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Futuro24: l’intelligenza artificiale in autostrada
Futuro24: l’intelligenza artificiale in autostrada
Testato vicino a Venezia un sistema per individuare gli incendi in galleria con l’aiuto dell’AI. In questa puntata anche studi sul comportamento nei luoghi affollati, sul canto delle balene e su un mini dinosauro argentino
Artemis II, il messaggio dallo spazio di Koch: “Da qui casa è tutta un’altra cosa”
“Da qui casa è tutta un’altra cosa”. È una delle frasi più potenti del messaggio inviato dallo spazio dall’astronauta Christina Koch, mentre l’equipaggio di Artemis II sorvolava la Luna, nel primo flyby umano dopo oltre 50 anni.
Nel video condiviso sui social dalla Nasa, le parole scorrono sopra immagini della missione: “Gli astronauti di Artemis II hanno volato attorno alla Luna, più lontano dalla Terra di chiunque prima”.
Poi la voce di Koch si fa diretta, quasi intima, rivolta al pianeta: “Asia, Africa e Oceania. Vi stiamo guardando. Da lì potete alzare gli occhi e vedere la Luna proprio adesso. Anche noi vediamo voi”.
Durante il viaggio verso la Luna, racconta, è arrivata una consapevolezza: “Non lasciamo la Terra, la scegliamo”. E ancora, guardando al futuro dell’esplorazione spaziale: “Esploreremo, costruiremo, torneremo. Realizzeremo avamposti scientifici, guideremo rover, faremo radioastronomia, rafforzeremo l’industria”, ma “alla fine, sceglieremo sempre la Terra. Sceglieremo sempre gli uni gli altri”.
Il messaggio arriva dopo un momento simbolico: la perdita di segnale mentre la capsula Orion passava dietro la Luna. Al ritorno del collegamento, le prime parole di Koch al controllo missione sono state: “È così bello sentire di nuovo la Terra”.
24MM: verso la Luna con Artemis
24MM: verso la Luna con Artemis
Nella Space Coast della Florida il lancio di Artemis 2 ha riacceso le emozioni della corsa allo spazio. Poi andiamo nell’inferno di Dandora, in Kenya, una delle più grandi discariche dell’Africa
“Siete fonte di ispirazione”: il messaggio del Congresso agli astronauti di Artemis II
“Siete fonte di ispirazione.” Con queste parole il senatore Ted Cruz ha aperto il collegamento con gli astronauti di Artemis II, ancora in orbita a bordo della capsula Orion. Un momento carico di emozione, a poche ore dal rientro sulla Terra previsto dopo una missione storica intorno alla Luna.
“State unendo le persone in tutto il mondo”, ha aggiunto Cruz, sottolineando come anche i gesti più semplici – “guardare mentre mettete via il cibo o fluttuate nello spazio” – siano diventati simboli di meraviglia condivisa.
Dallo spazio, la risposta è intima e personale. Christina Koch ripensa alla bambina che era: “Se avessi potuto dire a quella ragazzina davanti al Saturn V che un giorno avrebbe visto la Terra da lì sopra… non ci avrebbe creduto. Ma ha inseguito quel sogno, ed è successo”.
Un sogno che oggi diventa collettivo. Anche con leggerezza, come dimostra Reid Wiseman, che scherza sull’eventuale film della missione: “Chi ci interpreterà? Non lo sappiamo… ma lui sarà sicuramente interpretato da Buzz Lightyear. Al 100%”.
Il tono cambia quando i legislatori chiedono agli astronauti di rivolgersi direttamente ai propri figli e alla prossima generazione. Wiseman si commuove: “Ellie e Katie, vi amo. Il mondo si è unito e voi lo avete visto con i vostri occhi. È stato uno dei momenti più orgogliosi come padre”.
Anche Victor Glover guarda al futuro, parlando alle sue figlie e ai giovani: “Spero che questa missione vi dia qualcosa da portare con voi, nel cuore e nella mente. Non per vedere ciò che abbiamo visto noi, ma per costruire un vostro modo di spiegare il mondo”.
Il senso più profondo della missione arriva proprio da questa visione. Alla domanda su cosa dovrebbe imparare l’umanità, Glover risponde: “Dovremmo riprenderci il concetto di ‘moonshot’ e capire che possiamo fare grandi cose insieme. Non nonostante le nostre differenze, ma grazie ad esse.”
Anche Koch lascia un messaggio: “Non concentratevi solo sull’essere i primi. Concentratevi sull’eccellenza. È questo che dà significato alla vita e contribuisce davvero al mondo”.
Artemis II, astronauti pronti al rientro sulla Terra: Glover spiega l’ammaraggio “morbido”
L’equipaggio di Artemis II si prepara al ritorno sulla Terra e l’astronauta Victor Glover descrive le ultime fasi del rientro della missione NASA, che conclude un volo di 10 giorni attorno alla Luna.
La capsula entrerà nell’atmosfera a quasi 40 volte la velocità del suono e rallenterà fino a un ammaraggio nel Pacifico al largo della California.
Glover si aspetta un arrivo “morbido”: lo scudo termico e i paracadute porteranno Orion fino al contatto con l’acqua a circa 20 miglia orarie, poco più di 30 chilometri all’ora.
Dopo il blackout radio e la discesa finale, le squadre di recupero della Marina statunitense raggiungeranno la capsula per assistere l’equipaggio e concludere la prima missione con astronauti verso la Luna dopo oltre mezzo secolo.
Dai Queen a David Bowie, la playlist spaziale degli astronauti di Artemis II e il risveglio musicale
A bordo della capsula Orion, gli astronauti sono stati svegliati dalle note di “Lonesome Drifter” di Charley Crockett, scelta come “wake up call” del nono giorno. Ma quali sono le canzoni che compongono la playlist ufficiale della missione Artemis II?
