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Alle origini della creatività: scoperta in Indonesia la pittura rupestre più antica mai datata

Alle origini della creatività: scoperta in Indonesia la pittura rupestre più antica mai datata

In Indonesia è stato scoperto il più antico esempio di arte rupestre finora datato con certezza. Si tratta del contorno di una mano realizzato sulla parete di una grotta e risalente ad almeno 67.800 anni fa.

I dettagli del ritrovamento sono esposti in una ricerca guidata da Maxime Aubert, dell’Università Griffith in Australia, e pubblicata sulla rivista Nature.

La pittura è stata scoperta nella grotta di Liang Metanduno, sull’isola di Sulawesi, più precisamente sull’isola di Muna, nel sud-est della regione. Gli studiosi hanno stabilito l’età minima dell’opera analizzando le sottili croste minerali formatesi sopra il disegno: un metodo che non data direttamente il pigmento, ma consente di fissare un limite cronologico minimo. Il risultato supera di circa 1.100 anni il precedente primato attribuito al controverso stencil di una mano in Spagna.

«Dopo la realizzazione dello stencil originale, i contorni delle dita sono stati accuratamente modificati – assottigliati e allungati per farle apparire più simili a un artiglio; una trasformazione creativa che è qualcosa di molto “nostro”.» Adam Brumm (Griffith University) alla Bbc

Il disegno trovato a Muna utilizza la tecnica dello stencil (ottenuto spruzzando pigmento attorno alla mano appoggiata alla roccia): la mano veniva appoggiata alla parete e il colore soffiato tutt’attorno, lasciando sul supporto l’impronta negativa. Nel video è visibile il risultato nell’immagine rielaborata per mettere in evidenza i dettagli.

Sulla stessa isola erano già state trovate numerose grotte con pitture rupestri antichissime. Nella grotta di Leang Tedongnge, nel 2017, erano state individuate pitture considerate fino ad allora le più antiche, raffiguranti l’immagine stilizzata di un cinghiale.

Nel caso della mano di Muna, i ricercatori hanno colto un elemento inedito. Dopo la realizzazione del contorno, le dita sono state intenzionalmente modificate, assottigliate e allungate, creando un effetto simile a un artiglio. Un intervento che, secondo gli autori, indica un atto creativo deliberato, non una semplice impronta lasciata per caso.

Per Adam Brumm, uno dei coautori dello studio, questa trasformazione suggerisce una capacità simbolica avanzata, già presente nelle popolazioni che abitavano l’area decine di migliaia di anni fa.

L’arte rupestre di Sulawesi, spiegano i ricercatori, mostra da tempo figure ibride e scene narrative che rimandano a un pensiero simbolico complesso, in cui esseri umani e animali appaiono strettamente connessi.

La scoperta, secondo i ricercatori, rafforza l’idea che la creatività non sia nata improvvisamente in Europa, come ipotizzato in passato, ma fosse una caratteristica diffusa dei primi esseri umani.

Negli ultimi dieci anni, una serie di ritrovamenti a Sulawesi ha progressivamente retrodatato l’origine dell’arte figurativa: prima a 40 mila anni, poi a 44 mila, quindi oltre 50 mila. Con questa nuova datazione, il quadro si spinge ancora più indietro.

Gli studiosi sottolineano infine le implicazioni più ampie del ritrovamento. La presenza di arte così antica nel sud-est di Sulawesi suggerisce che le popolazioni umane fossero già ampiamente diffuse nella regione durante le prime fasi della migrazione verso Sahul, il grande continente preistorico che univa Australia e Nuova Guinea.

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Futuro24: nuove ricerche all’Università Roma Tre

Futuro24: nuove ricerche all’Università Roma Tre

Futuro24: nuove ricerche all’Università Roma Tre

Visitiamo l’ateneo romano, fra progetti per l’esplorazione delle lune di Giove, nuove specie animali scoperte in Italia e un laboratorio che studia i Campi Flegrei. In questa puntata anche un focus sulla misurazione ultraprecisa del tempo

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La malattia dietro quell’abbraccio: grazie al Dna risolto un mistero medico di oltre 12mila anni fa

La malattia dietro quell’abbraccio: grazie al Dna risolto un mistero medico di oltre 12mila anni fa

Il Dna antico ha risolto un mistero medico vecchio di oltre 12mila anni, permettendo la diagnosi di una rara malattia genetica che che causa una grave riduzione della crescita e un marcato accorciamento degli arti: ad esserne affetti erano i due individui rinvenuti nel 1963 nella sepoltura della Grotta del Romito, in Calabria, che vennero deposti insieme stretti in un abbraccio e che il Dna ha identificato, verosimilmente, come madre e figlia. 

