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UE: Urso incontra il Commissario Kubilius. Focus su cooperazione negli assetti spaziali

UE: Urso incontra il Commissario Kubilius. Focus su cooperazione negli assetti spaziali

Urso: “Italia protagonista nel settore, grazie a un’industria matura e competitiva”

La cooperazione tra UE e Italia nel settore spaziale, le potenziali sinergie con l’industria della difesa, i principali dossier in materia e la futura legge europea sullo Spazio. Questi i temi al centro dell’incontro bilaterale che si è tenuto a Palazzo Piacentini tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata alle Politiche Spaziali e Aerospaziali, Sen. Adolfo Urso, e il vicepresidente della Commissione UE e Commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius. L’incontro di inserisce a pochi mesi dalla prossima Conferenza Ministeriale ESA, in programma a Brema a novembre. Un appuntamento importante per il futuro del settore e che vede l’Italia tra i Paesi candidati alla presidenza.

“L’incontro di oggi con il commissario Kubilius conferma quanto sia strategico rafforzare la cooperazione tra il nostro Paese e l’Europa nei settori dello spazio e della difesa”, ha dichiarato Urso. “L’Italia si pone come protagonista nel settore, grazie a un’industria matura e competitiva, a infrastrutture di eccellenza e a una filiera integrata che, con il supporto delle politiche nazionali e Ue, può contribuire in modo decisivo ai programmi futuri del continente”, ha concluso.

Al fine di avviare una sempre maggiore collaborazione tra i mondi della difesa e quello dello spazio, il ministro ha evidenziato la necessità di definire una governance condivisa e armonizzata con le strategie nazionali, così da evitare sovrapposizioni e mettere a sistema gli asset già disponibili. Allo stesso tempo, Urso ha sottolineato come l’Europa deve consolidare la propria presenza nella Space Economy globale, sostenendo crescita e competitività.

Il ministro e il commissario si sono poi confrontati sull’EU Space Act proposto dalla Commissione europea, un quadro normativo sistemico per armonizzare e rafforzare il settore spaziale europeo. A riguardo l’auspicio di Urso è che venga fornito un impianto regolatorio flessibile, proporzionato e rispettoso delle competenze nazionali, evitando sovrapposizioni con normative vigenti, e promuovendo innovazione e competitività industriale.

Durante l’incontro, inoltre, sono state evidenziate alcune sfide particolarmente rilevanti, nel dettaglio la definizione del budget dell’Agenzia Spaziale Europea e alcuni programmi strategici europei come Iris 2 e Galileo, con focus sul ruolo del Centro di controllo del Fucino.

 

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Scuola senza smartphone: i 5 consigli dell’Iss per un uso sano e consapevole dei cellulari

Scuola senza smartphone: i 5 consigli dell’Iss per un uso sano e consapevole dei cellulari

Inizia il nuovo anno scolastico con una novità non da poco per i ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado, regolata da una circolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito: il divieto di utilizzo di smartphone durante lo svolgimento dell’attività didattica e più in generale in orario scolastico.

Dagli esperti del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità arrivano alcuni consigli per non farsi trovare impreparati e gestire al meglio un attaccamento al telefono che in alcuni casi può diventare un vero e proprio utilizzo problematico dello stesso. “L’uso problematico dello smartphone (Smartphone Addiction), colpisce a livello mondiale oltre il 25% degli adolescenti, con effetti negativi su sonno, concentrazione e relazioni – sottolinea Adele Minutillo, del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Iss – con piccoli passi si può affrontare il problema. L’obiettivo non è eliminare l’uso dello smartphone, ma imparare a gestirlo con consapevolezza”. 

 

Ecco i cinque consigli degli esperti Iss per un utilizzo consapevole dello smartphone che aiuta a non perdere momenti importanti.

Impara a conoscere i segnali di allarme

Un primo passo per gestire l’uso problematico dello smartphone è riconoscere i segnali d’allarme, come il bisogno continuo di controllare il telefono o l’incapacità di disconnettersi.

