di Giulia Cimpanelli Il mondo virtuale è un ecosistema di contenuti con molte potenzialità. Dall’annuncio di Zuckerberg i concorrenti stanno già investendo. Intanto le iniziative dei brand name della moda, da Gucci a Nike fino a Valentino, si moltiplicano con negozi e prodotti Nft da comprare con criptovalute
Tra pochi anni il mutuo non sarà la nostra unica voce di spesa nell’immobiliare. Dovremo infatti preoccuparci di acquistare una casa anche nel metaverso. A ottobre, Tokens.com, società di tecnologia blockchain focalizzata su NFT e immobili nel metaverso, ha acquisito il 50% di Metaverse Group, una delle prime società immobiliari virtuali al mondo, per circa 1,7 milioni di dollari. Metaverse Group ha sede a Toronto e un quartier generale virtuale in un mondo chiamato Decentraland nella Crypto Valley, la risposta del metaverso alla Silicon Valley. Decentraland ha anche distretti per il gioco d’azzardo, lo shopping, la moda e le arti. Metaverse Group è un fondo di investimento immobiliare e prevede di costruire un portafoglio di proprietà in Decentraland e in altri regni. Web può essere infinito, ma il settore immobiliare virtuale non lo è: Decentraland, per esempio, è costituita da 90.000 appezzamenti di terreno, ora ancora abbordabili ma con prezzi che in futuro sono destinati a salire in base alla richiesta, proprio come nel mercato immobiliare tradizionale. E se sta già entrando nel mercato immobiliare e in quello dell’arte e della musica (Justin Bibier ha inaugurato il suo trip globale con un concerto virtuale) il metaverso è a pieno titolo un nuovo spazio per marketing ed e-commerce, tanto da essere stato coniato il termine Meta-commerce.
“Metaverso non nasce oggi ma decine di anni fa, pensiamo a Second Life– commenta Sergio Amati, general supervisor di Iab Italia–. Oggi però ha la possibilità di diventare maistream grazie alla crescita di tecnologie e strumenti che prima erano alla portata di pochi come visori per Vr e Ar”. Chi pensa che per acquistare oggetti nel metaverso dovremo attendere la maxi piattaforma annunciata da Zuckerberg si dovrà ricredere: “I più grandi concorrenti di Meta sono Fortnight, Roblox, Mindcraft, i ragazzi ci “vivono” e interagiscono con altre persone reali– continua–. Ormai non si tratta più di semplici piattaforme per il gaming ma di veri e propri mondi virtuali, io lo chiamo Entertentech. In passato si compravano oggetti per migliorare le prestazioni all’interno del gioco, oggi, con la base utenti cresciuta a dismisura, l’ambiente è immersivo, si fanno e si acquistano anche altre cose: concerti, corner commerciali, oggetti unici da collezionismo”. Non a caso marchi come Nike vendono già edizioni limitate di sneaker da acquistare per i personaggi di Fornite e il brand name americano ha annunciato di voler creare una linea virtuale per il metaverso. Un fenomeno, quello dell’utilizzo di accessori riservato alle piattaforme di video gaming, che age già stato sperimentato con una collaborazione tra League of Legends e Louis Vuitton: in occasione dei campionati mondiali del 2019, la maison ha creato una linea di abbigliamento (le cosiddette “skins”) da acquistare online e far indossare al proprio eroe/eroina. Per il centesimo anniversario, Gucci ha creato un giardino virtuale all’interno di Roblox, il Gucci Garden Experience. A esso è correlata anche una serie di accessori Gucci, acquistabile a suon di Robux nel negozio virtuale. Uno di questi, la borsa “Queen Bee Dionysus”, è stata venduta a più di 4 mila dollari. Non solo: la blockchain consente già nuove forme di commercio come gli Nft, che possono essere scambiati e venduti come un bene fisico, per esempio su Shopify, che dà la possibilità ai brand clienti di aggiungere Nft alle loro vetrine online.
