Cinema Troisi, «America Latina»: parterre d’autore per i fratelli D’Innocenzo

Fuori le strade spazzate da una tramontana severa, dentro il clima entusiasta di un’estate da emisfero sud del pianeta. Il cinema Troisi chiama e il pubblico, giovane e preparato, risponde: l’edificio di Trastevere si illumina di rosso, come un faro nella notte romana, per la prima proiezione del film «America Latina» (l’imprevedibile che irrompe in una primavera imperturbabile), terza opera dei Fratelli D’Innocenzo. Nel foyer-caffetteria della sala restituita alla città dall’associazione Piccolo America con Valerio Carocci in testa, c’è un bel fermento tra il cast rincorso dai flash (Astrid Casali, Sara Ciocca, Maurizio Lastrico, Carlotta Gamba, Federica Pala, Filippo Dini, Massimo Wertmuller che si guarda sul grande schermo seduto accanto a Max Tortora. Manca Elio Germano) e i registi inseguiti e abbracciati con l’impeto degli amici che finalmente si ritrovano. E poi gli spettatori che hanno voglia di cinema, e infatti non si parla d’altro, il buio in sala tarda ad arrivare. Damiano e Fabio D’Innocenzo prendono il centro della scena, mescolando anche glamour e icone (dalla giacca di pelle con il logo Gucci al portachiavi con il mitico «lupetto’»della Roma (disegnato da Gratton). È solo un saluto alla platea, ma c’è il clima caldo delle «prime»: e arrivano Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, il «re del brivido» Dario Argento, la scrittrice Teresa Ciabatti, la poetessa Ilaria Caffio, il regista Mario Martone con la moglie Ippolita. Nella foto: Damiano e Fabio D’Innocenzo. Testi di Roberta Petronio. Fotoservizio di Fabio Frustaci/Ansa

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Jenna Jameson non riesce più a camminare: «Ho la sindrome

Jenna Jameson non riesce più a camminare: «Ho la sindrome

L’ex pornostar Jenna Jameson non riesce più a camminare ed è in ospedale alle Hawaii dopo una serie di attacchi di vomito che per molti giorni sono rimasti inspiegabili anche dopo il ricovero. Fino alla diagnosi che lei stessa ha comunicato sul suo profilo Instagram, con un video postato dalla sua stanza d’ospedale: «Secondo i medici ho a che fare con una sindrome chiamata sindrome di Guillain-Barré. Resto in ospedale fino a quando la cura e il trattamento non sarà completa».
Durante il fine settimana, il suo partner, Lior Bitton, aveva pubblicato un video sull’account della compagna spiegando che le condizioni erano peggiorate: «Non riusciva più a reggersi in piedi», ha detto Bitton nel video. «I suoi muscoli delle gambe sono molto deboli e non riesce neanche ad andare in bagno con le sue gambe».
Nel suo post, Jameson, 47 anni, è tornata sulle speculazioni che circolano sul suo conto, ovvero che i suoi problemi di salute avrebbero a che fare con il vaccino: «Non ho ricevuto il vaccino e questo non è una reazione al vaccino» ha scritto.

Jameson, ex regina del cinema per adulti con oltre 130 titoli all’attivo, da una decina di anni si era ritirata dalle scene e ha avuto due figli con il partner Lior Bitton.

12 gennaio 2022 (modifica il 12 gennaio 2022 | 11:24)

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Notre Dame de Paris compie 20 anni: torna il cast

Notre Dame de Paris compie 20 anni: torna il cast

di Barbara Visentin

Riccardo Cocciante: «All’inizio nessuno credeva nel progetto, ma l’artista deve affrontare le difficoltà per poi conquistare tutto»

«All’inizio nessuno credeva in questo progetto», ricorda Riccardo Cocciante. E invece «Notre Dame de Paris» nel 2022 festeggia il ventennale italiano forte di numeri record, con 1346 repliche e oltre 4 milioni di spettatori che sono accorsi ad applaudire lo spettacolo tratto dal romanzo di Victor Hugo, con le musiche scritte dal cantautore.

