Addio a James Watson, padre della doppia elica del Dna

Addio a James Watson, padre della doppia elica del Dna

Nato nel 1928 a Chicago, James Watson aveva studiato ornitologia e biologia. Nel 1953, Watson pubblicò, insieme al collega britannico Francis Crick, un articolo di una sola pagina sulla rivista scientifica Nature, in cui i due scienziati descrivevano per la prima volta la struttura a doppia elica del Dna; una scoperta che aprì la strada alla genetica moderna. Per quel lavoro nel 1962, Watson e Crick ottennero il Premio Nobel per la Medicina insieme a Maurice Wilkins. 

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Descritto da colleghi e studenti come brillante e difficile, capace di intuizioni
geniali e commenti sconcertanti, Watson nel 2014 mise all’asta la sua medaglia Nobel, dichiarando di sentirsi “escluso” dalla comunità scientifica;
la medaglia fu acquistata per oltre 4 milioni di dollari dal magnate russo Alisher Usmanov, che poi gliela restituì.
Anche qualche ombra sulla sua vita. Nel 2007 Watson fu costretto a dimettersi dalla direzione del Cold Spring Harbor Laboratory, uno dei centri di ricerca più prestigiosi del mondo, per le sue dichiarazioni razziste rilasciate al “Sunday Times” di Londra, in cui metteva in dubbio l’intelligenza delle persone di origine africana. 
Nonostante le cadute di stile e le polemiche, la rivoluzionaria scoperta di Watson fu una svolta epocale che ancora oggi ci aiuta a capire il ”segreto della vita”.

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Altri Mondi – Matt Dinniman, quando il boss finale è il capitalismo

Altri Mondi – Matt Dinniman, quando il boss finale è il capitalismo

Questa settimana ad Altri Mondi partiamo dall’intervista realizzata a Lucca Comics and Games a Matt Dinniman, autore della celebre saga di “Dungeon Crawler Carl”, libri che tengono insieme letteratura e videogiochi per mettere alla berlina le storture del capitalismo digitale dei nostri tempi. Poi con l’esperto di gaming Lorenzo Fantoni l’anteprima del nuovo Call of Duty Black Ops 7, che nel cast ha attori come Milo Ventimiglia e Michael Rooker. In chiusura, con Mattia Pianezzi, la gioiosa follia di Once Upon a Katamari, che finalmente segna il ritorno della saga creata da Keita Takahashi.

Altri Mondi è la rubrica a cura di Dario Marchetti che ogni settimana su RaiNews24, rainews.it e RaiPlay esplora il multiverso videoludico (e non solo).

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In volo il satellite Sentinel-1D, sarà la nuova “sentinella” europea della Terra

In volo il satellite Sentinel-1D, sarà la nuova “sentinella” europea della Terra

Lanciata la nuova “sentinella” del pianeta: il satellite dell’Agenzia Spaziale Europea Sentinel 1D è stato lanciato con un razzo Ariane 6 dalla base europea di Kourou (Guyana Francese). E’ il nuovo arrivato della famiglia di satelliti Sentinel 1 e, una volta in orbita, si unirà al suo gemello Sentinel-1C,  già operativo, unendosi al programma Copernicus, il programma per l’Osservazione della Terra di Commissione europea e Agenzia Spaziale Europea

Il satellite fornirà immagini radar ad alta risoluzione della superficie terrestre in qualsiasi condizione meteo, sia di giorno che di notte. Questo servizio è utilizzato, ad esempio, dalle squadre di soccorso che operano in contesti di disastri naturali, dai climatologi, dalle autorità marittime e dalle agenzie ambientali.

I dati di Sentinel-1, infatti, permettono di monitorare il ghiaccio marino, tracciare gli iceberg, misurare la velocità dei ghiacciai, così come di rilevare le fuoriuscite di petrolio, seguire la rotta delle navi e controllare le attività di pesca illegale. Ma consentono anche di osservare le deformazioni del suolo causate da terremoti e attività vulcanica, di mappare le foreste e le risorse idriche.

Sentinel-1D si unirà dunque a Sentinel-1C e, quando sarà pienamente operativo, sostituirà Sentinel-1A, che è in servizio da oltre 11 anni. I due satelliti gemelli lavoreranno in tandem sui lati opposti del globo, in modo da ottimizzare la copertura. 

