di Giulia Cimpanelli

L’architetto e professore a Mit vede nei dati e nei progetti corali le soluzioni per andare verso metropoli a impatto zero. E sulla “Città dei 15 minuti” ha le idee chiare…

“Il padiglione Italia all’Expo di Dubai è realizzato con materiali innovativi, riciclabili, riutilizzabili e riusabili, in parte compostabili. Il criterio è quello di un’architettura circolare, che contiene una serie di elementi che vanno a sistema per volgere verso e oltre la sostenibilità del progetto. Le facciate nascono dall’idea dei grandi numeri del riciclaggio: sono composte da 2 milioni di bottiglie di plastica riciclate che formano lunghe corde pensate come una pelle filtrante, tanto che l’edificio, al suo interno, non è climatizzato”, racconta l’architetto e professore al Mit di Boston Carlo Ratti, che l’ha progettato. Ratti è stato ospite dell’appuntamento con le Colazioni Digitali di Corriere Innovazione e Sorgenia il 26 novembre.

L’architetto italiano è noto come uno dei maggiori esperti al mondo di città: “Siamo nel mezzo di un percorso che ci porterà verso città più sostenibili, ma abbiamo poco tempo per raggiungere gli obiettivi di Parigi e ribaditi alla Cop26 di Glasgow – aggiunge -. Alcune città, però, si stanno muovendo con metodi innovativi. Helsinki per esempio ha chiamato a raccolta idee da tutto il mondo per decarbonizzare il teleriscaldamento della città. Noi siamo tra i vincitori e, insieme ad altri partner, realizzeremo un sistema che permette di immagazzinare calore nell’oceano al largo di Helsinki. Alcune città, finalmente, decarbonizzano in maniera diversa: chiamando a raccolta persone da tutto il mondo a raccogliere una sfida”.

Per andare incontro più velocemente alla trasformazione ecologica dei centri urbani è sempre più fondamentale l’utilizzo e la lettura dei dati: “Ciò che avviene in città ci permette di raccogliere una grande quantità di dati – continua Ratti -. Più riusciamo a creare piattaforme capaci di misurare parametri in tempo reale, più avremo strumenti per andare incontro al net zero”.

Per Carlo Ratti le città rimangono il fulcro e la pandemia non le svuoterà. “Un aspetto importante che ha lasciato il Covid-19 è la flessibilità: torneremo nei nostri uffici ma senza i vincoli di prima. Questo potrà permetterci di vivere meglio le città evitando di fare tutti le stesse cose nello stesso momento”.

Le metropoli, certo, dovranno essere sempre più “human friendly”, ma non esclusivamente seguendo il modello di città dei 15 minuti: “E’ un concetto interessante ma bisogna fare attenzione che non diventi una trappola – conclude l’architetto -. La città che va oltre i 15 minuti permette di superare la segregazione dei paesi e dei quartieri, di spaziare. Noi mediamo tra le due visioni: la città dei 15 minuti ci consente di vivere meglio nel quotidiano e la chiamiamo baseland, base. Il 20% dei nostri spostamenti sono fuori dai 15 minuti, la vera città inizia fuori dai 15 minuti, mentre le attività quotidiane comprese nei 15 minuti”.

26 novembre 2021 (modifica il 26 novembre 2021 | 12:29)

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