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Mimit, Bergamotto inaugura a Firenze la Casa del Made in Italy

Mimit, Bergamotto inaugura a Firenze la Casa del Made in Italy

Il sottosegretario: “Favorirà le sinergie tra cittadini, imprese e istituzioni”

Favorire un contatto diretto tra i territori e le direzioni generali centrali del Dicastero allo scopo di offrire informazioni e assistenza alle imprese e ai cittadini e promuovere gli investimenti, per sviluppare ancora di più il tessuto produttivo locale.
È la mission della Casa del Made in Italy di Firenze, inaugurata ieri presso la loggia monumentale al primo piano di via Pellicceria 3, dal sottosegretario alle Imprese e al Made in Italy Fausta Bergamotto. Alla manifestazione, organizzata dell’Ispettorato territoriale della Toscana, hanno partecipato le istituzioni locali, tra cui il presidente della Regione, Eugenio Giani, e rappresentanti del mondo imprenditoriale.

La celebrazione è avvenuta alla vigilia del grande evento fiorentino “Pitti Uomo”. Dopo il taglio del nastro, il sottosegretario Bergamotto ha proceduto all’annullo di un timbro celebrativo dell’evento raffigurante l’uomo vitruviano e il giglio fiorentino.

“Firenze è la quattordicesima città nella quale viene inaugurata una Casa del Made in Italy – ha sottolineato Bergamotto -. Questa struttura rappresenta un punto di incontro per creare sinergie tra imprese, cittadini, istituzioni, università, camere di commercio e Case delle tecnologie emergenti, al fine di raccogliere e monitorare le sensibilità territoriali in campo economico. Sarà un collegamento diretto con le direzioni generali del Ministero: le sue competenze sono qui a disposizione per il rilancio del Made in Italy”.

Il nuovo spazio non solo fornirà assistenza continuativa alle imprese del territorio, aiutandole a sfruttare al meglio gli incentivi pubblici, ma favorirà un dialogo continuativo tra istituzioni e mondo imprenditoriale. Per l’evento, il Centro di Competenza toscano Artes 4.0 ha allestito un angolo espositivo con alcune delle tecnologie emergenti in sperimentazione, per facilitarne il successivo trasferimento al tessuto imprenditoriale della Regione.

 

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AR 3964: nuova macchia solare grande due volte la Terra. Possibili tempeste geomagnetiche e aurore

AR 3964: nuova macchia solare grande due volte la Terra. Possibili tempeste geomagnetiche e aurore

Individuata una nuova macchia solare, chiamata AR 3964, che, in poche ore, ha raggiunto dimensioni che doppiano quelle della Terra. 

Le macchie solari si formano quando intensi campi magnetici emergono dall’interno del Sole e creano aree con temperature più basse rispetto alla superficie circostante (circa 3.700 °C rispetto ai 5.500 °C della fotosfera) e sono delle regioni scure visibili sulla superficie solare.  

La macchia solare AR 3964

La AR 3964 ha 14 macchie visibili per una dimensione complessiva di 450 unità su scala NOAA, un sistema che misura l’estensione delle macchie solari in MH (ovvero milionesimi dell’emisfero solare: 1000MH corrispondono a 3.043,7 milioni di chilometri quadrati). Considerando che la Terra è di 170 MH, la nuova macchia solare, rivolta verso di noi,  è grande circa 2,65 volte il nostro pianeta e questo significa che potrebbe aumentare il rischio di impatti diretti in caso di brillamenti solari (violente eruzione di materia che esplode dalla fotosfera) o espulsioni di massa coronale.

I fenomeni possibili e le conseguenze sulla Terra

I brillamenti solari, causati dal rilascio di campi magnetici instabili, possono generare tempeste geomagnetiche (come accaduto la scorsa primavera) e portare aurore mozzafiato anche in Italia. 

 

Le emissioni protoniche, invece, sono particelle cariche ad alta energia che possono viaggiare lungo le linee magnetiche e danneggiare satelliti o influire sugli astronauti nello spazio. La probabilità di tali emissioni è del 5%, mentre quelle di brillamenti sono alte: l’85% delle possibilità per brillamenti di classe C (di bassa intensità), del 40% per brillamenti di classe M (moderata intensità) e del 15% per brillamenti di classe X (alta intensità). 