L’Italia, con il gruppo Leonardo, è ampiamente coinvolta nel programma europeo Copernicus: oltre a costruire alcuni dei suoi satelliti, come appunto Sentinel-1D che è stato realizzato da Thales Alenia Space negli stabilimenti di Roma, Milano e L’Aquila, Leonardo fornisce al programma anche numerosi sensori ed equipaggiamenti e contribuisce a raccogliere e analizzare i dati.

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Spazio, segnali da stella nova più vicina: “Potrebbe esplodere nel 2026”

Segnali di risveglio per la stella nova più vicina alla Terra. Potrebbe di nuovo accendersi in cielo. La nova ricorrente T Coronae Borealis, posizionata a a circa tremila anni luce dalla terra potrebbe – secondo gli astronomi – esplodere di nuovo entro il 2026, diventando visibile anche a occhio nudo. 

Le recenti osservazioni e le simulazioni condotte all’Inaf di Palermo confermano i segnali di un’attività crescente. Lo studio che lo sostiene è in uscita su Astronomy & Astrophysics.
 

Stella Nova, T Coronae Borealis -Simulazioni (@mediainaf)

L’eruzione e la reazione termonucleare incontrollata
Una nova è un sistema caratterizzato da esplosioni periodiche accompagnate da improvvisi aumenti di luminosità. L’eruzione avviene quando la materia accumulata raggiunge temperature e pressioni cosi’ elevate da innescare una reazione termonucleare incontrollata. T Coronae Borealis è la nova ricorrente più vicina, a una distanza di circa tremila anni luce, la metà di quella della successiva sorgente più vicina della stessa classe, RS Ophiuchi (a 5300 anni luce). Ma – nota l’astrofisico Mario Guarcello – non è solo la sua vicinanza a renderla un oggetto di grande interesse: le sue ultime eruzioni documentate risalgono al 1866 e al 1946, separate da circa 80 anni. 

Se questo intervallo nasconde una periodicità, la prossima eruzione potrebbe dunque avvenire nel 2026 – sostengono nel loro studio gli scienziati dell’Inaf di Palermo – rendendo la sorgente visibile anche a occhio nudo (il periodo migliore di osservabilità sarà in primavera e in estate). 

Stella Nova, T Coronae Borealis -Simulazioni (@mediainaf)

Accrescimento di materiale sulla nana bianca
A supportare questa ipotesi vi sono numerose osservazioni recenti, che indicano un aumento del tasso di accrescimento di materiale sulla nana bianca, variazioni della luminosità ottica e una maggiore attività alle alte energie. 

Gli astronomi si stanno preparando a questo evento. Tra loro anche il team guidato da Salvatore Orlando dell’Inaf di Palermo, primo autore di un articolo in uscita su Astronomy & Astrophysics che riporta simulazioni tridimensionali dell’esplosione, mirate a prevedere l’emissione di raggi X da parte della sorgente. 

 

Salvatore Orlando dell’Inaf di Palermo (Inaf)

Orlando: “Il nostro modello tridimensionale fornisce una previsione quantitativa e realistica dell’emissione di raggi X che accompagnerà la prossima eruzione di T Coronae Borealis –  così il ricercatore siciliano – ricostruendo nel dettaglio il comportamento dell’onda d’urto all’interno di un ambiente circumbinario complesso e asimmetrico”, spiega Orlando. “Questo lavoro offre una solida base predittiva per interpretare le osservazioni non appena l’evento si verificherà, aiutando a definire con maggiore precisione i parametri dell’esplosione, la struttura del mezzo circostante e i processi fisici che governano l’evoluzione delle novae ricorrenti, dei loro resti e dei potenziali progenitori di supernove di tipo Ia”.

 

L’onda d’urto generata dall’esplosione
Le simulazioni mostrano che, a causa della presenza del disco e della sovradensità equatoriale, l’onda d’urto generata dall’esplosione, spiega ancora l’astrofisico dell’Inaf Guarcello, sarà fortemente asimmetrica, propagandosi preferenzialmente lungo i poli con una geometria bipolare. 

“Comprendere tali dinamiche permette di ricostruire la vita del sistema binario, fatta di complessi scambi di materia tra le due stelle compagne, e di delinearne il possibile cammino evolutivo, che potrebbe culminare in una supernova di tipo Ia”. Un po’ come indagare su un frammento di storia stellare, avvenuto secoli fa, e che potrebbe essere rivelato nei prossimi mesi grazie alle osservazioni della nova e alle predizioni di questo modello. 
 

Uccelli in volo davanti alla Superluna del Raccolto (Reuters)

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