di Alessandro Vinci
La soglia minima per sottoporre il quesito al vaglio della Consulta è stata toccata sabato pomeriggio. Domani alle 12 la scadenza per le firme digitali
Sabato pomeriggio il comitato «Sì Aboliamo la Caccia» ha completato la raccolta delle 500 mila firme necessarie per sottoporre alla Corte Costituzionale la richiesta di un referendum mirato a vietare qualsiasi attività venatoria in Italia. Ciò avverrebbe tramite la modifica di buona parte della legge 157/92, che attualmente regola e disciplina la pratica sul territorio nazionale. Un traguardo tagliato in extremis , se si considera che l’ultimo giorno utile per recarsi ai banchetti fisici è stato giusto domenica. Per quanto riguarda invece le firme digitali, fin qui oltre 60 mila, ci sarà tempo online fino alle 12 di domani, martedì 26.
Cercasi «firme di sicurezza»
Malgrado il raggiungimento della soglia minima, gli organizzatori stanno continuando a chiamare a raccolta i potenziali sostenitori. Obiettivo: accumulare il maggior numero possibile di «firme di sicurezza per sopperire a quelle che verranno considerate nulle». Come ha infatti dichiarato Virginia La Mura, senatrice ex Cinque Stelle oggi tra le fila di Sinistra Italiana, «al pari di quanto già accaduto per il referendum relativo alla cannabis si registrano ritardi burocratici da parte dei Comuni per la certificazione delle firme raccolte». Per questo ha spiegato di aver richiesto in prima persona alla ministra della Giustizia Marta Cartabia «di dare la possibilità di depositare le certificazioni necessarie all’indizione del referendum contro la caccia entro il 15 novembre, posticipando dunque la data prevista».
I precedenti
Qualora la Consulta dovesse effettivamente validare almeno 500 mila firme e giudicare il quesito ammissibile dal punto di vista costituzionale, quello promosso dal comitato «Sì aboliamo la caccia» non sarebbe comunque il primo referendum sulla questione a tenersi in Italia. Già il 3 giugno 1990, infatti, gli elettori vennero chiamati alle urne per esprimersi sulla liceità della pratica. Tre, nell’occasione, i referendum abrogativi promossi: uno sulla «disciplina della caccia», uno sull’«accesso dei cacciatori a fondi privati», l’ultimo sull’«uso dei pesticidi» in agricoltura. Fecero tutti il pieno di «Sì», ma nessuno raggiunse il quorum. Sull’«accesso dei cacciatori a fondi privati» si rivotò poi, con identico esito, il 15 giugno 1997. Infine, sempre nel 1990, un referendum per modificare la legge regionale sulla caccia venne indetto anche in Emilia-Romagna. Anche allora, tuttavia, il 50% di affluenza degli aventi diritto rappresentò uno scoglio insormontabile.
25 ottobre 2021 (modifica il 2 novembre 2021 | 11:29)
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