Inizia da prima e a piccoli passi il digital detox

Stabilisci una “zona smartphone free” a casa condivisa con la famiglia, come la camera da letto o il tavolo da pranzo, per favorire momenti di qualità e disconnettersi gradualmente. Inizia con piccoli passi, ad esempio 30 minuti di pausa digitale al giorno, usando il tempo per altre attività che ti piacciono.

Dormi un numero sufficiente di ore, questo aiuta la memoria e rende meno scontrosi

Dormire bene e a sufficienza favorisce l’apprendimento e la memorizzazione a lungo termine e anche la gestione delle emozioni. Per questo il consiglio è che tutta la famiglia (anche i genitori) tenga i dispositivi elettronici fuori dalla camera da letto o comunque spenti almeno un’ora o due prima di andare a letto. È importante anche limitare o eliminare del tutto l’assunzione di caffè o bevande energetiche con caffeina.

Disattiva le notifiche nei momenti importanti

Durante lo studio, lo sport, i pasti o quando sei con amici e famiglia, disattiva le notifiche, metti il telefono in modalità silenziosa o attiva la modalità “Non disturbare”. Le notifiche continue riducono la concentrazione e ti spingono a controllare lo smartphone anche quando non è necessario. Imparare a creare spazi senza distrazioni digitali ti aiuta a essere più presente e produttivo.

Imposta i limiti di tempo

Stabilisci un tempo massimo giornaliero per l’uso dei social e delle app di intrattenimento. Per aiutarti puoi usare le funzioni integrate negli smartphone che danno informazioni sul tempo di utilizzo e impostano limiti se necessario. 

 

 

Dagli Usa alla Corea, il divieto anche nei Paesi “Tech” 

Il nostro Paese non è l’unico ad aver normato l’uso degli smartphone in modo dettagliato e rigoroso: secondo il Global Education Monitoring (Gem) dell’Unesco, alla fine del 2023 ben 60 sistemi educativi, pari al 30% del totale globale, avevano già bandito i cellulari dalle scuole, attraverso leggi o politiche ad hoc. Ed entro la fine del 2024, altri 19 paesi hanno adottato misure simili, portando il totale a 79.

Insomma il ‘movimento’ anti-smartphone a scuola cresce e si diffonde a macchia d’olio in diverse parti del mondo. Includendo fra i suoi membri anche economie avanzate come Corea, Cina, Gran Bretagna, Francia. Così come diversi stati americani, tra cui la California. Stiamo parlando di alcuni dei luoghi da cui è nata e si sta alimentando la diffusione dei device personali e delle piattaforme che invitano le persone a passarci ore su ore.

Tutti questi Paesi si stanno muovendo in risposta a esigenze ormai difficili da ignorare e sostenute da numerosi studi scientifici: il problema non è solo la distrazione che può generare durante l’orario delle lezioni, ma anche gli effetti a lungo termine come dipendenza, ansia, depressione, deficit cognitivi e relazionali che sono connessi ad un abuso dei dispositivi e dei servizi a cui permette di accedere.

A fare il punto della situazione è il portale Skuola.net, che ha raccolto i dati sulle nazioni in cui il divieto è già in vigore, con regole che cambiano da contesto a contesto ma che, nella sostanza, puntano tutte nella stessa direzione. Non a caso lo spunto di partenza, che muove praticamente tutti gli Stati coinvolti, sono le evidenze ormai note di diversi studi scientifici svolti dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dall’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) che hanno rilevato una corrispondenza tra l’utilizzo del telefono in aula e un calo negli apprendimenti.
C’è poi da segnalare una ricerca tutta italiana, firmata dall’Università Bicocca di Milano, che dimostra come l’uso intensivo degli smartphone e dei social non solo riduca l’attenzione in classe, ma influisca negativamente sullo sviluppo umano dei giovani in senso generale. 

