di Giulia Cimpanelli

La scienziata della Nasa sta cercando di creare team misti per portare innovazione nella ricerca degli esopianeti: “Squadre eterogenee favoriscono l’innovazione”

“Siamo in prevalenza popolazione caucasica, più maschi, non abbiamo persone di colore, disabili, differenti orientamenti sessuali, religioni, provenienza geografica. Il mio goal è rinnovare la composizione della workforce aggiungendo nuove esperienze di vita perché l’innovazione è figlia della diversità”. È l’obiettivo di Rita Sambruna, Deputy Director della Divisione di Astrofisica del Goddard Space Flight Center, il più grande Centro scientifico della Nasa, a Greenbelt, Maryland che, durante l’ultimo appuntamento con le Colazioni Digitali di Corriere Innovazione e Sorgenia ha spiegato come un team che dà spazio alla diversity (non solo di genere ma anche di cultura, provenienza, disabilità e molto altro) è molto più efficace nel portare innovazione.

La scienziata è una donna non americana che copre una posizione di estremo rilievo alla Nasa. Ma non per questo si è permessa di “montarsi la testa”. Sambruna studia lo spazio ma ha i piedi ben saldi per terra: “Abbiamo finalmente scoperto che non siamo al centro del sistema solare – precisa -, né della galassia e che la nostra non ha nulla di particolare, l’universo è strapieno di galassie come la nostra. Non siamo nemmeno al centro dell’espansione dell’universo, come si pensava. La terra non è unica e probabilmente anche la vita non lo è. È anche l’era degli esopianeti: nelle altre galassie e sistemi esistono pianeti simili alla terra. Oggi il fine è conoscere nuovi pianeti e cercare la Earth 2.0, la o le copia della terra”.

L’Esa manderà nello spazio missioni specializzate nello studio degli esopianeti: mondi al di fuori del sistema solare che ha 9 pianeti, che sono domino di studio della scienza planetaria.

Ma coma si scoprono? “Come la terra gira intorno al sole, tutti i pianeti lo fanno con una stella. Immaginate di avere una stella che emette luce: quando il pianeta le passa davanti c’è piccola area di emissione della stella che viene offuscata”. Ad oggi, spiega Sambruma, sono 66 i pianeti confermati e 2000 quelli candidati. Trovarli non sarà facile e ancora meno lo sarà arrivarci. “Per prima cosa dobbiamo arrivare su Marte – conclude – e anche questo non è semplice. Il primo passo è abbandonare gli stereotipi e creare team misti. “Perché l’uomo bianco deve andare sulla Luna quando mio figlio nero non può nemmeno studiare?” si leggeva già sui cartelli di protesta negli anni Sessanta. È una battaglia che dà soddisfazione quando hai dei risultati ma ti fai anche tanti nemici perché si tratta di cambiare le cose. Ora l’Esa oltre che la Nasa hanno lanciato la più grande campagna di reclutamento di astronaute donne, una nuova generazione di pionieri e pioniere che potrebbe andare a vivere sulla Luna. O finire su Marte. Anche questo, la diversità, non sarebbe un grande passo per l’umanità?”.

26 settembre 2021 (modifica il 26 settembre 2021 | 17:17)

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