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Hydro: Mimit all’azienda, accelerare su individuazione soggetto per reindustrializzazione sito Feltre
Un nuovo incontro sulla vertenza è stato fissato per il 31 marzo
Nuovo incontro al Mimit sul futuro dello stabilimento bellunese di Hydro Extrusion Italy, società norvegese attiva nella produzione di alluminio a basse emissioni di carbonio e nelle energie rinnovabili, che ha annunciato la possibile chiusura, entro il 2026, dello stabilimento di Feltre (BL), dove lavorano circa 106 dipendenti.
Durante l’incontro odierno è stato presentato l’advisor incaricato dall’azienda con il compito di favorire il processo di reindustrializzazione, attraverso l’individuazione di soggetti industriali solidi e affidabili, interessati a gestire questa fase di transizione e a rilanciare il sito. L’azienda ha precisato che il trasferimento delle matrici produttive allo stabilimento di Ornago (MB) si è reso necessario a seguito dei recenti incendi nello stabilimento di Feltre e che tali competenze rientreranno nel sito bellunese una volta riavviata l’attività produttiva.
Il Mimit ha quindi chiesto alla proprietà di procedere rapidamente all’individuazione di un soggetto in grado di preservare la produzione e la lavorazione dell’alluminio, nonché di garantire la tutela dei livelli occupazionali del sito di Feltre, evidenziando la necessità di un confronto costante tra tutte le parti sul percorso di reindustrializzazione e sulla valorizzazione delle professionalità presenti nello stabilimento. Il Dicastero ha inoltre espresso l’auspicio che l’advisor possa procedere già dal prossimo mese alla presentazione delle manifestazioni di interesse e ha ribadito la necessità di un rapido ripristino dell’attività produttiva nel sito bellunese.
Un nuovo incontro sulla vertenza è stato fissato per il 31 marzo.
SpaceX, stop automatico a un passo dal decollo: rinviato il tredicesimo volo di Starship
Brutta sorpresa sulla rampa di lancio di Boca Chica, in Texas. SpaceX ha annullato all’ultimo secondo quello che avrebbe dovuto essere il primo volo di Starship da quando l’azienda è quotata in Borsa. Il conto alla rovescia si è interrotto bruscamente proprio mentre il mastodontico booster Super Heavy iniziava la sequenza di accensione dei suoi motori Raptor.
L’abort automatico e le parole di Elon Musk
A spiegare le cause del rinvio è stato lo stesso fondatore e CEO di SpaceX, Elon Musk, tramite un messaggio diffuso sulla piattaforma X: “Alcuni motori non si sono avviati, innescando un’interruzione automatica del lancio. Ora stiamo scaricando il propellente. Il prossimo tentativo di lancio, si spera, avverrà tra pochi giorni”.
Per procedere in totale sicurezza, l’azienda ha poi chiarito che due motori Raptor verranno rimossi e sostituiti, facendo slittare la nuova finestra di lancio all’inizio della prossima settimana.
SpaceX ha annullato il lancio previsto di Starship (Reuters/SPACEX / SOCIAL MEDIA WEBSITE)
Gli obiettivi del tredicesimo volo: satelliti e scudo termico
La missione odierna avrebbe dovuto essere il tredicesimo volo complessivo di Starship. Al momento del decollo effettivo, gli obiettivi del test ricalcheranno quelli parzialmente raggiunti lo scorso maggio con il debutto dei prototipi di terza generazione. In quell’occasione, si registrarono alcune anomalie nei propulsori del Super Heavy che costrinsero i tecnici a un ammaraggio d’emergenza non programmato nel Golfo del Messico.
Per questo nuovo tentativo, gli ingegneri di SpaceX hanno apportato sostanziali modifiche a livello hardware e software per blindare l’intera sequenza di volo: dal decollo alla separazione degli stadi, fino alla manovra di rientro controllata del booster al largo della costa.
Tra le novità più attese della missione c’è il rilascio nello spazio di 20 satelliti Starlink di nuova generazione (V3), il test di riaccensione di un motore Raptor fuori dall’atmosfera e la verifica sul campo degli ultimi aggiornamenti apportati allo scudo termico della navetta.
Sempre più satelliti nello spazio: così astronomi e operatori possono condividere il cielo
Attualmente oltre 15.000 satelliti attivi orbitano intorno alla Terra e le richieste depositate presso l’International Telecommunication Union (ITU) per milioni di nuovi satelliti suggeriscono che questa cifra potrebbe aumentare significativamente nei prossimi decenni. Il problema è che, con la crescita dei satelliti, aumenta anche il “rumore”. Sono più “rumorosi” dei segnali provenienti da galassie lontane, delle stelle che esplodono e del gas freddo, che raggiungono i telescopi degli astronomi con un’intensità quadrilioni di volte inferiore rispetto alle emissioni provenienti dai satelliti.