 

Il divieto nel mondo

In Europa, l’idea che questa tecnologia debba entrare nelle aule in modo regolato e ponderato ha preso forma già da parecchio tempo. Ad esempio, nel 2024 il governo olandese ha esteso il divieto di smartphone, smartwatch e tablet a tutte le scuole primarie e secondarie. Un passo deciso per ridurre le distrazioni e potenziare le prestazioni scolastiche degli studenti, portando il Paese in una nuova fase di contrasto alla sovraesposizione digitale.

E non è un caso isolato. In altri Paesi europei come la Germania, la Polonia, la Danimarca, il Portogallo e la Croazia, le scuole hanno ormai piena autonomia nello stabilire delle proprie politiche per quanto riguarda i telefoni, con molti istituti che scelgono di limitarne fortemente l’uso. Mentre in Spagna, per dare un senso collettivo alle misure, quasi tutte le 17 comunità autonome hanno introdotto divieti in materia, eccezion fatta per Paesi Baschi, La Rioja e Navarra. In tutti i casi elencati – specifica l’Ocse – la causa principale del divieto riguarda proprio la volontà di ridurre le distrazioni e di garantire un migliore ambiente di apprendimento, come indicato in numerosi studi internazionali che sottolineano i rischi per la salute mentale e il benessere degli studenti legati all’uso eccessivo della tecnologia.

In Francia, invece, il divieto è arrivato sulla base di studi svolti dal Ministero dell’Istruzione, che hanno portato all’attenzione del governo un fatto ormai assodato: gli smartphone riducono la qualità delle interazioni sociali e la concentrazione in aula, spingendo così alla decisione di combatterli. Ecco perché Oltralpe, il divieto di utilizzo esiste addirittura dal 2018, ed è valido sia nelle scuole primarie che secondarie di I grado, al fine di garantire un ambiente di apprendimento più sano.

Anche la Grecia, seguendo la tendenza crescente in Europa, ha adottato misure simili, rispondendo al bisogno di tamponare l’invasività della tecnologia sulle nuove generazioni.

Anche nel Regno Unito varie ricerche hanno evidenziato gli effetti negativi degli smartphone sulla mente dei giovani. Tra i tanti, il rapporto della Children’s Commissioner inglese – che ha rilevato che il 69% dei bambini di età compresa tra gli 8 e i 15 anni trascorre fino a tre ore al giorno utilizzando un dispositivo abilitato a Internet –  ha spinto il Ministero dell’Istruzione ad agire di conseguenza, adottando linee guida che prevedono il bando totale dei dispositivi per tutta la permanenza degli alunni nel perimetro scolastico. Qui, però, la decisione finale sulle modalità di attuazione delle norme spetta ai vari presidi. Non solo: in Inghilterra spesso è su impulso delle comunità cittadine, come anche degli stessi Sindaci, che nascono progetti che viaggiano nella stessa direzione. A Woodbridge, nel Suffolk, per esempio, è stato lanciato il progetto ‘Smartphone Free Childhood’, che si batte per un divieto all’accesso ai social media per i minori di 16 anni e una limitazione all’uso degli smartphone per i bambini sotto i 14 anni.

Ma non è solo l’Europa a impegnarsi in questa direzione. 

Anche negli Stati Uniti, il bando per gli smartphone sta prendendo piede. In California, patria della Silicon Valley, è stato introdotto il ‘Phone Free School Act’, che cerca di contenere il protagonismo degli smartphone a scuola, muovendo da riscontri scientifici sui seri rischi per la salute mentale degli studenti. Allo stesso modo, in Texas, una legge varata di recente ha introdotto il divieto di uso dei device personali durante l’intera giornata scolastica, comprese le pause e i momenti di pausa. In Florida, poi, l’uso degli smartphone è vietato in tutte le scuole del sistema educativo K-12, che comprende le scuole elementari, medie e superiori. Più in generale, pure Oltreoceano la via maestra è quella di emettere solo delle linee guida, lasciando che le scuole definiscano in autonomia come – e se – applicare il divieto. Nello stato dell’Indiana, ad esempio, spetta ai consigli scolastici redigere e pubblicare misure specifiche al riguardo: in base a queste, gli studenti possono accedere o meno ai loro telefoni durante il pranzo e nei momenti di pausa.

