sciame meteorico raggiungerà il culmine dopo la notte di San Lorenzo, tra l’11 e il 12 agosto.
Ma il cielo estivo in questi giorni ci regala altri due spettacoli: a contendersi il palcoscenico una Luna gigante, al tramonto, che raggiungerà la fase di pienezza il prossimo sabato, e la danza planetaria tra Venere e Giove, per gli amanti dell’alba.
Luna “quasi” piena la sera di giovedì 7 agosto 2025 vista dalla spiaggia di Fregene (Rainews.it)
08/08/2025
Curiosità del mese saranno le 5 fasi lunari, invece delle solite 4, con il primo agosto e il 31 in cui vedremo per due volte la Luna alla fase di Primo Quarto. E tra gli eventi più spettacolari del mese c’è Venere che, sorgendo quasi 3 ore prima del Sole, raggiunge il periodo di visibilità più prolungata per l’anno in corso.
Da non perdere assolutamente la stretta congiunzione con Giove: i due pianeti più brillanti si incontrano nella costellazione dei Gemelli, dove possiamo già ammirarli prima dell’alba.
Il pianeta Venere, seppure 12 volte più piccolo di Giove, ci appare più grande e luminoso per una questione di distanze e riflettività: in questo periodo, infatti, si trova a “soli” 180 milioni di chilometri dalla Terra, contro i 900 milioni di Giove. Inoltre, Venere è coperto da spesse nubi di acido solforico che riflettono circa il 70–75% della luce solare, mentre la superficie visibile di Giove è fatta di gas e nubi meno riflettenti.
Nel sud dell’Inghilterra, l’Intelligenza Artificiale sta rivoluzionando la conservazione dei barbagianni, contando i pulcini semplicemente ascoltandone il sibilo – un suono simile a un soffio o a un respiro forzato, spesso usato come segnale di difesa o per comunicare – senza bisogno di applicare anelli o installare videocamere nei nidi.
Il sistema, sviluppato dalla dottoranda Kavisha Jayathunge dell’Università di Bournemouth, analizza le registrazioni audio per individuare differenze impercettibili all’orecchio umano, trasformando i suoni in una sorta di “codice a barre” unico per ogni pulcino. Questa tecnica, testata con successo su un nido nel giardino dell’ecologo Brian Cresswell, evita stress agli animali e permette di raccogliere dati anche da siti naturali difficili da raggiungere.
Oltre a monitorare il numero di piccoli, il modello offre preziose informazioni sul loro comportamento, come i richiami legati alla fame o alla richiesta di cibo, fondamentali per valutare il successo riproduttivo. L’obiettivo a lungo termine è permettere a volontari e conservazionisti di registrare i suoni in natura senza mai disturbare i nidi.
Da Palermo all’America: lo scatto di Teresa Molinaro scelto come Foto del giorno della Scienza della Terra dal prestigioso sito americano https://epod.usra.edu/ La foto mostra il Sole che al tramonto si “incastra” sulla cima di Monte Cuccio: “Sono diversi anni che ho studiato come il Sole, nella data dell’11 aprile, vada a “incastrarsi” sulla cima di Monte Cuccio, per poi scendere dolcemente lungo i suoi fianchi, tramontando nella parte centrale, tra le due cime” ha raccontato l’autrice. L’immagine in un certo senso, ora porta la città siciliana in tutto il mondo.
Cos’è Monte Cuccio, in Sicilia “Monte Cuccio è un rilievo costituito da rocce di natura sedimentaria; con la sua altezza di 1.050 metri s.l.m. sovrasta la città di Palermo, da cui è ben visibile, oltre che dai siti con essa confinanti. Il toponimo Cuccio deriva dal latino acutius o dall’arabo quz, e significa “aguzzo”.
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Lo scorso 31 luglio, in Giappone, nella prefettura di Gifu, è stato completato lo scavo della colossale caverna che ospiterà il rivelatore di particelle principale dell’esperimento Hyper-Kamiokande (Hyper-K). Lo ha scritto in una nota l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) che contribuisce al progetto.
