di Marco Bonarrigo

L’azzurra sa smerigliare il ghiaccio a velocità supersonica, Amos Mosaner scarica sullo scopettone 150 Newton: così gli azzurri hanno saputo essere complementari per l’oro

Il nome inglese suona bene (sweep ergometer), quello italiano mica tanto: scopo-ergometro. Cos’è? Prendete lo scopettone con cui ieri Mosaner & Constantini hanno vinto l’oro olimpico ai Giochi di Pechino e inserite nella spazzola un accelerometro a tre assi, due estensimetri, un microchip per trasmettere dati via radio a un computer.
Brevettato da due ricercatori inglesi (Buckingham e Blackford), questo diabolico aggeggio ha permesso per la prima volta un approccio scientifico al curling, migliorando la preparazione. Serve a capire se l’allenamento della forza sta funzionando o a realizzare (quando la frequenza di spazzolata è più bassa del solito) se invece l’atleta ha bisogno di riposo.

Sport faticoso e complesso

Il curling è uno sport faticoso e complesso. Per andare a punto, ieri, Stefania e Amos (qui i loro ritratti) hanno dovuto applicare per decine di volte due tipi diversi di forza (di rotazione e di traslazione) a un pietrone di 16 chili lanciato a due metri al secondo, piegando in apnea il corpo sul pavimento (servono cosce d’acciaio ed equilibrio da trapezista) e poi rialzando in un attimo i battiti del cuore ad almeno 170 al minuto, in spazzata. Riscaldare il ghiaccio più che a pulire per terra assomiglia a piazzare una stoccata nel fioretto: ogni colpo aumenta la temperatura di 0,2 gradi e va assestato così vicino alla pietra (5 centimetri) da non permettere che la superficie si scaldi subito di nuovo ma abbastanza lontano da non bloccarla, evitando penalità.

Sembra un gioco, è uno sport

Sembra facile ma non lo è: sembra un gioco, è uno sport vero. Da ragazzino, Amos Mosaner (con la maglia dell’Us Val di Cembra) era un talento del ciclismo su pista e strada, come quel Pippo Ganna che supera in altezza: 1 metro e 97 centimetri. Nel curling polmoni e muscoli d’acciaio da pistard, affinati da ripetizioni alla pressa e squat, fanno la differenza: immaginate la fatica di trenta volate/spazzata di 20” intervallate da pochi minuti di riposo. Una partita di curling dura più a lungo di quelle di tutti gli altri sport (due ore e mezza) e un torneo olimpico arriva a 35 ore. E se non recuperi, perdi lucidità sia nell’analisi tattica sia quando dai spin alla pietra.

Uomo e donna complementari

Il curling è lo sport dove uomo e donna sono complementari. Amos scarica 150 Newton sul manico della spazzola, il doppio di Stefania ma mentre lui, maschio, perde progressivamente forza durante il match, lei è capace di mantenere la stessa intensità fino alla fine. E, nell’arco di un secondo, sa smerigliare il ghiaccio a velocità maggiore di quella degli uomini (10 colpi al secondo), supplendo alla potenza con la frequenza.
Chi si stupisce per la facilità con cui il curler scivola sul ghiaccio (facendo perno su una sola scarpa dalla suola liscia, come da regolamento) dovrebbe vedere quante ore gli atleti passano ad esercitarsi in equilibrio precario su due balance board: un piede avanti, uno indietro in affondo continuo. Il curling è ferite (in allenamento si cade spesso) e dolore: tendini, schiena, caviglie e gomiti si usurano presto. Il curling è un affascinante gioco di squadra (tecnici, strateghi, preparatori, esperti di ghiaccio compongono il team azzurro) e, da ieri, la squadra più vincente è quella italiana.

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9 febbraio 2022 (modifica il 9 febbraio 2022 | 08:22)

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