 

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Energia: firmato DPCM Mase-Mimit-Mit per il superamento del carbone in Sardegna

Energia: firmato DPCM Mase-Mimit-Mit per il superamento del carbone in Sardegna

Un atto concreto che apre la strada alla decarbonizzazione dei settori industriali e alla reindustrializzazione del territorio

È stato firmato il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri – proposto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – che individua le opere e le infrastrutture prioritarie per il superamento del carbone in Sardegna. Si tratta di un passaggio cruciale nel percorso di decarbonizzazione dell’isola, in coerenza con gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC).

Il decreto prevede una serie di interventi strategici, dichiarati di pubblica utilità e di carattere urgente, per lo sviluppo di nuova capacità di produzione da fonti rinnovabili e per l’installazione di sistemi di accumulo energetico. Viene inoltre potenziato il sistema delle interconnessioni elettriche, sia con la penisola sia con la Sicilia, insieme al rafforzamento della rete di trasmissione all’interno dell’isola. Per quanto riguarda il gas, viene introdotto un collegamento virtuale che garantirà la sicurezza degli approvvigionamenti grazie all’utilizzo di terminali di rigassificazione, Unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione (Fsru) e reti locali, assicurando al contempo un’equità tariffaria a livello nazionale a tutela dei consumatori sardi.

“Il Governo conferma gli impegni assunti per accompagnare la transizione energetica dell’isola con infrastrutture adeguate e tempi certi. Un atto concreto che apre la strada alla decarbonizzazione dei settori industriali e alla reindustrializzazione del territorio, a partire dal Sulcis, dove resta prioritario il nostro impegno per affrontare le crisi in atto e trasformarle in opportunità”, ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

“Il nostro obiettivo è rafforzare la sicurezza e la sostenibilità del sistema energetico della Regione, con infrastrutture integrate che ne garantiscano lo sviluppo, completando il percorso verso l’atteso superamento del carbone”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto.

 

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“Mutazioni” in scena nella Capitale: dal 15 al 21 settembre torna la Rome Future Week

“Mutazioni” in scena nella Capitale: dal 15 al 21 settembre torna la Rome Future Week

Nella Sala delle Bandiere del Campidoglio, a Roma, è stata presentata la terza edizione della Rome Future Week, manifestazione diffusa che da tre anni trasforma la Capitale in un laboratorio vivente per anticipare il futuro. 

In programma dal 15 al 21 settembre, vedrà i giovani al centro dell’evento: oltre duemila under-25, infatti, terranno le redini della manifestazione per l’intera settimana.

Giovani alla Rome Future Week (Rfw)

10/09/2025

Il tema di quest’anno è “Mutazioni”: un invito corale – con oltre 400 eventi in 200 location – ad esplorare il futuro come flusso continuo di trasformazioni, naturali e culturali, che attraversano corpi, linguaggi, tecnologie, smart cities e relazioni.

Futuri tecnologici, certo, ma anche culturali, sociali, umani come sottolinea Michele Franzese, fondatore della manifestazione. “Rome Future Week è nata per connettere le opportunità che convivono in questa città: l’innovazione tecnologica, ma anche i cambiamenti culturali, sociali, umani. Dopo la sorpresa che fu la prima edizione, e una seconda di consolidamento, quest’anno puntiamo a rendere tutto ancor più leggibile, coinvolgente e partecipato, con un programma strutturato in hub tematici e un tema forte che ci accompagna ovunque: le mutazioni. Roma, con la sua natura ibrida e viva, è il luogo perfetto per osservare queste trasformazioni come al microscopio. E attraversarle insieme”.

