OpenAI lancia il suo browser: ecco tutti i segreti di Atlas

OpenAI lancia il suo browser: ecco tutti i segreti di Atlas

Con l’introduzione di ChatGPT Atlas, OpenAI non si limita a lanciare un altro browser, ma inaugura un vero e proprio cambio di paradigma nella nostra interazione con la rete, trasformando l’atto solitario e intenzionale della navigazione in un dialogo continuo e assistito con l’intelligenza artificiale. Ci troviamo di fronte a un bivio epocale: la porta d’accesso all’informazione, prima gestita da motori di ricerca che ci offrivano una mappa da consultare, si sta evolvendo in un agente conversazionale che, memore delle nostre intenzioni e capace di agire per nostro conto, promette efficienza radicale in cambio di una potenziale, e forse inevitabile, delega della nostra autonomia cognitiva e della nostra curiosità esplorativa sul vasto oceano del web. Ne parliamo con Antonino Caffo, giornalista esperto di nuove tecnologie. 

Caffo, ChatGPT Atlas inaugura un’era in cui la navigazione stessa smette di essere un’azione e diventa una conversazione: stiamo assistendo alla fine dell’autonomia dell’utente o all’inizio di una nuova libertà cognitiva mediata dall’IA? 

L’introduzione di ChatGPT Atlas, che sposta la navigazione da un’azione diretta (digitare un URL, cliccare) a una conversazione con un agente IA, non è la fine dell’autonomia dell’utente, ma piuttosto l’inizio di una sua profonda ridefinizione. L’autonomia tradizionale era legata alla capacità di manovrare il mezzo (il browser) e di interpretare i dati grezzi (i risultati di una ricerca o una pagina web). Atlas non rimuove la capacità di scelta, ma sposta l’onere decisionale: invece di scegliere dove andare, l’utente sceglie cosa chiedere all’IA di fare per suo conto. ​Questa può essere interpretata come una nuova libertà cognitiva in quanto l’IA si assume il “carico cognitivo” di compiti meccanici (come riassumere, confrontare o agire su moduli), liberando l’utente per attività di ordine superiore, come l’analisi, la creatività o la decisione finale. Tuttavia, questa libertà è mediata e la sua qualità dipende interamente dalla trasparenza, dall’affidabilità e dalla neutralità dell’agente IA. L’autonomia non scompare, ma si concentra sulla supervisione e sulla formulazione della richiesta iniziale, delegando l’esecuzione. 

Se Google aveva trasformato il motore di ricerca in una porta d’accesso all’informazione, OpenAI ora trasforma il browser in un interlocutore: chi controllerà d’ora in avanti la semantica del web e la nostra relazione con i dati? 

OpenAI con Atlas punta a controllare la semantica dell’interazione (come i dati vengono interpretati, riassunti e utilizzati per compiere azioni). Google forniva la mappa, OpenAI fornisce la guida turistica che non solo indica i luoghi, ma li descrive, li confronta e a volte, li visita per conto nostro. 

La rimozione della barra degli indirizzi in Atlas elimina simbolicamente la bussola della rete, sostituendola con un dialogo costante con l’intelligenza artificiale. Quanto spazio rimane alla curiosità umana e alla scoperta casuale in un web “guidato”? 

La rimozione simbolica della “bussola” del web (la barra degli indirizzi come punto di riferimento assoluto) e la navigazione “guidata” dall’IA riducono indubbiamente lo spazio per la serendipità e la scoperta casuale. Lo spazio per la curiosità umana si sposta: non è più nell’esplorazione del percorso, ma nella capacità di formulare domande più creative e aperte all’IA stessa. La sfida per il design di Atlas sarà integrare meccanismi che, pur mantenendo l’efficienza, permettano all’utente di “rompere” il flusso guidato e chiedere all’agente di deviare, esplorare o introdurre elementi non richiesti, ripristinando una forma di serendipità algoritmica. 

Il modo agente promette velocità ed efficienza, ma introduce una delega radicale alle macchine. In quale punto la produttività si trasforma in dipendenza decisionale? 

La linea di demarcazione è il punto di revisione. Finché l’utente è attivamente chiamato a rivedere e approvare le azioni e le motivazioni dell’agente (come promesso nelle funzionalità di sicurezza di Atlas per le azioni sensibili), la produttività è salvaguardata. La dipendenza inizia quando la fiducia nell’agente è tale da rendere superflua la revisione, trasformando l’utente da decisore a mero autorizzatore automatico. 

L’integrazione tra memoria contestuale e navigazione personalizzata di Atlas offre una continuità d’esperienza inedita, ma anche un potenziale tracciamento totale delle nostre intenzioni digitali. La personalizzazione può ancora convivere con la privacy? 

Per sua natura, la personalizzazione richiede la raccolta e l’elaborazione di dati personali, rendendo la sua convivenza con la privacy una questione di trasparenza e controllo granulare. ​Il potenziale di tracciamento totale delle intenzioni digitali è massimo, poiché l’agente non solo registra le pagine visitate (come un browser tradizionale), ma anche cosa l’utente voleva fare su quella pagina (la conversazione, le prompt), creando un profilo di intenzioni molto più ricco. 

