Simone Severini ha studiato filosofia a Firenze poi ha lasciato l’Italia e non è più tornato. Prima di diventare direttore del Quantum computing di Amazon Web Services è stato a Bristol dove ha preso un dottorato in computazione quantistica, poi ha insegnato in Canada, in Cina, a Londra e a Cambridge.

«Ho visto il calcolo quantistico uscire dall’accademia per diventare startup come Cambridge Quantum Computing, ora diventata Quantinuum, dopo la fusione con la divisione di hardware quantistico di Honeywell, poi Phasecraft e Rahko, fondata dai miei studenti di dottorato, e di recente acquistata da Odyssey Therapeutics», racconta al Sole 24 Ore.

«Ma se mi chiedi quando il computer quantistico avrà un impatto commerciale ti dico subito che nessuno lo sa. L’unica certezza che abbiamo è che a differenza dei computer di oggi governati dalla fisica newtoniana quelle quantistiche saranno macchine capaci di risolvere problemi che mai ci siamo posti. Pensate a un telescopio e a quello che ci ha permesso di conoscere».

In realtà è dagli anni ’80 che gli scienziati si cimentano nello sviluppo del computer quantistico, che ad oggi è la rivoluzione più lontana e annunciata di sempre. Due anni fa Google aveva affermato in uno studio di aver raggiunto la supremazia quantistica che è la capacità di un processore quantistico di risolvere un calcolo che un computer tradizionale compierebbe in anni o comunque in tempi irragionevoli.

Ibm che su questo terreno è in corsa per la supremazia con gran parte del Big tech che conta nel mondo (pubblico e privato) ha risposto pubblicando uno studio nel quale vengono negate le conclusioni dei ricercatori di Mountain View.

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