A coordinare i lavori di scavo è l’Università di Tokyo, che insieme all’istituto di ricerca giapponese Kek, High Energy Accelerator Research Organization, guida la collaborazione scientifica internazionale del progetto Hyper-K, a cui partecipano 630 ricercatori e ricercatrici da 22 paesi diversi, tra cui l’Italia.
Il progetto Hyper-K, iniziato ufficialmente nel febbraio 2020, mira a osservare i neutrini provenienti dalle esplosioni di supernove e a testare la Teoria della Grande Unificazione (GUT) e la storia dell’evoluzione dell’universo attraverso lo studio dei decadimenti dei protoni e della cosiddetta “violazione CP” (l’asimmetria tra neutrini e antineutrini), analizzando i fasci di neutrini prodotti dall’acceleratore di J-PARC a 300 chilometri di distanza.
Il cuore del progetto sarà un rivelatore di particelle di nuova generazione, costituito da un gigantesco serbatoio con un volume oltre otto volte superiore a quello del suo predecessore, Super-Kamiokande: conterrà 260.000 metri cubi d’acqua ultra-pura e sarà dotato di fotosensori innovativi, 20.000 fotomoltiplicatori ad alta sensibilità (Pmt) e 800 multi-PMT.
Prototipo di un mPMT per il rivelatore interno di Hyper-Kamiokande (Wikipedia)
05/08/2025
Il rivelatore è in fase di costruzione a 600 metri di profondità nella gigantesca caverna il cui scavo è stato appena ultimato, sotto una montagna nella città di Hida. Questa caverna è uno dei più grandi spazi artificiali mai scavati nella roccia: è costituita da una sezione cilindrica di 69 metri di diametro, alta quasi 73 metri e sormontata da una cupola alta 21 metri. L’impegnativo lavoro di scavo è stato quindi il frutto di un’ambiziosa impresa ingegneristica che ha richiesto numerosi studi e scavi preliminari.
A partire da agosto, inizieranno così i lavori per trasformare questa caverna nel gigantesco serbatoio di Hyper-K, ai quali seguirà, nel 2026, la costruzione del rivelatore.
Nel frattempo, in Giappone, in Italia e negli altri paesi della collaborazione si procede con la produzione di massa dei nuovi fotosensori e delle altre componenti elettroniche che andranno a costituire il rivelatore. In particolare, presso la sezione Infn di Napoli, che coordina il contributo dei paesi che partecipano alla realizzazione dei multi-Pmt (Canada, Polonia, Repubblica Ceca, Messico e Grecia), è in fase di allestimento un nuovo laboratorio dove verranno assemblati più di un terzo dei multi-Pmt che saranno installati in Hyper-K.
Inoltre, l’elettronica di digitalizzazione dei fotomoltiplicatori è stata progettata dall’Infn che è responsabile della produzione di 2.000 schede che, a partire dalla metà del 2026, saranno spedite al Cern per essere calibrate e integrate in contenitori subacquei con il resto dell’elettronica dell’esperimento prodotta in Corea, Francia, Giappone, Polonia, Spagna, Svizzera e Regno Unito.
Tutte le componenti del rivelatore all’interno del serbatoio di Hyper-K dovrebbero essere installate entro il 2027, dopodiché il serbatoio sarà riempito con acqua ultra-pura e l’esperimento entrerà in funzione nel 2028.
Parallelamente ai lavori per la costruzione del rivelatore principale di Hyper-K, Kek sta guidando l’aggiornamento del fascio di neutrini dell’acceleratore di J-Parc e la costruzione di un nuovo rivelatore intermedio nel villaggio di Tokai, nella prefettura di Ibaraki, situato a meno di un chilometro dall’origine del fascio di neutrini. Inoltre, Hyper-K sarà costituito da un terzo rivelatore, installato a soli 280 metri dall’acceleratore di J-Parc, a cui l’Infn ha contribuito con la realizzazione di nuovi particolari rivelatori di particelle, noti come “Time Projection Chamber – Tpc”.
La partecipazione italiana a Hyper-Kamiokande coinvolge diversi gruppi: le sezioni di Bari, Napoli, Padova, Pisa e Roma dell’Infn, il Politecnico di Bari, l’Università Federico II di Napoli, l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, l’Università di Salerno, l’Università di Padova, l’Università di Pisa e la Sapienza Università di Roma.
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