Per l’occasione, l’opera moderna torna in scena con il cast originale del debutto, capitanato da Lola Ponce nei panni di Esmeralda e Giò Di Tonno come Quasimodo: si parte il 3 marzo da Milano in un tour che fino a fine anno gira l’Italia, nella speranza di una ripartenza (questa volta vera) del settore. «Chissà che questo anniversario ci porti fortuna per una rinascita dei teatri e che la cultura sia un vaccino contro la crisi — auspica Cocciante che durante la presentazione del tour si è seduto al piano ed ha accompagnato i protagonisti nelle arie più famose dello show —. Noi cercheremo di essere più forti di prima sul palco».

D’altra parte, ha continuato il compositore e cantautore, 75 anni, «la difficoltà è una condizione essenziale dell’artista e anche per me all’inizio è stato così: mi dicevano che ero arrabbiato, gridavo troppo, fisicamente non ero giusto perché serviva la prestanza, si scandalizzavano perché chiudevo gli occhi mentre cantavo. Ma un artista deve soffrire la sua differenza per poi conquistare tutto».

Così è stato anche per «Notre Dame», prima in Francia, dove ha debuttato nel 1998, e poi in Italia dal 2002 (il testo originale è di Luc Plamondon, quello italiano di Pasquale Panella): da noi il lavoro ha trovato fortuna grazie un promoter e impresario come David Zard, scomparso nel 2018, visionario al punto da far costruire il Gran Teatro di Roma apposta per ospitare uno show kolossal che non entrava da nessuna parte. «“Notre Dame” è unico nella sua maniera di unire rock, pop e classica, mischiando un po’ tutto — osserva Cocciante —. È apparentemente semplice, ma vi assicuro che è molto difficile, anche da cantare. L’obiettivo era che appartenesse a tutti e fosse capito da tutti, a prescindere da età, livello culturale e caste sociali».

Dopo 20 anni, le musiche sono ormai un patrimonio popolare e gli argomenti dietro la storia restano attuali: «Il tema dell’escluso e del diverso era un problema ai tempi di Hugo e lo è oggi. È un problema eterno — dice Cocciante —. In ogni personaggio è rappresentata una categoria intera di persone e la speranza è che la storia ci serva da lezione: cerchiamo di unirci ed essere più buoni».

13 gennaio 2022 (modifica il 14 gennaio 2022 | 08:38)

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Glovo acquisisce Socialfood e diventa la prima piattaformadi consegne in Sicilia

Glovo acquisisce Socialfood e diventa la prima piattaformadi consegne in Sicilia

di Giulia Cimpanelli Glovo Italia, la piattaforma di consegne a domicilio presente in oltre 450 città, ha siglato un accordo per l’acquisizione del 100% dell’azienda di food delivery fondata nel 2013 a Palermo da Giovanni Imburgia e Guglielmo Brino, che ha già più di 300 ristoranti come partner

Glovo Italia, la piattaforma di consegne a domicilio multicategoria presente in oltre 450 città, ha siglato un accordo per l’acquisizione del 100% di Socialfood: azienda di food delivery fondata nel 2013 a Palermo da Giovanni Imburgia e Guglielmo Brino, con oltre 300 ristoranti come partner, di cui la maggior parte con rapporti commerciali prioritari.

Questa operazione rientra nella strategia di sviluppo di Glovo che mira a consolidare il proprio presidio nel Sud Italia – specialmente a Palermo e Catania roccaforti di Socialfood – che presenta importanti tassi di crescita sia per la variegata offerta ristorativa, sia per la crescente domanda delle consegne cosiddette multi-categoria: dalla spesa ai prodotti dei negozi del vicinato.

“Questa acquisizione ci permette di diventare la prima piattaforma di delivery in Sicilia e nel Sud Italia e di ampliare decisamente il numero di ristoranti con cui lavoriamo in questo territorio. Socialfood in pochi anni è riuscita infatti a essere tra i protagonisti del food delivery in questi territori grazie all’importante ecosistema che è riuscita a creare non solo a Palermo e Catania, ma anche a Bari. Puntiamo a proseguire su questa strada, rafforzando da una parte l’offerta nelle piazze dove siamo già presenti e dall’altra di arricchirla con tutti i servizi aggiuntivi che Glovo fornisce”, commenta Elisa Pagliarani, General Manager di Glovo Italia.