Questo è il risultato dello studio internazionale pubblicato sul New England Journal of Medicine al quale hanno partecipato: l’Italia, guidato da Università Sapienza di Roma, l’Austria, con l’Università di Vienna, e il Belgio con l’Ospedale universitario di Liegi.

La scoperta dimostra come gli strumenti sviluppati per la genetica clinica moderna possano ridefinire la visione delle malattie rare nella preistoria, creando un ponte tra medicina, genomica e archeologia.

La sepoltura in questione risulta del Paleolitico superiore e i due individui sono stati identificati come un adulto (Romito1) più basso della media delle persone dell’epoca (145 cm) e un adolescente (Romito 2), caratterizzato da un marcato accorciamento degli arti e da una statura estremamente ridotta (110 cm). 

L’esame delle ossa suggeriva la presenza di una rara malattia scheletrica chiamata displasia acromesomelica. Tuttavia, tale diagnosi non era stata mai confermata.

Per rispondere a questo interrogativo, e a quello sul sesso dei due individui, un team internazionale e multidisciplinare (di cui fanno parte ricercatori del Dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte e Spettacolo della Sapienza; del Dipartimento di Antropologia Evoluzionistica dell’Università di Vienna; del Centro Ospedaliero Universitario di Liegi; e del Centre for Anthropology and Health (CIAS) dell’Università di Coimbra) ha estratto del DNA dall’orecchio interno, una delle fonti più affidabili negli scheletri antichi. 

Le analisi genetiche hanno chiarito che entrambi gli individui fossero di sesso femminile e parenti di primo grado. 

Inoltre, Romito 2 (l’adolescente) aveva entrambe le copie del gene NPR2 alterate, dato che conferma la diagnosi di displasia acromesomelica di tipo Maroteaux. La madre, invece, era portatrice di una sola copia mutata del gene, cosa che le ha impedito di sviluppare la malattia ma le ha conferito una statura inferiore alla norma.

Lo studio getta una nuova luce sul tema delle malattie rare nella storia umana e ha dimostrato che la scienza dell’analisi del DNA antico, o paleogenomica, è in grado di confermare mutazioni genetiche specifiche, fornendo non solo una datazione minima certa per alcune rare condizioni, ma rivelando anche varianti precedentemente sconosciute e identificando altre malattie genetiche rare rimaste nascoste fino ad oggi.

Inoltre, Alfredo Coppa della Sapienza, co-direttore dello studio, ha suggerito anche una analisi socio-antropologica importante: “Ipotizziamo che i suoi compagni (di Romito 2) si siano presi cura di lei con attenzione, aiutandola a procurarsi il cibo e sostenendola nella mobilità durante gli spostamenti periodici in un ambiente duro e impegnativo”, suggerendo l’esistenza di una cura sociale continuativa in una comunità di cacciatori-raccoglitori di oltre dodicimila anni fa.

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Crolla una miniera di coltan in Congo, oltre 200 morti

Crolla una miniera di coltan in Congo, oltre 200 morti

Più di 200 persone sono morte nel crollo di una miniera di coltan a Rubaya, nella Repubblica Democratica del Congo orientale. 

La notizia viene da Lubumba Kambere Muyisa, portavoce del governatore della provincia in cui si trova la miniera. Il crollo sarebbe avvenuto mercoledì, ma fino a poche ore fa il bilancio delle vittime non era chiaro.

Rubaya produce circa il 15% del coltan mondiale, che viene trasformato in tantalio, metallo resistente al calore molto richiesto dai produttori di telefoni cellulari, computer, componenti aerospaziali e turbine a gas. 