“I giovani sono il motore di questa energia”, dice Monica Lucarelli, Assessora alle Attività Produttive, alle Pari Opportunità e all’Attrazione Investimenti di Roma Capitale. “Oltre duemila under 25 che prendono la parola, che costruiscono, che innovano. In questi giorni mostriamo come la città sta cambiando davvero: le piazze che diventano piazze digitali, con il Wi-Fi gratuito e il 5G al servizio dei cittadini e delle cittadine; le metropolitane che si attrezzano per essere sempre più connesse; le aziende partecipate che aprono le loro stanze della tecnologia a studenti, startupper e ricercatori, diventando motori di innovazione. È l’immagine di una Roma che non ha paura di sperimentare, che rende accessibili le sue infrastrutture e che costruisce comunità e futuro intorno alla connettività e all’innovazione”.

Monica Lucarelli, Michele Franzese (Rfw)

10/09/2025

Rome Future Week è un ottimo esempio di collaborazione tra pubblico e privato, infatti nasce da una coprogettazione tra l’Assessorato alle Attività Produttive, alle Pari Opportunità e all’Attrazione degli Investimenti di Roma Capitale e Scai Comunicazione, agenzia organizzatrice di eventi e format diffusi in tutta Italia.

“La Rome Future Week è diventata, in pochi anni, uno spazio concreto dove l’innovazione incontra le persone. Non parliamo di tecnologia come fine a sé stessa, ma come strumento per generare impatto: culturale, sociale, economico. È questo che stiamo costruendo, come amministrazione e come città: con la Casa delle Tecnologie Emergenti abbiamo aperto un luogo dove imprese, università, startup e cittadini e cittadine si incontrano per pensare insieme soluzioni nuove. E con progetti come Impresa Comune, il trasferimento tecnologico e il lavoro sui territori, stiamo dimostrando che anche una grande capitale può fare innovazione in modo inclusivo e sostenibile, tenendo insieme passato e futuro. E diventando il posto giusto per osservare le mutazioni del presente e provare a orientarle”, dice ancora Monica Lucarelli.

Novità dell’edizione 2025 è l’introduzione di Future Hub tematici, pensati per orientare il pubblico tra i grandi ambiti di cambiamento. Ogni hub racconterà, con linguaggi e format dedicati, una diversa dimensione delle mutazioni in corso: Etiopia Lab, a cura di EFI (Ecosistema Formazione Italia), per raccontare la formazione che cambia; Casa Futuro, per una riflessione sulle nuove dimensioni dell’abitare, con una mostra ed una giornata intera di talk; Alchemy Maker, presso Industrie Fluviali, una giornata all’insegna dello studio delle intelligenze artificiali; Casa delle Tecnologie Emergenti di Roma Capitale, nella Stazione Tiburtina, già location protagonista delle passate edizioni, ma quest’anno reimmaginata come luogo ideale per conversazioni, hackathon e momenti di codesign del futuro. Insomma, Roma muta e reinventa i propri spazi per metterli a disposizione dell’innovazione.

Anche quest’edizione di Rome Future Week è stata realizzata in collaborazione con ROAD – Rome Advanced District, una rete che aggrega imprese (oltre a Eni, Ferrovie dello Stato, Cisco, Nextchem, Autostrade, Acea e Bridgestone) università, startup, centri di ricerca e istituzioni, con l’obiettivo di creare presso l’area del Gazometro di Roma un polo di innovazione sostenibile. Collocato in un quadrante urbanistico della Capitale risalente ai primi del Novecento, di assoluta rilevanza dal punto di vista storico industriale, il Distretto ospita Joule, la Scuola di Eni per l’impresa e l’acceleratore ZERO (nodo della Rete Nazionale di CDP dedicato alle migliori startup clean tech).