Il commercio nel metaverso ha anche il great di limitare il potenziale di oggetti infiniti in Internet: “I beni digitali ottengono valore dall’unicità e sono sempre più personalizzati. Prima degli Nft, i jpeg erano inutili perché si potevano replicare all’infinito. Dare a oggetti digitali come immagini, video, musica un timestamp unico e dimostrabile crea nuovi mercati digitali che evolveranno nel metaverso. I beni digitali sono preziosi come “l’edizione limitata” di un vinile, di un cantante o il primo fumetto di Iron Man”, aggiunge Amati. Un principio chiave per il commercio sul metaverso è l’interoperabilità, la capacità di portare prodotti o informazioni da una piattaforma all’altra. Esempio già esistente sono i Crypto Punk, personaggi unici da collezione con prova di proprietà, archiviati sulla blockchain di Ethereum. Avere un Crypto Punk legittimo come avatar di Twitter crea già uno status tra coloro che li conoscono. Proprio come Facebook e gli altri social media network, il metaverso crea un nuovo ambiente per consentire alle persone di acquisire uno status, anche attraverso il possesso. Questo cambierà gli acquirenti di domani– anche se i giovanissimi della Z generation sono già avvezzi alla compravendita di oggetti digitali– ma anche le aziende di tutti i settori: “Se dieci anni fa avessi affermato che ogni società, anche dei settori meno customer, dalle utilities alle biotech, avrebbe avuto un social networks supervisor ci saremmo messi a ridere. Tra cinque anni tutte le aziende avranno un gaming manager, persone che svilupperanno progetti e strategie di gamification e marketing all’interno di queste piattaforme. Immaginiamo, per esempio, una mega centrale dell’Enel nel metaverso dove si faranno concerti e i token saranno legati alla sostenibilità ambientale: un’operazione di branding, proprio come quelle fisiche”, conclude Amati. La realtà mista sarà sempre più accessibile advertisement aziende e consumatori e trasformerà le nostre vite nei prossimi anni. Nel prossimo decennio ci muoveremo attraverso questi mondi ibridi con diverse esperienze in varied dimensioni in un cambio di paradigma reso possibile da uno tsunami di cambiamenti tecnologici. Presto, inoltre, quando compereremo un capo di abbigliamento o un accessorio, ne potremo acquistare anche la sua versione digitale da collezionare o fare indossare al nostro avatar. Che senso avrebbe, del resto, camminare per le vie di Milano con capi elegantissimi e stiletto dell’ultima collezione di Gucci o Valentino e avere un avatar trascurato e trasandato?
Amazon Prime Video ha scelto come inusuale set il minuscolo comune di Golferenzo, situato sulle colline dell’Alta Valversa, nel Pavese. Borgo in pietra, popolato da 180 anime, ora è diventato una meta turistica del Natale (e non solo)
I neon rosa con la scritta «The Ferragnez» che hanno illuminato le colline dell’Alta Valversa non sono passati di certo inosservati. Per promuovere il lancio della serie tv sulla coppia social più famosa d’Italia — Fedez e Chiara Ferragni — Amazon Prime Video ha scelto come inusuale set il minuscolo comune di Golferenzo, situato sulle alture in provincia di Pavia. La promozione del docu-reality prodotto da Banijay Italia per Amazon Studios ha consacrato questo antico borgo in pietra, popolato da 180 anime, come meta turistica del Natale (e non solo). «La produzione era alla ricerca di un piccolo villaggio di montagna non lontano da Milano, dove l’età media degli abitanti fosse alta, e quindi dove trovare persone che della famiglia di influencer non sapessero nulla o quasi. Così, dopo una selezione tra diversi comuni dell’alto Oltrepò Pavese, la scelta è ricaduta su Golferenzo».
Il sindaco di 26 anni
A spiegare come Amazon Prime Video sia arrivato a scegliere questo set rurale dalle atmosfere romantiche è il giovane sindaco Claudio Scabini, 34 anni, già al secondo mandato perché eletto quando di anni ne aveva 26. «Sono circa quattro chilometri quadrati di territorio comunale, ma nel centro storico tutto l’anno ci viviamo in dieci. Pensate lo stupore di veder passare telecamere, regista, tecnici e addetti alla produzione. Ascoltare le interviste ai miei concittadini ultraottantenni è stato esilarante». L’obiettivo era raccogliere recensioni oneste e senza filtri di «The Ferragnez-La Serie» per raccontare la celebre coppia da un punto di vista inedito attraverso le opinioni sincere dei golferenzesi. Nel piccolo borgo oltrepadano si è tenuta dunque una seconda première; quella ufficiale è andata in scena al Cinema Odeon di Milano con Chiara e Federico, le rispettive famiglie Lucia e Ferragni, ed una platea di vip.
Luci neon rosa e azzurre
A Golferenzo, invece, tutto si è svolto nella sala consiliare del municipio tra luci rosa e azzurre, un chilometrico pink carpet per le vie del paese, musica e neon scintillanti. Questa la scenografia che ha accolto il pubblico, ovvero una settantina di abitanti del borgo che hanno assistito alla proiezione delle prime due puntate della docu-serie, tra steward in abito scuro e un’atmosfera da party patinato.