Per gran parte del secolo scorso, l’utilizzo di osservatori situati in luoghi remoti e in zone radio protette e silenziose ha garantito agli astronomi il silenzio necessario per ascoltare i “sussurri”. Oggi i satelliti lo rendono molto più difficile.
Ad affrontare ed approfondire l’argomento, in un articolo intitolato “Proteggere il silenzio: come astronomi e operatori satellitari possono condividere il cielo”, pubblicato sul sito dell’ITU, sono stati Balthasar Indermuehle, scienziato responsabile della gestione dello spettro presso la Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO) australiana e presidente del Working Party 7D dell’ITU-R, e Ashley VanderLey, consulente senior presso l’Office of International Science and Engineering della National Science Foundation (NSF) degli Stati Uniti e vicepresidente del Working Party 7D dell’ITU-R.
La nuova sfida del “rumore” dei satelliti
La sfida non consiste semplicemente nel fatto che i satelliti siano più “rumorosi” dei sussurri che gli astronomi vogliono ascoltare. Il problema è che, con la crescita dei satelliti in orbita non geosincrona e non geostazionaria (NGSO) nell’orbita terrestre bassa, questi mezzi sono ovunque.
Collocare le stazioni di radioastronomia in luoghi remoti o istituire zone nazionali radio-silenziose, con requisiti di coordinamento per i trasmettitori terrestri, potrebbe non essere più sufficiente, da solo, a garantire una protezione adeguata dai segnali trasmessi dall’alto.
I nuovi satelliti NGSO comprendono le trasmissioni direct-to-cell, progettate per raggiungere direttamente i telefoni cellulari commerciali e fornire connessioni Internet complementari via satellite. Inoltre, le radiazioni elettromagnetiche generate dall’elettronica di bordo possono rappresentare una sfida per le attività di radioastronomia man mano che aumenta il numero di satelliti in orbita.
L’ambiente radio dopo il 2030 potrebbe essere radicalmente diverso da qualsiasi cosa gli astronomi abbiano sperimentato in precedenza. Esistono tuttavia motivi per essere ottimisti, perché astronomi e operatori satellitari stanno lavorando insieme allo sviluppo di tecniche di mitigazione che sfruttano tecnologie e misure come phased array, fasci orientabili e coordinamento in tempo reale.
La condivisione delle informazioni è fondamentale per la coesistenza e può portare a soluzioni tecniche che oggi non sono ancora state immaginate.
La risposta australiana: prevenzione, monitoraggio, mitigazione
La strategia messa in campo dal CSIRO australiano si basa su tre direttrici: prevenzione, monitoraggio e mitigazione. Sul primo fronte, l’ente scientifico collabora con l’Australian Communications and Media Authority e con l’ITU per definire limiti alle emissioni e procedure di coordinamento a tutela della radioastronomia. Un’esigenza particolarmente evidente nel Murchison Radio-astronomy Observatory, che si trova nella più grande zona radio-silenziosa del mondo, progettata però prima dell’attuale proliferazione dei satelliti e quindi incapace di proteggere dai segnali provenienti dallo spazio.
Sul fronte del monitoraggio, attraverso il progetto SNIFFLES il CSIRO ha…
Mimit: 50 milioni per formare personale delle PMI del Mezzogiorno
Il 40% delle risorse per le filiere automotive, moda, tessile e arredamento
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, su indicazione del ministro Adolfo Urso, ha stanziato 50 milioni a fondo perduto per sostenere la formazione del personale delle PMI nel Mezzogiorno, in particolare sui processi di transizione tecnologica, digitale e verde.
Possono accedere alle risorse, che rientrano nel Piano nazionale “Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027”, le piccole e medie imprese delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Le agevolazioni copriranno il 50% delle spese ammissibili per le società iscritte nel registro delle imprese – non in liquidazione volontaria né sottoposte a procedure concorsuali – che dispongono di almeno un bilancio approvato e depositato e che siano in regola con le prescrizioni previste dal decreto-legge sulle “Misure urgenti in materia di assicurazione dei rischi catastrofali”.