I cicli solari

Gli eventi sopra citati avvengono durante le fasi attive del ciclo solare: processo naturale che dura undici anni e regola l’attività del Sole. 

Il ciclo alterna il succedersi di fenomeni come le macchie, che possono essere di numero più o meno significativo. Ora ci troviamo all’interno di un ciclo piuttosto attivo, con un numero giornaliero di macchie solari che ha spesso superato le 250 unità. Infatti, il 9 agosto 2024, è stato registrato un picco di 380 macchie: il valore più alto dal 1991. Quello attuale è il 25° ciclo solare, iniziato nel dicembre del 2019.

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Crosetto: “Nessun accordo con Space X, ma Difesa obbligata a integrare satelliti in orbita bassa”

Crosetto: “Nessun accordo con Space X, ma Difesa obbligata a integrare satelliti in orbita bassa”

La Difesa italiana non ha sottoscritto alcun accordo con Musk. Lo ha sottolineato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, durante il question time alla Camera.

“La presidenza del Consiglio dei Ministri ha già smentito con una nota che siano stati firmati contratti o siano stati conclusi accordi tra il governo italiano e la società SpaceX – ha puntualizzato Crosetto – Colgo anche l’opportunità per precisare che, diversamente da quanto avrebbe riportato Bloomberg, la Difesa non ha approvato alcun accordo al riguardo”.

Crosetto: “Obbligati a integrare capacità con satelliti a orbita bassa”

“Per quanto d’interesse del mio Dicastero, giova inoltre evidenziare che le nostre Forze Armate sono chiamate spesso ad operare a tutela degli interessi nazionali, oggi più che mai, anche a grande distanza dall’Italia e non sempre in presenza di adeguati servizi e infrastrutture. Nell’anno appena concluso – ha spiegato – a titolo di esempio, siamo stati presenti nel quadrante indo-pacifico, in Africa, Medio Oriente, nord Europa ed est Europa, ponendo in essere attività che richiedono comunicazioni affidabili, sicure e continue, nonché connettività e servizi di posizionamento e navigazione. In ambito nazionale, a livello militare, detti servizi vengono erogati grazie a sistemi in orbita geostazionaria (Sicral) che, sebbene affidabili, offrono copertura geografica e banda limitate”.

“Ne consegue che la Difesa è interessata, anzi obbligata forse, a integrare tale capacità con quelle fornite da satelliti in orbita bassa, che offrono maggiore continuità e copertura e minor tempo di latenza. In merito, l’Autorità delegata per lo Spazio ha dato mandato all’Asi di avviare uno studio teso a sviluppare tali servizi, esplorando ogni possibile soluzione presente al mondo – ha proseguito – A livello europeo, rammento che il programma più noto di connettività sicura, appena avviato e noto come Iris2, prevedrà, a regime, circa 290 satelliti, con tempi di realizzazione ancora da quantificare e che comunque oggi si collocano oltre il 2030. Le citate iniziative, di grande interesse per la Difesa, quando disponibili, potranno certamente contribuire ad assicurare quanto necessario alle nostre Forze Armate.

Il ruolo di Space X

“Per quanto precede, sussiste quindi l’esigenza di studiare e valutare ogni soluzione tecnicamente atta a fornire le capacità, quantomeno nelle more del completamento dei programmi proprietari e/o di collaborazione. Relativamente a Space X, che conta oltre 6.700 satelliti in orbita bassa e ha una previsione di 42.000, è ad oggi un operatore che riunisce i requisiti e possiede le capacità necessarie per fornire i servizi in parola. Ma questo non esclude che un Paese sovrano e tecnologicamente avanzato come il nostro, possa gestire l’istradamento e la cifratura dei suoi dati sensibili, utilizzando apparati e tecnologie proprietarie, a ulteriore tutela degli interessi nazionali. Soggiungo infine che, laddove il Governo dovesse optare per soluzioni commerciali a vantaggio anche di altri Dicasteri e Istituzioni, qualora il governo dovesse orientarsi e optare su questo, la Difesa attiverà un tavolo tecnico dedicato per approfondire la sussistenza dei requisiti specifici necessari a soddisfare le esigenze peculiari dello strumento militare”.