Espansione nel food shipment e focus sull’investimento nel Quick Commerce
Con questa operazione Glovo diventa la piattaforma di riferimento del Sud Italia nel food delivery, continuando ad investire per rimanere il punto di riferimento nelle consegne multi-categoria, grazie al Quick Commerce. Un modello di company che rende a portata di click le consegne di qualsiasi cosa in poco pace, da ogni angolo della città. Questo grazie a un servizio che viaggia su tre direttrici: da una parte la spesa by means of app grazie agli accordi con la Gdo (come Prezzemolo e Vitale, Sole 365, Etè e Carrefour), la spesa emergenziale (eleventh hour) appoggiandosi ai magazzini urbani di Glovo situati nei punti nevralgici delle città e acquisti di altri prodotti grazie alle collaboration con il retail presente nelle città dove il servizio è operativo.

Glovo: l’app per la città
“Glovo nasce come piattaforma di consegna di qualsiasi cosa e ha rivoluzionato il modo in cui le persone consumano, offrendo loro la possibilità di acquistare, ritirare e inviare qualsiasi prodotto in poco tempo all’interno della stessa città: dal cibo dei ristoranti alla spesa, dai fiori ai giocattoli, dai prodotti per la bellezza fino ai libri per l’inizio dell’anno scolastico. Questa nostra caratteristica ci ha permesso nel 2021 di diventare un punto di riferimento per servizi come la consegna della spesa, che ha registrato una crescita del 400%. Un trend che sta proseguendo anche ora, perché risponde alle nuove abitudini dei consumatori che vogliono comodità e immediatezza”, conclude Pagliarani.

Grazie alla distribuzione nei punti nevralgici della città dei magazzini urbani, con la stessa facilità con cui si ordina da un ristorante, i clienti possono ricevere a casa la spesa eleventh hour: un cestino di prodotti che salvano la cena organizzata senza preavviso e, nel mentre, aggiungere il latte per la colazione o la carta da cucina dimenticati nell’ultimo carrello della spesa. Al momento in Italia Glovo ha già aperto 14 magazzini urbani, di cui uno a Palermo e uno a Bari.

19 gennaio 2022 (modifica il 19 gennaio 2022|09:32)

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È morta Ronnie Spector, icona degli anni ‘60, leader delle

È morta Ronnie Spector, icona degli anni ‘60, leader delle

di Matteo Cruccu

La cantante di «Be My Baby» è scomparsa dopo una breve battaglia contro il cancro, ha fatto sapere la famiglia. Era stata sposata con Phil Spector, poi accusato di violenze

La musica magica che abbiamo fatto insieme è stata ispirata dal nostro amore»: quando un anno fa se ne andò Phil Spector, produttore geniale e uomo terribile, così lo salutò Ronnie, riconciliandosi in morte con l’ex marito che l’aveva prima lanciata in orbita per poi provare ad abbatterla. Ora che se ne è andata anche lei, a 79 anni per un cancro, si chiude questa storia grande quanto triste: quella di una cantante, Ronnie Spector (ancora portava il nome di lui), che con le Ronettes rivoluzionò il canto al femminile. E l’estetica delle donne sul palco, fino ad allora assai castigate.

Una carriera che prese il volo quando questa newyorchese di varia ascendenza (africana, irlandese, cherokee) incontrò il produttore e il suo celebre «Wall of sound», i suoni più corposi e radiofonici. Il risultato fu «Be my Baby», prima di una serie di hit che portarono lei e le sue due compagne, la sorella Estelle e la cugina Nedra, in testa alle classifiche e nel cuore del gotha musicale di allora. Ma durò un lampo: dopo aver sposato Phil, Ronnie cadde in un inferno domestico, praticamente segregata dal marito-orco, sparendo così dalle scene. Ci sarebbe voluti anni per riemergere, con un divorzio doloroso e una carriera mai più ripartita, pur omaggiata da altre grandi (e sfortunate) come Amy Winehouse. Perché senza di lei, Amy e tante altre, non ci sarebbero state.

13 gennaio 2022 (modifica il 13 gennaio 2022 | 21:45)

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