Andrea Potremoli, ceo della Dallara, coltiva una sua “teoria generale della relatività dell’impossibile”. La elabora fin dai tempi in cui aveva pensato di costruire un simulatore di auto così perfetto che se un pilota professionista si fosse messo a guidarlo non avrebbe potuto rilevare la differenza dall’auto reale. «Dicevano che era impossibile. Siamo andati a cercare il migliori neolaureati e li abbiamo messi sul progetto. Quei ragazzi non sapevano che era impossibile. E l’hanno fatto».
L’impossibile è solo un’opportunità presa dal verso sbagliato. Invece, alla Dallara: «Prima ci chiediamo che cosa vogliamo fare, poi cerchiamo come realizzarla. Anche uscendo dalle competenze presenti nella nostra azienda».

È il fondamento dell’open innovation. E la Dallara ha trovato un format spettacolare per applicarla a un nuovo salto oltre l’impossibile: una gara a Indianapolis con auto a guida autonoma che andassero a oltre 200 chilometri all’ora, guidate da “cervelli” progettati da diversi team universitari, attratti dalla potente simbologia della competizione e da un premio da un milione di dollari.

Le auto della Dallara sono ormai le sole in grado di competere a Indianapolis. Non hanno rivali. La loro qualità è data dalla sapienza che la Dallara ha conquistato facendo esperienza di fibra di carbonio, di aerodinamica e di simulazione. Le sue auto sono progettate al computer e prototipate proprio alla fine del processo, come ultimo banco di prova. I piloti competono tra loro tentando di guidarle meglio degli altri. Ma nel caso della Indy Autonomous Challenge, i piloti non erano fatti di dna ma di bit.

Le auto sono state dotate di attuatori, telecamere, sensori, microprocessori e tutte le altre tecnologie necessarie a consentire a piloti automatici di guidarle, sterzando, frenando, accelerando, controllando la posizione degli avversari, scegliendo traiettorie e tattiche di guida.

Le squadre messe in campo dalle università hanno lavorato mesi. Il pubblico ha seguito con straordinario interesse. Il sito della competizione ha ricevuto 2,7 miliardi di visite. Un successo tale che il Ces di Las Vegas ha deciso di ripetere la gara il prossimo 7 gennaio nel circuito della città del Nevada.

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