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Spazio, in orbita verso la Luna il primo ricevitore satellitare Made in Italy

Spazio, in orbita verso la Luna il primo ricevitore satellitare Made in Italy

Urso: “Italia protagonista anche nel futuro delle missioni lunari”

L’Italia ancora una volta protagonista con il primo strumento interamente Made in Italy prossimo a sbarcare sulla Luna, progettato per testare le connessioni nello spazio profondo”. Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e Made in Italy, sen. Adolfo Urso, autorità delegata alle Politiche Spaziali e Aerospaziali, commentando il lancio di LuGRE (Lunar GNSS Receiver Experiment), il ricevitore di navigazione satellitare di ultima generazione, frutto della collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Italiana e la NASA. “Con questo esperimento di frontiera e sfidante, che fornirà un contributo significativo alla preparazione delle future missioni lunari – ha aggiunto Urso – si apre quello che si preannuncia un anno d’oro per l’Italia nello spazio”.

L’innovativo dispositivo satellitare, progettato e realizzato dalla nostra Qascom per conto di Asi, è stato lanciato alle 7.11 (ora italiana) dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida. Atterrerà sul suolo lunare all’inizio di marzo e avrà come obiettivo quello di ricevere e inviare i segnali dei satelliti di radionavigazione GPS e Galileo che arrivano dalla Terra e dai dispositivi in orbita.

La missione odierna segue di poche ore il lancio, avvenuto con successo, del test satellite Pathfinder Hawk for Earth Observation della costellazione Iride, realizzato dall’azienda italiana Argotec, che è partito ieri sera alle 20.09 (ora italiana) dalla base californiana di Vandenberg. Un’operazione, questa, che farà da apripista a Iride, il programma per l’osservazione della Terra realizzato dall’Esa in collaborazione con l’Asi voluto dal Governo italiano e finanziato con i fondi del Pnrr, e alle future missioni lunari internazionali.

 

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In Perù è stato trovato un antenato dello squalo bianco risalente a 9 milioni di anni fa

In Perù è stato trovato un antenato dello squalo bianco risalente a 9 milioni di anni fa

Un tempo abitava le acque del Pacifico meridionale ed era ghiotto di sardine. Secondo i paleontologi peruviani, quello trovato nel bacino di Pisco, circa 235 chilometri a sud di Lima, è l’esemplare di un antenato del grande squalo bianco.

Il fossile quasi completo del Cosmopolitodus Hastalis svelato alla stampa lunedì risale a 9 milioni di anni fa. Un esemplare adulto poteva raggiungere quasi i sette metri di lunghezza con mascelle enormi e denti aguzzi fino a quasi 9 centimetri.

Cesar Augusto Chacaltana, ingegnere dell’Istituto geologico e minerario del Perù (INGEMMET), ha detto che i resti dello squalo mostrano una “fossilizzazione eccezionale”.

Il paleontologo Mario Urbina ha sottolineato che nello stomaco del fossile sono stati trovati resti di numerose sardine. Urbina ha spiegato che, poiché all’epoca in cui lo squalo si aggirava per i mari e gli oceani non esistevano ancora le acciughe, le sardine costituivano una dieta base per i predatori marini.

Il fossile quasi completo del Cosmopolitodus Hastalis è stato trovato a 235 km a sud di Lima, nel bacino di Pisco in Perù, un’area calda e desertica famosa per le frequenti scoperte di antiche specie marine.

Il bacino di Pisco, un’area calda e desertica che si estende per centinaia di chilometri lungo la costa meridionale del Perù, è famosa per le frequenti scoperte di antiche specie marine.

A novembre, è stato presentato il fossile di un giovane coccodrillo vissuto più di 10 milioni di anni fa. Nell’aprile dello scorso anno, alcuni ricercatori hanno svelato il cranio fossile del più grande delfino di fiume finora conosciuto, un animale che abitava l’Amazzonia circa 16 milioni di anni fa. 

