La vendita da 66 miliardi di dollari da parte di SoftBank della società britannica produttrice di chip Arm a Nvidia è sfumata nella giornata di lunedì 7 febbraio, dopo che le autorità di regolamentazione di Stati Uniti, Regno Unito e Unione europea avevano espresso serie preoccupazioni sul versante delle concentrazioni nel settore dei semiconduttori. Lo riporta il Financial Times, secondo cui quello che era destinato a diventare l’accordo più grande di sempre nel settore dei chip avrebbe dato alla californiana Nvidia il controllo di una società che produce la tecnologia fondamentale della maggior parte dei device al mondo.
Alcune importanti aziende Tech che si basano sui progetti di chip di Arm, tra cui Qualcomm e Microsoft, si erano opposte all’acquisto. SoftBank riceverà un break-up fee da 1,25 miliardi di dollari e adesso starebbe cercando di scaricare il peso di Arm attraverso un’offerta pubblica iniziale entro la fine dell’anno. Il fallimento dell’accordo è destinato a provocare uno sconvolgimento nella gestione di Arm, con l’amministratore delegato Simon Segars che sarà sostituito da Rene Haas, capo dell’unità di proprietà intellettuale della società. La transazione cash-and-stock valeva fino a circa 40 miliardi di dollari quando è stata annunciata nel settembre 2020, ma è cresciuta quando le azioni di Nvidia sono decollate.
Nel Regno Unito, dove i politici vedono Arm come un asset nazionale strategico, l’attenzione è destinata a spostarsi sul fatto che l’azienda sarà quotata a Londra. Quella dovrebbe essere la piazza prescelta, alla luce delle pressioni che fanno leva su un tema di sicurezza nazionale.Tuttavia, secondo Ft, SoftBank preferirebbe quotare Arm a New York e resistere alla pressione nazionalistica. I mercati statunitensi accordano valutazioni più alte ai titoli tecnologici, anche dopo un recente sell-off. I dirigenti tecnologici del Regno Unito hanno recentemente fatto pressione per modificare gli accordi di quotazione per rendere Londra più attraente.