I progetti di formazione, che potranno essere anche sovraregionali, dovranno rientrare nei seguenti settori industriali: aerospazio e difesa; salute, alimentazione, qualità della vita; industria intelligente e sostenibile, energia e ambiente; turismo, patrimonio culturale e industria della creatività; agenda digitale, smart communities, sistemi di mobilità intelligente; tecnologie digitali; tecnologie pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse; biotecnologie; processi di transizione verde e digitale. Una quota del 40% è destinata alle filiere automotive, moda, tessile e arredamento.
Come previsto dal decreto direttoriale del 10 febbraio 2026, le domande per richiedere gli incentivi dovranno essere inviate dal 21 aprile al 23 giugno 2026 allo sportello online di Invitalia.
I percorsi di formazione del personale, della durata massima di un anno, dovranno svolgersi presso sedi societarie del Mezzogiorno e dovranno essere curati da soggetti qualificati e indipendenti con comprovata esperienza nell’ambito della Strategia nazionale di specializzazione intelligente, della digitalizzazione e della transizione ecologica. I costi ammissibili per cui richiedere l’incentivo dovranno essere compresi tra 10.000 e 60.000 euro.
Eventuali progetti sovraregionali, che potranno coinvolgere un massimo di dieci imprese di almeno due regioni differenti, beneficeranno di un’agevolazione maggiorata di 20 punti percentuali per le micro e piccole imprese e di 10 punti percentuali per le medie imprese.
Tra le spese ammissibili rientrano quelle relative ai formatori per le ore di partecipazione alla formazione, a viaggi, alloggi, materiali e forniture, ammortamento di strumenti e attrezzature, servizi di consulenza e, infine, quelle relative ai partecipanti per le ore durante le quali hanno seguito la formazione.
Le domande presentate saranno valutate con una graduatoria di merito basata sul punteggio ottenuto da ciascun progetto in relazione al numero di addetti, alla proporzione del personale coinvolto, agli ambiti e alle tematiche formative, nonché all’appartenenza delle imprese a un contratto di rete avente a oggetto lo sviluppo e il rafforzamento della filiera di appartenenza.
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Sempre più giocattoli con l’IA, ma con i peluche smart è a rischio la privacy
Atrent’anni dal lancio del gioco digitale giapponese Tamagotchi, arriva una nuova ondata di giocattoli questa volta potenziata dall’intelligenza artificiale. Sono i ‘pet robot’, si chiamano ad esempio iMoochi o Kumma, alimentano un settore che ha superato i 25 miliardi di dollari e destano preoccupazioni privacy, soprattutto in relazione ai minori, perché ascoltano tutto e simulano l’empatia dei veri animali. I giocattoli basati su modelli linguistici avanzati popolano ormai le fiere tecnologiche, da Las Vegas a Barcellona, e vengono commercializzati a prezzi accessibili come compagni di gioco adatti a partire dai tre anni d’età, in un segmento che però resta largamente privo di una regolamentazione specifica.
APPROFONDISCI CON LO SPECIALE: UNA GIORNATA TIPO CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
L’ultimo in ordine di tempo si chiama iMoochi ed è distribuito in Cina, al momento non sono previste espansioni commerciali. È peloso, fa le fusa e mima il comportamento di un animale domestico. A bordo del giocattolo c’è un modello di IA che permette di conoscere il bambino con cui interagisce giorno dopo giorno per imparare i suoi ritmi, capire quando è il momento di riposare e quando di giocare. Segna l’ingresso nel settore dell’azienda tecnologia Zte, casa madre del marchio Nubia sotto il cui nome viene commercializzato il ‘pet robot’.
I piccoli automi di compagnia, ora dotati di algoritmi e sensori, non sono più di nicchia visto che il settore ad oggi vale 25,7 miliardi di dollari secondo i dati di Fortune Business Insights, e che potrebbe arrivare a 76,4 miliardi entro il 2034. Una crescita rapida e poco normata che preoccupa. Uno studio dell’Università di Cambridge intitolato ‘AI in the Early Years’ ha analizzato per la prima volta l’impatto di questi strumenti sui bambini sotto i cinque anni.
Secondo la ricerca, i giocattoli intelligenti possono interpretare male i segnali emotivi dei più piccoli o rispondere in modo inappropriato, alimentando quelli che gli esperti definiscono “legami parasociali”: relazioni a senso unico con sistemi che simulano empatia senza provarla davvero.