In definitiva Caffo, con Atlas, OpenAI entra nel territorio che più di ogni altro ha plasmato l’ecosistema dell’informazione – quello dei browser. È l’inizio di una sfida tecnologica, o di una nuova egemonia cognitiva dell’intelligenza artificiale sulle forme della conoscenza online? 

È una sfida diretta a Google, introducendo un nuovo paradigma interattivo (agent-first) che spinge la concorrenza a innovare oltre il semplice rendering delle pagine. Si tratta di una guerra di interfaccia utente e di capacità degli agenti, non solo di velocità di caricamento. Il vero obiettivo è intermediare la relazione tra l’utente e l’informazione online. Chi controlla il browser, controlla il flusso e la forma in cui la conoscenza viene consumata e creata. Se gli utenti si abituano a ricevere risposte già sintetizzate e azioni già eseguite dall’IA di Atlas, questa interfaccia diventa il filtro principale della realtà digitale. Questo crea un’egemonia cognitiva in cui la percezione, la comprensione e l’azione sul web sono plasmate dalla logica e dai bias del modello linguistico di OpenAI. Atlas non è solo un nuovo strumento, ma un manifesto su come sarà la prossima generazione di accesso al web: più veloce, più efficiente, ma anche più filtrata e mediata da un assistente intelligente. La posta in gioco non è la velocità di caricamento delle pagine, ma la natura stessa della nostra esperienza di conoscenza nell’era digitale.

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Corsa alla Luna, la Nasa cerca alternative a Musk: “Siamo in ritardo sulla Cina”

Corsa alla Luna, la Nasa cerca alternative a Musk: “Siamo in ritardo sulla Cina”

La Nasa in affanno nella corsa alla Luna non intende cedere il passo alla concorrenza cinese e, per rimediare ai ritardi della compagnia SpaceX di Elon Musk, intende aprire un bando che potrebbe suscitare anche l’interesse del suo più diretto rivale, Jeff Bezos con Blue Origin.

Lo ha detto a Fox News l’amministratore ad interim dell’agenzia spaziale statunitense, Sean Duffy, che ha anche pubblicato parte dell’intervista sulla piattaforma X.

“Avremo una gara spaziale tra aziende americane per vedere chi riuscirà effettivamente a riportarci sulla Luna per prima”, ha dichiarato Duffy. 

“SpaceX ha il contratto per costruire l’HLS (Human Landing System, ndr), che porterà gli astronauti americani sulla Luna con Artemis III. Ma la concorrenza e l’innovazione sono le chiavi del nostro predominio nello spazio, quindi stiamo aprendo la produzione dell’HLS a Blue Origin e ad altre grandi aziende americane”.

Duffy ha poi aggiunto: “Adoro SpaceX, è un’azienda straordinaria. Il problema è che sono in ritardo. Hanno posticipato le scadenze e siamo in competizione con la Cina. Il presidente e io vogliamo arrivare sulla Luna durante il mandato di questo presidente, quindi aprirò la gara”.

Cosa sta facendo la Cina?

Nel 2023 la China Manned Space Agency (CMSA) ha confermato ufficialmente il piano per realizzare il primo allunaggio umano entro il 2030.

Il progetto prevede lo sviluppo di un razzo vettore pesante Long March 10, una navicella di nuova generazione per il trasporto umano, un lander lunare denominato “Lanyue”, oltre a tute e rover progettati per operazioni di superficie.

Negli ultimi mesi, la Cina ha condotto diversi test di discesa e decollo simulati in un centro sperimentale nella provincia di Hebei, confermando progressi tecnici. Secondo quanto riportato dal portale governativo english.gov.cn, i test hanno dimostrato la fattibilità del sistema di atterraggio e decollo da un corpo extraterrestre.

Prototipo di lander lunare con equipaggio durante un test nella contea di Huailai (www.gov.cn)

21/10/2025

Parallelamente, la serie di missioni robotiche Chang’e ha già consolidato la presenza cinese sulla Luna. L’ultima, Chang’e 6, ha portato a termine con successo la raccolta e il rientro di campioni dalla faccia nascosta della Luna, un primato mondiale che testimonia l’avanzato livello tecnologico raggiunto dal programma lunare cinese.

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Ossa di un dinosauro spuntano dal deserto: paleontologi argentini scoprono rari fossili in Patagonia

Ossa di un dinosauro spuntano dal deserto: paleontologi argentini scoprono rari fossili in Patagonia

Rari fossili di dinosauro sono stati scoperti nel sud dell’Argentina, nella provincia di Rio Negro, durante una campagna di scavo trasmessa in diretta streaming. I paleontologi del Laboratorio argentino di Anatomia Comparata ed Evoluzione dei Vertebrati (LACEV), parte del Museo Argentino di Scienze Naturali, stavano lavorando nei pressi della città di General Roca quando hanno fatto la scoperta.

L’ubicazione esatta del ritrovamento non è stata rivelata per proteggere il patrimonio culturale della zona, ma il team che ha effettuato la scoperta ha descritto il sito come una delle finestre più complete sul mondo dei dinosauri prima dell’estinzione, risalente a 70 milioni di anni fa. Il sito è noto per aver rinvenuto fossili di animali sia marini che terrestri, tra cui nidi di dinosauro, mammiferi, serpenti e lucertole.