Il sito, dove la gente del posto scava manualmente per pochi dollari al giorno, è sotto il controllo del gruppo ribelle M23 dal 2024. 
“Più di 200 persone sono state vittime di questa frana, tra cui minatori, bambini e donne del mercato. Alcune persone sono state salvate appena in tempo e hanno riportato gravi ferite”, ha detto Muyisa. Un consigliere del governatore ha dichiarato che il numero delle vittime confermate è di almeno 227. 

Le Nazioni Unite affermano che l’M23 ha saccheggiato le ricchezze di Rubaya per finanziare la sua insurrezione, sostenuta dal governo del vicino Ruanda, accusa che Kigali nega. I ribelli armati – il cui obiettivo dichiarato è rovesciare il governo di Kinshasa e garantire la sicurezza della minoranza tutsi congolese – hanno conquistato territorio ancor più ricco di minerali nel Congo orientale durante un’avanzata lampo lo scorso anno.

I ribelli dell’M23 consolidano il loro dominio nel Congo orientale nonostante Trump (reuters)

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Wsj, SpaceX e xAI valutano fusione, la rivoluzione nell’impero di Musk

Wsj, SpaceX e xAI valutano fusione, la rivoluzione nell’impero di Musk

Si tratterebbe – se confermata – di una “unione stellare”, in tutti i sensi conosciuti: digitali e fisici, nel senso di smuovere un enorme fronte di visione tecnologica e sul futuro, oltre che economica: SpaceX e xAI starebbero valutando una loro fusione in un’unica società, una mossa che rivoluzionerebbe l’impero di Elon Musk. 
 

NASA e SpaceX lanciano un razzo (reuters/Nasa)

Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali i manager di SpaceX hanno già iniziato a informare alcuni investitori dei piani allo studio.

A riportarlo, anche Reuters, secondo la quale sono in corso trattative per una fusione in vista di un’offerta pubblica di vendita di grande successo prevista per la fine dell’anno. La fusione riunirebbe i razzi di Musk, i satelliti Starlink, la piattaforma di social media X e il chatbot di intelligenza artificiale Grok sotto lo stesso tetto, secondo una fonte informata sulla questione e due recenti documenti aziendali visionati dall’agenzia di stampa internazionale

Starlink – SpaceX (Getty)

Data center in orbita
Il piano, di cui Reuters parla in esclusiva, darebbe nuovo slancio agli sforzi di SpaceX di lanciare data center in orbita, mentre Musk lotta per la supremazia nella corsa all’intelligenza artificiale in rapida crescita contro giganti della tecnologia come Google, Meta e OpenAI.

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Intelligenza artificiale, arriva l’immortalità digitale ed il backup di pensieri: lo studio Eurispes

Intelligenza artificiale, arriva l’immortalità digitale ed il backup di pensieri: lo studio Eurispes

L’eterna ricerca dell’immortalità ora si “sposa” con lo strabordante ruolo dell’intelligenza artificiale, che “rende possibile” una sorta di forma inedita di ‘vita eterna’: la digital immortality è infatti una forma di sopravvivenza simbolica, che consente di ricostruire e simulare la personalità di individui defunti attraverso chatbot e ‘gemelli digitali’ alimentati dai dati diffusi in vita. E’ uno degli aspetti approfonditi nello studio realizzato dall’Eurispes su “Il mercato dell’immortalità. Nuova società, nuove sensibilità”, l’analisi di uno dei fenomeni più controversi e in rapida espansione: la nascita dell’immortalità tecnologica e, in particolare, l’immortalità digitale. 

Cos’è la “Digital Afterlife Industry”
E-mail, messaggi, immagini, vocali e contenuti social scambiati durante la vita terrena, diventano così la materia prima di una nuova industria, definita “Digital Afterlife Industry”, già oggi operativa e commercialmente strutturata, pronta ad elaborarli per rendere possibili forme di interazione bidirezionale tra vivi e morti.

Rallentare l’invecchiamento, e le terapie geniche
L’analisi approfondisce i vari tentativi di ricerca della lunga vita, quali le tecniche di “life extension”, rallentare, arrestare o invertire l’invecchiamento, terapie genetiche anti-aging, rigenerazione cellulare e tissutale tramite cellule staminali, la criopreservazione, ovvero la conservazione post mortem a bassa temperatura in vista di future tecniche di rianimazione, e il transumanesimo, un movimento culturale, intellettuale e scientifico che promuove l’uso delle tecnologie avanzate per potenziare le capacità fisiche e cognitive dell’essere umano, superare i limiti biologici e, in prospettiva, trascendere la condizione umana attraverso l’integrazione tra uomo e macchina.