La curiosità dei visitatori
Un ritorno di immagine sostanziale, vista la curiosità scatenata tra gli appassionati e i turisti che hanno scoperto per la prima volta l’esistenza di questo luogo incastonato tra i colli. L’effetto è stato immediato. Durante i fine settimana, quassù, ora arrivano centinaia di persone. Complice il Natale, i mercatini, il buon cibo e le splendide installazioni luminose in puro stile nordico, con renne, slitte e doni monumentali, Golferenzo è diventata meta ricercata come mai prima d’ora. «Stiamo raccogliendo i frutti dell’ottimo lavoro di promozione fatto in questi anni», spiega il sindaco Scabini. «Ora con il traino dei Ferragnez, e soprattutto con la messa in onda del progetto video che ci riguarda, sono certo che le luci dei riflettori sul borgo resteranno accese ancora a lungo. Non ci manca davvero nulla per consolidare il nostro valore paesaggistico e attrattivo. Oltre ai locali già in attività, tra ristoranti ed enoteche, il prossimo anno aprirà anche un albergo diffuso con un meraviglioso centro benessere».
Se vuoi restare aggiornato sulle notizie di Milano e della Lombardia iscriviti gratis alla newsletter di Corriere Milano. Arriva ogni sabato nella tua casella di posta alle 7 del mattino. Basta cliccare qui.
16 dicembre 2021 (modifica il 19 dicembre 2021 | 13:45)
Il presidente dell’Europarlamento, socialista, spiega la sua scelta di non correre di nuovo per la candidatura: «Cerchiamo di proseguire l’alternanza con il Ppe»
David Sassoli non si ricandiderà alla guida del Parlamento europeo. Il presidente socialista dell’Assemblea di Strasburgo annuncia e spiega la sua decisione in questa intervista esclusiva al Corriere della Sera.
Perché non sarà di nuovo candidato alla presidenza? «Perché non voglio dividere la maggioranza europeista. Il mio mandato scadrà il 18 gennaio. Mi sento invece molto impegnato a rafforzare una coalizione che con popolari, liberali e noi socialisti ha consentito di ottenere risultati straordinari rispetto a una crisi sanitaria, economica e sociale senza precedenti. La risposta è stata il Next generation EU, il Green deal, la difesa dello Stato di diritto, un bilancio pluriennale ambizioso. Nella seconda parte della legislatura servirà continuare questo lavoro. Per farlo bisogna unire e non dividere la maggioranza in Parlamento. Prima vengono le istituzioni».
Questo significa che il gruppo socialista intende rispettare i patti e quindi eleggerete un popolare alla presidenza del Parlamento? «Non corriamo troppo. Le conclusioni del negoziato ci diranno se vi sono le condizioni per un accordo fra le tre forze della maggioranza, considerato che i Verdi vogliono avere le mani libere”. Ma c’è già una candidatura del Partito popolare europeo “Si, ma la discussione su contenuti e assetti deve venire prima. E noi vogliamo rivendicare la centralità del gruppo dei Socialisti e Democratici nella risposta alla crisi. E nessuno può negare che oggi socialisti rappresentino il vento nuovo di questa stagione politica».
Se i popolari avranno anche la presidenza del Parlamento, in effetti ai vertici delle istituzioni UE socialista sarà solo l’Alto Rappresentante per la Politica estera, Borrell. «Questo è di certo un problema. Se non c’è rispetto, tuttavia, non c’è alleanza. Nessuno deve sentirsi marginalizzato. Vede, noi socialisti abbiamo la possibilità di vincere le prossime elezioni europee, ma non vogliamo che ciò avvenga a scapito delle altre forze europeiste. Ci aspettiamo da popolari e liberali reciprocità».
La trattativa riguarderà anche la riforma del Patto di Stabilità e Crescita? «Non c’è dubbio, su questo vogliamo parole chiare. Indietro non si torna e la maggioranza deve dire che la stagione del rigore è definitivamente chiusa. Un anno fa avevo invitato tutti a iniziare a lavorare sul debito. Mi attirai tante polemiche. Ma ora tutti sembrano aver capito che questa è la grande partita per non lasciare alle future generazioni il peso di un fallimento e per accompagnare la transizione. Abbiamo fatto debito comune ed è stato un successo. Sono accadute tante cose inedite. E vogliamo che altre si aggiungano, come lo scorporo degli investimenti verdi dal calcolo del deficit. I socialisti lo dicono da molto tempo, oggi si può fare. Questo vale anche per l’aggiornamento dei parametri del Patto di stabilità. Non sarà facile, ma è una battaglia che deve impegnarci tutti se vogliamo che questa crisi non aumenti le disuguaglianze».