Assieme a ROAD, tanti i partner e gli sponsor che hanno deciso di sostenere questa nuova edizione e che hanno fatto proprio il tema, costruendo contenuti intorno alle mutazioni, tra cui RINA, Ferrovie dello Stato, Regione Lazio, IUL (Università Telematica degli Studi IUL), Little Genius International, Fondazione MSD, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Istituto Pantheon, SONY Csl, Translated, TIM, Engel & Volkers, Confcommercio. Sono media partner ufficiali del festival RAI e RDS.

L’iniziativa gode del patrocinio di Regione Lazio, Università Tor Vergata, Convention Bureau Roma e Lazio, Unindustria e del Formez, la cui presenza rappresenta un segnale importante per raccontare la mutazione in atto nella PA.

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Bergamotto partecipa alla 731ª Perdonanza Celestiniana all’Aquila

Bergamotto partecipa alla 731ª Perdonanza Celestiniana all’Aquila

Il sottosegretario: “È un richiamo universale alla riconciliazione e alla pace”

Il sottosegretario del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Fausta Bergamotto, parteciperà il prossimo 28 agosto, in rappresentanza del Governo, alle iniziative legate al rito di apertura della Porta Santa in occasione della 731ª edizione della Perdonanza Celestiniana che si terrà all’Aquila.

Il sottosegretario accompagnerà, insieme al sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, la Dama del corteo storico recante l’astuccio della Bolla emanata nel 1294 da Papa Celestino V, la cui copia sarà esposta all’interno della Basilica di Collemaggio tra il 28 e il 29 agosto.

In un momento storico segnato da conflitti e divisioni, vivere la Perdonanza nell’anno del Giubileo acquisisce un significato ancora più alto: un richiamo universale alla riconciliazione e alla pace”, ha dichiarato il sottosegretario Bergamotto. “Guardiamo al 2026, quando L’Aquila sarà Capitale italiana della Cultura, come al traguardo di questo percorso: il segno tangibile che da una ferita può scaturire una rinascita capace di parlare all’Italia e al mondo”, ha concluso il sottosegretario.

 

 

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La palla di fuoco solca il firmamento: una scia di luce ha illuminato i cieli di Umbria e Toscana

La palla di fuoco solca il firmamento: una scia di luce ha illuminato i cieli di Umbria e Toscana

La scorsa notte, alle 2.57, una scia infuocata ha attraversato i cieli di mezza Italia. Un meteoroide è entrato nell’atmosfera e, secondo le prime stime degli esperti, è bruciato ad alta quota sopra la Toscana e l’Umbria. Questo filmato è stato ripreso da una telecamera fissa di Alberto Caroli nei pressi di Bologna. La meteora è stata osservata da molte zone del Paese ed è immortalata anche da diverse telecamere della rete di monitoraggio PRISMA dell’Istituto Nazionale di Astrofisica: dalla provincia di Pavia a Ravenna, dalla costa livornese alla provincia di Terni.

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Nextlog: primo accordo per internalizzare servizi di consegna nella logistica

Nextlog: primo accordo per internalizzare servizi di consegna nella logistica

Urso: “un nuovo modello per il settore”

Un importante accordo è stato raggiunto oggi presso la sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy in merito alla crisi dell’azienda Nextlog, che gestiva servizi di consegna per conto di Temi, licenziataria di GLS per l’area della Campania, e che era stata posta in liquidazione, con il conseguente rischio di perdita del posto di lavoro per 250 dipendenti.

L’intesa raggiunta a Palazzo Piacentini prevede l’internalizzazione dei servizi di consegna direttamente all’interno della società Temi, attraverso la creazione della nuova realtà Temi Servizi Srl. Questo passaggio rappresenta un nuovo modello operativo, che da parte dei lavoratori garantisce una maggiore stabilità e sicurezza occupazionale e dal punto di vista imprenditoriale accorcia la catena logistica e assicura un controllo più diretto con una maggiore responsabilità sull’intero processo.