Laboratorio (Getty)

Il trasferimento della mente
Uno degli àmbiti privilegiati ipotizzati da questa dottrina è il trasferimento della mente su supporti digitali, il cosiddetto “mind uploading”, ovvero il “backup” di pensieri, memoria, identità e coscienza in ambienti computazionali, consentendo forme di esistenza extra corporea potenzialmente eterne. 

Si tratta di un focus specifico dello studio è dedicato ai giovani italiani, Millennials e giovani appartenenti alla Generazione Z, attraverso una ricerca che indaga atteggiamenti, resistenze e opinioni nei confronti dell’immortalità digitale. I risultati mostrano due spinte contrapposte: curiosità tecnologica e interesse da un lato, timori etici, disagio emotivo e una forte richiesta di limiti e garanzie dall’altro. 
 

Bambini online, telefono,smartphone (getty)

Il disagio di molti giovani
Dall’indagine emerge che molti giovani esprimono disagio rispetto all’eliminazione dei confini tra vita e morte e manifestano il timore che le repliche digitali possano generare tematiche emotive, quali difficoltà nell’elaborazione del lutto, forme di attaccamento disfunzionale o di dipendenza dal soggetto virtuale. I giovani esprimono, inoltre – così sempre nello studio Eurispes – una forte sensibilità rispetto al tema del consenso: l’idea di creare una replica digitale di una persona defunta, senza una sua esplicita volontà espressa in vita, viene percepita come problematica, anzi come una violazione dell’identità e della memoria del defunto. Allo stesso tempo, si registra una significativa resistenza alla creazione della propria replica digitale, vista come una presenza simbolica ambigua, sospesa tra commemorazione e simulazione. Tale ambiguità rafforza la richiesta, espressa in modo trasversale, di regole chiare, limiti etici e forme di supervisione istituzionale, affinché lo sviluppo del settore non avvenga esclusivamente secondo logiche di mercato ma tenga conto della tutela del benessere psicologico e della dignità della persona.

Nonni digitali (Pixabay)

Alla luce di tutto questo lo studio evidenzia pertanto la necessità di interventi di policy mirati, capaci di coniugare innovazione, tutela dei diritti fondamentali e benessere psicologico dei cittadini.

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Problemi durante i test: rimandata a marzo la missione Artemis 2 verso la Luna

La missione con equipaggio Artemis 2 della Nasa, il cui lancio era previsto per questo fine settimana per alcune orbite attorno alla Luna, è stata posticipata a marzo, dopo che è stata rilevata una perdita di carburante durante un test.

L’agenzie ha annunciato il rinvio attraverso i suoi canali ufficiali, indicando ora marzo “come la prima data di lancio possibile per la missione Artemis 2”, che avrà a bordo quattro astronauti.

Il rinvio significa anche che i quattro astronauti programmati per volare a bordo della navicella spaziale abbandoneranno la quarantena iniziata il 21 gennaio per garantire condizioni di salute ottimali e non vi torneranno fino a due settimane prima della definizione della nuova data di lancio.

L’amministratore Nasa: “Sicurezza rimane la nostra massima priorità”

“Con il completamento oggi della wet dress rehearsal, stiamo uscendo dalla finestra di lancio di febbraio e puntiamo a marzo come data più anticipata possibile per il lancio di Artemis 2”, scrive in un post su X l’amministratore della Nasa Jared Isaacman.

“Con oltre tre anni tra un lancio e l’altro dello SLS, ci aspettavamo certamente di incontrare delle difficoltà. È proprio per questo che conduciamo una wet dress rehearsal. Questi test sono progettati per far emergere eventuali problemi prima del volo e per preparare il giorno del lancio con la massima probabilità di successo”.

