di Matteo Cruccu

La cantante di «Be My Baby» è scomparsa dopo una breve battaglia contro il cancro, ha fatto sapere la famiglia. Era stata sposata con Phil Spector, poi accusato di violenze

La musica magica che abbiamo fatto insieme è stata ispirata dal nostro amore»: quando un anno fa se ne andò Phil Spector, produttore geniale e uomo terribile, così lo salutò Ronnie, riconciliandosi in morte con l’ex marito che l’aveva prima lanciata in orbita per poi provare ad abbatterla. Ora che se ne è andata anche lei, a 79 anni per un cancro, si chiude questa storia grande quanto triste: quella di una cantante, Ronnie Spector (ancora portava il nome di lui), che con le Ronettes rivoluzionò il canto al femminile. E l’estetica delle donne sul palco, fino ad allora assai castigate.

Una carriera che prese il volo quando questa newyorchese di varia ascendenza (africana, irlandese, cherokee) incontrò il produttore e il suo celebre «Wall of sound», i suoni più corposi e radiofonici. Il risultato fu «Be my Baby», prima di una serie di hit che portarono lei e le sue due compagne, la sorella Estelle e la cugina Nedra, in testa alle classifiche e nel cuore del gotha musicale di allora. Ma durò un lampo: dopo aver sposato Phil, Ronnie cadde in un inferno domestico, praticamente segregata dal marito-orco, sparendo così dalle scene. Ci sarebbe voluti anni per riemergere, con un divorzio doloroso e una carriera mai più ripartita, pur omaggiata da altre grandi (e sfortunate) come Amy Winehouse. Perché senza di lei, Amy e tante altre, non ci sarebbero state.

13 gennaio 2022 (modifica il 13 gennaio 2022 | 21:45)

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