Almeno 12 persone sono morte e 32 sono ferite (ma il bilancio è destinato ad aumentare) nell’attacco alla moschea Eidgah: l’attentato segnala l’alta tensione tra il gruppo terrorista e la parte «moderata» del nuovo governo afghano

Si fa duro il braccio di ferro tra Isis e talebani.

Una bomba è esplosa domenica di fronte alla moschea Eidgha, presso lo stadio principale di Kabul, dove si teneva la cerimonia funebre per la madre di Zabiullah Mujahid, uno dei volti più noti della nuova dirigenza talebana.

Secondo un comunicato del loro ministero dell’Interno, i morti sarebbero almeno due e i feriti quattro, ma il corrispondente di Al Jazeera, citando fonti della sicurezza, parla di almeno 12 morti e 32 feriti.

Pare che tra i feriti vi siano alcuni personaggi importanti del nuovo governo, le loro vetture sono parcheggiate di fronte all’ospedale dell’organizzazione umanitaria italiana Emergency.

I media e social locali puntano il dito contro i militanti di Isis: tre persone sarebbero già state arrestate.

Almeno una decina di combattenti talebani hanno perso la vita nelle ultime settimane in diversi attentati contro i loro convogli nella zona della città di Jalalabad, nelle regioni orientali non distanti dal confine col Pakistan. Ma lo scontro è destinato a peggiorare e a condizionare le profonde divisioni nel campo talebano.

Le componenti più moderate vorrebbero infatti rispettare gli accordi raggiunti con gli americani a Doha, per cui l’Afghanistan non tornerà ad ospitare le basi dell’estremismo jihadista, come invece accadeva sino a due decenni fa.

Ma le correnti più radicali mantengono tutt’ora stretti legami con Isis.

Tre suoi militanti sono di recente stati impiccati pubblicamente a Jalalabad. E da Kabul i talebani più interessati ad avere rapporti con la comunità internazionale annunciano l’intenzione di intensificare la repressione contro i terroristi pan-islamici.

3 ottobre 2021 (modifica il 3 ottobre 2021 | 17:22)

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