24MM. Nuove tecnologie e sostenibilità

24MM. Nuove tecnologie e sostenibilità

24MM. Nuove tecnologie e sostenibilità

Due storie, la tecnologia come filo conduttore. A Roma stanno nascendo le prime comunità energetiche e i primi gruppi di autoconsumo nei condomini. Intanto si moltiplicano gli usi civili dei droni: dal trasporto merci all’utilizzo in agricoltura

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Blue Origin lancia due sonde NASA verso Marte e centra il primo atterraggio del booster New Glenn

Blue Origin lancia due sonde NASA verso Marte e centra il primo atterraggio del booster New Glenn

Il razzo New Glenn di Blue Origin ha effettuato il suo primo rientro e atterraggio con successo, un passaggio fondamentale per il programma spaziale dell’azienda di Jeff Bezos.

Il lancio, avvenuto da Cape Canaveral dopo una serie di rinvii dovuti alle condizioni meteorologiche e alla tempesta geomagnetica che ha investito la Terra in questi giorni, ha portato in orbita le due sonde EscaPADE della NASA, destinate a raggiungere Marte per studiare l’interazione tra il vento solare, il campo magnetico e la progressiva perdita dell’atmosfera marziana.

Pochi minuti dopo il decollo, il primo stadio del razzo, alto quanto un palazzo di 17 piani e spinto da sette motori BE-4, si è separato regolarmente dalla sezione superiore ed è rientrato in modo controllato, posandosi sulla chiatta Jacklyn nell’Atlantico. Un risultato mancato nel volo inaugurale di gennaio e considerato cruciale per la futura riutilizzabilità del vettore, un parametro determinante per ridurre i costi di accesso allo spazio.

Le due sonde gemelle, Blue e Gold, costruite da Rocket Lab per la NASA, sono state rilasciate dall’upper stage e ora inizieranno un viaggio di 22 mesi verso il pianeta rosso, dove entreranno in orbita per una missione scientifica della durata di 11 mesi.

Il successo del lancio e dell’atterraggio rappresenta un passo avanti per l’azienda di Bezos nella sfida con SpaceX, finora l’unica ad aver realizzato il rientro dei vettori.

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Atterraggio riuscito per gli astronauti cinesi dopo il danno alla capsula di rientro

Atterraggio riuscito per gli astronauti cinesi dopo il danno alla capsula di rientro

Il rientro degli astronauti cinesi della missione Shenzhou-20 è avvenuto nel pomeriggio del 14 novembre nel deserto della Mongolia Interna, al termine di una delle fasi più delicate mai affrontate dal programma spaziale di Pechino. Chen Dong, Chen Zhongrui e Wang Jie sono tornati sulla Terra a bordo della capsula della Shenzhou-21, dopo che la loro navicella originaria era stata dichiarata non idonea al rientro a causa di una microcrepa individuata nel finestrino.

Il problema è stato attribuito a un possibile impatto con detriti spaziali, un rischio in aumento nell’orbita bassa. L’anomalia, rilevata durante i controlli pre-rientro, ha portato al rinvio della discesa, inizialmente prevista per il 5 novembre. Per garantire la sicurezza dell’equipaggio, l’Agenzia spaziale cinese ha attivato la procedura di emergenza che prevede l’utilizzo del veicolo della missione successiva, già attraccato alla stazione Tiangong.

Le immagini dell’atterraggio mostrano la capsula Shenzhou-21 che frena con i paracadute e si adagia sulle praterie polverose di Dongfeng, dove le squadre di recupero assistono gli astronauti, apparsi in buona salute dopo oltre sei mesi trascorsi in orbita. Il comandante Chen Dong ha definito l’episodio un «test reale» delle capacità operative del programma, ricordando che «l’esplorazione spaziale è piena di difficoltà e sfide».

L’incidente evidenzia però la vulnerabilità dei veicoli alle collisioni con i micro-detriti, particelle troppo piccole per poter essere monitorate costantemente, ma in grado di danneggiare le strutture critiche.

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Viterbo capitale europea della ricerca su fusione nucleare: si aggiudica il FuseNet PhD Event2026

Viterbo capitale europea della ricerca su fusione nucleare: si aggiudica il FuseNet PhD Event2026

In un’epoca in cui l’energia pulita e sostenibile rappresenta una delle sfide più urgenti per il pianeta, la ricerca sulla fusione nucleare emerge come faro di innovazione. E proprio in questo contesto, Viterbo si prepara a diventare il cuore pulsante della scienza europea: l’Università della Tuscia (Unitus) ospiterà infatti il FuseNet PhD Event 2026, l’evento annuale di riferimento per i dottorandi europei nel campo della fusione nucleare. Un riconoscimento che non solo premia l’eccellenza accademica dell’ateneo viterbese, ma proietta la Tuscia sulla mappa internazionale della ricerca, intrecciando innovazione high-tech e il fascino millenario del territorio.