Un caso è quello dell’orsetto Kumma, prodotto dall’azienda Curio e basato sull’IA di OpenAI, sviluppatore di ChatGpt. Stando ad un’indagine del Public Interest Research Groups, l’organizzazione statunitense per la difesa dei consumatori, il giocattolo ha fornito ai bambini istruzioni per accendere un fiammifero, indicazioni su dove trovare coltelli in casa e, in un altro episodio, ha intavolato conversazioni a sfondo sessuale. Ed è stata la stessa organizzazione a scoprire la semplicità con cui si poteva passare a parlare da Peppa Pig a temi sessuali con Alilo Smart AI Bunny, coniglietto venduto online a meno di 90 dollari. O a stabilire relazioni di dipendenza emotiva con Miko 3, costruito per apparire sempre disponibile e capace di provare sentimenti.
A questi temi si aggiunge il nodo privacy. Sebbene iMoochi, ad esempio, non abbia webcam o videocamere, monta una serie di sensori frontali e sul dorso per riconoscere le carezze, i microfoni che analizzano la direzione da cui proviene una voce. Grazie alla connettività wi-fi e 4G, può inviare e ricevere dati dall’esterno, potenzialmente violabili dagli hacker. “Questi prodotti finiscono per alimentare dipendenza, solitudine e tossicità, sottraendo intanto quanti più dati possibile”, scrive la fondazione Mozilla nel suo ultimo ‘Toys Data, Security & Safety Report’.
Mentre le associazioni dei consumatori chiedono di normare, il tema è arrivato anche al Congresso Usa. Lo scorso marzo, alcuni senatori bipartisan hanno scritto alla Federal Trade Commission sollecitando un’azione contro i giocattoli con chatbot rivolti ai bambini sottolineando che l’IA alla base non è stata progettata per un pubblico infantile. La stessa Ftc ha già aperto un’indagine formale su diverse aziende che offrono chatbot, per valutarne l’impatto su salute mentale e relazioni dei più piccoli.
APPROFONDISCI CON LO SPECIALE: VIVERE NELL’ERA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Infrastrutture digitali, cresce il peso delle normative Esg
La regolamentazione in materia di sostenibilità si sta espandendo sia geograficamente che a livello di ambito di applicazione. Sempre più giurisdizioni nazionali e sovranazionali stanno imponendo normative che incidono direttamente sugli investimenti in infrastrutture digitali su larga scala.
Mimit sostiene campagna Rai “M’illumino di Meno”
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Luci spente dalle 19 a Palazzo Piacentini per la Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di vita sostenibili
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy aderisce alla Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili, sostenendo la campagna Rai “M’illumino di Meno” per promuovere una sempre maggiore consapevolezza sui temi della sostenibilità ambientale e di un uso responsabile delle risorse. Dalle ore 19.00 verranno spente le luci di Palazzo Piacentini.
RWM Italia: il MASE autorizza la piena operatività del sito di Domusnovas
Urso: “premessa per rilancio produttivo e occupazionale”
Il sito di RWM Italia (Gruppo Rheinmetall) diviene pienamente operativo. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha infatti approvato – in attuazione della sentenza del TAR del 17 ottobre 2025, che ha accolto il ricorso di RWM rilevando la mancata conclusione, da parte della Regione Sardegna, dell’iter finalizzato alla regolarizzazione degli impianti – la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) relativa ai lavori di ampliamento già realizzati, sbloccando così definitivamente la piena operatività dello stabilimento di Domusnovas.
“Il via libera del MASE a RWM Italia rappresenta un passaggio decisivo per il rilancio dell’area del Sulcis. Ora massimo impegno per sviluppo produttivo e occupazionale”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso.
Il provvedimento permette, infatti, di superare un periodo di incertezza e di garantire la piena continuità produttiva del sito, aprendo un nuovo percorso di rilancio industriale che porterà, raggiunta la piena operatività, alla stabilizzazione di centinaia di lavoratori e a nuovi posti di lavoro.
Sul fronte occupazionale, il Ministro ha accolto positivamente l’avvio del confronto tra Azienda e Parti Sociali richiesto in sede ministeriale sulla stabilizzazione dei posti di lavoro, con il primo incontro già tenutosi il 20 gennaio.
L’approvazione della VIA rappresenta un passaggio fondamentale non solo per la continuità produttiva dell’azienda e la tutela dell’occupazione, ma anche come segnale concreto di attenzione verso il rilancio economico del Sulcis, area di rilevanza strategica che richiede politiche industriali solide e durature.
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Connettività aziendale, Oracle sceglie Starlink per potenziare l’enterprise communication
Oracle punta sulla tecnologia Starlink per abilitare comunicazioni ad alta velocità sulla Enterprise Communications Platform (Ecp). Questo significa che da ora in avanti i clienti che hanno adottato la soluzione per alimentare il portafoglio di applicazioni di Oracle possono connettersi da quasi ogni luogo, comprese alcune delle località più remote del mondo, e beneficiare di funzionalità come lo streaming video e audio in tempo reale.