“Durante il test – prosegue Isaacman – i team hanno fronteggiato una perdita di idrogeno liquido a un’interfaccia dello stadio centrale durante le operazioni di rifornimento, che ha richiesto pause per riscaldare l’hardware e regolare il flusso del propellente. Tutti i serbatoi dello stadio centrale e dello stadio criogenico di propulsione intermedio sono stati riempiti con successo, e i team hanno condotto un conto alla rovescia finale fino a circa T-5 minuti, prima che il sequenziatore di lancio di terra interrompesse le operazioni a causa di un aumento del tasso di perdita. Altri fattori hanno incluso lavori prolungati di chiusura di Orion, interruzioni intermittenti dell’audio di terra e gli effetti del freddo su alcune telecamere, insieme alla dimostrazione riuscita delle procedure aggiornate di purge di chiusura di Orion, a supporto di operazioni sicure per l’equipaggio”.

“Come sempre, la sicurezza rimane la nostra massima priorità: per i nostri astronauti, per la nostra forza lavoro, per i nostri sistemi e per il pubblico. Come indicato sopra, lanceremo solo quando riterremo di essere pronti ad affrontare questa missione storica”.

“Questo è solo l’inizio. Segna l’avvio di un programma Artemis che evolverà per supportare missioni ripetute e sostenibili verso la Luna, in linea con la politica spaziale nazionale del presidente Trump. Portare a termine correttamente questa missione significa tornare sulla Luna per restarci e costruire un futuro che guardi ad Artemis 100 e oltre”.

“Desidero ringraziare la talentuosa forza lavoro della NASA, insieme ai nostri partner industriali e internazionali, che stanno lavorando instancabilmente a questo progetto. Il team esaminerà a fondo i dati, analizzerà ogni problema riscontrato durante la WDR, apporterà le riparazioni necessarie e tornerà alle attività di test. Prevediamo di condurre un’ulteriore wet dress rehearsal e quindi puntare alla finestra di lancio di marzo. Continueremo a tenere informati il pubblico e i media man mano che la preparazione progredirà”.

La missione Artemis 2

Artemis 2 sarà la prima missione con equipaggio del programma Artemis. Il suo obiettivo è trasportare quattro astronauti nell’orbita lunare (senza scendere sulla superficie) per testare in condizioni reali la capsula Orion, il razzo SLS e tutti i sistemi vitali, quali supporto alla vita, navigazione, comunicazioni e rientro ad alta velocità.

Sarà il primo volo umano oltre l’orbita terrestre bassa dal 1972 (dopo Apollo 17).

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Futuro24: nuovi materiali high-tech

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L’innovazione nel settore dei materiali può portare a grandi progressi. Scopriamo alcuni progetti nati all’Università Ca’ Foscari di Venezia

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Il Sole ha emesso 4 forti brillamenti: possibile tempesta geomagnetica in arrivo

Il Sole ha emesso 4 forti brillamenti: possibile tempesta geomagnetica in arrivo

Nei primi giorni di febbraio la Nasa ha rilevato quattro brillamenti solari di forte intensità, mettendo in allerta gli esperti di meteorologia spaziale. 

I primi tre brillamenti – di cui uno classificato come X8.1, tra i più potenti degli ultimi anni – sono avvenuti tra il 1° e il 2 febbraio, seguiti da un quarto evento nelle prime ore del 3 febbraio, secondo i dati forniti dalla Nasa e dallo Space Weather Prediction Center del Noaa.

I quattro brillamenti solari di classe X (NASA/SDO)

Secondo il Noaa un brillamento di questa intensità potrebbe provocare nelle prossime ore interruzioni e degradazioni delle comunicazioni radio ad alta frequenza (HF) sul lato illuminato della Terra, con possibili blackout temporanei dalla durata da alcuni minuti fino a un paio d’ore.

Gli esperti precisano che eventi di questa intensità non sono insoliti durante il “massimo solare” e non rappresentano un pericolo diretto per la popolazione della Terra. Tuttavia, il monitoraggio dell’attività solare prosegue per valutare eventuali effetti aggiuntivi sulle infrastrutture tecnologiche.

I brillamenti solari possono anche precedere l’arrivo di espulsioni di massa coronale (CME), grandi nuvole di plasma che viaggiano nello spazio e che, se dirette verso il nostro pianeta, possono generare tempeste geomagnetiche e suggestive aurore polari visibili anche a latitudini relativamente basse.

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