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SpaceX, concluso con successo l’undicesimo volo di prova per Starship

SpaceX, concluso con successo l’undicesimo volo di prova per Starship

Dopo 1 ora e 6 minuti dal lancio in Texas si è concluso con successo il nuovo test Starship: il più grande razzo mai costruito, sviluppato dall’azienda americana SpaceX di Elon Musk per andare sulla Luna e su Marte. Circa 3 minuti dopo il decollo da Starbase, il primo stadio, il booster Super Heavy, è atterrato nelle acque del Golfo del Messico. Lo stadio superiore, il modulo Starship, ha invece proseguito il suo volo arrivando a una quota di circa 200 chilometri, ha rilasciato i satelliti Starlink ed eseguito la manovra di discesa nell’Oceano Indiano. 

La Nasa intende utilizzare il gigantesco razzo, il più grande e potente al mondo, nei suoi sforzi per portare gli astronauti sulla Luna. È anche fondamentale per l’obiettivo di Musk di portare gli esseri umani su Marte. L’ultima missione di prova di SpaceX ad agosto è stata considerata un successo. Tuttavia, in quel momento si sono verificate una serie di esplosioni che hanno fatto temere che la navicella spaziale non fosse all’altezza delle aspettative, almeno non nei tempi previsti dai legislatori e dalla comunità scientifica.

Il programma Artemis della Nasa mira a riportare l’uomo sulla Luna, mentre la Cina sta portando avanti un progetto concorrente che punta al 2030 come data per la sua prima missione con equipaggio. In teoria, Starship dovrebbe effettuare voli su Marte a partire dal 2026 e consentire agli americani di tornare sulla Luna nel 2027. Il tema della tecnologia aerospaziale è cruciale, poiché l’amministrazione del presidente Donald Trump ha apertamente fatto riferimento a “una seconda corsa allo spazio” con Pechino, dopo quella che ha visto protagonisti gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. L’azienda di Musk ha un contratto federale da diversi miliardi di dollari per sviluppare una versione modificata di Starship come modulo lunare.

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La “via dei dinosauri” si allunga: oltre 200 metri di impronte affiorano nella cava un tempo laguna

La “via dei dinosauri” si allunga: oltre 200 metri di impronte affiorano nella cava un tempo laguna

La cava di Dewars Farm nell’Oxfordshire, dove l’anno scorso i paleontologi scoprirono “l’autostrada del Giurassico”, continua a riservare sorprese.

E si scopre che, 166 milioni di anni fa, questa landa pietrosa lavorata dall’uomo era una laguna poco profonda attraversata dai dinosauri.

La “via dei dinosauri” si allunga

Durante la nuova campagna di scavo estiva, i ricercatori dell’Università di Oxford e di Birmingham hanno individuato una pista di orme lunga più di 200 metri — la più estesa mai documentata nel Regno Unito — insieme a conchiglie e a un piccolo riccio di mare. Indizi preziosi che rivelano come questo paesaggio industriale, oggi brullo e scavato, fosse un tempo una laguna dove enormi dinosauri lasciavano le loro impronte nel fango.

La scoperta amplia quella annunciata a inizio anno, quando la stessa squadra aveva riportato alla luce centinaia di orme nel sito, ribattezzato “la via dei dinosauri”.

Nuove tecniche per leggere il fango del Giurassico

In questa seconda fase, i ricercatori hanno esteso l’area di indagine, mappando con droni e modelli 3D nuovi tratti di terreno e prelevando campioni di sedimento per ricostruire le condizioni ambientali che hanno permesso la conservazione delle impronte.

«Siamo i primi a vedere queste tracce», spiega la paleontologa Kirsty Edgar. «È raro trovare in Gran Bretagna un sito di questa scala, che ci restituisce un’immagine così nitida del mondo giurassico».

Duncan Murdock, del Museo di Storia Naturale di Oxford, sottolinea come “la presenza di fossili marini indichi un ambiente lagunare, dove il mare avanzava e si ritirava lasciando brevi finestre di tempo in cui i dinosauri potevano camminare sul fondale”.

Quando i dinosauri camminavano tra mare e isole

Il sito, già noto per le orme scoperte negli anni ’90, si conferma una delle aree più ricche d’Europa per quantità e varietà di tracce. Le impronte, larghe fino a un metro, appartengono a grandi erbivori — probabilmente sauropodi simili al Cetiosaurus — e a predatori come il Megalosaurus. Alcuni percorsi si sovrappongono, suggerendo che le stesse rotte fossero percorse più volte o condivise da specie diverse.

Con le nuove scoperte, gli studiosi potranno calcolare con maggiore precisione la postura e la velocità degli animali, ma anche comprendere come cambiava il paesaggio in un’epoca in cui l’Inghilterra era un arcipelago di isole tropicali. Un mosaico di fango, sabbia e acqua salmastra che, per pochi istanti, conservò il passaggio dei giganti destinati a scomparire.

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