Lei ha ricordato il momento favorevole per la sinistra in Europa: Germania, Danimarca, Svezia, Penisola iberica, Italia. Quali sono gli elementi che accomunano i progressisti europei? «Penso che ci sia un grande bisogno di giustizia sociale in Europa. La risposta comune al Covid porta il segno dei progressisti europei e dimostra che abbiamo perso dieci anni intorno a parole come austerità e rigore che non hanno aiutato nessuno e mortificato le persone. In questi due anni abbiamo invece dimostrato che si poteva fare debito comune, stanziare soldi per la crescita, dare dignità ai servizi pubblici, rafforzare il pilastro sociale dell’UE. Questa voglia di giustizia conta ed è uno dei motivi dell’onda progressista che sta modificando il volto politico dell’Europa. Le faccio notare che in questo momento, il Partito popolare va al Consiglio europeo con 8 capi di governo su 27».
Cosa si aspetta dal nuovo governo tedesco? «Molto. Dal programma di coalizione si capisce che l’Europa potrà contare su una Germania pronta ad osare di più. Ce lo aspettiamo sulle politiche economiche, sociali e ambientali. Per fare qualche esempio, se vogliamo ridurre le emissioni servono scelte coraggiose da fare tutti insieme e attente all’impatto sociale. Non avremo successo se non ci prenderemo cura di tutti».
Qual è il bilancio della sua presidenza? «Ho cercato di rafforzare la centralità del Parlamento. Sono stati due anni e mezzo molto difficili ma il protagonismo del Parlamento si è fatto sentire in ogni passaggio. Abbiamo tenuto aperta la Casa della democrazia europea con strumenti nuovi, come la partecipazione e il voto a distanza, permettendo all’Unione di tornare a sintonizzarsi con i cittadini. Abbiamo lanciato la Conferenza sul futuro dell’Europa per far funzionare meglio la democrazia. Adottando il bilancio pluriennale e lo strumento di ripresa ci siamo assicurati che i soldi non finiscano a chi viola i principi dello Stato di diritto. In questi anni ho lavorato molto con i paesi dei Balcani occidentali. Non possiamo deluderli perché il loro destino è entrare nell’Unione».
Un rammarico? «Non siamo riusciti a fare un vero passo in avanti verso una politica comune su immigrazione e asilo. Anche in queste ore si continua a morire di freddo e stenti alle nostre frontiere. L’egoismo di alcuni governi indebolisce l’UE. Le parole di Papa Francesco in Grecia sono state una boccata d’ossigeno. Voglio rassicurarlo però che in Europa non siamo tutti uguali. Se non c’è rispetto della vita non esiste l’Europa. E questo è il momento di passare dall’odio alla solidarietà responsabile».
Ma cosa è necessario in questo momento? «In Europa non dobbiamo fermarci perché non possiamo perdere l’occasione di trasformare il nostro Continente. Nei singoli Stati, i governi devono spendere bene i fondi per la ripresa».
E in Italia? «Il nostro Paese ha di fronte l’occasione per cambiare e modernizzarsi. Per fare questo servono stabilità e risultati. Con l’Italia può ripartire l’Europa e il Paese è chiamato ad alimentare fiducia».
14 dicembre 2021 (modifica il 14 dicembre 2021 | 22:29)
L’ex campione che ha passato 9 anni in carcere per furto di cimeli sportivi era in libertà vigilata dal 2017. Dall’assoluzione per l’omicidio della moglie ai piani per il futuro
OJ Simpson è un uomo libero, con tre mesi di anticipo grazie alla buona condotta riconosciutagli dalle autorità dello Stato del Nevada (dove risiede). Il 74enne ex campione di football americano (vero nome Orenthal James), nel 2017 era uscito dal carcere in libertà vigilata dopo la condanna per furto a mano armata del 2008. Il suo nome resterà per sempre legato al caso di omicidio per cui non è stato condannato, l’uccisione della ex moglie Nicole Brown e dell’amico cameriere Ronald Goldman avvenuta il 12 giugno 1994. Il verdetto del «processo più pubblicizzato della storia americana» fu emesso un anno dopo e vide O.J. assolto (anche se fu giudicato colpevole nella causa civile intentata dalle famiglie delle vittime due anni dopo).