Connettività in tempo reale in tutto il mondo
Basato sulle elevate prestazioni e sulla sicurezza di Oracle Cloud Infrastructure, Oracle Ecp fornisce informazioni in tempo reale per i dispositivi connessi, gli endpoint IoT e le applicazioni mobili. Inoltre, protegge e monitora le apparecchiature contro l’uso improprio o i guasti. Con la sua componente edge, Oracle Cloud Connector, Oracle Ecp è in grado di ospitare e gestire in remoto applicazioni video e audio per soddisfare una varietà di casi d’uso del settore. La connettività backhaul ridondante consente ai clienti delle applicazioni industriali di Oracle di massimizzare il tempo di attività delle applicazioni, anche in caso di interruzione della connessione primaria.
Oggi Oracle Ecp unisce quindi le reti fisse, mobili e Starlink per gestire e garantire in modo sicuro la distribuzione e utilizzo delle applicazioni cloud in aree remote o precedentemente poco connesse. Grazie all’integrazione della rete Starlink in Oracle Ecp, i clienti delle applicazioni industriali di Oracle possono sfruttare la connettività satellitare in un elenco in rapida crescita di oltre 100 Paesi e territori.
“Starlink fornisce una connettività affidabile ad alta velocità per coloro che si trovano in aree in cui storicamente è stato difficile a causa della mancanza di infrastrutture o di ostacoli naturali”, commenta Jason Fritch, vp Sales di Starlink Enterprise di SpaceX. “Fornire banda larga veloce e sicura a tutti gli angoli del mondo aiuterà Oracle a espandere la portata della tecnologia cloud e delle informazioni in tempo reale per i suoi clienti in modi incalcolabili”.
I nuovi casi d’uso abilitati
La connettività in tempo reale è essenziale per affrontare alcuni degli use case più sfidanti in settori quali la sanità, l’edilizia e l’ingegneria, le utility, il settore pubblico e l’hospitality. Per esempio, i sistemi ospedalieri possono utilizzare Starlink e Oracle Ecp per ottenere un accesso affidabile alle applicazioni cliniche di Oracle sia negli ospedali metropolitani sia nelle cliniche suburbane e rurali in aree desertiche o montuose. Allo stesso modo, le agenzie di pubblica sicurezza possono sfruttare le funzionalità che aiutano a mantenere i primi soccorritori connessi e sicuri, anche in aree con copertura mobile limitata o assente.
“Aggiungendo le prestazioni comprovate e la rete estesa di Starlink alle nostre relazioni di rete consolidate, stiamo alimentando una connettività IoT capillare e diffusa, a vantaggio dele operazioni mission-critical e dell’integrità dei dati durante le emergenze”, spiega Andrew Morawski, evp e general manager di Oracle Communications. “Insieme, stiamo ponendo le basi per le comunicazioni intelligenti che accelereranno la trasformazione del business in tutti i settori, in tutto il mondo”.
Scoperta una possibile “luna aliena”: orbita attorno a una nana bruna 30 volte più grande di Giove
Per la prima volta gli astronomi hanno individuato quello che potrebbe essere il primo esosatellite, o esoluna, mai osservato al di fuori del Sistema solare. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, è stata resa possibile grazie alle osservazioni del Very Large Telescope (VLT) dell’European Southern Observatory (ESO) in Cile. Lo studio è stato coordinato da Kevin Hoy dell’Università Diego Portales, con la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).
L’oggetto si trova nel sistema CD-35 2722 e presenta caratteristiche insolite che rendono difficile classificarlo. Nel nostro Sistema solare distinguere tra pianeti, stelle e satelliti è relativamente semplice, ma in questo caso i confini tra le diverse categorie si fanno molto meno netti. “Si tratta della prima evidenza convincente di un esosatellite”, spiega Alice Zurlo dell’Università Diego Portales e dell’INAF.
A rendere eccezionale la scoperta è soprattutto la natura dell’oggetto: ha dimensioni paragonabili a quelle di Giove e non ruota attorno a un pianeta, bensì a una nana bruna, un corpo celeste con una massa circa trenta volte superiore a quella del gigante gassoso. A sua volta, però, la nana bruna orbita attorno a una stella più grande. È proprio questa particolare configurazione a far ritenere che l’oggetto debba essere considerato un satellite, nonostante sia molto diverso dalle lune rocciose che conosciamo nel Sistema solare.