Due anni fa, un gruppo internazionale di scienziati guidato dai paleontologi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa ha presentato il Paracetus colossus, un antico gigante marino che poteva rivaleggiare in stazza con l’odierna balenottera azzurra.

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Italtel, Filangieri nuovo amministratore delegato

Italtel, Filangieri nuovo amministratore delegato

L’ex numero uno di Fibercop Carlo Filangieri si prepara ad assumere il timone di Italtel e secondo quanto risulta a CorCom l’incarico sarà operativo dal mese di febbraio. Laurea in ingegneria elettronica, Filangieri vanta una lunga esperienza nel Gruppo Tim dove negli anni ha ricoperto diversi incarichi in Italia e in Brasile per poi diventare nel 2021 amministratore delegato di Fibercop al tempo in cui la newco wholesale vedeva in campo Tim (58%), il fondo americano Kkr (37,5%) e Fastweb (4,5%). A seguito dello scorporo della rete di parte di Tim, la nuova Fibercop vede al timone Luigi Ferrarris, ex Ad di Ferrovie, alla presidenza Massimo Sarmi.

Il dossier Digital Value definitivamente chiuso

Da fine ottobre tutto tace ma secondo quanto risulta a CorCom il dossier Digital Value è definitivamente chiuso. Resta dunque ora da capire se altri investitori si faranno avanti.

A luglio 2024 Digital Value aveva offerto 120 milioni per rilevare il 100% del capitale di Italtel. Ma il caso caso Sogei -ossia l’inchiesta che ha portato all’arresto di Paolino Iorio, direttore generale della spa del Mef, poi sollevato da tutti gli incarichi – ha costretto Digital Value a “congelare” l’operazione. “Il closing, inizialmente previsto per la data di venerdi 18 ottobre è stato rinviato concordemente tra le parti alla luce dei fatti emersi”, ha comunicato l’azienda in una nota ufficiale lo scorso 30 ottobre.

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Incontro Urso-Sakova: piena intesa Italia-Slovacchia su politica industriale europea

Incontro Urso-Sakova: piena intesa Italia-Slovacchia su politica industriale europea

Bratislava aderisce anche al non-paper italiano sulle industrie energivore

Piena intesa tra Italia e Slovacchia sulla politica industriale in UE. Il vice primo ministro e ministro dell’Economia slovacco, Denisa Sakova, nel corso del bilaterale con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso svoltosi questa mattina a Roma in occasione della visita del presidente slovacco Pellegrini, ha annunciato l’adesione di Bratislava anche al non-paper promosso dall’Italia, insieme ad Austria, Bulgaria e Polonia, riguardante le industrie energivore e la revisione del Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM).

Il documento strategico, che mira a garantire la competitività dell’Europa nei settori produttivi chiave, sostenere la transizione green delle industrie energivore, promuovere l’autonomia strategica del continente e contrastare la delocalizzazione, si aggiunge al “non paper” sul settore dell’auto promosso da Italia e Repubblica Ceca e già sottoscritto dalla Slovacchia e da altri Paesi UE.

Italia e Slovacchia condividono una visione pragmatica e realistica in materia di politica industriale, grazie alla comune vocazione manifatturiera. L’adesione slovacca ai nostri non-paper sull’automotive e sulle industrie energivore sancisce un’alleanza per difendere l’industria europea e affrontare la transizione energetica in maniera sostenibile dal punto di vista produttivo e sociale, senza paraocchi ideologici” ha dichiarato il ministro Urso.

A margine dell’incontro i due ministri hanno partecipato alla firma di un accordo strategico tra la società italiana Newcleo e le aziende slovacche Javys e Vuje per la realizzazione in Slovacchia di quattro reattori nucleari di ultima generazione per 3,2 miliardi di euro.

Le eccellenze italiane nel settore nucleare continuano a fornire un contributo essenziale allo sviluppo energetico della Slovacchia. È il momento che ciò avvenga anche in Italia” ha commentato il ministro Urso. “Nei nostri Paesi, così come nell’intero continente, è sempre più cruciale porre al centro del mix energetico, accanto allo sviluppo dell’energia rinnovabile, anche il nucleare pulito, per ridurre i costi, rendere competitivo il nostro sistema industriale e per garantire l’autonomia e la sicurezza energetica europea”.