Dalla fuga in diretta al furto di cimeli sportivi
Resta nella storia televisiva l’inseguimento in diretta della Ford Bronco bianca con a bordo O.J. e l’ex compagno di squadra Al Cowlings. La fuga fu seguita da 75 milioni di telespettatori. La caccia della polizia finì quando Simpson fece ritorno a casa. Dopo un’ora passata nell’auto minacciando di suicidarsi, O.J. decise di consegnarsi alla polizia. Molto meno appassionante (ma in un certo senso altrettanto incredibile) fu la vicenda che portò l’ex agente di polizia Nordberg della serie hollywoodiana «Una pallottola spuntata» al suo nuovo appuntamento con la giustizia. Nel 2008 O.J. fu condannato per furto di cimeli sportivi (con minaccia armata).
In un albergo di Las Vegas
Simpson fu accusato di aver fatto irruzione con quattro amici-complici in una camera d’albergo a Las Vegas per prelevare dei cimeli che, a dire dell’ex campione dei Buffalo Bills, gli erano stati sottratti nel corso degli anni. Al processo O. J. ammise di aver organizzato una finta vendita di cimeli per indurre i due commercianti a portare con sé gli oggetti in questione. Ma negò che la banda avesse con sé delle armi. Fu incastrato da uno dei complici, il quale testimoniò che una pistola fu davvero «mostrata» ai commercianti per «convincerli» a lasciare la merce che secondo O.J. aveva un valore puramente affettivo.
Golf e richiesta danni
O.J. è uscito dal carcere nel 2017 a 70 anni, dopo averne passati nove in cella. La scheggia del football americano che tra il 1972 e il 1976 era stato leader della lega NFL per iarde corse in una singola stagione si è goduto la libertà vigilata in una villaggio residenziale di Las Vegas, giocando a golf e commentando eventi sportivi via Twitter. Nei suoi piani per il futuro, ha detto il suo avvocato, c’è sempre quello di ottenere risarcimenti per le varie trafile giudiziarie in cui è rimasto coinvolto (compreso il processo per l’omicidio della ex moglie 26 anni fa). O.J. vuole 60 milioni di danni. Difficile che ottenga un dollaro.
15 dicembre 2021 (modifica il 15 dicembre 2021 | 13:43)
Effetto suolo, gomme da 18 pollici e aerodinamica stravolta: dalle simulazioni saranno più lente soltanto di mezzo secondo rispetto alle 2021 nonostante il maggiore peso
di Piergiuseppe Donadoni
1.
Addio alle Formula 1 dei record
La stagione di Formula 1 ufficialmente si è chiusa nei test post-campionato di Abu Dhabi, il prossimo campionato ripartirà il 20 marzo in Bahrein. Le monoposto 2021, fra le più veloci e tecnologiche di sempre, vanno in pensione per lasciare il posto a nuove macchine dalle forme e dalle soluzioni tecniche molto diverse. Se il motore è lo stesso (V6 ibrido, ma nel 2026 cambierà anche quello), ali, fondo e gomme sono stati progettati da zero per favorire i duelli ravvicinati ed eliminare l’effetto «aria sporca» che adesso disturba chi insegue. Sulla pista dove Verstappen ha vinto il Mondiale all’ultimo giro contro Hamilton , le squadre hanno provato a lungo i nuovi pneumatici da 18 pollici su prototipi («mule-car») che simulano il comportamento delle monoposto 2022. E dai risultati si può già capire molto. Le impressioni di Carlos Sainz, dopo aver percorso 151 giri (797 km): «Poter provare così a lungo queste gomme da 18 pollici è stato molto interessante. Ci sono delle differenze chiare con le attuali ma direi che nel complesso sono un prodotto che va nella giusta direzione. Dalle sensazioni che ho provato oggi credo che per tutti sarà necessario cambiare certi aspetti dello stile di guida ma dopotutto sapevamo già che avremmo dovuto fare questo esercizio per le macchine che ci verranno messe a disposizione l’anno prossimo».
La Red Bull prototipo guidata da Verstappen nei test (Afp)
Per avere contenuti personalizzati, dai il tuo ok alla lettura dei dati di navigazione.
Autorizzaci a leggere i tuoi dati di navigazione per attività di analisi e profilazione. Così la tua area personale sarà sempre più ricca di contenuti in linea con i tuoi interessi.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci consentirà di elaborare dati quali il comportamento di navigazione o gli ID univoci su questo sito. Il mancato consenso o la revoca del consenso possono influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
La memorizzazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari per il fine legittimo di consentire l'utilizzo di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
The technical storage or access that is used exclusively for statistical purposes.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
La memorizzazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per l'invio di pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su più siti web per scopi di marketing simili.
Commenti recenti