di Luca Bergamin
Arbusto tipico della macchia mediterranea, fonte di frutti rossi dalle mille proprietà benefiche, il corbezzolo è la prima specie a ricrescere dopo gli incendi che in questo 2021 hanno visto andare in cenere e fumo – solo attorno al nostro bacino – 160mila ettari di aree verdi. Mentre attorno alla tradizione del corbezzolo sta fiorendo una economia.
Virgilio, poeta mantovano della letteratura latina, lo canta nell’Eneide. Giovanni Pascoli gli ha dedicato celeberrimi versi. Durante il Risorgimento cominciò a essere considerato l’albero simbolo dell’Italia unita perché assomiglia al tricolore: ha foglie verdi, fiori bianchi che danno frutti rossi, in pratica la nostra bandiera. Ma soprattutto il corbezzolo, arbusto appartenente alla famiglia delle Ericaceae, oltre al suo valore patriottico, poetico e culturale, possiede molte valenze, tutte positive. A cominciare dalla sua resilienza visto che dopo un incendio (questo 2021 è stato un anno terribile, con oltre 160mila ettari di aree verdi andati in fumo soltanto nei primi otto mesi) è la prima specie dell’area mediterranea a reagire e ripresentarsi in forza nel riscattare il terreno e a radicarsi di nuovo, dalle zone in pianura sino agli ottocento metri di altitudine, anche se predilige le zone costiere. Però è una pianta che sa combattere bene anche il gelo.
Esteticamente appare indiscutibile la bellezza dei suoi pon pon , delicati al tatto e al gusto, e può vivere per tantissimi anni. Ma, mentre nei Paesi dell’Est è anche coltivato, nella nostra penisola cresce spontaneo e selvaggio, con la sua corteccia piena di rughe e la chioma folta e spettinata. Novembre e dicembre sono i mesi in cui matura abbondante e copioso. In passato i suoi fiori erano usati principalmente ai fini della produzione di miele, però sono i frutti a essere in grado di fare benissimo al nostro organismo grazie alle loro proprietà: costituiscono un forziere di vitamina C e i loro polifenoli rappresentano antiossidanti davvero efficaci sul nostro organismo, a patto che non si esageri perché un consumo eccessivo provoca ebbrezza, tanto è vero che spesso il corbezzolo fa capolino nei liquori.
La Sardegna, a tale proposito, è una delle regioni in cui vi è una lunga tradizione nella composizione di elisir alcolici a base di Arbutus unedo, nome che gli diede Plinio il Vecchio proprio come monito a non esagerare, «unum edo», cioè «ne mangio uno solo». Tante sono le aziende agricole che invitano alla libera raccolta di questi frutti in cambio di una parte della quantità prelevata. E in tanti casi di adozione da parte della comunità di giardini metropolitani condivisi, tra le prime piante a essere dimorate c’è proprio quello amato da Virgilio e Pascoli. La Dea Carna, protettrice della salute degli organi vitali dell’uomo, del resto, si serviva sempre del corbezzolo per scacciare gli spiriti maligni e le avversità che potessero entrare oltre il cardine delle abitazioni.
21 novembre 2021 (modifica il 23 novembre 2021 | 16:54)
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