 

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Scoprono un nuovo asteroide, ma era la Tesla di Musk

Scoprono un nuovo asteroide, ma era la Tesla di Musk

È un asteroide pericolosamente vicino alla Terra anzi no, è una Tesla. Si è risolto in poche ore l’equivoco spaziale che ha avuto come protagonista l’oggetto celeste 2018 CN41, prima catalogato come un nuovo asteroide e poi riconosciuto come la roadster lanciata nello spazio da Elon Musk nel 2018. 

L’annuncio della scoperta e la successiva smentita sono arrivate in meno di 24 ore dal Minor Planet Center, il centro incaricato dall’Unione astronomica internazionale di raccogliere i dati su asteroidi e comete e di calcolarne l’orbita.

Tutto è iniziato quando l’astrofilo H. A. Guler, ha individuato un oggetto celeste a meno di 240.000 chilometri dal nostro pianeta, una distanza inferiore all’orbita della Luna che lo qualificava come possibile Oggetto Vicino alla Terra (NEO) e come tale potenzialmente pericoloso e da monitorare. 

La segnalazione di Guler è giunta al Minor Planet Center, che lo scorso 2 gennaio ha denominato l’oggetto celeste 2018 CN41 catalogandolo come un asteroide.

La retromarcia è arrivata meno di 24 ore dopo, quando il Minor Planet Center ha pubblicato un secondo comunicato in cui affermava che l’orbita del presunto asteroide coincideva con quella di un oggetto artificiale, la Tesla Roadster di Elon Musk, montata sullo stadio superiore del razzo Falcon Heavy lanciato nel febbraio 2018.

L’auto (la prima a essere mandata nello spazio) era un carico utile di prova per il primo volo del Falcon Heavy e al posto di guida portava un manichino-pilota chiamato Starman.

L’equivoco è stato risolto rapidamente grazie alla collaborazione tra astronomi professionisti e amatoriali, ma secondo alcuni esperti evidenzia la mancanza di trasparenza da parte di nazioni e aziende che gestiscono veicoli nello spazio profondo, al di là delle orbite utilizzate dalla maggior parte dei satelliti.

Mentre gli oggetti nell’orbita bassa terrestre sono tracciati dalla U.S. Space Force, lo spazio più profondo rimane una frontiera non regolamentata. Non a caso diverse sonde spaziali negli ultimi anni sono state erroneamente confuse con asteroidi: è successo per esempio alla sonda Rosetta, alla missione BepiColombo e alla missione Lucy della Nasa. 

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Networking, ecco i trend 2025: sugli scudi cybersecurity e AI

Networking, ecco i trend 2025: sugli scudi cybersecurity e AI

Dagli ambiti della sicurezza e della gestione fino al ruolo dell’intelligenza artificiale come soggetto e oggetto della pianificazione di rete, nel corso del 2025 le aziende cercheranno nuovi modi per accrescere la flessibilità dei network tenendo sotto controllo i costi operativi.

È questa l’analisi di Edoardo Accenti, country manager della divisione Aruba di Hewlett Packard Enterprise, che ha condiviso in un paper le sue riflessioni sulle tendenze che influenzeranno il modo in cui le reti aziendali verranno costruite e gestite nei prossimi mesi.

L’importanza strategica di Sd-Wan e Sase

“Il mercato Sd-Wan è in continua evoluzione e il 2025 promette un’ulteriore crescita”, nota Accenti. In particolare, “Sd-Wan offre una connettività flessibile, sicura e scalabile. Inoltre, sfrutta le tecnologie Lte/5G e a banda larga per ridurre significativamente la dipendenza dalla vecchia tecnologia Multiprotocol Label Switching. Allo stesso tempo, Sase sta rapidamente diventando un componente chiave delle reti moderne, integrando rete e sicurezza in un’architettura unificata e cloud-native. Sase semplifica la gestione della rete e fornisce criteri di sicurezza coerenti per applicazioni, utenti e dispositivi, indipendentemente dalla loro ubicazione”.

