La rivoluzione dell’IoT (“Internet of Things”) investirà nei prossimi anni gran parte delle aziende in svariati settori dell’economia, tra cui energia e servizi pubblici, industria e agricoltura, ambito sanitario e sperimentazioni cliniche, retail e automotive. Una rivoluzione “attesa e annunciata”, complice l’implementazione su larga scala del 5G, che secondo le stime dell’associazione di operatori mobili GSMA raggiungerà 1,8 miliardi di connessioni globali entro il 2025, contribuendo secondo una analisi di Accenture per mille miliardi di euro al PIL europeo.
Gli operatori di mercato entro pochi anni dovranno quindi inevitabilmente adeguare i propri prodotti a standard di telecomunicazione wireless. Un ruolo centrale avranno i c.d. brevetti essenziali (“Standard Essential Patent” – SEP), ovvero brevetti che proteggono tecnologie che devono essere necessariamente implementate per conformarsi a uno standard tecnico e consentire così la commercializzazione del prodotto. Si pensi, ad esempio, agli standard di telecomunicazione (che regolano il “linguaggio” di due terminali che devono dialogare tra loro) ed in particolare alle reti cellulari, come 3G, 4G e 5G, alle reti fisse ADSL, al Wi-Fi o al Bluetooth.
I brevetti essenziali sono dichiarati tali dai loro titolari senza alcun controllo esterno preventivo e i titolari stessi si rendono disponibili a concederli in licenza a coloro che intendono utilizzare lo standard in questione a condizioni cd. “FRAND” (“Fair, Reasonable And Non-Discriminatory”, cioè eque, ragionevoli e non discriminatorie).
Tutte le aziende che vorranno implementare standard di telecomunicazione dovranno quindi concludere una licenza con i titolari dei brevetti essenziali rilevanti. In tale contesto, saranno avvantaggiate le aziende del settore delle telecomunicazioni che potranno agire sulla base della consolidata esperienza in materia di altri standard quali 2G, 3G e 4G, a fronte invece di aziende non avvezze a queste dinamiche che patiranno la mancanza di esperienza circa la negoziazione delle licenze sui brevetti essenziali, le logiche che li governano e più in generale il panorama brevettuale nel settore di riferimento.
È dunque consigliabile per tutte le aziende non abituate ad affrontare questi temi adottare un approccio proattivo per affrontare efficacemente il cambiamento di paradigma in atto. In questo processo di apprendimento e adeguamento ai nuovi standard richiesti, è bene che le aziende tengano presente che il numero di brevetti dichiarati essenziali è elevatissimo ed in costante aumento: uno studio condotto da IPlytics calcola che per il solo standard 5G siano già stati dichiarati essenziali più di 95.000 brevetti e che gli stessi siano nelle mani di molti titolari, con alcune grandi società (Huawei, Samsung, ZTE, LG, Nokia, Eriksson e Qualcomm), a far la parte del leone. Effetto collaterale della costante crescita del numero dei brevetti dichiarati essenziali è l’aumentato rischio di controversie legali, promosse da parte dei titolari dei diritti nei confronti di implementatori non in possesso di una licenza, o viceversa dagli implementatori per verificare se tali brevetti siano effettivamente essenziali o meno (operazione tanto più complessa mancando un database ufficiale di brevetti essenziali) o se le condizioni di licenza offerte siano effettivamente FRAND. Questo contesto renderà più difficile calcolare i rischi finanziari, commerciali e legali e, di riflesso, anche la…