Un po’ di classica, pop, hip-pop, Legend, Queen, David Bowie e gospel.
Dopo aver fatto la storia questa settimana, battendo il record stabilito dall’equipaggio di Apollo per la distanza mai raggiunta da un essere umano nello spazio, i quattro astronauti hanno messo, in un certo senso, la loro firma anche nella storia della musica, non rinunciando alle abitudini terrestri. Tra queste, la canzone giusta con cui cominciare la giornata. Gli americani Reid Wiseman, Christina Koch, Victor Glover e il canadese Jeremy Hansen hanno scelto i loro brani.
“Le canzoni del risveglio sono una tradizione di lunga data”, ha spiegato la Nasa. Fin dalla missione Apollo, più di cinquant’anni fa, gli astronauti ascoltavano canzoni e ballate, come “Going back to Houston” di Dean Martin, con quel titolo beneaugurante per il ritorno a casa.
La Nasa e Spotify hanno pubblicato la playlist “spaziale”. Ecco dunque le canzoni per un risveglio “fuori dal mondo”: “Sleepyhead”, di Young & Sick; “Green Light (feat. Andre’ 3000)”, John Legend; “In a Daydream”, Freddy Jones Band; “Pink Pony Club”, Chappell Roan; “Working Class Heroes (Work)”, CeeLo Green; “Good Morning”, Mandisa, TobyMac; “Tokyo Drifting”, Glass Animals, Denzel Curry; e “Under Pressure”, Queen e David Bowie.
Artemis II, 11 paracadute e cariche pirotecniche: come frena Orion prima dell’ammaraggio
Undici paracadute e una sequenza controllata di dispositivi pirotecnici: è il sistema che accompagna la capsula Orion nelle fasi finali del rientro della missione Artemis II. A illustrarlo è l’ingegnere aerospaziale Jared Daum, responsabile del sistema, durante una dimostrazione al Johnson Space Center della NASA.
Il sistema entra in funzione quando la capsula scende a circa 24 mila piedi (oltre 7 mila metri) e deve ridurre rapidamente la velocità: da circa 560 chilometri all’ora fino a poco più di 27 chilometri all’ora, soglia prevista per un ammaraggio sicuro nel Pacifico. «È uno dei sistemi più importanti del veicolo», spiega Daum, perché determina la fase finale del rientro.
La sequenza prevede quattro tipi di paracadute, per un totale di 11 elementi. Il primo, realizzato in Kevlar, serve a rimuovere il pannello di copertura anteriore, esponendo il resto del sistema. Seguono le aperture progressive dei paracadute principali, che stabilizzano e rallentano la capsula.
A rendere più complesso il sistema è l’uso di dispositivi pirotecnici integrati: dopo l’apertura, piccoli tagliatori pirotecnici modificano la forma dei paracadute in più fasi. Inizialmente allungati, assumono poi una configurazione più ampia e stabile fino alla forma quasi sferica finale, ottimizzata per la frenata.
Dopo il rientro in atmosfera e il blackout radio, questa sequenza consente a Orion di arrivare all’impatto con l’acqua in condizioni controllate, prima dell’intervento delle squadre di recupero.
Artemis II, dentro il simulatore della capsula Orion prima del rientro sulla Terra
Nel simulatore della capsula Orion, al Johnson Space Center della NASA, ingegneri e tecnici ricreano le condizioni di volo della capsula durante la missione Artemis II.
Il mockup, che riproduce i principali parametri della missione, consente di simulare guasti e anomalie e di verificare le procedure operative. L’equipaggio è intanto in viaggio verso la Terra dopo il volo attorno alla Luna e si prepara all’ammaraggio nel Pacifico.
Il rientro rappresenta il momento più delicato della missione. Dopo la separazione dell’European Service Module (ESM), la capsula affronta la discesa nell’atmosfera a velocità fino a 40 mila chilometri orari, con temperature esterne che possono raggiungere circa 2.700 gradi.
Segue una fase di blackout radio di alcuni minuti, quindi l’apertura dei paracadute che rallentano la discesa fino all’ammaraggio.
Se le operazioni procederanno come previsto, la capsula Orion toccherà l’acqua in meno di 15 minuti dall’ingresso in atmosfera, prima dell’intervento delle squadre di recupero che assisteranno l’equipaggio nella fase finale della missione.
Artemis II, otto minuti con il fiato sospeso a una temperatura di 2.700 gradi
Il viaggio verso casa della missione Nasa “Artemis II” è cominciato, ma la strada del ritorno è ancora lunga e piena di pericoli perché nessuno si era spinto così lontano.
Oltre 400mila chilometri dalla Terra per girare intorno alla Luna, vedere il suo lato nascosto, l’eclissi totale del Sole e il nostro pianeta che spunta da dietro al suo satellite.
Dieci giorni nello spazio, dieci ore per tornare, otto minuti critici nei quali la navetta Orion dovrà resistere a 2.700 gradi di temperatura.
Artemis II: rientro storico, gli astronauti recuperati in elicottero dopo l’ammaraggio
Missione compiuta per Artemis II. La capsula Orion è ammarata al largo della California, segnando il ritorno degli esseri umani nelle vicinanze della Luna dopo più di mezzo secolo. A bordo quattro astronauti, recuperati in sicurezza con l’ausilio di elicotteri dopo l’impatto in mare.
Il viaggio, durato quasi 10 giorni e lungo oltre un milione di chilometri, ha rappresentato il primo test con equipaggio del programma Artemis della NASA. Un passo cruciale verso il ritorno sulla superficie lunare, previsto nei prossimi anni.