A questo si aggiunge il il vantaggio che l’infrastruttura IT semplificata e la sicurezza migliorata sono integrate da un’esperienza utente potenziata, soprattutto negli ambienti di lavoro ibridi.

Micro-segmentazione per una maggiore sicurezza e compliance

C’è poi il tema della micro-segmentazione, che divide la rete in segmenti più piccoli e isolati, rendendo molto più difficile per gli aggressori muoversi all’interno dell’infrastruttura IT. “Questo aumenta la sicurezza applicando un controllo dettagliato degli accessi e garantendo un controllo rigoroso del traffico tra i segmenti”, spiega Accenti. “Implementando la micro-segmentazione, le organizzazioni possono applicare criteri di sicurezza più granulari e garantire che solo il traffico autorizzato sia consentito tra i segmenti. Ciò è in linea con l’enfasi posta su solide misure di sicurezza di rete e di controllo degli accessi richieste dalle normative internazionali sulla cybersecurity, come la direttiva Nis2 dell’Ue, entrata in vigore nel 2023.

D’altra parte, la rete stessa va sempre di più considerata come una soluzione di sicurezza. “Fino a poco tempo fa, la regola era quella di gestire separatamente alcune aree dell’infrastruttura, come la rete e la sicurezza”, rimarca Accenti. “Oggi, consolidare questi elementi e gestirli insieme consente di utilizzare in modo più efficiente le informazioni provenienti da fonti diverse all’interno dell’infrastruttura. Ciò porta a una gestione più coerente dell’ambiente. Monitorando più dispositivi, indipendentemente dal fornitore, e gli elementi di rete e di sicurezza, possiamo ottenere un quadro completo dello stato della nostra infrastruttura e reagire di conseguenza sulla base di questi dati”.

Più AI nel networking e più networking nell’AI

Accenti sottolinea poi che con la crescita esponenziale dei dispositivi connessi alle reti aziendali e l’aumento dei dati che fluiscono da o attraverso questi dispositivi, è diventato più difficile gestire questi ambienti. “Il numero crescente di attacchi alle varie infrastrutture evidenzia ulteriormente l’impossibilità per l’uomo di monitorare tutto in modo efficace. La mole di dati e il numero di eventi rilevanti sono schiaccianti e richiedono un reparto IT in continua espansione. Allo stesso tempo, anche il ruolo dell’IT sta…

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Italia-Repubblica Ceca: automotive, industrie energivore e Spazio al centro dell’incontro tra Urso e Kupka

Italia-Repubblica Ceca: automotive, industrie energivore e Spazio al centro dell’incontro tra Urso e Kupka

Urso: “cruciale intensificare azioni di cooperazione con una visione strategica e di lungo periodo”

“Siamo soddisfatti dell’ampia convergenza riscontrata a livello europeo sul non-paper relativo al settore automotive, presentato nelle scorse settimane dall’Italia e dalla Repubblica Ceca. È cruciale intensificare queste azioni di cooperazione, anche per le industrie energivore e il settore dello Spazio, adottando una visione strategica e di lungo periodo”. Lo ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in occasione dell’incontro bilaterale a Palazzo Piacentini con il ministro dei Trasporti della Repubblica Ceca, Martin Kupka.

Nel corso del confronto, Urso ha anche presentato al ministro Kupka i principali contenuti del non-paper relativo alle industrie energivore e sulla revisione del Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM), attualmente all’esame degli altri Stati membri.

I due Ministri hanno inoltre discusso di Space Economy e della necessità di definire un quadro normativo comune che garantisca sicurezza, resilienza e sostenibilità nelle operazioni e attività spaziali europee.

Infine, è stato affrontato il tema del rafforzamento della cooperazione bilaterale volto a favorire la reciproca attrazione di investimenti, con particolare attenzione sia ai settori tradizionali, come i macchinari industriali e i mezzi di trasporto, sia a quelli innovativi, come le fonti energetiche di nuova generazione, l’automazione industriale e lo Spazio.

 

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