Si tratta di un accordo pilota che segna un passo importante verso un modello di logistica più responsabile e sostenibile alternativo a quello che si affida a piccole cooperative, a volte dalla gestione opaca e con rispetto non sempre garantito per i lavoratori”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

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Mai visto il Sole così: immagini record di un brillamento catturate dal telescopio alle Hawaii

Mai visto il Sole così: immagini record di un brillamento catturate dal telescopio alle Hawaii

Il telescopio solare Daniel K. Inouye alle Hawaii ha catturato le immagini più nitide mai registrate di un brillamento solare di classe X1.3. Le osservazioni hanno rivelato anelli coronali scuri larghi in media 48 km, alcuni appena 21 km: i più piccoli mai osservati. Si tratta di un possibile punto di svolta nello studio della scala fondamentale delle strutture coronali, che consentirà di migliorare la modellizzazione dei brillamenti e la capacità di prevedere le tempeste solari e magnetiche, fenomeni capaci di disturbare satelliti, reti elettriche e comunicazioni terrestri.

I brillamenti solari sono esplosioni improvvise di energia generate dall’attività magnetica del Sole. In pochi minuti rilasciano enormi quantità di radiazioni e particelle, spesso accompagnate da espulsioni di massa coronale che possono avere effetti fino alla Terra, interferendo con comunicazioni e sistemi tecnologici.

Gli anelli coronali, invece, sono strutture di plasma incandescente che seguono le linee del campo magnetico solare, formando archi spettacolari nella corona. Questi archi possono precedere e accompagnare i brillamenti, rivelando il modo in cui l’energia magnetica si accumula e si rilascia.

Le immagini ad altissima risoluzione si riferiscono a un ‘flare’ dell’8 agosto 2024 e sono state ottenute con lo strumento Visible Broadband Imager, in grado di distinguere dettagli fino a 24 km, oltre due volte più precisi dei migliori telescopi solari precedenti. Per gli scienziati, queste potrebbero rappresentare le strutture elementari della corona, i “mattoni” dell’architettura magnetica del Sole.

Il risultato, frutto di una collaborazione tra il National Solar Observatory (NSO) e istituti universitari statunitensi, è stato definito un “momento storico per l’astrofisica solare”. Secondo il primo autore Cole Tamburri, finalmente “riusciamo a osservare il Sole nelle stesse scale su cui si sviluppano i suoi processi magnetici”.

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Lampedusa: Urso, “da emergenza europea a esempio di buon governo”

Lampedusa: Urso, “da emergenza europea a esempio di buon governo”

Il Ministro, in visita sull’isola, ha incontrato il Sindaco per un bilancio sulle iniziative a sostegno della comunità locale

Il bilancio delle iniziative del Governo a sostegno dell’isola di Lampedusa e della sua vocazione turistica, duramente condizionata per anni dagli effetti dell’immigrazione clandestina, è stato al centro dell’incontro odierno presso il Municipio di Lampedusa e Linosa tra il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Sen. Adolfo Urso, il sindaco Filippo Mannino e i rappresentanti dell’Amministrazione e del Consiglio comunale.

“Lampedusa, da problema nazionale ed europeo, sta diventando esempio di buon governo”, ha dichiarato il ministro Urso al termine della sua visita, che è stata “l’occasione per tracciare, insieme al sindaco Mannino, un bilancio di quanto realizzato dal nostro primo incontro nel 2023, nel momento di massima emergenza legata all’afflusso di migranti clandestini. Oggi la situazione è molto diversa da allora, grazie a una gestione efficace dell’immigrazione da parte del Governo Meloni e agli interventi infrastrutturali messi in campo: i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

Nel corso dell’incontro è stato approfondito lo stato di avanzamento delle misure adottate dal Governo per la realizzazione di infrastrutture strategiche a Lampedusa, previste dal decreto-legge n. 124 del 2023. Il provvedimento ha stanziato 45 milioni di euro, a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, destinati a un Piano straordinario di interventi di manutenzione e realizzazione di strade e opere di urbanizzazione primaria, impianti di depurazione e gestione delle acque reflue, depositi di carburante, nuovi edifici pubblici e alla riqualificazione energetica di quelli esistenti. “Si tratta di opere attese da decenni – ha sottolineato il Ministro – interventi che saranno di grande beneficio per l’isola e che potranno finalmente essere realizzati grazie alle procedure di gara che Invitalia bandirà entro il 2026”.

