Il governo Draghi non cancellerà l’agevolazione per le Partite Iva in regime forfettario. Un sospiro di sollievo, dunque, per chi ha aperto una nuova posizione scegliendo il regime forfettario nel 2021 (sono 153 mila dei quasi 2 milioni di contribuenti nel forfait). Ma attenzione: come scrive il Sole24Ore, sono in arrivo alcuni correttivi. Il governo potrebbe ritoccare i coefficienti di redditività e mantenere il tetto limite di 65 mila euro di ricavi o compensi. Anche l’estensione a tutti i forfettari dell’obbligo della fatturazione elettronica a partire dal 1° gennaio 2022 sembra ormai un’ipotesi remota.

La Nota di aggiornamento al Def

L’orizzonte di manovra del prossimo Consiglio dei ministri, che questa settimana discuterà il disegno di legge delega, è la relazione votata dalle commissioni il 30 giugno scorso, come indicato dalla Nota di aggiornamento al Def. Da qui si può anticipare la linea dalla quale il Cdm non dovrebbe discostarsi: un ritocco dei coefficienti di redditività (la percentuale dei ricavi che determina il reddito da tassare) per il regime forfettario, la conferma del tetto fino a 65 mila euro di ricavi e compensi, con aliquote per le nuove attività al 15% e al 5%, e un possibile nuovo regime biennale di favore per chi supera i 65 mila euro ed entra così nella tassazione ordinaria (attualmente si passa dall’anno successivo all’Irpef).

Per quanto riguarda, invece, l’e-fattura, la Relazione sull’economia non osservata, allegata alla Nadef, ne sottolinea l’efficacia nella lotta all’evasione, ma sottolinea anche «al di sotto di una determinata soglia di ricavi e compensi, l’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica non è compatibile con la disciplina dell’Unione europea».

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