di Alessandro Fulloni
Doña Lucia (così si faceva chiamare), fu tra le persone che più influenzarono il dittatore nell’attuazione del golpe contro Allende. Il tweet satirico virale: «La vecchia è morta» e i festeggiamenti di tantissimi cileni che hanno ricordato i 3.200 desaparecidos
Lucia Hiriart, vedova del dittatore cileno Augusto Pinochet, autore nel 1973 del colpo di stato contro l’allora presidente Salvador Allende, è morta giovedì a Santiago. Aveva 99 anni e non è che adesso in Cile (dove tra l’altro si voterà per il nuovo presidente fra tre giorni) diano l’idea di piangerla particolarmente, visto che sono tantissimi i cittadini che, anche in queste ore, si stanno riversando in piazza per una specie di «festa» collettiva con tanto di spumante, balli, cori e bandiere nazionali mescolate a cartelloni, foto e striscioni con il lungo elenco dei nomi dei desaparecidos.
Tra i desaparecidos anche degli italiani
Considerata una «donna di ferro»
— con un grande potere durante gli anni della feroce dittatura (1973-1990) durante la quale 3.200 persone (tra cui anche alcuni italiani) sparirono nel nulla— , Hiriart era malata da tempo e, ha riferito la tv Chilevision, «negli ultimi mesi era stata ricoverata più volte per problemi respiratori». La notizia del decesso è stata confermata dai familiari del generale Pinochet, (tra cui uno dei cinque figli, Marco Antonio, e la nipote Karina) direttamente ai giornalisti e più tardi su twitter.
Doña Lucia e il «profilo basso» dopo la morte del marito
Dalla morte del marito, il 10 marzo 2006, Doña Lucia — come le piaceva essere chiamata — aveva scelto di mantenere un profilo basso, dovuto anche ai problemi giudiziari riguardanti il patrimonio familiare e alla gestione di una rete assistenziale di Stato volta al sostegno delle famiglie che si è rifiutata di abbandonare nonostante Pinochet avesse dovuto cedere il potere al presidente democraticamente eletto, Patricio Aylwin, nel marzo 1990.
Una «stratega politica, del potere nell’ombra»
L’ultima sua apparizione pubblica è stata ad aprile 2020, dopo la morte di Sergio Onofre Jarpa, ex ministro dell’Interno durante il regime. In una biografia non autorizzata pubblicata nel 2013 con il titolo «Doña Lucía», la giornalista Alejandra Matus l’ha definita una «stratega politica, del potere nell’ombra». Del resto lo stesso Pinochet riconobbe che la moglie era una delle persone che più avevano influenzato la sua decisione di guidare il colpo di stato contro Allende. Lucia e Pinochet, sposati dal 1943, ebbero cinque figli: Lucia, Augusto, Verónica, Marco Antonio e Jacqueline.
I festeggiamenti a Plaza Italia
Subito dopo che si è sparsa la notizia della morte della vedova, un’infinità di cileni ha festeggiato. Centinaia di persone si sono radunate soprattutto a Plaza Italia, nel centro di Santiago. Foto eloquenti dell’Afp ritraggono i cittadini mentre stappano bottiglie di spumante, brindano, sventolano bandiere nazionali, sorridono in auto mentre pestano esultanti sul clacson. Su Twitter è sta letteralmente «volando» un account parodia chiamato «La vecchia è morta?», seguito da 54.000 persone. Dava quotidianamente notizie sullo stato di salute di Doña Lucia. Giovedì notte ha pubblicato un solo «Sì», retwittato per ora 30 mila volte.
Fra tre giorni le elezioni presidenziali
La morte arriva tre giorni prima del secondo turno delle elezioni presidenziali tra Gabriel Boric, di sinistra, e José Antonio Kast, di estrema destra, che rivendica l’eredità della dittatura di Pinochet. «Lucia Hiriart muore impunemente nonostante il profondo dolore e la divisione che ha causato al nostro Paese. Il mio pensiero va alle vittime della dittatura di cui faceva parte», ha detto Boric, in un messaggio pubblicato su Twitter, che ha poi ripetuto. alla fine della sua campagna. Kast ha dichiarato: «Voglio solo fare le mie condoglianze alla famiglia e rimpiangere sempre la morte di una persona, non voglio fare di questo un evento politico».
17 dicembre 2021 (modifica il 18 dicembre 2021 | 16:28)
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