“Lampedusa potra così diventare un polo turistico di grande rilevanza – ha aggiunto il Ministro – e questa convinzione ci ha guidato fin dall’inizio della legislatura, con la dichiarazione dell’isola a sito strategico nazionale che ci ha permesso di accelerare le diverse misure via via realizzate, fino agli interventi delle ultime settimane, condotti in collaborazione con il Parlamento, per il rilancio e lo sviluppo dell’isola”.

Recentemente, infatti, con il decreto-legge PA e il decreto-legge Economia, sono state approvate ulteriori disposizioni, da un lato per ridefinire il ruolo di Invitalia come stazione centrale di committenza per l’attuazione del Piano delle opere; dall’altro, per autorizzare il Comune di Lampedusa e Linosa, nell’ambito delle risorse disponibili, a potenziare la propria dotazione organica fino al 2030.

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SpaceX stavolta vola, ecco il decollo di Starship

SpaceX stavolta vola, ecco il decollo di Starship

I motori si accendono alle 18:30 ora locale – le 01:30 italiane – nella base di Boca Chica, in Texas. E il colosso alto 123 metri si alza finalmente in cielo: inizia così il decimo volo di prova del razzo vettore Super Heavy e della navicella spaziale Starship, sviluppati dalla SpaceX di Elon Musk con l’obiettivo di raggiungere in futuro la Luna e Marte. Poco più di un’ora dopo, la capsula cadrà nell’Oceano Indiano, a nord-ovest dell’Australia. 

Tutto come previsto, dunque: è la prima volta assoluta nella storia dei test della Starship, che vengono raggiunti tutti gli obiettivi.

Il decollo avviene dopo una serie di rinvii dovuti a problemi tecnici e al meteo non favorevole – due stop solo nelle ultime 24 ore. Questo decimo lancio era infatti inizialmente programmato nella notte tra il 24 e il 25 agosto ma era stato abortito prima a causa di guai legati al sistema di terra e ventiquattro ore dopo per via delle nubi. 

Il successo della decima missione di Starship arriva dopo un periodo difficile – ben sette mesi durante i quali quattro prototipi Starship – tutti parte di una nuova generazione di veicoli lanciati a gennaio – sono andati persi a causa di guasti. SpaceX dice di aver apportato modifiche al veicolo e comunque di voler ritirare presto questa versione del razzo in vista di un modello ancora più grande. L’obiettivo di oggi – come per tutti i voli di prova della Starship – era comunque raccogliere dati, spingendo il veicolo al suo estremo limite per testare i nuovi scudi termici e le capacità di dispiegamento dei satelliti, oltre agli aggiornamenti sulle precedenti versioni.

Una volta in volo la metà superiore del razzo si è separata, come previsto, dal suo booster Super Heavy, il primo stadio alto 71 metri che normalmente atterra rientrando nei giganteschi bracci di recupero della torre di lancio: stavolta ha puntato alle acque del Golfo del Messico per dimostrare una configurazione alternativa del motore di atterraggio. Nel frattempo, la Starship ha raggiunto lo spazio seguendo una traiettoria diretta verso l’Oceano Indiano, dove è ammarata affrontando il calore dovuto all’attrito con l’atmosfera durante il rientro, una fase cruciale del test che aveva distrutto il razzo nei voli precedenti.

Poco dopo aver raggiunto lo spazio, il sistema di dispiegamento satellitare della Starship ha distribuito per la prima volta dei finti satelliti Starlink, un traguardo che SpaceX aveva annullato o non era riuscita a raggiungere durante i test precedenti.

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