Un evento di prestigio internazionale

Il FuseNet PhD Event è molto più di un semplice congresso: si tratta del principale appuntamento annuale dedicato ai giovani ricercatori europei specializzati in fusione nucleare, una tecnologia rivoluzionaria che promette di produrre energia pulita e illimitata, replicando i processi stellari in laboratorio. Organizzato e finanziato da FuseNet – la rete europea che coordina la formazione in questo settore, favorendo collaborazioni tra università, centri di ricerca e industrie, oltre alla mobilità di studenti e scienziati – l’evento radunerà centinaia di partecipanti da tutto il Vecchio Continente.L’annuncio è arrivato in grande stile durante l’edizione 2025 dell’evento, svoltasi al sito ITER di Cadarache, in Francia – il “cuore” mondiale della ricerca sulla fusione, dove sorgerà il più grande tokamak sperimentale mai costruito.

L’evento si terrà presso la Scuola di Ingegneria e Design dell’Università della Tuscia, a Viterbo, anche se le date esatte non sono ancora state rese note. Il programma promette sessioni di alto livello: presentazioni di tesi dottorali all’avanguardia, workshop su collaborazioni internazionali, tavole rotonde con esperti del settore e opportunità di networking che potrebbero dare vita a partnership durature. Non mancheranno momenti di confronto su temi caldi come la modellazione plasma, i materiali resistenti alle alte temperature e le applicazioni industriali della fusione.

Un traguardo per l’Università della Tuscia

Questa vittoria non è casuale, ma il culmine di un percorso virtuoso. L’edizione 2026 coincide infatti con il decimo anniversario del gruppo di ricerca sulla fusione nucleare di Unitus, attivo dal 2016 e immerso in una fitta rete di collaborazioni internazionali. Tra i progetti di punta c’è TRUST (Tuscia Research University Small Tokamak), un esperimento accademico in fase di sviluppo presso l’università, che simula le condizioni di confinamento magnetico per studiare il plasma – il “quarto stato della materia” essenziale per la fusione.

“Ospitare il FuseNet PhD Event alla Tuscia è un risultato di grande prestigio”, ha dichiarato la rettrice Prof.ssa Tiziana Laureti, con orgoglio durante l’annuncio a ITER. “Essere annunciati direttamente dal cuore della ricerca mondiale sulla fusione, in Francia, è motivo di orgoglio e riconoscimento della qualità della nostra ricerca e formazione”. E ha aggiunto: “L’arrivo a Viterbo di centinaia di giovani ricercatori da tutta Europa rappresenterà anche un’importante occasione di valorizzazione per la città e il territorio, che offriranno un contesto unico dove innovazione e tradizione si incontrano, rafforzando l’immagine della Tuscia come luogo di eccellenza, accoglienza e sapere”.

In un momento in cui l’Europa investe miliardi nell’energia verde (basti pensare al programma ITER, con un budget di oltre 20 miliardi di euro), ospitare un evento del genere posiziona Viterbo come “capitale europea dei giovani ricercatori”. È un’opportunità per dialogare con il futuro: la fusione nucleare rappresenta in prospettiva futura una grande occasione nella lotta alla crisi climatica e avere i suoi pionieri qui, in Umbria laziale, è un privilegio unico.

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Superluna del Castoro, un aereo vola davanti al disco lunare a Colonia

Superluna del Castoro, un aereo vola davanti al disco lunare a Colonia

La notte tra il 5 e il 6 novembre la cosiddetta “Luna del Castoro” ha regalato uno spettacolo mozzafiato nei cieli della città di Colonia, in Germania.

Viene chiamata Superluna quando si verifica la particolare combinazione di Luna piena in coincidenza con il perigeo (il punto di minima distanza dalla Terra), che fa apparire il disco leggermente più grande e più luminoso del solito.

Il nome “Luna del Castoro” deriva invece dalla tradizione nordamericana, secondo la quale in questo periodo dell’anno i castori sono particolarmente attivi nella costruzione delle loro dighe prima dell’inverno.

In un anno si possono osservare in media da tre a quattro superlune: l’ultima del 2025 è attesa per il 4 dicembre.

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La Superluna del Castoro splende nel cielo e incanta osservatori e appassionati

La Superluna del Castoro splende nel cielo e incanta osservatori e appassionati

Il cielo è tornato ad offrire uno spettacolo raro: nella notte appena trascorsa la cosiddetta “Luna del Castoro” è stata protagonista della Superluna più grande e brillante degli ultimi sei anni.

Durante la fase di pienezza, alle 23:27 ha toccato il perigeo, il punto della sua orbita più vicino alla Terra, a soli 356.833 chilometri di distanza, apparendo fino al 10% più grande e il 25% più luminosa rispetto a una Luna piena ordinaria.

Il momento migliore per ammirarla è stato poco dopo il tramonto, quando sorgendo a est si è tinta di sfumature dorate e rosate prima di illuminare il cielo notturno.

Il termine “Luna del Castoro” – in inglese “Beaver Moon” – affonda le radici nelle tradizioni dei nativi americani, che associavano il plenilunio di novembre al periodo in cui i castori costruivano dighe e rifugi prima dell’inverno. In Europa, la stessa Luna era nota come “Luna del Cacciatore” o “Luna Gelata”, simbolo del passaggio alla stagione fredda.

Sebbene il nome Superluna non abbia un valore  scientifico – gli astronomi parlano di Luna piena al perigeo – il  fenomeno resta uno dei più affascinanti per la sua bellezza e per  l’effetto ottico che genera: quando è bassa sull’orizzonte, la Luna  sembra ancora più grande per via della cosiddetta illusione lunare.

In un anno si possono osservare in media da tre a quattro superlune: l’ultima del 2025 è attesa per il 4 dicembre.

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